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Pietre rosse

Pietre rosse
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Consegna prevista Luglio 2022

C’era una volta un paesino di montagna animato da persone dalla vita spensierata, poi qualcosa di terribile ed inspiegabile accadde. Perché questa non è affatto una favola. Un bel grattacapo per il Maggiore Bini, agente dei servizi segreti impegnato nel risolvere quel mistero. Una vita, quella del Maresciallo Onesti, sconvolta dai fatti. Sparizioni, rebus da decifrare, che fanno presagire qualcosa di più temibile. Due fratelli e i loro amici impegnati in una folle corsa alla ricerca della verità, che non è mai come sembra. La normalità ormai stravolta, un’unica possibilità: risolvere quell’enigma, trovare l’assassino e sconfiggerlo, in tutti i sensi.

Perché ho scritto questo libro?

Scrivere “Pietre rosse” è stato per me la naturale conseguenza di un percorso iniziato con un sogno inaspettato ed apparentemente senza senso. Dopo un po’ di tempo tutto è diventato chiaro, le mie domande hanno trovato risposta. Ho quindi deciso di renderlo un racconto mantenendone comunque la trama di base.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Buongiorno signori come state? I ragazzi? Tutto bene?”

Ciao Riccardo, stiamo tutti bene e te? Meravigliosa giornata non trovi?”

Certamente, passeggiare con questo sole di primo mattino mi aiuta a ritrovare un po’ di serenità, ne ho bisogno in questo periodo, ho lottato tanto contro le mie paure sapete?”

Lo sappiamo Riccardo ma tu sei un ragazzo forte, tu sai quanta stima abbiamo nei tuoi confronti”

In lontananza una figura di donna, anche lei intenta a passeggiare godendosi la natura incontaminata.

laria sei tu? Buongiorno! Tuo marito immagino sia sempre a casa che dorme con i bambini!”

Riccardo che piacere rivederti! Stamani pensa lui alla famiglia, io mi rilasso facendo due passi”

Lentamente il sole fu coperto da nubi, la serenità trasformata in disperazione. Un padre, una madre un ragazzo dal nome Riccardo ed una ragazza di nome Ilaria furono così travolti da un qualcosa di inaspettato, inquietante. La loro vita cambiò per sempre, l’inferno l’aspettava.

Non meritavamo questa fine, non abbiamo fatto niente di male o forse sì, vogliamo vivere, vogliamo viv…!

Da lì in poi soltanto tenebre…

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Il nostro è un paesino tranquillo, vivo qui da molti anni ormai.

Quando ero piccolo i nostri genitori si sentivano talmente tranquilli da lasciarci “bighellonare” per il borgo tutto il giorno.

Ho ancora impresso nella mia mente il ritorno da scuola, il pranzo veloce e poi via in sella alla mia scassatissima bicicletta modello “Bmx”. “Mamma torno stasera per le cinque!” “Mi raccomando che devi fare i compiti”.

Mia mamma era una persona buona, sempre intenta ad accudire me e mio fratello. Da giovane faceva la parrucchiera, forse inserita in un altro contesto avrebbe proseguito nel suo lavoro, del resto e nonostante tutto era ancora molto precisa nel tagliarci i capelli di tanto in tanto.

Mio padre era poco presente in casa ma molto nella nostra vita. Giovane impiegato nella locale fabbrica del paese, la classica industria che dà lavoro a tutta la zona, quasi mille dipendenti, una lunga storia passata tra le due guerre…ed è ancora li.

Ingegnere di talento in pochi anni riuscì ad ottenere un posto di tutto rispetto. Tutti i lavoratori lo salutavano con un timore reverenziale viziato da una sorta di naturale confidenza, del resto quelle stesse persone erano state compagni d’infanzia, di giochi, di “zingarate”.

Ma quando si hanno molte responsabilità si finisce per passare gran parte delle nostre giornate lavorando, sacrificando la vita privata per portare a casa uno stipendio adeguato.

Il tempo del consumismo sfrenato non era ancora arrivato, si viveva dignitosamente ma senza sprechi.

Sono le sei e tuo figlio non è ancora tornato, deve fare anche i compiti”. Passava un’altra oretta ed ecco che mio padre imprecando saliva in macchina e partiva alla mia ricerca.

Le mie giornate al Villaggio, questo era il nome di una zona del paese costituito da una miriade di piccole casette con annesso giardino che “mamma fabbrica” dava in dotazione agli operai, passavano spensierate.

Ricordo le lunghe pedalate per le viuzze, la casina sull’albero costruita con i miei amici rubando letteralmente le tavole di legno ai muratori, ricordo le prese in giro, le marachelle, i piccoli ed ingenui amori non ancora ben codificati.

Poi c’era lui, il campetto della chiesa. Il calcio, il pallone. Squadre messe su in modo estemporaneo, sulla base di una classificazione di bravura del tutto superficiale. Ricordo molto bene le battaglie ma soprattutto ricordo molto bene i miei vestiti prima e dopo la partitella. Credo che anche mia madre abbia ben impresso questo ricordo.

Daniele sono quasi le sette, tra poco si cena e non hai ancora fatto i compiti”

Ed eccomi improvvisamente mesto ed a testa bassa ritornare verso casa con la mia bicicletta, mio padre dietro in macchina e spronarmi, in un mix tra auto di supporto ai ciclisti e fantino che fa sentire il frustino al cavallo per farlo andare più veloce.

La nostra era una famiglia tranquilla, forse io ero un po’ scapestrato, agitato.

Mio fratello invece, più piccolo di me di quattro anni si è sempre dimostrato più inquadrato e pacato. Si sa, non tutte le ciambelle si sfornano con il buco, chissà quale tra le due era quella venuta peggio. Forse semplicemente quando fatte a mano sono tutte diverse. I dolci artigianali sono i migliori.

Il nostro è un paese tranquillo.

A maggio le giornate si susseguono una dopo l’altra senza grosse variazioni. Il sole riscalda la natura, il cielo azzurro, raramente disegnato da flebili nubi fa da contrasto con il verde degli alberi. La natura è rigogliosa, variopinta di molteplici colori accesi talvolta interrotti dal rosso mattone dei tetti delle abitazioni. Fa caldo, ma in montagna non troppo. Un clima ideale per passare le giornate in tranquillità.

Davanti al camino spento e pulito, in riposo, in attesa del prossimo utilizzo, due fratelli, entrambi assorti nei loro pensieri. Le gambe accavallate in un movimento spasmodico, tipico dei soggetti sottoposti a forte stress. Di fianco a loro, poco lontano, un tavolo da pranzo, sulla sua superficie una tovaglia variopinta segnata da numerose macchie. Piatti sporchi, bicchieri semivuoti ed un vassoio con quel che resta di un pranzo consumato in fretta. Di fianco al tavolo una portafinestra consentiva di affacciarsi sul grande giardino posteriore.

C’era un silenzio surreale in quella stanza, interrotto di tanto in tanto dalla melodia di alcuni merli e tordi intenti nel corteggiamento tipico di questa stagione.

Drin! Drin!

Era il campanello che suonava. I due fratelli incrociarono gli sguardi perplessi. Daniele decise di alzarsi ed a passi lenti si diresse, attraverso il lungo corridoio verso la porta d’ingresso.

Il maresciallo Gianluca Onesti viveva da molti anni nella loro comunità, nato in una città vicina da giovane si era trasferito in montagna seguendo suo padre appena assunto come molti nella fabbrica.

Cresciuto coccolato dalle montagne, aveva proseguito poi, dopo il servizio militare, il suo impegno nei Carabinieri.

“Ciao ragazzi posso entrare un attimo”, “Certo rispose Daniele, accomodati pure”.

Seguito come un’ombra dal suo fedele appuntato si diresse a veloci falcate, attraverso il corridoio, verso la grande cucina.

Conosceva bene la loro casa, c’era stato molte volte a trovare loro padre.

Nella fabbrica si producevano cartucce da caccia e da guerra, al suo interno vi erano quindi diversi poligoni dove gli operatori provavano a campione lotti di cartucce per verificarne il corretto utilizzo. Anche lui spesso ci andava per mantenere allenata la sua mira. Loro padre ed il maresciallo erano cresciuti insieme e da quando il primo era diventato un pezzo grosso della fabbrica il rapporto tra i due si era ancor più rafforzato.

Un giorno, uno dei tanti giorni d’estate in cui Daniele faceva tardi, vide apparire dietro di lui la volante dei Carabinieri e sentire la voce del maresciallo tuonare.

“Daniele per la miseria sono le sette, tuo padre ti sta cercando! Vedi di andare a casa che stasera ti fanno le feste”

Non era senz’altro uno sconosciuto, non era la prima volta che entrava in casa loro. Sinceramente ne avrebbero fatto volentieri a meno.

“Ci sono novità?” chiese Daniele mentre lo seguiva.

“Niente ragazzi, non riusciamo a capire cosa possa essere successo. Non ci sono prove, indizi, niente di niente.”

Francesco, seduto sulla poltrona di vimini davanti al camino lo guardava perplesso.

“Questa è una cosa grossa, troppo per poterla gestire. Ho avuto diverse conversazioni con il Ministero, penso che a breve invieranno una squadra speciale per darci una mano. Qui non se ne esce!”

Era davvero scosso, il viso teso, gli occhi socchiusi, si intravedevano appena le pupille. Si poteva chiaramente intuire il numero di ore di sonno mancanti all’appello.

Fare il gendarme da quelle parti significava semplicemente fare qualche multa per guida pericolosa, ogni tanto una ramanzina, ma niente di più. Mai nella sua vita avrebbe pensato di potersi trovare in una situazione così complicata. Non era preparato.

“Siamo riusciti a tenere la cosa nascosta all’opinione pubblica, ma non so quanto questa copertura reggerà”, aggiunse Gianluca.

“Sono passato semplicemente per sapere come stavate, mi raccomando ragazzi cercate di non uscire di casa, state attenti, se ci sono novità mi faccio vivo io”.

I due fratelli annuirono, pur sapendo che non avrebbero seguito il suo consiglio: erano troppo preoccupati per non cercare di fare qualcosa.

Daniele lo accompagnò all’ingresso, una stretta di mano, un mezzo sorriso di circostanza e la porta si chiuse.

Di nuovo i due fratelli seduti su quelle poltrone di vimini.

Non mi sembra possibile una cosa del genere, è semplicemente un maledetto incubo” Francesco dei due era forse il più ansioso. “Cosa ne pensi?”

Non so, sinceramente mi sembra di capire che nessuno in questo momento abbia le idee chiare”.

Sembrava davvero impossibile che proprio in quel piccolo borgo montano stia accadendo qualcosa di così agghiacciante.

Sparizioni. Negli ultimi quindici giorni erano mancate all’appello molte persone, sparite nel nulla, come avvolte da una misteriosa nube che porta via il vissuto della gente.

Mancavano all’appello anche il padre e la madre di Daniele e Francesco. Come per altre famiglie coinvolte in questo terribile incubo i due ragazzi avevano passato intere giornate alla ricerca dei loro cari.

Erano state fatte telefonate ai parenti, amici, erano andati a cercarli nei loro luoghi natii, avevano setacciato in lungo e largo il paese alla ricerca di un indizio, una traccia ma niente di niente. Era come se improvvisamente qualcosa o qualcuno li avesse imprigionati in un’altra dimensione dalla quale non potevano comunicare con loro.

I loro genitori non sarebbero mai spariti in questo modo, lasciando i loro figli ignari delle loro sorti, impauriti per la loro incolumità.

Così come loro anche alcuni conoscenti ed amici stavano vivendo lo stesso dramma. In paese regnava il caos, la disperazione. Da un lato la necessità di cercare le persone care, dall’altro la paura di uscire. Del resto, ogni persona dispersa, era stata vista l’ultima volta uscire di casa.

Per qualche motivo proprio quel paesino di montagna, tanto rinomato per la quiete e serenità era diventato teatro di un incubo dal quale la popolazione locale sperava di uscirne presto.

Camminando a passi svelti Davide percorreva il sentiero che dal paese si inoltra nei boschi sovrastanti. Poco più su soltanto qualche casa isolata e poi solo alberi.

“Vado a fare una passeggiata” le aveva detto sua moglie Ilaria, prima di incamminarsi lungo quello stesso percorso e sparire anch’ella nel nulla.

Di origini straniere, conosciuta ad una festa, si era trasferita da pochi anni lì e, nonostante una lenta integrazione con la popolazione locale, col tempo aveva imparato ad amare quel posto e la sua gente.

Anche lui come altre persone stava vivendo un incubo dal quale sperava di svegliarsi il prima possibile.

Solo il silenzio, interrotto dal rumore dei sassi smossi dai suoi passi lo circondava.

La strada era estremamente sconnessa, a tratti composta da solo pietrisco, aveva subito col tempo l’usura data dal passaggio dei boscaioli che con i loro trattori la percorrevano quasi quotidianamente. Un bosco di castagni faceva da cornice.

Arrivato alla penultima casa l’uomo notò come le finestre fossero sbarrate, la porta chiusa. Nel giardino adiacente, ben tenuto e con un bel prato all’inglese, cigolava solitaria un’altalena smossa da un leggero vento.

Un fremito lo percorse al pensiero che fino a pochi giorni prima quel giardino era luogo di gioco e svago per i due piccoli figli dei proprietari, proprio come i suoi. In questo momento saranno chiusi in casa sopraffatti dal terrore di essere coinvolti in questa brutta storia.

Velocemente svoltò a destra seguendo il sentiero che si faceva via via più ripido.

Pensò a quando da ragazzi, con le loro biciclette scassate percorrevano quella strada in salita. Un tempo a circa venti minuti da quella casa e superata anche l’ultima, c’era un appezzamento di terreno ben curato con un frutteto di alberi di meli.

Coinvolto da un incendio pochi anni prima adesso non rimaneva che un incolto prato di erba selvatica e felci.

Di sua moglie nessuna traccia, non un fazzoletto, non un indumento o qualcosa di ben peggiore, niente di niente.

Adesso la strada si faceva ancora un poco più ripida girando lentamente a sinistra. Sul fianco sinistro un alto muraglione di pietre la sovrastava. Poco più là l’ultima abitazione del paese.

Abitata da una famiglia di città che spesso si rifugiava in montagna per l’estate, da diversi anni era disabitata. Troppo distante dal paese, troppo disconnessa quella strada.

Pensò di andarci a dare un’occhiata in cerca di qualche pista, del resto le finestre erano ormai andate in frantumi.

Il vento muoveva le fronde degli alberi, in lontananza il cinguettio degli uccelli avrebbe reso questa passeggiata piacevole se non fosse per il contesto.

Ancora cinguettio, ancora, probabilmente la stagione degli amori.

All’improvviso il silenzio.

Una fitta alla testa trafisse Davide, si trovò improvvisamente a terra. Appena il tempo di alzare lo sguardo per intravedere un’ombra passarli accanto, poi una seconda fitta, più violenta.

Poi il silenzio.

Sulla pietra accanto al suo corpo disteso ed inerme apparve una parola scritta di rosso sangue.

Onestà

Appoggiato su un fusto di castagno ormai segnato dagli anni, Alfredino si stava godendo quelle ore di sole. Probabilmente la sua sveglia era suonata poche ore prima vista la sua abitudine a fare tardi e bere il buon vino.

Le gambe iniziarono a tremare, il respiro si fece più irregolare, ansimante.

“Cosa è stato…è spaventoso, non uccidermi ti prego, ti prego!”

Cadde a terra privo di sensi.

Di fronte a lui un vecchio castagno, sulla sua corteccia impressa una scritta dal colore rosso sangue.

2021-10-22

Aggiornamento

Secondo goal raggiunto, grazie davvero a tutti! Adesso navighiamo verso l'ultimo goal che sono sicuro raggiungeremo al più presto. Un abbraccio, Carlo
2021-10-16

Aggiornamento

In attesa di raggiungere il secondo goal. Ambientazione. Un paesino di montagna, il villaggio. Un luogo tranquillo, spensierato, in perfetta antitesi con la trama. Ho vissuto i miei anni d’infanzia proprio lì, tra il verde incontaminato, l’aria pura così come gli animi delle persone che lo abitano. Talvolta lo torno a trovare e, mentre percorro le sue strade, mi riscopro bambino. Si trova in provincia di Pistoia, Campo Tizzoro, vi invito ad andarlo a visitare.
2021-10-02

Aggiornamento

E uno, due, tre! Duecento copie in tre giorni, se me lo avessero detto non ci avrei creduto. Un grande grazie ad ognuno di voi per aver acquistato il mio libro "Pietre rosse", sono davvero felice, emozionato. In attesa di avere la vostra copia cartacea o eBook riceverete aggiornamenti riguardo l'elaborazione del testo e gli eventi collegati alla promozione del libro. Se ripenso a quel giorno in cui la mia avventura ha avuto inizio ed al mio percorso, non posso che ringraziare di cuore le persone che mi hanno sostenuto. Penso che condividere sia importante, ho deciso quindi di raccontarvi a poco a poco alcuni retroscena del percorso che ho fatto nella stesura del libro, farvi conoscere i personaggi del mio libro, l'ambientazione. A presto. Carlo

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Carlo Miotti
Carlo Miotti è nato a Barga (Lucca) dove vive tutt'ora. Laureato in Medicina Veterinaria, si occupa da molti anni della salute degli animali d'affezione con particolare riferimento alla cardiologia per la quale ha ottenuto nel 2018 il ESVPS cardiology Certificate. Coltiva da sempre la passione per la musica, la lettura, il mare. Ama viaggiare attraverso il mondo ma anche se stesso, lo considera il più grande, appassionante e difficile tra tutti. Ha avuto la fortuna di ricevere un dono preziosissimo: sua figlia. Pietre rosse è il suo libro d’esordio.
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