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Prendi la bolla!

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Consegna prevista Gennaio 2021
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L’uomo si chiama Marino. Sostiene di essere una bolla di petrolio affiorata da una petroliera inabissata nel Golfo del Messico e ora vive a Sonnato, dove sono appena stati commessi due omicidi. Qui la Bolla incontra il commissario Virti, ossessionato da un pezzo di plastica a forma di “P” che ha trovato accanto ai due cadaveri, poi sul luogo di un incendio doloso, a fianco di un giornalista “gambizzato” per i suoi servizi sul malaffare dei rifiuti, e ancora a Berlino nella borsa di Sofia, la compagna che l’ha accompagnato in una missione sperando in una vacanza. Un messaggio misterioso da decifrare! Omicidi, scempi ambientali e disastri ecologici si susseguono secondo una strategia precisa, perché la gente s’abitui e li consideri normali. Bisogna capire l’essenza del progetto criminale e trovare chi lo gestisce! Che ruolo gioca la Bolla? E Virti, che ama ascoltare i discorsi dei pendolari in treno per svuotare la mente, saprà venire a capo di un intrigo che ha dimensioni planetarie?

Perché ho scritto questo libro?

Volevo raccontare una storia di crimini ambientali attraverso la Bolla, un personaggio insolito del quale è difficile capire la natura e la ragione delle sue azioni.
Narrare l’umanità del commissario Virti, vedere se trova i colpevoli degli omicidi e dei disastri ambientali, se sa essere felice con la sua compagna, e provare simpatia per la Bolla.
Volevo divertirmi a scrivere il libro e suscitare nel lettore un’impressione o il seme di una riflessione, il tutto con lo stile del romanzo giallo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Marino si sveglia al tocco della hostess.
“Allacci la cintura, per cortesia. Stiamo per atterrare”.
Marino si stropiccia gli occhi e guarda fuori. Atterrare dove? Perché? Ah, sì… Londra. Piano piano torna in sé. Sì, Londra, ha un compito da svolgere. Marino vede i flap che si alzano e sente l’aereo rallentare mentre si avvicina al piccolo aeroporto di London City. C’è vento. L’aereo fa un paio di giri sopra l’aeroporto e il Tamigi, poi scende deciso. È inclinato. Molto inclinato, riflette Marino. Adesso raddrizza. E invece no, non raddrizza. Scende e l’ala sinistra è molto bassa. Adesso si mette in linea con la pista, pensa Marino. Scende ancora, storto! Adesso recupera la posizione se no tocchiamo con l’ala e tanti saluti. Marino suda ma mantiene il controllo, fiducioso. L’aereo scende ancora, ormai sembra che allungando il braccio si tocchi la pista. E se la tocca con l’ala… addio Marino e addio missione da compiere! Sarebbe un peccato, pensa Marino, la bolla. Ormai l’aereo è vicinissimo alla pista ed è ancora storto. Ma che fa il pilota? Allora, pilota?! Poi la raddrizzata secca, improvvisa e subito dopo il carrello che tocca e la frenata brusca sulla pista corta. La missione è salva!
Però! Quanti indiani! Vicino a Marino una signora dalla carnagione olivastra pulisce le panchine dell’aeroporto mentre un giovane col turbante spazza il pavimento. Un signore dall’aria distinta con la valigetta di pelle s’avvicina deciso al desk della Hertz per noleggiare un’auto. Lo accoglie un ragazzo di colore con le treccine stile Giamaica. Marino aspetta. L’uomo elegante compila un modulo, paga con l’american express, ritira le chiavi della macchina e se ne va. Arriva una giovane coppia di italiani. Lei ha una folta chioma riccia e un sorriso aperto; lui è alto, un po’ svampito, dall’aria simpatica. Marino li osserva con interesse mentre sbrigano la pratica per ritirare l’auto.

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Marino si sveglia al tocco della hostess.

“Allacci la cintura, per cortesia. Stiamo per atterrare”.

Marino si stropiccia gli occhi e guarda fuori. Atterrare dove? Perché? Ah, sì… Londra. Piano piano torna in sé. Sì, Londra, ha un compito da svolgere. Marino vede i flap che si alzano e sente l’aereo rallentare mentre si avvicina al piccolo aeroporto di London City. C’è vento. L’aereo fa un paio di giri sopra l’aeroporto e il Tamigi, poi scende deciso. È inclinato. Molto inclinato, riflette Marino. Adesso raddrizza. E invece no, non raddrizza. Scende e l’ala sinistra è molto bassa. Adesso si mette in linea con la pista, pensa Marino. Scende ancora, storto! Adesso recupera la posizione se no tocchiamo con l’ala e tanti saluti. Marino suda ma mantiene il controllo, fiducioso. L’aereo scende ancora, ormai sembra che allungando il braccio si tocchi la pista. E se la tocca con l’ala… addio Marino e addio missione da compiere! Sarebbe un peccato, pensa Marino, la bolla. Ormai l’aereo è vicinissimo alla pista ed è ancora storto. Ma che fa il pilota? Allora, pilota?! Poi la raddrizzata secca, improvvisa e subito dopo il carrello che tocca e la frenata brusca sulla pista corta. La missione è salva!

Però! Quanti indiani! Vicino a Marino una signora dalla carnagione olivastra pulisce le panchine dell’aeroporto mentre un giovane col turbante spazza il pavimento. Un signore dall’aria distinta con la valigetta di pelle s’avvicina deciso al desk della Hertz per noleggiare un’auto. Lo accoglie un ragazzo di colore con le treccine stile Giamaica. Marino aspetta. L’uomo elegante compila un modulo, paga con l’american express, ritira le chiavi della macchina e se ne va. Arriva una giovane coppia di italiani. Lei ha una folta chioma riccia e un sorriso aperto; lui è alto, un po’ svampito, dall’aria simpatica. Marino li osserva con interesse mentre sbrigano la pratica per ritirare l’auto.

“Scusate, mi date un passaggio?”.

I due ragazzi guardano Marino sorpresi. Sembrano volerlo soppesare: chi è quest’uomo dall’aria stralunata che chiede un passaggio? Ci si può fidare?

“Ho sentito che andate in Cornovaglia. Io vado nel Devon. Se non vi dispiace, mi unirei a voi… non parlo bene inglese…”.

I due ragazzi si scambiano un rapido sguardo e decidono che si può fare.

“Ok. Io sono Antonio e lei è Giovanna. Ha solo quello zainetto?”.

“Sì, viaggio leggero. Piacere, Marino… diamoci del tu”.

I tre escono dall’aeroporto, ritirano l’auto e imboccano la lunga tangenziale di Londra, direzione ovest.

“Allora ragazzi, siete in vacanza?”.

Pioviggina.

“Sì” risponde Giovanna “Stiamo un po’ in Cornovaglia e poi andiamo qualche giorno a Londra. Tu ti fermi nel Devon?”.

“Sì… io vado e torno”.

“Viaggio di lavoro?”, s’informa Antonio.

“Sì… diciamo che ho un compito da svolgere. Ah dimenticavo, ho intenzione di contribuire alle spese”.

“Ma no” fa Giovanna “Noi l’auto l’avremmo noleggiata comunque”.

“È che mi piace viaggiare in compagnia”, spiega Marino.

“Viaggi spesso?”, chiede Antonio.

“Ultimamente sono stato nel Golfo del Messico e in Brasile”.

“Però!” fa Antonio “ Devi fare un lavoro interessante”.

Marino non sa cosa rispondere ma per fortuna interviene la ragazza:

“E viaggi sempre in compagnia?”.

“Nel Golfo del Messico eravamo in tanti “.

“Un viaggio di gruppo?”.

“Sì… potremmo dire così” scherza Marino “Vi ricordate la petroliera affondata? Ero lì!”.

I ragazzi si guardano stupiti.

“Eri lì?!” ripete Giovanna “Sulla petroliera che affondava?”.

“Eh già, proprio così!”.

“Quindi sei un marinaio”, precisa Antonio.

“No, che dici?” sorride Marino “Ero semplicemente sulla nave”.

“Ma su una petroliera c’è solo l’equipaggio!”.

“Forse eri il cuoco di bordo?”, azzarda Giovanna.

“No, no” ride Marino “Ero sulla nave come oggi sono sulla vostra auto: da ospite… clandestino”.

Silenzio. I due giovani si guardano preoccupati.

“Allora è un vizio”, prova a scherzare Antonio.

“Diciamo che è un’abitudine. Ma nel vostro caso non sono proprio un clandestino, visto che voglio contribuire alle spese”.

“Meno male che ti sei salvato dal naufragio” butta lì Giovanna “Chissà che sollievo trovarsi faccia a faccia con i soccorritori!”.

Intanto è uscito il sole e l’auto procede spedita.

“Veramente la prima faccia che ho incrociato è stata quella di un barboso professore che era lì a studiare l’evento”.

“E cosa vi siete detti?, s’interessa Giovanna.

“Niente. Il professore mi ha osservato come se fossi la causa del disastro”.

“Ma perché?”, chiede Antonio pur di dire qualcosa, “Se anche eri un clandestino, cosa c’entri tu con il naufragio e la fuoriuscita del petrolio?”.

“Niente! Non l’ho certo causato io il naufragio! Semmai l’ho subito!”.

“Appunto! È proprio quello che dicevo”.

“Com’è il Brasile?”, chiede Giovanna per distogliere l’attenzione da un discorso che diventa sempre più difficile.

“Bello e terribile. Ricchezza e povertà”.

“Sei andato in vacanza o per lavoro?”, insiste Giovanna.

“Ci sono andato direttamente dal luogo del naufragio… semplicemente”.

I due ragazzi si guardano, sempre più sconcertati.

“Cosa c’entra il naufragio con il Brasile?”, domanda ancora Giovanna mentre Antonio la supplica con lo sguardo di non insistere.

“C’entra. Perché ricchezza e povertà si toccano. Il petrolio che muove il mondo producendo ricchezza e le favelas del Brasile sono due facce della stessa medaglia”.

Intanto ha ricominciato a piovere. L’auto percorre una campagna verdeggiante, ordinatamente coltivata.

“La ricchezza produce la povertà delle favelas”, spiega Marino.

“Non mi pare ci sia una relazione”.

“Appunto Antonio, non ti pare. È questo il punto! Il mondo è organizzato per evitare che balzi all’occhio una relazione tanto semplice”.

Piove. L’acqua picchietta con violenza sui vetri dell’auto e si trasforma in grandi gocce che scivolano lungo i finestrini.

“Ma tu l’hai capita!”, ironizza Antonio.

“Non io. Un mio amico me l’ha spiegato”.

“E come ha fatto a capirlo?”, insiste il ragazzo.

Giovanna gli da un colpo sulla gamba.

“No no, Giovanna. Antonio fa domande perché ha il diritto di comprendere. La risposta è semplice: mentre il barboso professore mi ha giudicato senza conoscermi, il mio amico è andato a vivere nelle periferie e ha capito”.

“Ma cos’è il tuo amico, un antropologo?”, chiede Giovanna.

“No no, niente del genere. Solo uno che coltivava verdure che stanno scomparendo e andava in giro per imparare”.

“Ah… la biodiversità!”, sfotte Antonio.

“La biodiversità come contatto con la gente, come legame tra i popoli. Il mio amico era appassionato della vita!”.

Intanto è uscito il sole e la strada scorre tra villaggi dalle case coi tetti di paglia.

“Perché parli al passato?” chiede Giovanna “Il tuo amico ha cambiato mestiere?”.

Marino s’incupisce, cerca di rispondere ma le parole non gli escono. Poi riprova:

“Il mio amico è stato ucciso”.

Un silenzio gelido s’impossessa dell’auto. Nessuno sa più cosa dire. Antonio vorrebbe chiedere spiegazioni ma non osa. Giovanna guarda Marino commossa. Poi il ragazzo ha un’intuizione:

“Cosa c’entra il Devon con quello che ci hai raccontato?”.

Marino si scuote, guarda Antonio e sorride.

“Il Devon è la tranquillità che si fa tragedia. Quando tornate in Italia, salutatemi Virti”.

“Virti? Chi è Virti?”, domanda Giovanna.

“Un avversario e un amico”, spiega Marino, “Un avversario ma anche uno che ti capisce”.

“Perché dovremmo incontrarlo?, domanda Antonio.

“Perché mi aspetta… il commissario Virti”.

Stonehenge. Marino ha compiuto la sua missione e adesso passeggia attorno al monumento preistorico. Stonehenge! Uno dei luoghi più famosi al mondo e non mi dice niente! Boh… forse va visto la sera, al tramonto, meglio se in qualche giorno particolare… che so… un solstizio. Così, sotto il sole del primo pomeriggio, a Marino non dice granché. Molto meglio Salisbury con l’antica cattedrale che conserva una copia originale della Magna Charta. Perché Marino, dopo aver affrontato il suo avversario inglese, sta facendo il turista invece di correre in aeroporto e allontanarsi velocemente dall’Inghilterra? Marino non lo sa. Ha semplicemente sentito il bisogno di girovagare un po’ e di rilassarsi. Di fare il turista. Vado anche a vedere il centro storico di Winchester o raggiungo l’aeroporto? Certo che quello stronzo di Mark ce n’ha messo di tempo a capire chi sono. Marino rivede la scena: l’arrivo alla grande villa nella campagna del Devon, Mark che apre la porta. Lei chi è? Marino, mi chiamo. Cosa desidera? Parlarti della P. Mark che sbianca e inizia a grattarsi la testa, Marino che lo spinge all’interno. Cosa vuole? -Te l’ho detto, parlare della P.- Che P? – Come che P? Quella della petroliera! – Cosa vuole? Com’è arrivato fino a me? – Me l’ha detto il mio amico Ernesto, te lo ricordi?  – Chi? – Su, non fare lo stupido, non fingere di non sapere di chi parlo. L’inglese, sempre più pallido, che respira a fatica. Non mi dire che non ricordi il mio amico Ernesto che hai fatto uccidere perché aveva scoperto i vostri loschi interessi. – Non è vero! Non è vero! L’inglese che si rifugia all’interno della casa, terrorizzato. Marino che lo segue.

“Scusate, mi date un passaggio?”.
I due ragazzi guardano Marino sorpresi. Sembrano volerlo soppesare: chi è quest’uomo dall’aria stralunata che chiede un passaggio? Ci si può fidare?
“Ho sentito che andate in Cornovaglia. Io vado nel Devon. Se non vi dispiace, mi unirei a voi… non parlo bene inglese…”.
I due ragazzi si scambiano un rapido sguardo e decidono che si può fare.
“Ok. Io sono Antonio e lei è Giovanna. Ha solo quello zainetto?”.
“Sì, viaggio leggero. Piacere, Marino… diamoci del tu”.
I tre escono dall’aeroporto, ritirano l’auto e imboccano la lunga tangenziale di Londra, direzione ovest.
“Allora ragazzi, siete in vacanza?”.
Pioviggina.
“Sì” risponde Giovanna “Stiamo un po’ in Cornovaglia e poi andiamo qualche giorno a Londra. Tu ti fermi nel Devon?”.
“Sì… io vado e torno”.
“Viaggio di lavoro?”, s’informa Antonio.
“Sì… diciamo che ho un compito da svolgere. Ah dimenticavo, ho intenzione di contribuire alle spese”.
“Ma no” fa Giovanna “Noi l’auto l’avremmo noleggiata comunque”.
“È che mi piace viaggiare in compagnia”, spiega Marino.
“Viaggi spesso?”, chiede Antonio.
“Ultimamente sono stato nel Golfo del Messico e in Brasile”.
“Però!” fa Antonio “ Devi fare un lavoro interessante”.
Marino non sa cosa rispondere ma per fortuna interviene la ragazza:
“E viaggi sempre in compagnia?”.
“Nel Golfo del Messico eravamo in tanti “.
“Un viaggio di gruppo?”.
“Sì… potremmo dire così” scherza Marino “Vi ricordate la petroliera affondata? Ero lì!”.
I ragazzi si guardano stupiti.
“Eri lì?!” ripete Giovanna “Sulla petroliera che affondava?”.
“Eh già, proprio così!”.
“Quindi sei un marinaio”, precisa Antonio.
“No, che dici?” sorride Marino “Ero semplicemente sulla nave”.
“Ma su una petroliera c’è solo l’equipaggio!”.
“Forse eri il cuoco di bordo?”, azzarda Giovanna.
“No, no” ride Marino “Ero sulla nave come oggi sono sulla vostra auto: da ospite… clandestino”.
Silenzio. I due giovani si guardano preoccupati.
“Allora è un vizio”, prova a scherzare Antonio.
“Diciamo che è un’abitudine. Ma nel vostro caso non sono proprio un clandestino, visto che voglio contribuire alle spese”.
“Meno male che ti sei salvato dal naufragio” butta lì Giovanna “Chissà che sollievo trovarsi faccia a faccia con i soccorritori!”.
Intanto è uscito il sole e l’auto procede spedita.
“Veramente la prima faccia che ho incrociato è stata quella di un barboso professore che era lì a studiare l’evento”.
“E cosa vi siete detti?, s’interessa Giovanna.
“Niente. Il professore mi ha osservato come se fossi la causa del disastro”.
“Ma perché?”, chiede Antonio pur di dire qualcosa, “Se anche eri un clandestino, cosa c’entri tu con il naufragio e la fuoriuscita del petrolio?”.
“Niente! Non l’ho certo causato io il naufragio! Semmai l’ho subito!”.
“Appunto! È proprio quello che dicevo”.
“Com’è il Brasile?”, chiede Giovanna per distogliere l’attenzione da un discorso che diventa sempre più difficile.
“Bello e terribile. Ricchezza e povertà”.
“Sei andato in vacanza o per lavoro?”, insiste Giovanna.
“Ci sono andato direttamente dal luogo del naufragio… semplicemente”.
I due ragazzi si guardano, sempre più sconcertati.
“Cosa c’entra il naufragio con il Brasile?”, domanda ancora Giovanna mentre Antonio la supplica con lo sguardo di non insistere.
“C’entra. Perché ricchezza e povertà si toccano. Il petrolio che muove il mondo producendo ricchezza e le favelas del Brasile sono due facce della stessa medaglia”.
Intanto ha ricominciato a piovere. L’auto percorre una campagna verdeggiante, ordinatamente coltivata.
“La ricchezza produce la povertà delle favelas”, spiega Marino.
“Non mi pare ci sia una relazione”.
“Appunto Antonio, non ti pare. È questo il punto! Il mondo è organizzato per evitare che balzi all’occhio una relazione tanto semplice”.
Piove. L’acqua picchietta con violenza sui vetri dell’auto e si trasforma in grandi gocce che scivolano lungo i finestrini.
“Ma tu l’hai capita!”, ironizza Antonio.
“Non io. Un mio amico me l’ha spiegato”.
“E come ha fatto a capirlo?”, insiste il ragazzo.
Giovanna gli da un colpo sulla gamba.
“No no, Giovanna. Antonio fa domande perché ha il diritto di comprendere. La risposta è semplice: mentre il barboso professore mi ha giudicato senza conoscermi, il mio amico è andato a vivere nelle periferie e ha capito”.
“Ma cos’è il tuo amico, un antropologo?”, chiede Giovanna.
“No no, niente del genere. Solo uno che coltivava verdure che stanno scomparendo e andava in giro per imparare”.
“Ah… la biodiversità!”, sfotte Antonio.
“La biodiversità come contatto con la gente, come legame tra i popoli. Il mio amico era appassionato della vita!”.
Intanto è uscito il sole e la strada scorre tra villaggi dalle case coi tetti di paglia.
“Perché parli al passato?” chiede Giovanna “Il tuo amico ha cambiato mestiere?”.
Marino s’incupisce, cerca di rispondere ma le parole non gli escono. Poi riprova:
“Il mio amico è stato ucciso”.
Un silenzio gelido s’impossessa dell’auto. Nessuno sa più cosa dire. Antonio vorrebbe chiedere spiegazioni ma non osa. Giovanna guarda Marino commossa. Poi il ragazzo ha un’intuizione:
“Cosa c’entra il Devon con quello che ci hai raccontato?”.
Marino si scuote, guarda Antonio e sorride.
“Il Devon è la tranquillità che si fa tragedia. Quando tornate in Italia, salutatemi Virti”.
“Virti? Chi è Virti?”, domanda Giovanna.
“Un avversario e un amico”, spiega Marino, “Un avversario ma anche uno che ti capisce”.
“Perché dovremmo incontrarlo?, domanda Antonio.
“Perché mi aspetta… il commissario Virti”.
Stonehenge. Marino ha compiuto la sua missione e adesso passeggia attorno al monumento preistorico. Stonehenge! Uno dei luoghi più famosi al mondo e non mi dice niente! Boh… forse va visto la sera, al tramonto, meglio se in qualche giorno particolare… che so… un solstizio. Così, sotto il sole del primo pomeriggio, a Marino non dice granché. Molto meglio Salisbury con l’antica cattedrale che conserva una copia originale della Magna Charta. Perché Marino, dopo aver affrontato il suo avversario inglese, sta facendo il turista invece di correre in aeroporto e allontanarsi velocemente dall’Inghilterra? Marino non lo sa. Ha semplicemente sentito il bisogno di girovagare un po’ e di rilassarsi. Di fare il turista. Vado anche a vedere il centro storico di Winchester o raggiungo l’aeroporto? Certo che quello stronzo di Mark ce n’ha messo di tempo a capire chi sono. Marino rivede la scena: l’arrivo alla grande villa nella campagna del Devon, Mark che apre la porta. Lei chi è? Marino, mi chiamo. Cosa desidera? Parlarti della P. Mark che sbianca e inizia a grattarsi la testa, Marino che lo spinge all’interno. Cosa vuole? -Te l’ho detto, parlare della P.- Che P? – Come che P? Quella della petroliera! – Cosa vuole? Com’è arrivato fino a me? – Me l’ha detto il mio amico Ernesto, te lo ricordi? – Chi? – Su, non fare lo stupido, non fingere di non sapere di chi parlo. L’inglese, sempre più pallido, che respira a fatica. Non mi dire che non ricordi il mio amico Ernesto che hai fatto uccidere perché aveva scoperto i vostri loschi interessi. – Non è vero! Non è vero! L’inglese che si rifugia all’interno della casa, terrorizzato. Marino che lo segue.

30 giugno 2020

Aggiornamento

Cari Lettori,
continua la presentazione dei personaggi di Prendi la bolla!.
Oggi è la volta di Sofia:
27 giugno 2020

Aggiornamento

La Bolla è in Inghilterra. Dice che ha un compito da svolgere. In effetti qualcosa succede, qualcosa di serio. E allora perché la Bolla si attarda a visitare la cattedrale di Salisbury e Stonehenge, invece di prendere il primo volo per Milano?
26 giugno 2020

Aggiornamento

Vi presento la Bolla
23 giugno 2020

Aggiornamento

Charlottenburg: il commissario Virti è a Berlino per la sua indagine
08 giugno 2020

Aggiornamento

Caro lettore,
recentemente chiacchieravo con un lettore circa la trama e i personaggi di Prendi la bolla!, e allora ho pensato di iniziare a presentarvi il commissario Virti:
"La penna si muove agile fra le dita del commissario. È un suo vecchio gioco: il suo modo per pensare. La penna ruota, scavalcando un dito alla volta, poi ritorna nella posizione iniziale, e si ricomincia. E intanto il cervello di Virti fa tic tac e mette in fila le prove e le supposizioni. E non dimentica i suggerimenti dell’intuito, quelle rivelazioni che compaiono all’improvviso e di cui Virti si fida da sempre. Il primo morto, quello colpito da una pallottola e fulminato, era da poco tornato da un viaggio in Centr’America. Non è appena affondata una petroliera nel Golfo del Messico? ....".
Il commissario Virti. Ti piacerebbe conoscerlo meglio?
01 giugno 2020

Aggiornamento

Cari visitatori dalla mia pagina,
ancora una recensione (in "commenti") di Prendi la bolla! !
L'interesse cresce (oggi ho ricevuto anche condivisioni su Linkedin) per il mio romanzo giallo che nasce da una domanda fondamentale: ci stiamo abituando ai disastri ambientali? Per approfondimenti, vi rimando anche alla mia recente intervista su "la Settimana".
Buona lettura
Piercarlo
29 maggio 2020

Aggiornamento

C’è una nuova recensione in “commenti”, utile per approfondire il tema del libro e lo stile di scrittura.
16 maggio 2020

Aggiornamento

Cari lettori e sostenitori della campagna, qui (vedi foto) potete leggere l'intervista sul mio Prendi la bolla!, rilasciata a "La Settimana". Un cordiale saluto Piercarlo giornale prendi la bolla
12 maggio 2020

Aggiornamento

Cari lettori e visitatori della mia pagina,
venerdì 15 maggio è prevista la pubblicazione della mia intervista su Prendi la bolla! sul periodico "la Settimana", nell'edizione di Saronno (VA) e suo circondario. Potrete leggere l'intervista sia nel formato cartaceo de "La Settimana" che nell'edizione online (primasaronno.it).
Grazie. Un caro saluto
Piercarlo
07 aprile 2020

Aggiornamento

Riporto la recensione che mi è arrivata da un lettore: "Pensare di dar vita ad una bolla è a dir poco particolare. Ma la considerazione interessante è che il personaggio "scaturito" dalla bolla, Marino, è scritto molto bene. Il suo atteggiamento e il suo carattere, quello che dice e come si comporta, sono aderenti al tipo di personaggio umano/non umano, che di fatto lui è.
Il libro è bello, avvincente, scorrevole"

Commenti

  1. Anche questo libro,come i precedenti di Piercarlo ha la caratteristica di volerlo finire di leggere il prima possibile,non riesci a staccarti una volta iniziata la lettura.lo consiglio vivamente.

  2. Romanzo piacevole e ben organizzato.
    I personaggi hanno tutti una loro caratterizzazione particolare e i dialoghi sono fluidi.
    Si legge in continuo perché cattura il lettore, sempre teso al prosieguo della narrazione.
    Fondamentalmente la storia gira intorno ad un argomento molto attuale, l’inquinamento, e all’eterna rivalità tra bene e male.
    Lo consiglio.

  3. (proprietario verificato)

    Avevo già letto del commissario Virti in “Il nostro cadavere”.
    Personaggio particolare, acuto e semplice allo stesso momento.
    Non un supereroe, ma una persona semplice, uno come tanti.
    E la “bolla”…..sicuramente attuale (chi non si interessa al problema dell’ambiente?), ma che persona (?) è?……simpatico…..strano…..enigmatico…..insomma, una “bolla”!!!

    Lo consiglio vivamente, buon romanzo com un finale interessante…..sarà che l’autore ci riservi qualche sorpresa?
    Lo spero!

    A proposito dell’autore, si nota un continuo miglioramento, con l’intento di non scrivere per forza moltissime pagine piene di dettagli, ma un romanzo scorrevole e piacevole.
    I dettagli li lascia cercare al lettore.

    Lettura molto consigliata!

  4. (proprietario verificato)

    la bozza del libro prelude ad un romanzo giallo denso di intrighi e vicende umane, nelle quali l’arguto commissario Virti, grazie al suo fiuto per le indagini, tenta di dare un volto ai cadaveri e agli scempi ambientali, L’altro personaggio emblematico dell’intera vicenda è l’oscura e misteriosa figura di Marino, la “bolla” enigmatica emersa dalle acque del Golfo del Messico, con uno scopo preciso. L’intera vicenda gravita attorno ad una emblematica lettera “P”, che è la chiave di lettura che accomuna delitti e crimini ambientali.Spunta poi un nome:  CialdaVigor. L’intera vicenda sempra trovare un unico filo conduttore.I personaggi che ruotano attorno al caso, sono descritti con minuosa dovizia di particolari, e rendono la lettura ancora più piacevole. Ambientata in parte nella tranquilla cittadina di Sonnato, la cui vera identità è celata, ma non nascosta grazie ai minuziosi dettagli dello scrittore. Suggerisco di accaparrarsene una copia subito, e …buona lettura

  5. (proprietario verificato)

    Ho letto i primi due libri di Piercalo e mi sono molto piaciuti per la loro singolarità e per il fatto che quando inizi non vorresti smettere fino alla fine.
    Quindi consiglio vivamente di accappararsi questa nuova sorpresa.

  6. (proprietario verificato)

    Romanzo avvincente, di quelli che non ti accorgi e sono già le 3 di mattina, ricco di sfaccettature, colpi di scena, argomenti attuali e tutt’altro che banali.
    L’autore è molto bravo a portare il lettore per mano in una vicenda al contempo reale e surreale, caratterizzando bene i personaggi tanto da renderli “familiari” e spostando con rara maestria la visuale dalle piccole vicende, dai dettagli, dalle abitudini a tematiche e situazioni “decisamente più grandi di noi”. Non vedo l’ora di ricevere le mie copie stampate (una per me e le altre saranno uno splendido regalo di Natale per amici e parenti!)!

  7. (proprietario verificato)

    Un giallo che cattura il lettore. Particolare il personaggio di Marino, fa riflettere su quanto sia diventato usuale sentir nominare il termine “disastro ambientale.
    Bel libro, lo consiglio.

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Piercarlo Bettini
Sono nato a Saronno (VA) nel 1958, sposato, laureato in scienze biologiche. Al mio lavoro in una multinazionale italiana del settore farmaceutico, affianco un’attività di docenza per una Società di Formazione, e mi piace pensare di contribuire alla crescita di Giovani professionisti. Mi appassiona la montagna e praticare un po’ di sport: tennis, sci da fondo, golf. E naturalmente amo leggere e scrivere. Ho pubblicato una raccolta di racconti, un romanzo, un romanzo giallo e sono orgoglioso dei racconti che si sono ben comportati in alcuni concorsi letterari. Quando scrivo lascio vivere i miei personaggi e li seguo nella costruzione della storia, sperando creino qualcosa di bello. Auguro ai miei personaggi di incontrare l’affetto di molti lettori.
Piercarlo Bettini on Linkedin
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