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Prima dell'Alba

Prima dell'Alba
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Consegna prevista Gennaio 2022
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Pisa, Estate 1999, una dolorosa perdita lega le vite di tre ragazzi.
Michael, studente universitario che si sente oppresso in una vita che non gli appartiene e il cui fratello è finito in coma aggredito di notte da dei tizi non identificati; Jamal, immigrato dalla Nigeria ancor bambino che ha perso il padre nel tragitto via mare e cerca di ambientarsi dovendo affrontare la diffidenza e i pregiudizi razziali; sarà Jamal a fargli conoscere Leyla, ragazza Libanese appassionata di Astronomia, affetta da attacchi di panico dopo la prematura scomparsa del fratello per una malattia infettiva.
Michael e Leyla si incontreranno ogni notte fino all’Alba per osservare le stelle, e fra i due nascerà un amore, in un turbolenta storia fatta d’incomprensioni a causa della sua condizione mentale che le impedisce di mantenere stabile una qualsiasi relazione.Scoprire l’identità degli aggressori del fratello diventerà un’ossessione per Michael, ma a volte il passato riserva delle terribili sorprese.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questa storia per parlare di problematiche sociali e psicologiche delle quali spesso si parla in maniera troppo superficiale e che sento a me molto vicine. Con questo libro, in particolare con i personaggi di Leyla e Michael, ho voluto poter dar voce a quelle persone che spesso nella società moderna di voce in capitolo non ne hanno poiché si tende troppo spesso a credere che i mali psicologici non siano importanti quanto quelli fisici.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PROLOGO

7 Mesi Prima

Il vibrare del telefono sul comodino spezza l’acuto silenzio della sala da pranzo. Ancora stordito per l’influenza, mi alzo dal divano e rispondo. È la migliore amica di mio fratello, una ragazza vivace ed effervescente che mi è sempre piaciuta.

«Michael, dove sei?» mi chiede, singhiozzando. Guardo l’orologio, sono appena le ventitre.

«A casa di Ilaria, perché?»

«Oh, mio Dio, ma allora non sai niente. Non…» Le parole vengono sopraffatte da strani suoni convulsi. Ascolto, accigliandomi. E la confusione iniziale si tramuta in inquietudine quando mi rendo conto che Elena sta piangendo.

«Elena? Che cosa c’è?»

«C’è stato un incidente», dice lei. Adesso singhiozza apertamente. «Samuele è…»

«Cos’è successo?!» urlo nel telefono

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«L’hanno aggredito, è in condizioni critiche. Dopocena papà si è offerto per riaccompagnarlo ma lui ha insistito per tornare da solo. Hanno telefonato un paio d’ore fa dall’ospedale. Pensano che non possa…beh, è molto grave. Devi venire subito.»

Il mondo si offusca. Improvvisamente vengo assalito dai conati di vomito. Mani e piedi si gelano, diventano freddi come pietre tombali. Elena continua a parlare, ma la sua voce è diventata remota e impercettibile. Davanti ai miei

occhi una folla d’immagini si susseguono una dopo l’altra per poi sovrapporsi in maniera scomposta, tutte prive di significato.

Mi butto sul divano. Il telefono mi scivola dalle dita e ricade in un modo opaco sul tappeto, continuando a emettere un debole bagliore mentre la voce di Elena scandisce: «Michael?… Ci sei?..Michael?…Michael?»

Ancora in stato confusionale raggiungo in qualche modo il pronto soccorso dell’ospedale che sembra illuminato da un migliaio di watt, con un sottofondo di attività e di andirivieni ininterrotto che è allo stesso tempo spaventoso e rassicurante. Mentre la signora all’accettazione m’indica dove raggiungere mio fratello, guardo le mie mani tremare. Perché mai avrebbero dovuto aggredire Samuele? Forse so anche troppo bene la riposta ma preferisco credere che non sia così. Mentre percorro questi labirintici corridoi spogli e grigi non ho ancora realmente realizzato che mio fratello potrebbe non superare la notte, cerco di non ascoltare quel pensiero che aleggia nel sottofondo della mia mente.

Scendo due rampe di scale e mi ritrovo a metà di un corridoio sotterraneo che sparisce nella profondità oscura a sinistra e serpeggia fuori dalla vista a destra. Devo aver sbagliato piano. Squallide lampadine isolate illuminano l’ambiente a intervalli regolari. La luce da ogni bulbo incontra quella del successivo in un’enigmatica penombra, creando uno strano gioco di ombre e riflessi sull’intreccio di tubi sul soffitto. Finalmente realizzo. Sento la gola chiudersi, mi slaccio la felpa e asciugo i palmi delle mani contro i pantaloni. Quando finalmente supero la porta di ferro del reparto di terapia intensiva, mi chiedo se tutti gli

ospedali abbiano lo stesso odore, quell’odore costante di disinfettante, medicinali e paura.

Trovo i miei genitori, mia sorella e Elena seduti,con gli sguardi vuoti e gli occhi illusoriamente illuminati da una superflua speranza.

«Michael!» esclama mia madre correndomi contro ed abbracciandomi. Mi stringe forte e sembra non volermi lasciare.

«Cos’è successo?» chiedo ancora confuso.

«Samuele è stato aggredito poco dopo essere uscito da casa di Elena, dalle parti di Via Gramsci» mi spiega Sofia. «Lo hanno colpito violentemente sulle tempie ed ha battuto la nuca, credo, ed è ridotto male. Ancora non si sa se…» non conclude la frase e mi abbraccia in lacrime.

Dopo quasi quattro ore il primario ci informa che la vita di Samuele è salva ma che il trauma cranico gli ha causato un’emorragia cerebrale, quindi un versamento nello spazio subdurale e nel parenchima cerebrale e potrebbe finire in coma. Quel leggero sollievo che per un attimo è apparso sui volti di tutti quanti si trasforma subito in oscuro sconforto. Le lacrime riempiono il vuoto dei nostri silenzi. Vengo invaso da una serie di sensazioni talmente forti da annullarsi l’un l’altra fino a creare il vuoto dentro di me. È come se improvvisamente una coperta nera fosse stata distesa sul mio mondo e mi avvolgesse nel suo freddo abbraccio. Sofia mi prende la mano e la stringe, ma il morbido calore della sua mano non riesce a confortarmi. Non riesco a capire cosa facesse a quell’ora in una via così pericolosa. Mio fratello non gira mai a piedi da solo di sera. Usa sempre il motorino, perché stasera no? È tutto così confuso ed io non riesco a togliermi questo oscuro

presentimento che come una goccia ha cominciato a tamburellarmi incessantemente nella mente da quando ho ricevuto questa maledetta telefonata. Invece di rimanere ancora in ospedale nostra madre decide improvvisamente di voler uscire da questo luogo opprimente e tornare immediatamente a casa.

Mentre raggiungiamo il parcheggio dell’ospedale, ognuno assorto nei suoi pensieri, mamma prende Elena per un braccio «Credevo che il mio bambino potesse non farcela stanotte. Ho sentito la fredda mano della morte incombere su mio figlio. Ma ho pregato. Ne ho parlato con Dio. E il salmo dice:Per questo ti prega ogni fedele nel tempo dell’angoscia…Tu sei il mio rifugio, mi preservi dal pericolo,mi circondi di esultanza per la salvezza.» Elena si volta verso di me con uno sguardo carico d’inquietudine.

«Teresa, dobbiamo andare», la esorta mio padre stizzito, socchiudendo gli occhi.

«Abbiamo bisogno di riposare e pensare a quello che è successo e…»

«Ma adesso…» riprende, stringendo con più forza la mano di Elena e penetrandola con uno sguardo che mi fa rabbrividire. «Adesso il Signore mi ha parlato. Sì, mi ha parlato, mi ha voluta informare direttamente. Samuele non è destinato a morire. Non è nel volere del Signore che lui muoia. Ho ascoltato e ho sentito quella debole ma dolce voce che mi parlava, accarezzandomi l’anima, e mi sono rincuorata.» Lascia la presa e continua a fissare Elena che stordita e forse spaventata si dirige verso l’auto.

A bordo della moto mi dirigo verso casa ma dopo poco mi fermo e scendo, affascinato dal fiume che scorre sotto al ponte. Fluisce come un cupo nastro di seta e la luna vi si

specchia al centro. In piedi, solo nel silenzio della notte, osservo le stelle. Ripenso al corridoio sotterraneo, a Samuele, con cui stamani ho avuto una discussione, ignaro del suo infausto destino, alla gelida e tagliente parola coma, ma soprattutto ripenso all’inquietante sguardo di mia madre e nuovamente sento un conato di vomito raggiungermi la gola.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Niko Giordano
Niko Giordano, vivo a Pontedera, provincia di Pisa, sono Laureando in Discipline dello Spettacolo e della Comunicazione presso l'Università di Pisa. Ho da sempre la passione per la scrittura e per autori come King, Grisham, Bukowski, Capote, Fitzgerald. Questo è il mio romanzo d'esordio.
Le altre mie due passioni sono la musica, ed il Cinema, che influenzano molto le mie storie.
Niko Giordano on FacebookNiko Giordano on Instagram
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