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Pura Linfa: cercando fede e verità

Pura Linfa: cercando fede e verità
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Consegna prevista Gennaio 2022
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In queste pagine troverete raccolte le emozioni, le sensazioni, i desideri, la rabbia, la gioia e le lacrime di Andrea, giovane ragazzo in cerca di fede e verità.
In un viaggio sia fisico che interiore inizierà a scoprire che la vita che lo circondava non è vera.
Guidato da Marta, donna meravigliosa, e accompagnato da Irene, anima calda, Andrea travolto da un vortice di cambiamenti e nuove conoscenze riuscirà a calmare il caos fuori e dentro di lui?
E Marta saprà veramente aiutare Andrea?
E Irene?
Pura linfa, sarà?
Inizia e leggere e scoprirai pure tu una nuova ritrovata fiducia e nuove verità.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro nasce verso la fine del 2014 perché sentivo dentro di me il desiderio di scrivere una storia che parlasse di emozioni e sensazioni.
Nasce dalla gioia del sapere di una figlia che nascerà.
Nasce da trent’anni di passione passati a scarabocchiare parole in ogni dove.
Nasce per realizzare un sogno e… nasce per regalare emozioni.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Non intendo introdurre una prefazione a questo lavoro a titolo di sottolineare l’importanza del contenuto, ma solamente per chiarire il valore etimologico delle espressioni FEDE e VERITà.

Sono sostantivi di grande rilievo e contenuto.

Sul piano etico e religioso sono i pilastri di VERITà ETERNE.

In riferimento al racconto, solo due precisazioni :

– FEDE intesa come Fiducia nel valore dei sentimenti, nei rapporti umani, fra cui eccelle l’amore.

– VERITà intesa come fedeltà ai fatti vissuti, rispetto degli eventi nella ricerca di chiarezza nell’esposizione dei fatti realmente vissuti ed infine, ricostruzione di un percorso fedele alla realtà del “vissuto”, e non alterato dalla fantasia.

Infine il dovere della chiarezza che cerca nella realtà, la conferma della fede nel vissuto e della verità nel custodirlo.

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1

Trasparente come l’aria, fresca come rugiada, tonda come la Luna.

Fu lei. La prima di tante.

Restò un attimo lì, sul limite del vuoto.

Saltò fuori dal di dentro suo e si fermò, quasi incredula d’aver preso vita.

Era tempo che aspettava quel momento. Così… Scivolò d’improvviso nel vuoto, contenta, felice, entusiasta.

Dietro di lei tante altre lacrime.

Finalmente Andrea piangeva.

2

Ore 9:18 di un mercoledì di metà Luglio, Andrea era appena tornato a casa sua.

Era andato a scuola. Era andato a leggere i risultati della maturità.

Con assoluta calma esteriore, ma con un incredibile ansia interiore, aveva percorso l’entrata, gli scalini e il corridoio dell’Istituto come se fosse un pivello al primo giorno.

Invece era l’ultima volta che intraprendeva quel tragitto.

Ora, tornato a casa, era disteso nel suo letto con le persiane socchiuse, le finestre aperte e le tende tirate.

La giornata si prometteva afosa.

Lui cercava già un po’ di frescura.

Firenze in quel periodo era caotica: turisti, cantieri stradali, vip, politici, turisti, concerti, monumenti, turisti, vita quotidiana, turisti. Insomma, il caos.

Ma il caos vero, quello che avrebbe intaccato la vita di Andrea doveva ancora arrivare.

Si stava avvicinando come brezza, anche se il Settembre precedente, il caos, aveva già dato un fortissimo colpo alla vita di Andrea.

Un po’ come una tromba d’aria che arriva spazza e spezza e se ne va.

In tre secondi la vita si fa caos e non a caso era stata colpita una cosa sola.

Quella che lui chiamava famiglia.

E piangeva, piangeva, Dio se piangeva Andrea immerso nelle sue lenzuola lì al buio.

Piangeva via la tensione di tutto quel periodo. Si passò le dita lentamente sulle guance, dal naso verso le tempie. Era così scivoloso e fresco il suo viso che cacciò le mani tra i capelli scuri e continuando a piangere iniziò a ridere.

Rideva e piangeva, piangeva tanto e rideva di più.

In quel momento iniziò a rendersi conto di cos’era riuscito a fare in quei pochi mesi di scuola.

Si, i primi due, Settembre e Ottobre li aveva persi.

Non per colpa sua, per colpa del caos.

3

Fu scoperto in seguito che Umberto Sandelli 38 anni originario dell’entroterra pisano, era stato condannato dai medici ad una via senza ritorno.

Gli avevano appena diagnosticato una rara malattia della quale egli ignorava ogni sua più piccola sfaccettatura.

Era un gran lavoratore questo pisano, da oltre vent’anni dipendente per una ditta di informatica.

I medici gli avevano trovato uno strano tumore agli occhi che si diramava all’interno colpendo il cervello.

Diagnosi. Tra i tre e i sei mesi di vita.

Fu preso dal panico.

Umberto Sandelli aveva una casa piena di vita. Una moglie, Marta che era vita stessa, pura linfa.

Non ancora figli o così si credeva. Stava piangendo Umberto.

Turbato e triste stava facendo ritorno a casa e non era pronto nel dover affrontare il suo amore con una così brutta e terrificante notizia.

Piangeva Umberto.

Voleva asciugarsi le lacrime di dolore così cercò il fazzoletto. Non trovandolo nella tasca destra dei suoi jeans guardò in macchina. Cavolo! Era sul sedile del passeggero e senza accorgersene prese nello stesso istante anche un semaforo rosso ai novanta all’ora.

Il giornale parlò di un’incredibile tragedia. Le due vetture coinvolte nell’incidente erano partite praticamente nello stesso momento dallo stesso Ospedale per la stessa direzione ma con vie diverse e con notizie opposte.

Umberto Sandelli, al quale rimanevano pochi mesi di vita, tagliò la strada alla vettura condotta da Alessandro Liverani e sua moglie Camilla, uniti dalla notizia che dopo tanti anni aspettavano un bimbo, un fratellino o sorellina per Andrea.

Tutti morti sul colpo.

Nessuno fece causa, le indagini si chiusero presto. Rimase il dolore!

Rimase solo un fazzoletto bianco a volteggiare nella brezza del caos sopra alla ferraglia insanguinata.

Il fazzoletto cadde sulla strada e il silenzio con lui.

E si! Andrea aveva passato due mesi in silenzio nella sua nuova, vuota, solitaria vita senza più genitori. Settembre e Ottobre erano trascorsi come se non fossero esistiti. Aveva poi deciso di terminare gli studi anche convinto dalla vedova Sandelli, si concentrò così tanto sullo studio che in quei pochi mesi non ci fu nessun altro pensiero, la sua votazione finale fu 72/100.

Era riuscito, basta, aveva finito, era diplomato.

Per questo rideva.

Per tutto il resto, Andrea piangeva.

4

Andrea ora si sentiva più leggero, era come se si fosse sgretolato il macigno di tensione che si portava dietro da Settembre. Ora che la tensione si era sciolta e le lacrime erano passate via come la pioggia di un temporale, ora, si sentiva così stanco, sfinito fisicamente ma onestamente più libero.

Si mise seduto nel letto fece un sospiro e si tirò in piedi. Andò allo stereo. Serviva una musica “giusta”, guardò nella sua raccolta, trovò i Linkin Park. Forse non era la musica “giusta” ma era quella che lo ispirava di più. Accese lo stereo alzò il volume e andò in bagno a farsi una doccia.

Da lì a poco il telefono squillò.

Drinn, silenzio…… Drinn, silenzio……

Sapeva che era Marta al telefono ma non rispose.

Ora Andrea voleva solo una bella doccia.

Drinn, silenzio…… Drinn, silenzio…… Drinn……

Su Andrea dai rispondi per favore. Fammi sapere com’è andata. Va beh! Non insisto troppo, ancora due squilli e poi attacco.” Disse Marta.

Rimase sotto la doccia il tempo necessario per sciacquare via quei ultimi sprazzi di odore di tensione e paura. Continuava a pensare di avercela fatta e più ci pensava più prendeva coscienza di tutto quello che erano stati quei lunghi mesi.

Prendeva consapevolezza della morte dei suoi genitori, si rendeva conto del tempo passato in solitudine, si, c’era anche la conoscenza di Marta, la loro amicizia che era nata dalla tragedia del incidente, c’erano gli sforzi fatti per gli studi, in lontananza c’era pure Irene, allontanata a malincuore già a Settembre.

Era Luglio e un altro Settembre si avvicinava, Era si un anno.

Un anno alle spalle e un’altra nuova vita da inventare davanti a se.

Ora Andrea era libero da ogni tipo di vincolo. Senza scuola, senza lavoro, senza morosa, senza famiglia. In tutto questo caotico vuoto Andrea iniziava a sentirsi vivo. Iniziava di nuovo ad avere dei desideri, a voler far qualcosa come la sua vita prima ne era piena. Si! Era giunta l’ora.

Drinn…… Silenzio, drinn…… Silenzio, drinn…… “Pronto?”

– “Hey Andrea”

– “Ciao Marta, come stai?”

– “Bene grazie. Si ma dimmi di te. Sei andato a scuola?”

– “Si si Marta, 72/100”

– “SETTANTADUE?!? Meraviglioso. Cosa fai? Vieni che festeggiamo?”

– “Si, dammi solo il tempo di prepararmi, sono uscito ora dalla doccia.”

– “Va bene dai ti aspetto.”

– “Ok Marta a dopo.” – ”Andrea, Andrea!” – “Siii…”

– “Sarebbero tutti fieri di te, Umberto, Alessandro e Camilla. Bravo ti aspetto.”

– “Grazie Marta, arrivo.”

Posato il telefono Andrea accese un incenso e si prese un attimo tutto suo. Uno di quei attimi che può vivere chiunque si senta realizzato in qualcosa di importante, un piccolo stellare momento di felicità. Alzò di più il volume e danzò. Si sfogò ballando, danzando e urlando.

Aveva tanta merda da far uscire dalla sua anima, era giusto così. Finalmente Andrea era felice.

5

Marta Verdobbio vedova Sandelli anni trentanove pura linfa.

Era stata lei a sostenere Andrea nella loro tragedia. Una donna si sa, alla fine è sempre più forte di un uomo.

Marta quel tragico giorno di Settembre era appena arrivata da un viaggio di lavoro dalla Turchia; mentre stava decollando alla volta di Firenze, secondo la stampa, un gruppo di integralisti islamici aveva fatto scoppiare una bomba nel hotel dove alloggiava a Istanbul.

Marta che donna!!!

Lei sapeva che l’incidente del marito non era un tragico destino, era il conto da pagare, era il male che si presentava con tutti gli interessi del caso. Solo che adesso aveva paura per Andrea.

Era arrivato il momento di raccontargli tutto? Si, era arrivato il momento della verità.

Scarpe da ginnastica, jeans consumati e una t-shirt, tutto quello di cui ora Andrea aveva bisogno.

Chiuse la porta di casa e scese le scale. Arrivato al portone controllò la buca delle lettere, niente. Aprì il portone e se l’ha trovò lì davanti a lui.

Splendidi occhi da cerbiatta, capelli castani leggermente mossi, labbra profumate di desiderio e l’innocenza dell’età che solo lei sapeva portare con tanta sensualità.

Ma lei non è maliziosa, è genuina, onesta. E’ così, è Irene.

Irene si aspettava lo stupore di Andrea e rimase lì.

Passarono qualche attimo a non dirsi nulla, si guardarono con tanta intensità ed energia che in un istante si ritrovarono abbracciati a sussurrarsi dolci coccole.

Non si volevano bene, si amavano e quanto si amavano. Ma c’era un rispetto fra di loro che tutti i loro amici non ci credevano che tra quelle due anime gemelle non fosse ancora successo nulla. Ma loro non avevano fretta, a loro andava bene così, anche se per tutti quei mesi Andrea si era silenziosamente allontanato, lei non aveva temuto di perderlo e si era messa in un cantuccio ad aspettarlo, lo amava tanto. A Irene in quel momento batteva forte il cuore che abbraccio così stretto Andrea che lui così dentro di lei gli venne da commuoversi. Sentiva il suo seno che batteva forte,

– “Dio quante emozioni tutte assieme oggi e non è ancora mezzogiorno.” pensò Andrea con una sola lacrima ad accarezzargli la guancia.

– “Andrea – sussurrò Irene – volevo salutarti. Io parto.”

– “Ci stavo pensando anch’io a un viaggio.” Rispose Andrea e continuò – “Sai già dove andare Irene?”

– “Verso nord.”

– “Cosa c’è di bello a nord?”

– “Mi hanno parlato di serenità, è quella che sto cercando. Sai Andrea, non è facile neanche per me.

Tutti questi mesi…”

– “Hey! – Esclamò Andrea – Non aggiungere altro. Va bene così.”

Andrea i fermò un secondo ad accarezzare Irene e a guardarla con amore e lei socchiuse un istante gli occhi e… Fu subito passione. Andrea si era tuffato in un dolce caldo passionale bacio.

Una stella che passeggia su prati in fiore accarezzati d’amore. Erano per la prima volta una vera unica entità. Si rifugiarono dentro all’androne, continuando a baciarsi. Andrea prese in braccio Irene, entrarono in casa di lui, si buttarono nel letto e fecero l’amore fino a pomeriggio inoltrato.

Era giusto così.

Se veramente quello era un addio, doveva essere un addio pieno di attenzioni, di carezze, di pelli sfiorate e baciate, un addio di sorprendente sicurezza e passione. Un addio d’amore.

Un giusto semplice addio.

Marta nell’attesa che Andrea arrivasse da lei si era messa a bagnare i fiori sui balconi. La casa di Marta si trovava al terzo piano di un bel palazzo, affacciata su due vie e la facciata a nord era di fronte alla casa di Andrea. Con serenità Marta bagnava le calle, le primule, i gerani, le violette quando in un attimo la sua attenzione fu colpita da una figura sotto sul marciapiede. Era Irene.

In tutti questi mesi Andrea le aveva parlato molto di questa dolcissima ragazza, le aveva mostrato anche diverse foto di loro assieme. Conosceva tutto di loro, Andrea perlomeno su questo tenero argomento era stato un libro aperto con lei. Marta osservava Irene. Ferma immobile a osservare il portone di Andrea, insicura se suonare il campanello o così sicura che da lì a poco sarebbe uscito il suo grande amico, la sua vera passione di vita, il suo amore, Andrea.

E comunque… Il portone si aprì e uscì Andrea. Coincidenze? No, queste non sono coincidenze.

E’ il nostro destino, già disegnato ma a noi sconosciuto, pensò Marta in quell’istante con una gioia infinita che le commosse l’anima.

Marta entrò in casa. Andò in cucina a prepararsi una tazza di the. Scivolò lentamente nel salotto. Accese lo stereo con le dolci note di Sadè. Incendiò un incenso e sprofondando nel divano non aspettò più Andrea. Ma con una sensazione di verità e liberazione iniziò a scrivere:

– “Caro Andrea, oggi…”

6

– “Hey, ciao.” Una carezza, un bacio, un sorriso e lei salutò lui.

– “Che bella sei Irene.”

– “Shhh! Dormi ancora un po’ e fatti abbracciare.”

– “Vieni qui.”

Rimasero lì, tranquilli e sereni come non lo erano mai stati. Sublime attimo di dolcezza.

Dopo, Irene si alzò lentamente dal letto e si fece una doccia. Andrea sentendola muoversi alzò leggermente le palpebre e la vide allontanarsi, che corpo seducente, che anima calda, dolce venere di miele. Quando tornò dal bagno, ancora con i capelli bagnati, era vestita con una sola maglietta di Andrea che le arrivava a mezza coscia.

– “Irene.” Con voce ferma e profonda disse Andrea.

– “Ciao.” Rispose lei.

– “Ma è tutto vero?”

– “Sei proprio un maschio! E’ buono il tuo doccia schiuma. Però… Senti, quanto ci credi in noi?”

Lui sbarrò gli occhi e dopo un attimo rispose: “Credo in noi come credo nel Sole e nella Luna, anzi… Credo in noi come tu credi in te stessa. Io lo so cosa tu pensi di te, come ti vedi, come ti senti.”

– “E come sarei io?” Chiese Irene.

– “Sei acciaio puro che scorre nel tuo sangue, sei pura d’animo e fedele di sentimenti, sei calda carne amante e tenace ragazza, sei… Quasi donna. – E continuò Andrea – No, dopo oggi sei Donna.”

– “Ma si e tu sei uomo, ma va va…” E Irene tirò un cuscino in faccia ad Andrea ridendo.

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Francesco Pincin
Mi volevano chiamare Tommaso, ma mi chiamo Francesco Pincin e sono nato una notte d’estate del 1978 in una stanza blu spinto dalla forza della luna.
A dodici anni ho cominciato a scrivere i miei pensieri e le mie emozioni.
Senza portare a termine gli studi superiori ho iniziato a lavorare e a ventun anni sono andato a vivere da solo.
Ho ripreso gli studi anni dopo riuscendo a diplomarmi attraverso infuocate difficoltà nel 2005.
Sono padre di una splendida bimba di 6 anni.
Lavoro a contatto diretto con la natura.
Questo racconto è la mia prima opera.
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