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Qualcosa che non ti aspetti

Qualcosa che non ti aspetti
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Consegna prevista Luglio 2022

Ci sono momenti in cui credi di avere tutto sotto controllo ma è solo un illusione, basta un attimo, un singolo evento per far crollare ogni tua certezza.
Emma aveva una vita piena ma non riusciva a essere del tutto felice. Un incontro inaspettato la porterà a mettere in discussione tutte le sue scelte.
Era veramente pronta a lasciare la sua vecchia vita e tutte le sue certezze per trasferirsi su un’isola e ricongiungersi con il suo ex che non vedeva da quattro anni?
La vita è così, qualcosa che non ti aspetti.

 

Perché ho scritto questo libro?

È  una sensazione ricorrente quella di sentirsi frenati a seguire i propri sogni, i propri desideri e non perché ci sia un reale impedimento ma spesso siamo vittime delle nostre paure, delle nostre insicurezze.
La storia è un invito a lottare per raggiungere la felicità, accettando qualche rischio e dandosi la possibilità di sbagliare, da un errore si può crescere, migliorare.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo

Aprii la porta e me lo ritrovai davanti. Era tornato.

Per così tanto tempo avevo immaginato questo momento. Restai immobile, senza parole. Rispetto a come lo ricordavo aveva i capelli molto più corti ma non aveva perso il suo fascino.

“Non so perché sono qui. E’ stata una brutta idea”, disse allontanandosi dalla porta.

Trasalii dopo essermi ripresa dissi: “Entra, siediti, bevi qualcosa? Come mai da queste parti?”, chiesi stupita.

“Sono in zona per affari. Volevo solo vedere come stavi.”

“Sto bene, grazie. Tu? Non ti sei più fatto sentire.”

“Beh, Nemmeno tu mi hai più chiamato”, rispose con tono pungente.

”Lo sai, ero molto arrabbiato e deluso. Ma non ho mai smesso di pensarti”, continuò lui. “Non riesco ancora a capire perché alla fine ti sei tirata indietro. E’ stato un brutto colpo. Non riuscivo a farmene una ragione.”

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“Non c’è l’ho fatta. Era troppo per me. Lasciare tutto, i miei genitori, gli amici, il mio lavoro. Non volevo ferirti, ma non ero pronta.”

“Non eri felice, me lo hai detto tante volte. Avresti potuto iniziare una nuova vita, ricominciare.”

“Lo so, ci ho pensato molto in questi anni. Forse doveva andare in questo modo”.

“Non devi trovare delle giustificazioni, hai preferito lo strada più facile, quella che per te era più sicura. Ma adesso guardami e dimmi che sei felice così!”

In quel momento passarono nella mia mente gli ultimi anni della mia esistenza, indubbiamente la mia vita era piena, ma a volte era come se non riuscissi a dargli veramente un senso. Mi sentivo in difficoltà a rispondere a una domanda tanto diretta, risposi con la stessa domanda: “Tu sei felice?”

“Si”, rispose lui senza esitare. “Ho faticato all’inizio ma ho ottenuto quello che volevo e ho ancora tanti progetti da portare avanti”..

Parlammo un pò del passato, avrei voluto fargli altre mille domande ma non rimase per molto. Dopo poco si alzò e disse: “E’ ora di andare. Mi ha fatto piacere vederti.”

“Quando devi ripartire, non ci vedremo più?”, chiesi.

“Ho diverse cose da fare prima di ripartire. Perché non vieni a trovarmi? Potrai chiedere qualche giorno di ferie, no?”

Tirò fuori dallo zaino un block notes e segnò l’indirizzo e il numero di telefono.

“Verrai questa volta?”, disse sorridendo.

Presi il foglio e annuii con la testa. Salutò e in un attimo sparii.

Dal momento in cui uscì dalla porta non riuscivo a pensare ad altro, una parte di me voleva fare i bagagli e partire subito. Razionalmente trovavo assurdo anche solo il pensiero e poi con che coraggio mi sarei presentata?

La decisione finale la maturai solo qualche giorno più tardi parlando con la mia amica Sara di quanto era accaduto.

“E’ evidente che vorresti andare, allora vai!”

“Non nego di essere tentata, sai, sono curiosa di sapere come sarebbe stato… Ma che senso avrebbe?”

“Perché? Quanto tempo è che non fai una vacanza? Se chiedi qualche giorno a lavoro, non muore nessuno.”

“E’ vero, ma non mi sembra il caso.”

“Te lo ha chiesto lui o no? Cosa ti diceva sempre il tuo adorato nonno?”

“Si vive una sola volta”, risposi.

”Brava! Se non vai te ne pentirai per sempre. Una volta tanto, agisci e non pensare. Diamine, per un paio di giorni, cosa vuoi che sia.”

Come sempre, aveva ragione Sara e poi dopotutto una piccola vacanza me la meritavo.

Lo chiamai per informarlo del mio arrivo.

“Vieni? Non ci posso credere”, disse lui sorpreso.

“Se non è un problema,” risposi.

“No, figurati. Mandami i dettagli del volo, vengo a prenderti.”

La telefonata durò proprio pochi secondi, ero confusa, mi sarei aspettata qualche domanda in più.

Il giorno della partenza ero molto nervosa, cercai di dormire un pò sull’aereo, la mia testa era come in una grossa bolla.

Non si presentò all’aeroporto, un suo collega gentile mi accompagnò fino a casa. Mi spiegò che Marco aveva avuto un imprevisto ma che sarebbe arrivato tra un paio di ore. Mi lasciò le chiavi dell’appartamento e mi salutò.

Mi sentivo a disagio, non era l’accoglienza che mi aspettavo. Curiosai un pò in giro, l’appartamento era in ordine e confortevole. Avevo ancora molto tempo a disposizione, sistemai le mie cose e feci una doccia. Un’ora per decidere cosa indossare sembrava tanto ma cambiai idea mille volte, alla fine decisi di mettere dei pantaloni classici blu scuro e una camicetta di raso.

Mandai qualche messaggio e ripresi a leggere il libro che avevo iniziato durante il viaggio. Sentii dei passi, qualcuno stava bussando.

Riconobbi la sua voce: “Ehi, tutto bene?”

Aprii la porta, lui mi sorrise e mi porse uno splendido mazzo di gigli arancioni e bianchi.

“Volevo farmi perdonare. Sarei venuto io a prenderti, ma c’è stata un’emergenza in ufficio.”

Trascorremmo un pomeriggio fantastico, mi portò in moto a visitare la città.

Aveva una guida fin troppo sportiva, sentivo fortissimo il vento, mi stringevo a lui, avevo il cuore a mille.

Poi andammo in spiaggia, era una bellissima giornata di sole, il mare era calmo, sembrava di essere in paradiso. La serata si concluse con una bella cena in un locale rinomato nella zona, lo stile rustico, l’accoglienza e la buona cucina era quanto di meglio potessi desiderare. Tra vino e risate, ci salutammo con un bacio rubato davanti alla porta dell’appartamento che mi aveva riservato. Poi lui se ne andò e crollai da sola nel letto per la stanchezza.

La mattina seguente venne a prendermi presto, ero ancora mezza addormentata.

Non ci fu il tempo di pensare, mi preparai in fretta, mi portò a fare colazione in una piccola pasticceria davanti al suo ufficio.

“Pronta a vedere il mio regno?”

Mi resi conto solo in quel momento di quante responsabilità avesse, le chiamate dei clienti, tantissime questioni da sbrogliare. E si era assentato solo per poche ore. Ogni decisione passava da lui. Aveva fatto tutto da solo ed era partito da zero.

“Ti lascio in buone mane”, disse, facendo poi cenno ad Alex, il collega che mi aveva recuperato all’aeroporto.

Mi diede poi un dolce bacio sulla fronte: “vengo a prenderti per pranzo”, disse e poi uscì.

Alex mi presentò al resto dei colleghi, ero “l’amica di Marco.”

Passai del tempo con ciascuno, ognuno mi spiegò una parte del lavoro che veniva svolto, furono tutti molto carini, riuscirono a non annoiarmi.

Notai però che per tutto il tempo c’era lei, la segreteria, una certa Rebecca, che continuava a fissarmi dalla testa ai piedi, facendomi sentire scialba e inadeguata.

Alta, bionda, tutta in tiro, non ci provava nemmeno a nascondere l’antipatia nei mie confronti.

“Che cos’ha che non va? Non le sono simpatica, vero?” chiesi ad Alex appena ci fu l’occasione.

“Credo che sia solo gelosa, ha una cotta per Marco. E’ un pò strana, non me ne preoccuperei troppo.”

“C’è del tenero tra loro?” chiesi con il cuore che mi batteva all’impazzata.

“Un paio di uscite, che io sappia, ma non è mai scattata la scintilla.”

Cambiai discorso facendo finta che la cosa non mi interessasse ma morivo dalla voglia di saperne di più.

Finalmente Marco tornò, passammo insieme il resto del pomeriggio.

Fu fantastico, ero a mio agio con lui. Era bello, sicuro di se, aveva modi gentili e riusciva sempre a farmi ridere. Avevo dimenticato quanto avevo bisogno di ridere, purtroppo il tempo che potevamo trascorrere insieme stava per terminare.

“Sicura che vuoi ripartire?” chiese, guardandomi con gli occhi di un cucciolo abbandonato.

“Devo! Sono stata bene, sai?”.

“Non voglio perderti di nuovo” disse accompagnandomi all’aeroporto.

“Nemmeno io. Promesso, ti chiamo.”

Ci lasciammo dopo un lungo bacio appassionato.

Tornai a casa, avevo trascorso due giorni meravigliosi che non potevo dimenticare. Ritornai alla mia vecchia vita ma sentivo che qualcosa in me era cambiato. Con Marco ci sentivamo tutti i giorni al telefono, mi mancava.

Dopo poche settimane capii che volevo partire di nuovo, fui molto determinata questa volta, mi licenziai e annullai uno ad uno tutti i miei impegni.

Sapevo che non sarebbe stato semplice ricominciare da zero, magari non avrebbe funzionato, ma valeva la pena tentare. Ho capito che se le dai modo, la vita sa come sorprenderti.

I

Si presentò all’aeroporto con un enorme mazzo di rose rosse e mi baciò. Quanto era bello e quanto mi era mancato.

Mi portò a casa sua. Entrando, la cucina e il salotto erano un unico locale, piuttosto spazioso. Poi c’era la camera da letto e un bagno. Appartamento da single, pensai. Era arredato in maniera minimale, dava l’idea che non ci vivesse più di quel tanto.

“Ti ho liberato una parte dell’armadio”, disse.

Mi lasciò solo il tempo di sistemarmi, poi mi saltò letteralmente addosso.

Passammo tra le lenzuola il resto della giornata.

Non era la nostra prima volta, ma era come se lo fosse. Era molto diverso da come lo ricordavo. Anche fisicamente, muscoloso ed energico. Adesso era un uomo, che sapeva quello che voleva e come ottenerlo. Nonostante lo avessi per così tanto tempo idealizzato, non deluse le mie aspettative, anzi, mi piaceva ancora di più.

Per il giorno successivo Marco aveva organizzato una gita in traghetto sull’isola. C’erano diversi punti panoramici che voleva farmi vedere.

“Devo fare prima un salto in ufficio, non ci vorrà molto.”

Alex aveva pronti una pila di documenti da firmare: “Ma chi si vede? Non mi aspettavo una chiamata, ma almeno potevi rispondere ai mille messaggi che ti ho mandato.”

“Guarda che sono io il capo, ho avuto da fare. Come vedi sono qui. Forza, cosa devo firmare?”

Mentre Marco scriveva, Alex si rivolse a me: “Mi spiegherai un giorno come ci riesci? Prima del tuo arrivo veniva in ufficio anche con la febbre.”

Marco gli lanciò un’occhiataccia: “La vuoi smettere, hai altro?”

Si capiva dal tono con cui si parlavano che erano buoni amici, a occhio avevano pressapoco anche la stessa età.

Alex tirò fuori un altro gruppo di fogli da firmare e poi aggiunse: “ti hanno cercato in tantissimi.”

“Scusa ma cosa ti pago a fare? Digli che oggi non sono raggiungibile, li richiamo tutti lunedì.”

Intanto che Marco scriveva Alex continuava a parlare con me: “Non ti dico quando ha saputo che saresti ritornata… potevi anche parlargli e nemmeno ti ascoltava.”

Marco lo interruppe bruscamente. “Dai che andiamo. Per oggi ancora mi servi, ma lunedì ti licenzio.”

“Lo so che scherzi, sono il tuo braccio destro, non potresti mai.”

“Ma sei certo di conoscermi così bene?”

“Poi chi te l’ha portata in salvo? Potevo fuggire con la tua Principessa e non l’ho fatto, ci hai pensato?”

“Sarei venuto a prenderti e saresti finito molto male.”

Alex mi fece un occhiolino di intesa. “E’ proprio un cavaliere di altri tempi.”

Dopo questa frase Marco mi spinse verso l’uscita.

Lo salutò a malapena.

“E’ sempre così tra di voi?”, chiesi.

“Beh, oggi era più pirla del solito. Ma è un bravo ragazzo dopo tutto.”

II

Aveva pianificato ogni dettaglio.

Se voleva stupirmi, ci era riuscito.

“Mi sorprendono queste tue doti organizzative.

Non eri così perfettino una volta. Non sarai mica nervoso?”

Sentivo che era teso, avrei voluto vederlo più rilassato.

“Volevo farti piacere. Non sono perfettino.”

Temevo se la fosse presa. “Ti ricordi, una volta ero io a organizzare certe cose. Ma è un complimento. Veramente, un complimento.”

Il suo sguardo si illuminò improvvisamente: “Perfettino? Adesso vedi il perfettino.”

Mi prese per mano e iniziò a correre, io non riuscivo a stargli dietro.

“Vedi quella montagna russa laggiù?.”

Avevo capito dove voleva arrivare. “Io non ci salgo. Te lo scordi.”

Solo l’idea mi faceva star male.

“Ora non puoi dirmi di no.”

Non so come, mi ci ritrovai su. “Ho paura veramente.”

Lui mi prese la mano e in un attimo ci ritrovammo giù.

Ero sconvolta, non avevo la forza di parlare.

Lui rideva e sembrava essere finalmente a suo agio. “Vuoi fare un’altro giro, non è vero?”

Lo pregai di proseguire la giornata in maniera più blanda, ero esausta. Lui fu molto carino e comprensivo.

Avevamo un week end davanti e la sola cosa che mi importava era stare insieme.

Lunedì mattina mi svegliò presto con la scusa della colazione ma chiaramente aveva altri programmi.

“Ti svegli sempre così carico?” Mi mancava ancora il respiro.

“L’attività fisica fa bene di prima mattina. Prima del tuo arrivo puntavo la sveglia alle cinque per andare a correre. Organizzo, vieni?”.

“No, no. Molto meglio così.”

Lui mi guardava e rideva. “Devo andare in ufficio, oggi per forza. Tu che farai?”

“Penso che dormirò ancora un pò. Poi stampo un pò di curricula e ne lascio un pò in giro.”

“Va bene, ci vediamo stasera.”

Mi diede un bacio e uscì.

Tutto il giorno da sola non fu il massimo, la mattina passò per via dei curricula ma il pomeriggio sembrava non finire mai. Sistemai un pò casa, preparai la cena, non ero abituata ad avere tutto quel tempo per me.

Finalmente tornò a casa: “Che profumino. Hai preparato la cena?”

“Si, spero che ti piaccia.”

“Come è andata chiese lui?”

“Beh, giornata un pò noiosa. Spero di trovare presto qualcosa. A Te?”

“Non ho avuto il tempo nemmeno di pranzare, ho una fame!”

Mangiò avidamente: “hai intenzione di mangiare anche il piatto?”.

“Penso di si, ti dispiace? Tra l’altro pensavo, intanto che non trovi altro, perché non vieni in ufficio con me? Potresti dare una mano a Rebecca e vedere un pò come è il lavoro. Poi vediamo come vanno le cose.”

Non riuscii a trattenermi, sputacchiai tutta l’acqua che stavo bevendo: “Stai scherzando, vero?”, domandai.

“Che ti prende? Perché dovrei? Mi sembra un’ottima idea. Intanto non rimani da sola tutto il giorno, riusciamo a pranzare insieme, poi magari il lavoro ti piace. L’attività è in espansione, trovo il modo di stipendiarti. Magari per ora part time.”

“Non se ne parla”, risposi.

“Perché? Non vuoi nemmeno provare? Purtroppo avrai visto, sull’isola non ci sono molte aziende, ci vorrà del tempo.”

“Ho un pò di risparmi da parte, qualcosa troverò.”

“Non voglio forzarti e sia chiaro non è per i soldi, guadagno benino e non ce ne bisogno ma ti conosco e so che se non trovi subito vai in crisi.

Voglio solo aiutarti. Come credi, magari però pensaci.”

La sera dopo Marco riaprì nuovamente il discorso. “Allora cosa hai deciso?”

“Te l’ho detto: no!”, risposi secca.

“Certo che siete strane voi donne, oggi ne ho parlato con Rebecca e anche lei ha avuto una strana reazione. Vai a capire, si lamenta sempre che non riesce a stare dietro a tutto…”

“Capisci che non può funzionare?”.

“Decido io, collaborerà o farà i conti con me.”

“Magari è quello che vuole!”.

“Cosa stai dicendo? E’ successo qualcosa che dovrei sapere?”

“Si, dovresti saperlo in effetti, mi odia. Vado a letto con il suo “ex fidanzato”, riesci a capire?”

Marco era confuso: “Non sono mai stato il “suo fidanzato”. Chi ti ha detto questa cosa?”

“So tutto, Alex mi ha detto che uscivate insieme e che lei ha ancora una super cotta per te.”

“Alex? Questa volta lo uccido sul serio. Non conosci i fatti e comunque non dovresti raggirare i miei colleghi per scoprire parti del mio passato, non è corretto. Io l’ho fatto con te?”

Stavo per rispondere ma lui mi fermò: “No, forse non hai capito, non voglio sapere niente.”

“Che Rebecca ha una cotta per te è evidente. L’ho capito da sola, non è stato Alex a dirmelo. Me l’ha solo confermato e non dirmi che non lo sapevi.”

Non riuscivo a trattenere il nervoso e la conversazione stava prendendo una brutta piega.

Lui mi guardò dritta negli occhi e mi disse: “Pensala come vuoi su di lei ma io amo te! Volevo solo aiutarti. Non vuoi? Non fa nulla. Ma ti stai comportando come una bambina.”

“E tu come mio padre. Ti ringrazio per l’aiuto, so badare a me stessa!”.

2021-10-20

Aggiornamento

Ciao a tutti, dopo una settimana esatta dalla partenza siamo già al 25% dell'obiettivo. E' un ottimo risultato. Ringrazio tutte le persone che stanno supportando il progetto anche con la semplice condivisione del link. https://bookabook.it/libri/qualcosa-non-ti-aspetti/ Seguite la pagina https://www.facebook.com/antonellasolombrino78/ per nuovi aggiornamenti sulla storia. A presto. Antonella
2021-10-14

Aggiornamento

La prima giornata della campagna è trascorsa e abbiamo già raggiunto 30 copie. C'è ancora tanto da fare ma insieme è tutto più facile. Mi raccomando seguite la pagina dedicata per avere nuovi contenuti: https://www.facebook.com/antonellasolombrino78/?ref=pages_you_manage Grazie di cuore per il supporto e per l'affetto che mi state dimostrando. A presto.

Commenti

  1. Simona Piola

    (proprietario verificato)

    Ho letto questo libro quando era in fase di costruzione. Mi ha appassionato dalla prima parola all’ultima. Quello che mi ha lasciato dentro è che comunque nella vita bisogna osare, reinventarsi e anche scendere a compromessi. L’autrice la conosco di persona e non poteva essere che lei a scrivere questo libro. Lo consiglio è non vedo l’ora di avere il libro per poterlo assaporare nuovamente……brava Antonella

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Antonella Solombrino
Nel tempo libero scrivo sul mio blog Genitori alla lavagna, nato per dare spazio ai miei pensieri e per condividere esperienze di vita in famiglia. Nel 2018 ho realizzato un libro illustrato per bambini “Volevo un fratellino.”
Mi diverte scrivere e ho deciso di seguire la mia passione e sperimentare diversi generi.
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