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Quella scatola di latta

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Le eredità, quando coinvolgono più persone, spesso si complicano.

Nel caso in questione, tre cugine destinatarie del lascito inatteso di una lontana parente, anziane e poco in sintonia tra di loro, sono preda di sospetti e vecchi rancori. Prevenute le tre donne! Ci si può quindi immaginare la loro reazione quando, durante la riunione a casa della defunta per definire i beni accessori, si rivela la scomparsa di una vecchia scatola di latta, contenente preziosi, di cui tutte erano a conoscenza. Custodita sotto un letto, in una camera destinata agli ospiti, vi giaceva da molti anni la scatola, il cui contenuto si rivelerà assai più importante del previsto. I carabinieri della locale stazione  raccolgono la denuncia e indagano, più per obblighi di legge che per effettiva convinzione. Quando però si rinviene il cadavere di una delle cugine, morta assassinata, le cose, ovviamente prendono un’altra piega. Il maresciallo Cangemi e il suo brigadiere, avranno il loro daffare nel dipanare una matassa che si rivelerà intricata, complicata da un’ulteriore delitto. A rendere più difficili le cose, s’inseriscono nelle indagini alcuni personaggi che, se pure marginali ai fatti, contribuiranno ad imbrogliare l’inchiesta, innervosendo non poco gli inquirenti. La vicenda si svolge in una tranquilla cittadina alle porte di Milano e prende spunto da una situazione reale in cui l’autore ha avuto parte attiva, sia pure come comparsa.

Perché hai scritto questo libro?

A tutti capita di vivere situazioni che rimangono particolarmente impresse nella memoria.Con l’avanzare dell’età, i ricordi inevitabilmente si accumulano. A me piace prendere carta e matita e ricreare, romanzandole, le vicende più intriganti di cui sono stato, a volte mio malgrado, protagonista.
Nasce così “Quella scatola di latta”, ultimo episodio, in ordine di tempo, che mi ha visto inconsapevole comparsa.

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Commenti

  1. Renato Rossi

    Ho sempre pensato che un romanzo debba essere un piccolo e fugace compagno di qualche ora
    che si riponga, dopo averlo letto, con un sorriso sullo scaffale della propria libreria. E’ possibile che in questo caso, io ci sia riuscito.

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Renato Rossi
Sono nato a Cagliari, nel secondo dopoguerra. Di quella città, che purtroppo non ho vissuto, mi sono rimasti i profumi, che ritrovo puntualmente quando vi ritorno, i racconti di mia madre, torinese fino al midollo, che pure l'ha amata sino alla fine dei suoi giorni, e la dicitura sul luogo di nascita della carta d'identità.
Di me, della mia gioventù, dei miei sogni e oggi.....della mia vecchiaia, si è occupata Milano, con tutta la sua frenetica follia. Non mi ha fatto mancare nulla, meno che mai, ovviamente, il lavoro. Mi ha spedito in giro per il mondo, sempre con l'obbligo del rientro all'ovile, cosa che mi ha permesso di conoscere vite, volti e storie che si sono accumulati nel mio taccuino, e che oggi, in un periodo della mia vita assai più rilassato, si concedono il vezzo di obbligarmi a prendere carta e matita per descriverli. Nascono così i miei romanzi: appunti e memoria.