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Quell'unico passo

Quell'unico passo
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Consegna prevista Agosto 2021
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La relazione di lunga data tra Marco e Anna è turbata da alcuni eventi che alimentano dubbi e incertezze sulla sincerità del loro rapporto; finché una caduta di Marco, durante un’uscita di arrampicata, proietta la coppia in una serie di avvenimenti surreali e grotteschi, che li portano a perdersi fra le pieghe della realtà. Nel loro cercare di ritrovarsi saranno aiutati due bizzarri personaggi, che li guideranno, tra flashback e colpi di scena, nell’affrontare gli opportunismi del presente e i fantasmi di un passato tutt’altro che limpido.

Perché ho scritto questo libro?

L’ho scritto per sopravvivere, direi. Vi è mai capitato di passare una notte terribile? E non parlo di una notte semplicemente insonne. Una notte in cui avete lottato con le vostre paure, in cui le insicurezze delle domande senza risposta si aggrovigliano contorcendosi senza lasciarvi respirare?
Ecco, ho voluto raccontare (con l’audacia di chi la storia non l’ha scelta, ma l’ha fatta entrare nella sua vita) di come, a volte, basta un unico misero passo per arrivare a una nuova mattina.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1 – Prologo

La locanda “Colle del Gatto” sorge ai margini di un valico che sarebbe già stato dimenticato se non avessero malamente infisso nel terreno un cartello turistico, ormai storto e sbiadito, recante la scritta: “Via Claudia Augusta”. Di quel tratto dell’antica strada romana che attraversava le Alpi partendo dalla valle padana, per arrivare su a nord fino al Danubio, non rimane che una carrabile forestale abbandonata a se stessa, una mulattiera che vince la pendenza serpeggiando noiosamente fra boschi di castagno, e si snoda poi sulle luminose radure sommitali, che aprono la visuale sugli imponenti massicci dolomitici eretti a sovrastare l’orizzonte a nord del valico.

Ma la luce del giorno non rende giustizia alla fatiscente e solitaria costruzione in pietra che scorre invisibile su un lato della strada, rassomigliandola tuttalpiù a un ultimo dimenticato rimasuglio degli ostelli che offrivano ai viandanti uno scampo al distendersi di quelle ombre che invece conferiscono all’edificio tutt’altro valore. Spesso infatti accade che la prospettiva cambi appena si oltrepassa un confine inesplorato, sia esso una barriera materiale o un muro interiore, così il sospetto che la locanda possa essere frequentata tutt’oggi da antichi guardiani sorge soffermandosi, oltre il dovuto, ad aspettare il canto della civetta. Indugiando alla luce del tramonto, in breve tempo si viene avvolti dall’oscurità, la strada è buia, e il piccolo lume posto all’ingresso dell’osteria diventa un barlume di salvezza, impossibile da ignorare.

Tuttavia, in quella sera di fine maggio, non sarebbe stata l’atmosfera atavica che avvolge quei luoghi a infrangere le consuetudini della normalità, ma fu la leggera brezza primaverile che irruppe nel salone a spazzare ogni dubbio sulla vera natura di alcuni ospiti.

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L’oste, il buon Piero, si faticava a scorgerlo relegato com’era a confondersi con il resto della mobilia dietro al bancone. Non spiaccicava una parola dal dopoguerra, si limitava, appunto, a cigolare, lasciando che fossero i clienti a parlare per lui, alimentati dall’unica bevanda che veniva servita, vino Cabernet prodotto rigorosamente nelle vicine cantine. Il baccano delle conversazioni era come sempre eccessivo, ma quella volta bastò un leggero soffio di vento per zittire tutti. La porta si spalancò, e l’aria frizzante della sera proruppe nel salone trasportando silenziosamente il profilo di donna che si delineò fra gli stipiti dell’ingresso.

La marmaglia sospese di colpo tutte le attività, a ragione, oserei dire, essendo almeno un decennio che dalla soglia della locanda non transitava un esponente del gentil sesso. Intendiamoci, qui non si trattava del genere “moglie di boscaiolo” che veniva a recuperare il marito, talmente sbronzo da non trovare il blocchetto di accensione dell’auto per tornare a valle in autonomia. Questa era una vera signora, sulla cinquantina, raffinata, che entrava per consumare al bancone.

Uno sguardo distratto avrebbe scorto fra i tavoli solo figure di taglialegna e vecchi montanari, per i quali l’osteria non sarebbe niente più che una sosta obbligata per l’irrinunciabile rabboccata prima del ritorno a valle, ma l’arrivo della visione angelica dai capelli lunghi e canuti puntò il faro sull’unico uomo che non si voltò. Era un tipo dalla carnagione olivastra, non eccessivamente alto e sul centinaio di chili, piuttosto rotondo direi, che fino a quel momento si era perfettamente mimetizzato in mezzo agli altri ospiti. Stava infatti intrattenendo il suo tavolo con un brindisi, ritto in piedi e con il bicchiere alto.

«E allora beviamo alla salute alle vostre mogli, donne d’altri tempi, talmente procaci da far…»

Quando sente calare il silenzio intuisce che è arrivata la guastafeste, non si volta neppure, e con aria sconsolata si risiede al tavolo. Lei fruga fra i presenti con i suoi occhi da gatta, avvista la preda e si dirige con passo deciso verso il conoscente.

Portava con sé una borsetta da signora. Nessuno dei burberi la notò, ma era evidentemente spaiata dal resto dell’abbigliamento, essendo ornata da ricami orientali che del tutto non si addicevano all’elegante tailleur beige che indossava.

«È da un po’ che non ci si vede… A cosa devo l’onore?»

Esordì il tipo seduto, rivolgendosi alla nuova arrivata, ma continuando a guardare il bicchiere.

«Dimmelo tu.»

Rispose gelida l’avvenente signora e, appoggiando la borsetta sul tavolo, lo incalzò.

«Magari questa ti ricorda qualcosa.»

L’uomo notò l’accessorio sfiorandolo con lo sguardo e riprese a bere sogghignando.

«Adoro il tuo il tuo modo di rigirare il coltello nella piaga…»

«L’ultima volta hai fatto un gran casino.»

«Tranquilla… Stavolta è diverso.»

«Si, infatti. Stavolta ci sono io.»

L’uomo si voltò a guardarla per la prima volta da quando era entrata. Nel frattempo il resto della sala aveva ripreso gradualmente a mormorare, ma a volume più basso del solito, per una sorta di rispetto verso l’ospite femmina.

«Mi spieghi perché hanno mandato proprio te? Cosa succede? Non vorrai dirmi che Anna si sta mettendo di nuovo nei guai?»

«Non lei… È suo marito il problema.»

«Mi stai prendendo per il culo?»

La donna spalancò le palpebre per fulminarlo con lo sguardo. Il tipo rotondo abbassò la testa come un cane abbassa le orecchie.

«Dicevo solo che mi sembra strano… Tutto qui. È un tipo così tranquillo. Magari ha bisogno solo un piccolo aiutino…»

Affogò il ghigno nel bicchiere e riprese.

«Ma tu, piuttosto, quanto sei cambiata dal nostro primo incontro? Ricordo ancora quanto eri spaesata e tremante, e adesso guardati… Sicura e pronta all’azione, anche se, lascia che te lo dica, non ti ci vedo proprio nel mio ruolo.»

«Infatti io mi limiterò a osservare. Lo sai come la penso a riguardo. Ti accompagno, se non è troppo disturbo.»

Il tipo rotondo la squadrò dubbioso.

«Uhm… converrai con me sul fatto che già essere presente è una forma di intervento.»

«Lo è. Ma c’è modo e modo.»

Rispose la donna con il fare di chi la sa lunga.

«Allora è fatta!» Esclamò sbattendo il boccale sul tavolo. «Oste! Una camera doppia per me e la signora. Ci fermeremo qualche giorno.»

Affermò con tono deciso e soddisfatto il finto boscaiolo.

«Due… camere.»

Si affrettò a correggerlo lei.

Il proprietario osservò i due bizzarri ospiti per qualche istante, poi mugugnò qualcosa tornado ad asciugare i bicchieri.

«Non si affittano camere da duecento anni qui.»

Spiegò un tipo piuttosto anziano seduto lì a fianco.

«Dovete andare giù al castello, lo hanno ristrutturato recentemente.»

Poco più a valle c’era infatti un castello dell’epoca medievale, adibito ad hotel.

«Castello? Per diamine! Chi dorme in un castello oggigiorno?»

«Bah, non saprei, qualche turista o qualche coppia in cerca di strane avventure.»

«Ah, per le strane avventure mi starebbe anche bene… ma io e la signora non siamo turisti. Siamo in viaggio di lavoro.»

2021-01-13

La voce del Piave

Ringrazio l'autore e la redazione per questo bell'articolo apparso sulla "Voce del Piave"!
2020-12-31

Corriere delle Alpi

La notizia della campagna di Quell'unico passo è arrivata alla redazione del Corriere delle Alpi! L'articolo integrale si può trovare al seguente link: https://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2020/12/31/news/pubblicazione-in-prova-per-il-libro-di-bello-sulla-valle-di-schievenin-1.39720086
2020-12-18

Il Tornado – Periodico di attualità dei comuni di Alano, Quero e Segusino

I luoghi del romanzo hanno fatto notizia! Con il patrocinio del Centro culturale Quero Vas è uscito un articolo sul periodico dei comuni che interessano la valle di Schievenin.
2020-12-07

Aggiornamento

Ecco un altro commento inviatomi su Facebook
2020-12-07

Aggiornamento

Posto un'impressione sul libro arrivata via WhatsApp
2020-11-16

Aggiornamento

Ecco un brevissimo video dove l'autore presenta il suo libro: https://youtu.be/fxFamveynjo
2020-11-23

Evento

Ieri sera c'è stato l'evento di lancio della campagna, una diretta doppia su YouTube che si può vedere al seguente link: https://youtu.be/fqoxNo5BoPA Grazie, grazie, grazie a tutti i partecipanti!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    “Quell’unico passo” è uno di quei libri che non annoia mai. Sin dalle prime pagine, invoglia il lettore a scoprire come si evolverà la storia. Non è mai noioso e tantomeno banale, ricco di colpi di scena e con una trama avvincente! Merita assolutamente di essere letto!

  2. (proprietario verificato)

    Sono stata una delle prime lettrici di “Quell’unico passo”… che fortuna!
    Un libro avvincente e non solo perché più lo leggi e più non vedi l’ora di sapere come va a finire. Pagina dopo pagina, le sensazioni del protagonista ti avvolgono e le sue emozioni diventano le tue.
    La bravura dell’autore è proprio quella di far diventare questo romanzo un incredibile viaggio dentro noi stessi, alla ricerca di risposte importanti che solo il nostro vissuto potrà darci.
    Un libro ispiratore, uno stimolo a fermarsi un attimo e a riflettere. Perché, Marco insegna, non è mai troppo tardi per farsi coraggio e prendere le giuste decisioni!
    Assolutamente consigliato!

  3. cristina.pantarotto

    Per Marco non si tratta tanto di dare un senso alla vita, quanto piuttosto di scoprirne il significato autentico, attraverso una ricerca faticosa, con un “sé ” che stenta a riemergere dalla propria sofferenza, che ingaggia un conflitto con la sua stessa storia, che inevitabilmente diventa sfida. Rompere gli schemi, mettersi a nudo, tornare indietro per andare avanti, sino a trovare quell’ “essenziale”, quella semplicità del vivere, in cui tutto ritroverà equilibrio e l’esistenza troverà pienezza.
    L’autore dipinge la sua tela, pennellata dopo pennellata, con stile impressionista, ove le emozioni prendono forma e parlano con voce propria ed i conflitti interiori si estroflettono in una realtà fisica che si fa respiro dell’anima.
    Un romanzo graffiante, di grande impatto, che merita d’essere letto.

  4. (proprietario verificato)

    Era da molti anni che non mi concedevo un romanzo. Daniele miscela sapientemente gli ingredienti giusti in maniera originale con un pizzico di Neil Gaiman e un retrogusto alla Stephen King. Consigliato.

  5. (proprietario verificato)

    Un libro introspettivo e profondo che viaggia attraverso un percorso di crescita personale in cui si fanno i conti con dilemmi che spaziano dalla vita di coppia dopo i quaranta fino a questioni morali e spirituali. La trama per niente scontata, il ritmo serrato, e un narratore che non si risparmia ci fanno da guida attraverso questa allegorica scalata dove anche il lettore potrà fare i conti con il proprio io, basta lasciare che l’autore ci mostri i giusti appigli.

  6. Avvincente, emozionante, profondo. Una ricerca dentro se stessi, illuminando paure, fragilità e “meccanismi” che riguardano ognuno di noi. Ma soprattutto una dichiarazione d’amore dalla prima all’ultima riga nei confronti della vita, del Creatore e delle persone che ha messo sulla nostra strada.

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Daniele Bello
Mi chiamo Daniele Bello, ho quarant'anni e mi guadagno da vivere progettando coraggiosamente dispositivi elettronici. Sono un marito, un padre e un alpinista domenicale. Sognatore e avventuriero, un filosofo sul campo che non ha mai smesso di interrogarsi onestamente sull'esistenza, arrivando alla consapevolezza che, probabilmente, esiste una risposta migliore di “42”.
Ma capita che la vita metta in ginocchio anche gli spiriti più audaci, e capita che qualcuno di questi trovi un porto sicuro nello scrivere. Quale modo migliore per cercare di intravedere una via di fuga dall'abisso? Questa mia discesa verso l’irraggiungibile fondo ha portato a galla la consapevolezza che anche io avevo qualcosa da dire. Le mie fatiche, ossessioni, paure, sconfitte e vittorie non possono andare perdute e magari potranno regalare qualche ora di sollievo ai miei “venti lettori”.
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