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Un eccesso di concentrazione di informazione causa un collasso spazio-temporale e il verificarsi di strani avvenimenti, tra cui la materializzazione di curiose entità che colano fuori dai televisori. Quando il tempo e lo spazio vanno a farsi benedire, ne risentono le storie e la memoria delle persone. Su questo sfondo si muovono tre individui: Yodin Pianura, Vincent Fatou e Mondina. Trafficanti di memorie, uniscono le loro forze per compiere il colpo della vita: rintracciare e “ripulire” un’antica stazione televisiva, vero e proprio forziere di ricordi di una società che non esiste più. Alle loro calcagna si mette, però, l’agenzia Albedo, volta a mantenere nell’ombra quel passato ritenuto troppo scomodo.

QUONK!

Cosa stavo dicendo? Sì, certo, la situazione in questo momento. Ci sta arrivando molto materiale, audio, video, testi e messaggi, un gigabyte al minuto, la sensazione che abbiamo è la seguente: c’è qualcosa che non funziona nel tempo, come se fosse venuta a mancare una colla che lo teneva insieme. Poi, se il tempo si sfrangia è ovvio che si porta appresso delle ricadute sulla memoria, che vive di prima in attesa di un dopo che li connetta. Allo stesso modo, il futuro, che è inevitabilmente associato a un presente che lo progetta, ne viene risucchiato. Mettiamola così: lo spazio dedicato al presente e che sta lì, pronto, nel futuro, indietreggia, scivola giù perché non più supportato dai fatti che dovrebbero accadere, e si trasforma in una slavina di voci, immagini, testi, rumori e parole che galleggiano. Il collasso temporale è come lo scarico di un lavandino; se a sinistra, poniamo, c’è il passato, e a destra il futuro, entrambi vengono risucchiati nel presente. Glup!

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Riceviamo in questi giorni un flusso consistente di e-mail dalle quali si denota molto smarrimento e la tendenza a sollevare grandi e filosofici interrogativi. Per esempio: perché esiste il qualcosa e non il nulla? E questo ci sta, è una comprensibile reazione alla perdita della collocazione precisa dei fatti e delle cose e che fa esclamare: Era tutto un trucco! Tutto. Dovendo ora raccontare quello che sta accadendo, possiamo dire che abbiamo storie le quali, evidentemente, in condizioni normali avrebbero ognuna una posizione precisa nello spazio, ma che, adesso, non si riesce a capire dove stanno. Le storie costituiscono l’intelaiatura di qualunque cosa si faccia o capiti. D’altronde, dobbiamo affermare che il meccanismo per la produzione continua di storie, da sempre, anche in altre configurazioni, non si è mai proposto tutto-bello-pulito-lineare-che-ti-è-subito-chiaro-dall’inizio, per il semplice motivo che trattasi di un evento da sempre dotato di una sua certa complessità. Ci sono molti casi di eventi consimili. La vita, per esempio. La vedi tutta-bella-pulita-lineare-che-ti-è-subito-chiara-dall’inizio? Ok, ne sei convinto? Eccellente. Per una mezz’ora puoi anche esserlo. Ciò non toglie che adesso c’è molto disordine, il che giustifica lo smarrimento.

 

Si parlava dell’interrogativo sul nulla e sul qualcosa che emerge, probabilmente, da un sentimento che fa dire: «Se questo ordine che c’era in tutte le storie e le cose può sgretolarsi, allora si trattava di una nostra illusione, e in realtà è il nulla che domina e che si propone, di facciata, come un qualcosa». Il nulla, quindi, avrebbe una sua astuzia. Esso evoca la fine, anche se è vero che la morte non è la cosa peggiore che ti possa capitare nella vita. Per venire incontro a chi si pone l’in-terrogativo del nulla e del qualcosa, si potrebbe iniziare suggerendo la seguente domanda allargata: in questo momento, da qualche parte, c’è qualcuno che si sta chiedendo perché esista il nulla e non il qualcosa? Si noterà che questa è, in realtà, una doppia domanda. C’è un interrogativo sottinteso che chiede se esiste allora qualcuno che sta nel nulla. Che ci stia adesso o che ci stia in un altro momento è tendenzialmente un dato secondario, a meno che il nulla sia una situazione nella quale si entri per una porzione infinitesima di secondo e poi se ne stia al di fuori per un sacco di tempo. In questo caso, però, sarebbe meglio parlare di quasi-nulla. Invece, è giusto non accettare mezze misure. Oppure, ecco, può essere che vi sia una specie di rotazione: tutti quelli che sono, di questi tempi, nel qualcosa, poi si spostano in massa di là, con tutto, montagne, forni a microonde, antidepressivi, dichiarazioni dei redditi; mentre il nulla viene di qua. Come se ci fosse una rotazione, appunto. Veloce. Molto veloce. Su questo vicenda della rotazione ci sono anche sentimenti più semplici: a partire dal fatto che nello spazio immenso e profondo tutto ruota intorno a qualcos’altro, esistono conversazioni online sugli asciugatori rotanti per l’insalata utilizzati per spiegare cosa sia l’Universo, perché nella parte è racchiusa l’immagine del tutto. È un pensiero che fa emergere una umanità vissuta come contorno.

 

A noi pare che si potrebbe aggiungere anche una riflessione sulle domande. Che sono uno strumento di conoscenza importantissimo, non si discute. Alcune, però, sono fastidiose – anzi, mi viene meglio dire che fanno perdere tempo –, fastidiose se pensiamo ad altre domande che potrebbero essere poste. Ora, io non voglio dire che questa sul nulla e sul qualcosa potrebbe essere sostituita, per esempio, da un interrogativo del tipo: «Che ore sono?». C’è un’evidente differenza di spessore culturale, mi pare chiaro. Però, è anche vero che chiedendo «Che ore sono» porti a casa qualcosa – e viviamo in tempi nei quali non è il caso di sprecare energie –, mentre con altre questioni puoi andare avanti per secoli cavandone, comunque, poca roba; tutto molto affascinante, ma alla fine ti ritrovi con un pugno di mosche. Tornando alla situazione generale. C’è chi chiede: «Ma ci sarà un modo per venirne fuori?». Io posso rispondere solo: «Fuori da dove?». Pensiamoci bene: se tutto ha un suo ordine, allora abbiamo il fuori, il dentro, il di là e il di qua. Se tutto precipita in un gel viscoso, queste distinzioni spaziali non si possono applicare. È come farsi un giro in una lavatrice in centrifuga e, dal cestello, chiedersi dove siano il sopra e il sotto. Dette queste cose iniziali, al momento riusciamo a vedere solo un pullman, però. A due piani. Ci sono una guidatrice e altre persone a bordo; ci siamo fatti l’idea che si tratti di una comitiva di ritorno da una gita. Poi c’è un quotidiano, Voci della Costa, che racconta una storia centrale, ma che crediamo sia circondata da altre cento. Si presenta subito la considerazione seguente: è forse il tempo una macchina virtuale che, come un insieme di miliardi di molle, tiene separate le storie e le tira verso il passato e verso il futuro? Quindi il collasso spazio-temporale non è altro che un ritorno allo stato marmelloso, caotico e fondamentale di tutto quanto? Una risposta affermativa, se valutiamo la documentazione in arrivo, ci pare probabile. Ma trattasi di un’affermazione priva di una teoria, più dettata da una corta visione ansiosa. C’è molto di più, a essere sinceri. Quindi, abbiamo un pullman, l’autista e un gruppo di persone; sembra siano di ritorno, come si diceva, da una gita. Questo sì. Questo c’è. E questa è la situazione al momento.

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Commenti

  1. (proprietario verificato)

    E’ un libro unico, originale.Con originale intendo che non si è mai visto o letto prima qualcosa di simile; ma anche che è molto strano.
    Incominciamo a leggerlo subito, perché questo libro ci accompagnerà nel tempo.
    Si, il tempo…. E’ il protagonista principale: il tempo fisico, che non ha inizio né fine, che il tempo/vita, che una fine ce l’ha ( almeno io credo, ma sarebbe bello di no).
    Una certa dolcezza attraversa queste pagine e si contrappone con ottimi risultati all’incalzare degli eventi narrati.

  2. (proprietario verificato)

    Un libro scritto da Federico Pedrocchi deve essere interessante. In effetti è davvero interessante, originale, coinvolgente. Da leggere per chi ha tempo. E chi non ne ha, come me, lo trovi!

  3. Questo è un libro assolutamente da leggere!
    E’ l’esperienza più simile ad una corsa sulle montagne russe che abbia mai fatto standomene accoccolata in poltrona con un libro fra le mani. Che poi è ciò che per lo più si desidera, volare fuori dalla finestra e possibilmente dal mondo, quando si prende in mano un libro di lettura.
    Alcune pagine sono oniriche, perfino vagamente strampalate, ma non può che essere così in una storia in cui il tempo, nientemeno, si sfrangia. Poi all’improvviso ne arrivano altre che toccano corde molto profonde, e la scrittura diventa quasi lirica, accompagnando con un piglio saggio, a volte dolce a volte spietato, assolutamente mai banale, a dare uno sguardo sulle cose importanti della vita.
    Il tempo che si sfrangia, scombinando le nostre percezioni e l’eterno presente di certe emozioni, rappresenta la cornice della storia, al cui interno i temi veri sono la battaglia quotidiana per esserci, il rialzarsi e spolverarsi quando capita di cadere, l’amore, la dolcezza e le asperità del sesso, l’infanzia con le sue tenerezze e le cicatrici, la maturità, la vita appunto.
    In una trama ribollente di colpi di scena!

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Federico Pedrocchi
dirige le attività editoriali di Triwù, web tv dedicata all’innovazione. Ha condotto e conduce trasmissioni di scienza su Radio 24. Ha fatto parte della struttura di coordinamento di progetti europei dedicati alla comunicazione delle nanotecnologie sia presso il largo pubblico che presso settori mirati di decisori e stackholders. Ha curato la disseminazione del progetto europeo Vostars. Ha lavorato come coordinatore delle tematiche media all’interno di un progetto europeo dedicato alla gestione sociale del rischio negli eventi naturali. Ha svolto attività di consulenza per la Commissione Europea in merito alle prassi formative per migliorare il rapporto fra media e ricerca scientifica. Insegna New media presso diverse università. Conduce un programma dedicato all’Intelligenza Artificiale su Amazon Audible.
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