Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Quonk
8%
184 copie
all´obiettivo
91
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Luglio 2021
Bozze disponibili

In un’area metropolitana il cui nome non è citato, mentre quartieri, strade, piazze e uscite di tangenziali hanno un nome, si è verificato un fatto singolare: una eccessiva concentrazione di informazione per metro quadro.
Questo fatto genera una perdita di memoria collettiva che che crea un po’ di problemi. Però nasce anche una attività illegale: il recupero di reperti di senso, ovvero “cose” del passato. Sono illegali perché si ritiene cha sarebbe meglio lasciar perdere e andare verso un futuro nuovo. I “recuperatori” hanno poi un giro di collezionisti che pagano per impossessarsi dei reperti.
Nel racconto si narra l’impresa di un particolare gruppo di recuperatori; sono in tre: Yodin Pianura, Mondina e Vincent Fatou. Loro stanno per mettere le mani su quello che da sempre è considerato il massimo recupero possibile: una stazione televisiva. La raggiungeranno? Sì, però…

Perché ho scritto questo libro?

Non sono sicuro di saperlo. Tutte le storie di scienza che incontro nel mio lavoro mi hanno sempre suggerito situazioni che dal rigore e dalla sperimentazione possono evolvere verso l’irreale, anche se non è poi detto che nel tempo quanto nasce impossibile diventi reale. Io non avrei saputo scrivere una storia di generazioni, di coppie, di figli infelici, di tempo che passa, di famiglie nella cui storia si riflettono le vicende di un paese. Ho scritto QUONK! perché mi ha molto divertito farlo. Ci ho messo un po’ di anni, dieci direi, ho scritto molto in treno; e poi ci sono tre frasi che scrissi quando ero al liceo. Però nel racconto c’è una idea di fondo: se il Tempo, che ovviamente serve a tenere in piedi le storie, che sono fatte di prima e poi –Vissero felici e contenti deve venire dopo C’era una volta – se il tempo si sfrangia allora tutte le storie finiscono una dentro l’altra, e si scopre che c’è una sola immensa storia che le contiene tutte. Da tempo penso che questa sia la vita.
A bookabook il libro è piaciuto. Cosa si può fare in questi casi? Opporsi? Non avrebbe senso. Più avanti mi direte cosa ne pensate. Se siete più di cinque, tuttavia, non possiamo vederci a casa mia.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Cosa stavo dicendo? Sì, certo, la situazione in questo momento. Ci sta arrivando molto materiale, audio, video, testi, messaggi, un gigabyte al minuto, la sensazione che abbiamo è la seguente: c’è qualcosa che non funziona nel tempo, come se fosse venuta a mancare una colla che lo teneva insieme. Poi, se il tempo si sfrangia è ovvio che si porta appresso delle ricadute sulla memoria, che vive di prima in attesa di un dopo che li connetta. Allo stesso tempo il futuro, che è inevitabilmente associato a un presente che lo progetta, viene ad essere risucchiato. Questo per dire, e mettiamola così: lo spazio, dedicato al presente, lo spazio che sta lì, pronto, nel futuro, questo spazio indietreggia, scivola giù perché non più supportato da fatti che dovrebbero accadere, e si trasforma in una slavina di voci, immagini, testi, rumori, parole che galleggiano. Il collasso temporale è come lo scarico di un lavandino, collocato nel presente; se a sinistra, poniamo, c’è il passato e a destra il futuro, entrambi sono risucchiati nel presente. Glup.

Riceviamo, in questi giorni, un flusso consistente di mail dalle quali vien fuori molto smarrimento, con la tendenza a sollevare grandi e storici interrogativi. Per esempio: perché esiste Qualcosa e non il Nulla?; e questo ci sta, è una comprensibile reazione alla perdita di una collocazione precisa dei fatti e delle cose, che fa pensare: era tutto un trucco. Tutto. Dovendo ora raccontare quello che sta accadendo, possiamo dire che abbiamo storie le quali, evidentemente, in condizioni normali avrebbero ognuna una posizione precisa nello spazio; ma nei fatti, adesso, non si riesce a capire dove stanno. Le storie, si vuol dire. Che costituiscono l’intelaiatura di qualunque cosa si faccia o capiti. D’altronde dobbiamo dire che il meccanismo per la produzione continua di storie, da sempre, anche in altre Configurazioni, non si è mai proposto (se si vuole andar sotto le apparenze) tutto-bello-pulito-lineare-che-ti-è-subito-chiaro-dall’inizio, per il semplice motivo che trattasi di un evento da sempre dotato di una sua certa complessità. Ci sono molti casi di eventi consimili. La vita, per esempio. Che se te la vedi come tutta-bella-pulita-lineare-che-ti-è-subito-chiara-dall’inizio, fai pure, vuoi provare a crederci? Eccellente. Per una mezz’ora puoi anche farlo.

Continua a leggere

Continua a leggere


Ciò non toglie che adesso c’è molto disordine, il che giustifica lo smarrimento. Si diceva dell’interrogativo sul Nulla e sul Qualcosa, che emerge, probabilmente, da un sentimento, come si diceva prima, che fa dire “se questo ordine, che c’era in tutte le storie e le cose, può sgretolarsi, allora si trattava di una nostra illusione, e in realtà è il Nulla che domina, che si propone, di facciata, come Qualcosa”. Il Nulla avrebbe una sua astuzia. E il Nulla evoca anche la fine, anche se è vero, come diciamo noi qui, che la morte non è la cosa peggiore che ti può capitare nella vita. Per venire incontro a chi si pone l’interrogativo Nulla/Qualcosa, si potrebbe iniziare suggerendo la seguente domanda allargata: in questo momento, da qualche parte, c’è qualcuno che si sta chiedendo perché esista il Nulla e non c’è Qualcosa? Si noterà che questa è una doppia domanda. C’è un primo interrogativo e cioè se esiste qualcuno che sta nel Nulla. Che ci stia adesso o che ci stia in un altro momento è tendenzialmente un dato secondario, a meno che il Nulla sia una situazione nella quale si entra per una porzione infinitesima di secondo e poi si esce per un sacco di tempo. Ma in questo caso sarebbe meglio parlare di Quasi Nulla. Invece è giusto non accettare mezze misure. Oppure, ecco, può essere che vi sia una specie di rotazione: tutti quelli che sono, di questi tempi, nel Qualcosa, poi si spostano in massa di là, con tutte le cose, montagne, forni a microonde, antidepressivi, dichiarazioni dei redditi, e il Nulla viene di qua. Come se ci fosse una rotazione, appunto. Veloce. Molto veloce.

Su questa vicenda della rotazione ci sono anche sentimenti più semplici: a partire dal fatto che nello spazio immenso e profondo tutto ruota intorno a qualcos’altro, ci sono conversazioni online sugli asciugatori rotanti per l’insalata come suggerimento per una interpretazione di cosa sia l’Universo, perché, si dice, nel locale c’è sempre l’immagine del tutto. È un pensiero che fa emergere una umanità vissuta come contorno.

A noi pare che si possa aggiungere anche una riflessione sulle domande. Che sono uno strumento di conoscenza importantissimo, non si discute. Alcune però sono fastidiose – mi viene meglio dire che fanno perdere tempo – fastidiose se pensiamo ad altre domande che ci si potrebbe fare. Ora, io non voglio dire che questa domanda sul Nulla e sul Qualcosa potrebbe essere sostituita, per esempio, da un interrogativo del tipo “Che ore sono?”. C’è un’evidente differenza di spessore culturale, mi pare chiaro. Però è anche vero che con “Che ore sono” porti a casa qualcosa – e viviamo in tempi nei quali non è il caso di sprecare energie -, mentre con altre questioni puoi andare avanti per secoli e non se ne cava che poca roba. Molto fascino, ma alla fine ti ritrovi con un pugno di mosche.

Tornando alla situazione generale: c’è chi chiede “Ma ci sarà un modo per venirne fuori?”. Io cosa posso dirti: fuori da dove?, pensiamoci bene, a mettere fuori il naso. Se tutto ha un suo ordine allora abbiamo il fuori, il dentro, il di là, il di qua. Se tutto precipita in un gel viscoso, queste distinzioni spaziali non si possono applicare. Come farsi un giro in una lavatrice e dal cestello chiedersi dov’è il sopra e il sotto.

Dette queste cose iniziali, al momento riusciamo a vedere un pullman, però. A due piani. C’è una guidatrice del pullman, e altre persone, a bordo; qui noi ci siamo fatti l’idea che si tratti di una comitiva di ritorno da una gita. Poi c’è un quotidiano, Voci della Costa, che racconta una storia centrale, ma che crediamo sia circondata da altre cento. Si presenta subito la considerazione seguente: è forse il tempo una macchina virtuale che, come un insieme di miliardi di molle, tiene separate le storie, le tira verso il passato e verso il futuro, e quindi il collasso non è altro che un ritorno allo stato marmelloso e fondamentale di tutto quanto? Una risposta affermativa, se valutiamo la documentazione in arrivo, ci pare probabile. Ma trattasi di una affermazione priva di una teoria, più dettata da una ansiosa corta visione. C’è molto di più.

Dette queste cose, abbiamo un pullman, una guidatrice del pullman, e un gruppo di persone; sembra siano di ritorno, come si diceva, da una gita. Questo sì. Questo c’è. Questa è la situazione, al momento.

[1.00: Stanno percorrendo Perciliana Boulevard, verso l’incrocio con viale Coni Zugna, dovrebbero girare a destra all’altezza dei magazzini Baume-Lamère, per dirigere verso il centro; stanno viaggiando a 50 chilometri orari, il pullman è un Pupona7000, tre assi, due piani, 500 di cilindrata, alla guida c’è  Maria Subatavìcius; a bordo, di ritorno da una gita alle cascate Womayashi-Kolmògorov, ci sono 27 dipendenti della Paralùman Co.;  dovrebbero essere le 23, sul mare c’è una grande Luna; ottanta posti, 380 cavalli , 17 tonnellate, la radio trasmette Mi allontanai a salti per cercarmi un nascondiglio, degli Urania Maal, 4° in classifica; da casa sua, due ore prima, il figlio di Maria Subatavìcius ha chiesto “Ehi, mamma, sembra manchi poco tempo, quando tornerai a casa?”, e Maria ha risposto: “Aldo, cosa vuoi che ti dica, quando vado in giro con il pullman, posso tornare presto, posso tornare tardi”. Ma in generale in tutta la zona sta crescendo la sensazione che il prima e il dopo, meglio: tutti i prima e tutti i dopo, stiano scivolando uno sopra l’altro scambiandosi le posizioni, e poi recuperandole, e poi ancora su e poi ancora giù… come sottoposti a un vento semantico che soffia da nord est.  Maria sta colpendo con brevi tocchi del dito indice il monitor del navigatore, perché, lei pensa, “mi sembra che sia indeciso”; mentre Chici Upir, alla radio, Chici Upir, la voce solista degli Urania Maal, sta cantando non mi hai fatto maaaleee, faccia di maiaaaleee, non mi hai fatto nieeenteee, faccia di serpeeenteee]   

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “QUONK!”

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Federico Pedrocchi
Federico Pedrocchi opera nel giornalismo scientifico dal 1980. Dirige Triwù, web tv dedicata all’innovazione. Conduce trasmissioni di scienza su Radio 24: Moebius, Due pesi, due misure, Mare futuro, di questi tempi è in podcast con Darwin insieme alla sua collega Chiara Albicocco, partner eccezionale da più di 10 anni. Ha partecipato ai progetti europei Nanochannels e Nanopinion, dedicati alla comunicazione delle nanotecnologie. Ha svolto consulenza per la Commissione Europea in merito al miglioramento del rapporto fra media e ricerca scientifica. Insegna New media al Master in Comunicazione Scientifica e Innovazione dell’Università Milano Bicocca; tiene seminari alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, all’Università Statale di Milano. Conduce Intelligenza Artificiale, su Amazon Audible. Ha studiato Belle Arti e Fisica.
In occasione di BookPride Link è attivo un codice sconto del 20% su tutte le campagne di crowdfunding: parola chiave BOOKPRIDE
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie