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RedSilienza

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Consegna prevista Aprile 2021

Sara, detta anche Red per la sua folta e lunga chioma rosso rame, è in cerca di una ragione per vivere.
Dopo la morte del suo fidanzato Diego, si limita a esistere.
Decide così di mollare il piccolo paese italiano in cui vive, dove inizia a sentirsi vittima, e si trasferisce a New York, per cercare di superare e annientare questo dolore.
Insieme alla sua coinquilina Dafne, vive una vita diversa, in cui nessuno sa nulla di lei. Finché la sua esistenza riceve una scossa, da un ragazzo un po’ particolare, ma Sara non è pronta per una relazione.
I pensieri e i fantasmi del passato la raggiungeranno, non si può scappare da chi si è davvero.
Sara non si accorge che mentre si sta innamorando di New York e della sua nuova vita, la Big Apple le presenta i conti del passato. Quando non potrà più nascondere chi è davvero, inizierà a capire che fuggire non è rinascere.
Vivere invece che sopravvivere è la sua missione: ci riuscirà? È previsto un lieto fine per lei?

Perché ho scritto questo libro?

È stato un cammino che ho fatto insieme a me stessa.
Elaborare un dolore scrivendo e rendendolo un romanzo che sa di rinascita e non di fallimento mi ha aiutata moltissimo, mi ha cambiata e realizzata.
Ho scritto questo libro sperando che possa entrare dentro a molte persone che cercano un riscatto, una rinascita o semplicemente un vortice in cui lasciarsi andare.
RedSilienza è un misto di emozioni, è la voglia di sollevarsi senza avere più paura.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Diego morì dopo un abbraccio. Quella sera, prima di andare a festeggiare con i suoi amici, passò dal bar a salutare Sara, che era con le due A, le sue migliori amiche.

Lei beveva un succo alla pesca, il suo preferito. Era seduta fuori, sui tavolini fronte Lago e lo vide arrivare, non era previsto, ma Diego era così.

Pagò il succo da vero signore e andò ad abbracciarla. Sara spariva tra le sue braccia, Diego era così alto. Fu l’ultimo abbraccio per Diego, l’ultima volta che Sara sentì il suo odore mischiato all’ammorbidente dei suoi vestiti.

Sara lo abbracciò anche i giorni dopo, da morto, non perse occasione per toccarlo. Lo toccò il più possibile, perché sapeva che non l’avrebbe più fatto, che non avrebbe più visto i suoi occhi, non avrebbe più toccato quella pelle ruvida, non avrebbe più toccato quei capelli, non avrebbe più sentito la sua voce.

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Ci fu un abbraccio quella sera sul lungolago e fu l’ultimo di tutta una vita, nessuno dei due poteva immaginarlo. 

Se Sara avesse saputo, se solo avesse immaginato, avrebbe venduto l’anima al diavolo per salvarlo, avrebbe dato la sua vita in cambio di quella di Diego.

Da quel giorno Sara iniziò a dare peso agli abbracci, abbracciava spesso il suo migliore amico: quando voleva crollare in mille pezzi, lo faceva nelle sue braccia.

Il funerale fu il giorno del compleanno di Sara, cinque giorni dopo la morte di Diego, per l’esattezza.

Pioveva moltissimo la notte del suo compleanno, Sara era fradicia. Se ne stava seduta lì, in quell’angolo di cimitero, sotto la bara in cui avevano messo Diego.

Era tornata dopo il funerale senza dire nulla a nessuno.

Il cimitero è un posto con un silenzio assordante, se ci rimani per più di trenta minuti. 

Sara avrebbe voluto avere tra le mani un martello per spaccare quella bara e tirarlo fuori, per aprirla e abbracciarlo sotto la pioggia.

Prese a pugni il cemento che avevano utilizzato per chiuderlo lì dentro e urlò “mi senti?” Singhiozzava “Perché? Perché tu?” Le urla di Sara risuonavano in un posto così silenzioso, che non ambiva alla pace, ma al dolore di chi aveva perso qualcuno e non riusciva a farsene una ragione.

Rimase lì, seduta nei suoi vestiti bagnati, urlando dalla disperazione, sperando che lui la sentisse e che potesse alleviare quel dolore, così forte da sopportare.

Nessuno l’avrebbe salvata dalle sue lacrime questa volta, nessuno sarebbe corso a dirle che la vita è dura, ma lei lo era di più, nessuno l’avrebbe più fatto.

Ci furono tre urla disperate quella notte, in quel cimitero che abbracciò il dolore di Sara senza darle alcuna risposta, nessun conforto, solamente un gran silenzio.

Erano le quattro del mattino e Sara si alzò, sudata, spaventata, convinta di essere sul lungolago della sua città a dare il suo ultimo abbraccio.

Invece era a New York e il 31 maggio era arrivato a farle visita, a ricordarle cosa fosse successo dall’altra parte del mondo un anno prima.

Un anno dalla morte di Diego, lontano da casa, dalla sua tomba, da quel vociferare della gente, lontano da tutto e da tutti, ad affrontarlo, da sola. I suoi demoni sarebbero venuti a prenderla, tutti insieme, per cercare di portarla nuovamente in quell’inferno.

La sua mente avrebbe iniziato a pensare: “un anno fa ero qui, all’obitorio”, “un anno fa ero qui, lo seppellivano”.

All’improvviso ebbe paura, avrebbe potuto stare male, avrebbe potuto avere ancora crisi allo stomaco, si allungò le maniche della felpa sui polsi e appoggiò la testa sulla scrivania.

New York le aveva regalato grandi emozioni, grazie alla Grande Mela aveva superato molte paure della sua lista, ma sentiva che più in là non poteva andare, sentiva che la numero 31 (vivere una vita senza Diego) era ancora troppo per lei. In un anno aveva totalmente trasformato la sua vita, l’inferno dei primi mesi, l’operazione allo stomaco, il trasferimento dall’altra parte del mondo.

Ogni notte prima di addormentarsi, si chiedeva per quanto avrebbe dovuto urlare nel cuore della notte, per quanto sarebbe durato, quando sarebbero arrivati i sonni sereni. Sara lo chiamava il sonno dei giusti, di quelli che se lo meritano, che hanno ricostruito tutto, pezzo per pezzo. E nessun demone è più andato a disturbarli.

Lei non era ancora del gruppo dei giusti, aveva molti ostacoli da superare, il mondo, per certi versi, le faceva ancora molta paura senza Diego.

Nessun ballo, festa, serata al karaoke o nottata con Steve avrebbe colmato quel dolore. Lei avrebbe fatto subito a cambio per riavere l’amore della sua vita e questo la spaventava, i sentimenti non erano diminuiti, il dolore non era passato. 

Aveva pregato, per molte notti, su quelle scale d’emergenza nel West Village, guardando la sua nuova città, di innamorarsi di Steve. Aveva pregato ogni Dio perché ciò accadesse, ma Diego era dentro di lei, le scorreva nelle vene, loro si appartenevano.

Sara lo aveva tatuato, alle sue migliori amiche aveva detto “per non morire”, quando le avevano chiesto perché lo facesse. Si era tatuata dietro la schiena una frase che gli aveva dedicato per i suoi diciotto anni: ”Sei un sogno dal quale non vorrei mai svegliarmi”.

Sara glielo scrisse su un muro vicino a casa con la bomboletta bianca per il suo diciottesimo compleanno, così Diego poté vederlo ogni mattina.

Steve non chiese mai nulla dei suoi tatuaggi, Sara apprezzava il silenzio di Steve o forse era semplicemente non voler sapere.

Steve iniziò a rigirarsi nel letto, si sarebbe svegliato a breve. Faceva così per qualche minuto e poi apriva gli occhi e la cercava, lo fece anche quella mattina e non la trovò nel letto, si girò di scatto prima verso la finestra e poi la vide, lei stava ridendo.

“Ti sei goduta la scena, ragazzina, da quanto sei lì?”

“Qualche ora, mi sono portata avanti con il lavoro”

Steve era certo che non avesse avuto incubi, era abituato a sentire il suo affanno, sapeva che dormiva poco, ma aveva il viso abbastanza sereno. Si alzò per farsi la doccia e Sara continuò a lavorare, chiamò il capo, era intenzionata a chiudere il progetto Women prima del previsto.

Quando c’era in ballo qualcosa di grosso, faceva di tutto per terminarlo, lo sentiva come un peso che le toglieva il sonno ed era una che aveva già abbastanza problemi con Morfeo.

Più tardi Sara fece una doccia veloce e vide Steve fissare il suo telefono.

“Potremmo avere grossi problemi io e te se dovessi scoprire che hai guardato il mio cellulare” Sara guardò Steve e aspettò una risposta.

“Non ho guardato nulla, non lo farei mai, però ho contato le chiamate di Alex durante la tua doccia” Steve fece un ghigno per nulla gentile e guardò il muro. “Sedici chiamate in meno di ventiquattro minuti, sono i minuti in cui tu fai la doccia, ma questo lui non lo sa, che perdi tempo perché metti il balsamo e aspetti, poi ti spazzoli e lo rimetti. Non sa nemmeno che odi le rose, soprattutto quelle rosse, che odi la banalità in generale” Steve continuò il suo elenco camminando “Ti ha vista una volta e pensa che ti piacciano le ciambelle glassate al cioccolato, ma non sa che le prendi perché le mangio io e tu devi rubarmene sempre un pezzo, a te piace la torta di frutta fresca o quella al triplo cioccolato, non sei da ciambella. Non sei da rose, da vino, da cena a lume di candela, tu non sei nulla di tutto questo, lui non sa un cazzo e chiama perché vorrebbe saperlo, ma non reggerebbe un giorno accanto a te”

“Steve, non serve” ma Steve le allungò un braccio per farla tacere e continuò.

“Probabilmente ti riempirebbe di quei messaggi stupidi, del buongiorno, la buonanotte, la chiamata all’ora di pranzo. Non ti preparerebbe una tisana presa a Chinatown, la farebbe prendere direttamente dove fabbricano quel gusto per apparire potente ai tuoi occhi, perché non sa che la potente sei tu e che uno così nemmeno riuscirebbe a sentire quando di notte hai bisogno o quando vuoi startene sola con la tua sigaretta e i tuoi demoni”

Steve prese la giacca e la mano di Sara: “Andiamo che facciamo tardi”.

La vista dalla terrazza dell’Hudson era magnifica. 

“Bellissimo qui, mi piacciono i Rooftop, le viste panoramiche. Mi danno la sensazione che si possa respirare davvero, lontani da tutto” 

Sara condivise il suo pensiero profondo con Steve che la guardò, seduto su uno dei divanetti posizionati fuori per l’evento.

Si accese una sigaretta e continuò a fissarla. 

“A quest’ora, in una delle normali serate di Steve, ti avrei già chiesto di appartarci da qualche parte o nella mia auto” appoggiò i gomiti sulle ginocchia “invece sono qui con te a vedere il cielo di New York, perdo colpi oppure tu mi stai trasformando in chi avrei sempre voluto essere” anche Steve decise di confessare un pensiero, molto intimo, che probabilmente non aveva mai detto a nessuno prima d’ora.

“Io non ho questo potere. Sei tu a decidere chi sei” 

Steve in fondo invidiava molto come Sara gestiva determinate situazioni, l’aveva vista in azione ed era l’unica donna a non cadere ai suoi piedi, ma lei rimase a guardare la vista pensando che, nonostante i bei discorsi fatti alle persone, lei continuava a morire dentro, giorno dopo giorno.

Cercava di infondere sicurezza nelle persone che la circondavano, come Dafne che aveva fatto molto per lei, e Steve, uno sconosciuto dall’aria del playboy, ma con un gran casino dentro di sé; però lei rimaneva sempre la stessa Sara, quella con un cuore spezzato e non riusciva a non avere paura della vita senza Diego.

Avrebbe voluto dirglielo, con un urlo disperato. Quelle urla che si era concessa solamente con Luca e le due A. Quelle urla impazzite, nate da un silenzio devastante. Avrebbe voluto fargli vedere che dentro al suo portafogli c’era una lista, con tutte le sue paure da superare, per diventare una nuova Sara, indipendente. Una Sara che amò un uomo meraviglioso, fino alla sua morte, lo amò più di sé stessa e questo la distrusse completamente.

Quella Sara forte che tutti vedevano, bella, sorridente e molto divertente, con un meraviglioso abito ad un party non era la stessa Sara che stava ore e ore in un bagno a vomitare la bile, a urlare disperata nel silenzio della notte, durante gli incubi ripetuti, che dimagriva, che non mangiava e che non dormiva.

Lei era riuscita a costruire una parte, una sua comparsa che la faceva apparire come una persona forte, indipendente, controllata e sicura dei suoi obiettivi.

Si era trasferita dall’altra parte del mondo per non far sapere nulla a nessuno di quella Sara e, anche se su quella terrazza sarebbe stato perfetto dire la verità, non era pronta a farlo, non avrebbe tolto la sua corazza per niente e nessuno nella Grande Mela.

Si girò a guardare Steve con le braccia su quelle ginocchia e le mani tra i capelli, l’aria di un uomo che non aveva la minima idea di quanto fosse fortunato ad essere lì, vivo, col più grande dono che solamente i morti ci invidiano: la vita.

Sara salutò la sua coinquilina e si diresse a Brooklyn, nel loft di Steve. Passavano spesso la notte insieme da quando si erano conosciuti, senza che tra di loro ci fosse una relazione o del sesso.

Ci fu un bacio, lungo, passionale, carnale, voluto e desiderato.

“Vieni qui un attimo” Sara si avvicinò a Steve “parliamo un secondo, prima che succeda qualcosa di cui potremmo pentirci”

Steve si alzò dal divano e si passò la mano nei capelli.

“Hai ragione” si mise seduto di fianco a Sara “Non ho molto da dire, so che ti voglio, non so altro. È la prima volta che sto così per una donna” era nuovamente nella posizione dell’uomo con i gomiti sulle ginocchia e la testa tra le mani.

Sara gli accarezzò i capelli, non era esperta di questa situazione e non poteva dire tutta la verità tirando in ballo la morte di Diego. Avrebbe voluto dirgli che per lei era solamente una questione fisica, ma non ne fu capace. Era brava a dire agli altri cosa fare, ma quando si trattava di lei, era un completo disastro.

“Tu mi hai baciato la seconda volta, che mi dici Sara, lo volevi. Se no non saresti qui, mezza nuda sul mio divano. Non voglio incasinarti la vita, non so nemmeno io cosa sia, però lo sento che mi vuoi. Non puoi negarlo” non la guardò, rimase in quella posizione, aspettando una risposta.

Steve non aveva mai avuto una relazione e iniziarne una con una ragazza col cuore a pezzi non gli avrebbe fatto bene. 

Sara aveva stretto una relazione col dolore, lo conosceva bene, ormai era parte di lei.

Steve davanti a Sara aveva tirato giù la maschera del “bello e dannato” e si era mostrato per quel che era realmente, probabilmente nessuna ragazza ne era mai valsa la pena, nessuna era adatta a lui per più di poche ore. Sara capì benissimo questi discorsi, era una ragazza dalla mente aperta e soprattutto il suo migliore amico le aveva insegnato moltissimo sugli uomini, lei non giudicava. 

“Non sono brava con queste cose, però posso dirti due cose: non riesco a starti lontana, ma non sono pronta per una relazione o meglio” Sara gli spostò il viso verso di lei perché la guardasse negli occhi “non posso avere una relazione ora e non ho nemmeno una spiegazione da poterti dare. Vorrei, ma non posso” 

“Non so se voglio una relazione e nemmeno una spiegazione, non stasera, non qui” Steve le si avvicinò per baciarla, ma Sara mise un dito tra la sua bocca e quella di Steve.

“Steve non ho mai fatto del male a nessuno e non lo farò di certo a te, non cambierà domani o tra un mese questa situazione e se tu tra qualche settimana vorrai andare al cinema? O a cena a lume di candela? O passeggiare per Times Square per mano? Cosa farò?” aspettò che Steve si allontanasse con il viso per avere una sua reazione.

“Abbiamo già fatto molto di più, cosa vuoi che cambi? Ti conoscono anche i miei genitori” Steve si alzò e prese una birra.

“Era diverso. Se andassimo a letto insieme, dopo tutto sarà diverso, fidati di me” Sara cercò di andare contro il suo volere, lei lo voleva, ma non poteva dirgli che sarebbe stato solo sesso o che in giro nessuno avrebbe dovuto saperlo.

“Sara io non lo so come andrà, magari domani nemmeno ci importerà nulla, ma non posso lasciarti andare a casa, so che mi vuoi e io, credimi, sono sull’orlo di impazzire” sorrise nel dirlo per tutte le volte che si era dovuto fermare mentre l’aveva baciata.

Sara si alzò e andò verso la cucina, aprì il lavandino della cucina e si bagnò i polsi. Volle rinfrescarsi anche il collo e cercò di pensare a cosa avrebbe dovuto fare. Esisteva davvero un giusto o sbagliato in quella situazione? Steve non era disposto ad aspettare, la raggiunse e la fece voltare.

“Domani ci penseremo e non sono io quello che potrà mai chiederti una relazione, credo di essere l’ultimo a doverlo pretendere” le fece un cenno con la testa prima di baciarla.

Sara aveva le mani ancora umide e gliele passò dietro la nuca, in quella chioma biondo cenere, fissò i suoi grandi occhi azzurri, si perse lì dentro.

Provava un’attrazione fortissima per lui, non le era mai capitato, non aveva mai tempo di riflettere con lui. Lui si tolse la maglietta, la prese in braccio e la mise sulla penisola della cucina.

Ripartirono da quel bacio interrotto qualche istante prima. Sara non lo fermò, si perse completamente in Steve.

18 agosto 2020

TeleNord

Ciao a tutti, il 18 agosto 2020 la giornalista Giulia Cassini di TeleNord ha scritto un articolo su di me e su RedSilienza ed il crowdfunding. Un misto di emozioni e paure, adrenalina e soddisfazione nel vedere che qualcuno crede nel tuo romanzo e lo scrive su un giornale. Vi lascio il link dell'articolo nel caso vogliate visionarlo: https://telenord.it/redsilienza-silvia-piras-crowdfunding-libri-violenza-donne A presto. Silvia

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Seguo Silvia da quasi un anno, da quando ha aperto il suo Blog. Ogni giorno da voce a chi non ne ha, ci vuole molto coraggio per parlare di certi argomenti e lei lo fa ogni giorno, con coraggio. Ama il mio nome, me l’ha detto un sacco di volte durante le nostre chiacchierate, è una persona genuina, vera. Questo libro fa di lei una scrittrice al 100%, non solo una Blogger. Spesso scrive che RedSilienza sarà “come un uragano” ed io, leggendo solamente le pagine in anteprima, non posso che crederci.
    Non vedo l’ora!

  2. (proprietario verificato)

    Seguo Red Esse da molto e sono una lettrice del suo Blog. Lei scrive trascinando le emozioni delle persone in un modo che, raramente, ho visto fare.
    Le ho chiesto moltissime volte sui social quando avrebbe scritto un libro.
    Avrà sicuramente quello che merita, lei è nata per scrivere. Vive di emozioni e le mette su un foglio, non è da tutti.
    Non vedo l’ora di avere tutto il romanzo tra le mie mani.

  3. (proprietario verificato)

    È una storia che mi appassiona molto, forse perché vedo delle ferite simili alle mie. Risalire da un lutto è un viaggio davvero difficile, il personaggio di Sara si pone domande che molte donne si sono poste prima di lei, resistere, guarire, rinascere, sembra facile e scontato ma non lo è. Non vedo l’ora di sapere come finisce, la storia mi ha già appassionato.

  4. (proprietario verificato)

    Di presunzione parto con il dire cosa non mi è piaciuto…
    Non mi è piaciuta l’anteprima di sole 5 pagine…e non mi piace l’ idea di rischiare di aspettare l’ anno prossimo per finire di leggerti.

    Mi piace come scrivi .. si sente che sono parole “vive”

    Tra l’ altro .. condivisione mia…la frase “il dono più grande che solo i morti ci invidiano..” l’ ho letta 3 volte…non so perché, o forse sì .. ma è stato un cazzotto!
    Brava Silvia

  5. Un viaggio nel mondo delle profonde emozioni, da quelle più buie fino alla rivincita. Silvia ci porta nella realtà di Sara, nei suoi luoghi, nei suoi dolori, nelle sue amicizie, nella sua forza.
    Ci si affeziona subito alla protagonista, da cui ognuno può imparare qualcosa.

  6. (proprietario verificato)

    Con un solo assaggio dell’anteprima, il romanzo rapisce già il lettore. I dialoghi sono coinvolgenti, le descrizioni ricercate. Le emozioni, espresse nel dettaglio, arrivano subito al cuore del lettore, venendo così trasportato all’interno del contesto in cui la storia di Sara si svolge. Un libro che aspetterò con ansia, da leggere tutto d’un fiato!

  7. (proprietario verificato)

    Con poche righe ti cattura! Non vedo l’ora di andare a farmi un giro per NY per accompagnare Sara nella sua rinascita! Brava Red, continua così e in bocca al lupo!

  8. (proprietario verificato)

    L’anteprima è solo un assaggio, sin dalle prime righe si viene trascinati nel vortice del mondo di Sara, che emoziona e crea subito un legame con il lettore. Non vedo l’ora di averlo tra le mani per tuffarmici a capofitto!

  9. (proprietario verificato)

    Mi è stato consigliato da un’amica, dopo le prime righe ho sentito che volevo saperne di più. Il modo di scrivere della scrittrice ti invoglia a continuare, è un libro che vale la pena a parer mio.
    L’ho consigliato ad altre persone.
    Un grosso in bocca al lupo a Silvia Piras per questo crowdfunding, attendiamo la pubblicazione.

  10. (proprietario verificato)

    Ho letto queste poche pagine in anteprima e subito mi sono sentita coinvolta, il metodo di scrittura usato dall’autrice fa venire voglia di sapere cosa succederà. Si sente la sofferenza di Sara e la sua voglia di superare tutto quello che le è successo. L’ho consigliato a molte mia amiche, scorre velocemente e appassiona

  11. (proprietario verificato)

    Ero certa che Red Esse avrebbe tirato fuori qualcosa di grosso un giorno e quel giorno è arrivato.
    La seguo da molto sui social ed è capace di scrivere ed entrarti fino alle ossa.
    RedSilienza, per quel poco che ho letto e capito, ha molto di lei e della sua vita.
    Trovo che sia capace di motivare le persone e soprattutto come farsi ascoltare. Questo libro già dalle prime righe che ho letto, sarà da leggere senza sosta, potrebbe insegnarci molto secondo me.
    Continua a scrivere Red, sei brava!
    Noemi

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Silvia Piras
Per molti sono Red Esse e non Silvia.
Sono nata e cresciuta in una città sul Lago Maggiore.
Da poco più di due anni mi sono trasferita a Genova insieme al mio fedele coniglio Bunny.
Amo i fari e i Rooftop, gli animali e il vintage, i capelli spettinati e la musica.
Colore e rinascita sono le parole che più mi descrivono.
"Come la fenice" è la frase in cui credo di più.
Silvia Piras on FacebookSilvia Piras on InstagramSilvia Piras on Wordpress
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