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Rewind - Come in un sogno

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Consegna prevista dicembre 2019

Claire Davis, giovane sognatrice, approda a New York, lasciandosi alle spalle la bellissima Napoli, la morte di Cameron e un passato non propriamente felice. Nella nuova città, Claire riesce a trovare lavoro alla Holden e la sua vita trova stabilità per circa due anni. Tutto viene stravolto, però, quando Mario, ex capo della sicurezza della Holden, cede il posto al giovane e – decisamente – attraente Richard. Così tutte le riserve, le paure e le consapevolezze di Claire sull’amore vengono messe a dura prova da un paio di occhi dal colore indecifrabile e da un comportamento protettivo e a tratti schivo. Inoltre, sua sorella Alice si sposa e ha ben deciso di invitarla al suo matrimonio, nonostante il passato che le ha fatte allontanare. A questo punto in pochi mesi Claire si ritroverà a fare i conti con un passato sofferto, un presente incerto e un futuro tutto da scoprire.

Perché ho scritto questo libro?

Ho iniziato a scrivere questo libro per mettere nero su bianco i miei pensieri, perché scrivere è sempre stato il mio posto sicuro, il mio rifugio, l’unico modo in cui riesco a comunicare tutto quello che ho dentro.
Più scrivevo, però, più mi rendevo conto che c’era un messaggio ben preciso dietro ogni mia parola: rischiare e lottare per un sogno è la cosa più giusta che si possa fare, così ho deciso di mettermi in gioco e pubblicare online qualcosa di mio. I risultati sono stati inaspettati.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Il rumore dei miei tacchi che colpiscono il marmo si estende fino al soffitto in vetro. Adoro questo suono, adoro i miei tacchi, ma a dirla tutta non adoro del tutto il mio lavoro. Di certo, il mio sogno nel cassetto non è mai stato quello di essere una segretaria del direttore di una casa di moda abbastanza conosciuta, ma, comunque, non mi posso davvero lamentare. La paga è buona e le persone con cui lavoro sono gentili.
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Mi avvicino alla reception, dove Laura sta rispondendo al telefono sorridente. «Un attimo, le passo il mio assistente» dice.
Sorrido, alzando gli occhi al cielo in modo scherzoso. Laura è sempre la stessa. «Non hai un assistente, L.»
«Lo so, ma quando lo dico sembra tutto più professionale» dice, allungandomi il solito caffè. Lo prendo, ringraziandola. «E comunque dovrei averlo davvero, un assistente» urla per farsi sentire, mentre mi allontano.
Sorrido ancora, mentre mi dirigo all'ascensore. Premo il numero 8 e le porte si chiudono con un sonoro din.
Una volta arrivata al mio piano, supero le porte di vetro su cui c'è scritto in neretto White&White e poggio il caffè sulla scrivania, mentre il cappotto nero finisce appeso alla parete. Un post-it di Wanda mi avverte che Mr. White mi vuole il prima possibile nel suo ufficio. È abbastanza urgente.
Lei intanto spera in una promozione per me. Sorrido, mentre piego il foglietto e lo metto nel cassetto.
Wanda è una piccola donna spagnola, che vive a New York da tanti anni ormai e lavora nel settore delle stoffe, ma quando non ci sono, è di lei che Mr. White si fida per consegnare alcuni messaggi.
La porta dell'ufficio di Mr. White è chiusa e così, prima di bussare, mi sistemo un attimo la camicetta e aggiusto i capelli drizzati dal vento invernale.
«Si?»
Apro piano la spessa porta nera.
L'ufficio di Mr. White è sempre lo stesso, nero, lucido e ordinato.
Il mio capo è dietro l'enorme scrivania laccata, cosparsa di diversi fogli bianchi, che risaltano sulla superficie scura. Il mio capo mi sorride quando mi vede. I suoi occhi chiari e gentili si fissano nei miei per un attimo e, insieme ai suoi modi sempre affabili e, ormai, conosciuti, mi sento subito a mio agio. Eppure continuo a mantenere una certa professionalità, nonostante siano passati due anni, perché mi ripeto che sarà grazie a questo atteggiamento “distaccato”, che sarà meno dolorosa la mia partenza. Che non so quando avverrà, ma questi sono dettagli.
Scuoto la testa, distratta dai miei pensieri, e punto di nuovo lo sguardo davanti a me.
Di fronte a lui, c'è un uomo troppo grande per la piccola poltroncina nera su cui è seduto.
«Wanda mi ha avvertito che avete chiesto di me» dico piano e con estrema formalità.
Mr. White continua a sorridere, ma mi sembra di notare del disappunto nel suo sguardo, e inclina la testa leggermente. «Vieni, voglio presentarti Richard, il nuovo capo della sorveglianza.»
Mi avvicino circospetta.
«Dov'è Mario?» chiedo. Mario è stato il primo ad essere gentile con me, qui dentro. Nonché il primo che ho incontrato quando ho fatto il colloquio. Mi fece gli auguri e mi disse che sembravo troppo in gamba per fare la segretaria. E me lo ha ripetuto sempre, da quando lavoro alla Holden.
In effetti, quando sono entrata non l'ho notato ne nella hall ne vicino le vetrate dello studio.
«È tornato in Italia, ha avuto un lutto in famiglia» spiega calmo Mr. White. «So che eravate molto amici, ma credo che ti troverai bene anche con Richard.»
Sono un attimo frastornata dalla notizia del lutto di Mario e mi appunto mentalmente di chiamarlo, poi sorrido e stringo la mano di Richard. È enorme in confronto alla mia. «Piacere, Claire.»
Lui sorride per un breve istante, ma riesco lo stesso a cogliere la fossetta sulla guancia sinistra. Ha i capelli corti e castani e gli occhi di un colore che non riesco a decifrare. Davvero insolito, ma davvero bello.
«Richard.»
Nel frattempo, Mr. White risponde al telefono e dopo un attimo, ci congeda. Richard da bravo gentiluomo, mi apre la porta e poi va all'ascensore, senza dire una parola. Che tipo strano.
La giornata, comunque, passa in fretta, tra un appuntamento cancellato e altri confermati.
Mr. White esce dall'ufficio alle sette e mezza e mi saluta, per poi di scomparire dietro le porte metalliche dell'ascensore.
Dopo una mezz'ora, decido che è tempo di finire anche per me – finalmente. Mentre sto chiudendo a chiave il cassetto, mi arriva un messaggio.
– Passi da me, stasera? Jo non fa che parlare di te. xx –
È Monica, la mia migliore amica. Le rispondo con un frettoloso si ed esco dalla hall della Holden. Il freddo vento newyorkese mi colpisce il viso, facendomi rabbrividire un attimo. Mi stringo nel cappotto e mi fermo solo per comprare un pacchetto di caramelle al piccolo Jo.
Monica si lamenta sempre che lo vizio, ma alla fine è contenta anche lei e non mi impedisce mai di fare questi piccoli regali a Jo, che ormai è come un piccolo nipotino per me.
Quando apro la porta, il piccolo mi salta letteralmente in braccio. «Ciao zia!» urla. Mi si appende al collo e sorrido. «Cosa mi hai portato oggi?»
Lo metto giù e mi sfilo il cappotto, stando attenta a non fargli vedere le caramelle. «Non mi hai ancora dato un bacino. Ti sei dimenticato della nostra promessa?»
Jo scuote vigorosamente la testa e corre tra le mie braccia, dandomi un velocissimo bacio sulla guancia. «Mi vuoi bene?»
Jo annuisce ancora, con gli occhi che brillano impazienti, allora prendo il pacchetto di caramelle e glielo do. Lui mi da un altro bacio e corre in cucina come un fulmine.
«Mamma, mamma! Guarda che mi ha portato zia Claire!» urla. Lo seguo e vedo che sta tirando la maglia di Monica, mentre lei è concentrata ai fornelli.
«Si, ho visto. Ne puoi mangiare solo una, per ora» risponde calma la mia amica. Poi si gira verso di me e mi da un abbraccio velocissimo. «Sono contenta che sei riuscita a passare. Non fa altro che parlare di te» dice, alzando gli occhi al cielo scherzosamente. «Zia Claire di qua e di là, lei fa questo e quello! Sembra innamorato!» ride, lanciando un'occhiata al figlio.
Jo, nel frattempo, è andato a sedersi sul divano e sta guardando la TV e scommetto che sta già programmando di finire le caramelle nei prossimi cinque minuti.
«Allora com'è andata oggi a lavoro?» chiede Monica, sedendosi di fronte a me.
Alzo le spalle. «Tutto okay. C'è una nuova guardia, Mario è in lutto in Italia.»
«Ah, poverino. L'hai chiamato?» chiede svelta. Scuoto la testa. «Non ho avuto tempo, lo faccio appena torno a casa.»
Monica annuisce, poi si alza per andare a scolare la pasta e girare il sugo che sta bollendo sul fuoco. Mi accorgo solo ora che indossa la sua divisa lilla da infermiera. «Vuoi fermarti a mangiare con noi?» chiede.
«No, grazie. Stasera hai il turno?»
«Sì, la babysitter arriverà tra un'oretta più o meno.»
Annuisco, dopodiché mi azzardo a fare la domanda che è sempre la stessa e che continua a essere una bomba a orologeria, fermando il mondo per qualche attimo.
«Mike?»
Monica si ferma, le spalle curve sotto il peso di quella domanda. Ormai ha fatto l'abitudine a vivere con la costante paura di rimanere sola, sola con Jonathan. «Ancora nessuna notizia» sussurra.
«Tornerà a casa, prima o poi. Te l'ha promesso, lui mantiene le promesse, lo sai» la rassicuro, ma so che non dev'essere per niente facile per lei.
Mike è partito coi Marines da oltre 8 mesi e non si hanno sue notizie da quando è partito.
C'ero anche io il giorno in cui sono venuti a prenderlo. Mentre mi abbracciava stretta, mi ha chiesto di restare accanto a Monica, durante la sua assenza. Ha indugiato molto, osservando la sua famiglia, come se volesse imprimersi a fuoco tutti i loro dettagli, per non dimenticare nemmeno mezza cosa, poi ha abbracciato di nuovo la moglie ed il figlio ed è uscito di casa.

2
Quando vado a lavoro, il giorno dopo, c'è una folla di ragazzi e ragazze fuori la Holden, che urlano e sembrano impazienti e scalpitanti.
Faccio fatica a superarli, trovandomi poi faccia a faccia con Richard. «Oh, buongiorno!» dico. «Sai cosa sta succedendo?» chiedo, ma lui mi ignora, con lo sguardo fisso oltre la mia testa.
Grande, andremo d'accordo sicuramente.
Entro nella hall e vado da Laura, che è in fibrillazione. «Mi sono persa qualcosa, per caso?» chiedo, senza capire il perché del suo strano comportamento.
Laura si guarda attorno, poi esce dalla reception e mi afferra un braccio. «A quanto pare sta arrivando il nipote di White, per pubblicizzare la nostra nuova linea primavera/estate.»
La guardo scettica, probabilmente non è vero altrimenti ne sarei a conoscenza. La mia amica sembra leggermi nella mente, perché sorride ancor di più. «Nessuno lo sapeva, solo il signor White. Si dice che suo nipote sia bellissimo, un ottimo modello, ma molto.. problematico» sussurra, avvicinandosi di più a me, come se quello che mi stesse dicendo fosse un segreto di stato e non un semplice gossip.
Un gridolino le esce poi dalla bocca, quando Richard entra nella hall, guidando un ragazzo poco più basso di lui. Ha i capelli ricci, indossa gli occhiali da sole – anche se siamo al chiuso – e noto che è davvero, ma davvero tanto alto. Laura mi stringe il braccio in una morsa ferrea, che quasi mi fa male e sussurra 'è lui'.
Mentre cammina sicuro di sé, sembra che noti i nostri sguardi, così si volta di poco ci lancia un sorriso smagliante. Laura, ancora accanto a me, sembra sciogliersi come un panetto di burro.
Solo quando entra nell'ascensore con Richard, sparendo alla visuale di tutti, mi accorgo che le persone nella hall si erano fermate, curiose e solo ora riprendono la loro corsa.
Quel ragazzo è stato capace di mettere in standby la hall della Holden solo col suo solo ingresso, pazzesco.
Laura sembra tornare in sé, perché mi strattona il braccio. «Ma l'hai visto? Non ho mai visto la hall così silenziosa a quest'ora! È davvero fantastico! Ti invidio adesso, sai?»
Mi volto verso di lei. «Eh?»
Lei mette su un broncio fin troppo finto. «Lavori sempre con fighi pazzeschi.»
«Ma se sto sempre al telefono, come te» ribatto.
«Si, ma ora con White Junior nei paraggi, White Senior affiderà a te il compito di stargli dietro» spiega Laura, tornando finalmente al suo posto in reception.
«Sì, sai che gioia» mi lamento, ma so che, probabilmente, ha ragione e che molte ragazze ucciderebbero per stare al mio posto, soprattutto ora che c'è quel ragazzo.
Laura mi fulmina con lo sguardo, ma continua a parlare come se io non avessi detto niente. «In più, hai la possibilità di vedere ogni giorno quel bel ragazzo che è la nuova guardia!»
«Si chiama Richard» puntualizzo.
«Ed è uno schianto.»
Alzo gli occhi al cielo e, senza caffè – perché Laura era troppo ansiosa di vedere White Junior, come l'ha definito lei, per fermarsi in caffetteria – salgo all'ottavo piano.
Anche qui è tutto un caos e faccio fatica a raggiungere la mia scrivania, a causa della marea di gente che entra ed esce dallo studio di Mr.White.
Solo quando riesco a sedermi alla scrivania, mi sento un po' più calma.
Inizio a sfogliare l'agenda, quando noto un messaggio in attesa di essere ascoltato. È di Mr White – forse Wanda non era dei paraggi per essergli d'aiuto coi suoi post-it – e mi chiede di cancellare tutti gli appuntamenti di oggi. Ovvio, dovrà stare col nipote.
Mi do da fare, e solo dopo un'ora e mezza ho finito di annullare tutti gli appuntamenti del giorno. Alcuni già sapevano dell'arrivo di White Junior e si aspettavano una mia chiamata di disdetta, non so come sia possibile, davvero. Sembra quasi che solo io non fossi a conoscenza dell'arrivo di questo qui.
Decido di prendere un caffè nella sala break, anche se fa schifo, perché non ho ancora preso la mia dose giornaliera di caffeina.
«Questo caffè è disgustoso» mormoro, mentre getto il bicchiere vuoto nel cestino.
«Sai dov'è buono il caffè? In Italia. Davvero ottimo.»
Sobbalzo, spaventata. Mi volto per incontrare un paio di occhi verdi scintillanti. Lo sconosciuto mi sta sorridendo, forse aspetta una risposta che, in verità, non ho.
Calmo i battiti del mio cuore, portandomi una mano al petto. Questo tizio è fin troppo silenzioso, per i suoi due metri quasi. «Mi hai spaventata» dico. «Come hai fatto ad arrivare in modo così silenzioso? »
«Anni di passerelle danno i loro frutti..» dice e sorride ancora di più, il che è davvero inquietante. Ma è solo allora che riconosco lo stesso sorriso della hall. Lui è il nipote di Mr White!
«Oh, ma tu sei…»
«Una mia fan!? Fantastico, vieni ti faccio un autografo!» scatta verso di me ed io faccio un passo indietro, inciampando nei miei stessi passi. White mi afferra per un polso e mi tira a sé, evitandomi una caduta disastrosa.
«Grazie» dico, cercando di allontanarlo, ma lui è più veloce di me e mi scarabocchia qualcosa sul braccio scoperto. Alzo gli occhi su di lui, notando il suo sguardo pienamente soddisfatto e sto per dirgliene quattro, quando Richard entra nella sala break, furioso come non ho mai visto nessuno.
«Drew, cazzo! Ti ho cercato dappertutto» scatta, passandosi una mano tra i capelli corti. Ora che ha il ragazzo di fronte, però, sembra più tranquillo.
Drew – quindi questo è il suo nome – non si muove di un millimetro e non sembra per niente scalfito dal comportamento e dalla preoccupazione di Richard. Anzi, ne sembra quasi divertito.
«Stavo facendo amicizia» risponde innocentemente. «È una mia fan.»
Richard mi guarda, poi guarda Drew. «È la segretaria di tuo zio» precisa, dopo aver sospirato. Mi lancia uno sguardo pieno di scuse per il comportamento del ragazzo ed io alzo le spalle, tranquilla di non stare più sola con questo strano individuo.
Drew rimane un attimo in silenzio. «Se le sceglie bene le segreterie, lo zio, eh?»
Faccio finta di non aver sentito ed esco dalla sala break, ritornando alla mia scrivania. Non so se essere oltraggiata o lusingata, ma opto per non pensarci proprio più. Prima di raggiungere la mia postazione, però, sento Richard dire: «Non anche lei.» Mi chiedo cosa voglia dire. Forse Drew in passato ha infastidito altre ragazze? Di certo, io non mi farò abbindolare dal suo sorrisetto impertinente e dai suoi occhi vivaci.
Mando un messaggio a Monica.
Per caso conosci un certo Drew White? Non indovinerai mai cosa mi è successo oggi.
Nel frattempo, Drew passa davanti la scrivania e mi fa l'occhiolino prima di entrare nell'ufficio dello zio, seguito da Richard.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Federica Giaccio
Federica Giaccio nasce a Napoli il 15/10/1999, ha 19 anni ed è diplomata presso l'istituto Margherita di Savoia, indirizzo liceo linguistico.
La passione per la scrittura è nata soprattutto tra i banchi di scuola, dove attraverso i numerosi temi svolti in classe ha iniziato ad apprezzare la lingua italiana. Negli anni, a seguito di moltissime letture, è nata la volontà di scrivere qualcosa di proprio e, infatti, durante l’estate dei suoi 17 anni, scrive “Rewind” che, con grande meraviglia, ottiene una discreta attenzione da parte di alcuni lettori grazie alla piattaforma online Wattpad.
Diventare scrittrice è il sogno di una vita e ora che ne ha la possibilità cercherà di farlo diventare realtà.
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