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Il ritorno del troop. 42 il giardino che parla - brevi racconti dal divano

il ritorno del Troop – 42 il giardino che parla - brevi racconti dal divano
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Consegna prevista Febbraio 2022
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Tutto ha inizio nello spazio nella costellazione di BAT a centinaia di milioni di chilometri di distanza dalla terra. I sovrani AttebasileII e consorte OcitedefI sull’astronave aliena “spilloverbatsars-1” viaggiano in direzione terra, tuttobene fino alle manovre di avvicinamento con l’espulsione di materiale merdoso alieno.
Al centro c’è la nostra terra fecondata da un semplice gesto di amore, ci sono poi due ammassi di molecole a spirare, il picchio, il tasso, il riccio e due calamari giganti.
Una sequenza di racconti che tracciano una traiettoria elicoidale verso la consapevolezza.
Si inizia con la scelta del socio per passare alla corsa sul balcone da animale in gabbia e finire con la maratona del criceto.
Sullo sfondo un piccolo giardino condominiale, un micro cosmo completo, messaggi nascosti dietro ai numeri e una certezza: chi fa lo scemo non sempre è stupido. Un percorso circolare verso la consapevolezza di un’unica possibile risposta alla domanda fondamentale: l’amore.

Perché ho scritto questo libro?

In questo clima di pandemia, in un silenzio immobile e sotto un cielo nuvoloso, sono nati questi nuovi racconti “il ritorno del Troop – 42 il giardino che parla – brevi racconti dal divano”. Un esperimento generato dalle allucinazioni prodotte dalle restrizioni da corona virus con la speranza di fare un regalo e donare qualche attimo di svago e riflessioni sul senso della corsa e della vita.
Un percorso a spirale verso l’unica possibile risposta alla domanda fondamentale: l’amore.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PREFAZIONE

“Il ritorno del troop – 42 il giardino che parla – brevi racconti dal divano” sono riflessioni, storie di corse, amicizia e inventiva concepite nel periodo del primolockdown, rivisitate nel secondo. Avventure che vengono da molto lontano, direi dallo spazio aperto per puntare al balcone, passare al giardino, poi arrivare alla maratona dei criceti nella ruota che gira fino alla consapevolezza di essere tornati finalmente sulla strada giusta. Un percorsoa tappealla ricerca di un equilibrio psicofisico, del senso della vita e di quanto ci sta attorno.

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Tutto ha inizio nello spazio nella costellazione di BAT a centinaia di milioni di chilometri di distanza dalla terra. I sovraniAttebasileII e consorte OcitedefIsull’astronave aliena “spilloverbatsars-1” viaggiano alla velocità della luce in direzione terra, tutto va bene fino a quando nelle manovre di avvicinamento espellono materiale organico merdoso alieno. Sulla terra il materiale giunge in Cina nella provincia di Wuansotto forma

di una innocua scia luminosa. Gli astrologhisottovalutato la portata dell’evento e lo catalogano semplicemente come cometa “19HNY2020”.

E’ giunto il momento di fare chiarezza, iservizi segreti vogliono tenerci nascosta la verità, ma finchè avrò fiato lo urlerò ai quattro venti, questa è la storia vera, l’imbarazzante inizio della pandemia mondiale di covid-19.

I racconti sono la lettura aliena di un cervello Troop minuziosamente estratto, sezionato, letto, trascritto e poi riportato nel suo alloggiamento naturale, l’abbondante scatola cranica. Un percorso pazzesco, un turbinio di avvenimenti, tra salite e ardite discese, si arriva ad una sconvolgente per quanto semplice e chiaraconsapevolezza: alla fine tutto l’universo obbedisce all’amore.

E’ il continuo dei “Racconti di un Troop – Autobiografia quasi seria di un corridore qualunque” edito da BOOKABOOK dove si raccontavano storie di corse e amicizia, avventure che hanno portato un bipede sedentario dallo zapping da divano alla corsa su lunghe distanza fino alla maratona e oltre.

Questi nuovi racconti sono nati grazie alle restrizioni da coronavirus, le regole mi hanno isolato ma non mi hanno lasciato muto … per me parla il giardino, canta il balcone, balla il divano.

Il nemico invisibile ci ha fatto precipitare verso il basso della piramide di Maslow, un salto di qualche livello verso la riscoperta dei bisogni primari. Non dobbiamo farci sopraffare dall’animale che è in noi, dobbiamo cercare di trarre sempre il meglio, non farci sfuggire di mano le occasioni: la vita è un viaggio con un’unica direzione, l’avanti tutta.

La durata ci sfugge, non dipende da noi, la traiettoria quella si, è nelle nostre azioni, è il libero arbitrio.

E’ proprio vero come il nostro corpo è una strana macchina, il motore e la sua resistenza sono un dono ma il volante, con o senza il servosterzo,è nelle nostre mani …non è poco, l’uso che se ne fà, fà la differenza.

In questo clima, in un silenzio immobile e sotto un cielo nuvoloso, sono nati questi nuovi racconti “il ritorno del Troop – 42 il giardino che parla – brevi racconti dal divano”. Sono un esperimento generato dalle allucinazioni prodotte dalle restrizioni da corona virus con la speranza di fare un regalo e donare qualche attimo di svago e riflessioni sul senso della corsa e della vita.

Un percorso circolare che porta alla consapevolezza dell’esistenza diun’unica possibile risposta alla domanda fondamentale: l’amore, tutto l’universo obbedisce all’amore.

Nei racconti al centro c’è la nostra amata terrafecondata da un semplice gesto di amore, ci sono poi due ammassi di molecole collegate a spirale, il picchio, il tasso, il riccio e anche due calamari giganti.

Una sequenza di racconti che tracciano nello spazio una traiettoria elicoidale verso la consapevolezza. Si inizia con la scelta obbligata del socio a chilometro zero per passare alla corsa sul balcone da animale in gabbia e finire con la maratona del criceto sulla ruota che gira nella gabbia dorata. Sullo sfondo il piccologiardino condominialedagli eventi trasformato in un micro cosmo completo. Un mondo che manda messaggi nascosti dietro ai numeri e la consapevolezza che chi fa lo scemo non sempre è stupido. La ruota continua a girare nella sua gabbia dorata, mostra personaggi fantastici fino alla risposta alla seconda domanda che assilla tutti gli uomini … “amore cosa si mangia stasera?”.

Mai avrei immaginato di scrivere un update autobiografico, la vita è veramente imprevedibile, prima regala la libertà di avventure impensabili e poi toglie tutto, ti mette in gabbia, ti lascia isolato. Ma la fantasia e l’amore non hanno confini, la gabbia diventa un mondo, gli affetti il motore.

Incipit

Trentuno dicembre duemila diciannove ore ventiquattro.

Una strisciata luminosa graffia il cielo stellato di Wuhan e si confonde tra i botti del nuovo anno. Un piccolo meteorite alieno punta diretto al mercato del pesce lungo il fiume azzurro. Un luogo tutt’altro che ameno, la colorazione è ben lontana dal candido colore azzurro, l’intensa attività industriale della contea l’ha completamente trasformato. Un semplice meteorite di piccola dimensione polverizzato sul suolo terrestre dalla grande velocità per l’ablazione atmosferica. Un ulteriore contributo all’ampliamento del noto e conosciuto buco, così pare,questa è la risposta scientificamente certificata dagli astrologhi, se non altro la più logica. Gli studiosi non avevano previsto nessun impatto per la notte di capodanno nel quadrante cinese. Una piccola cosa, un banale meteorite di dimensioni irrisorie, nella confusione del cenone, sotto l’effetto delle bollicine, il nome assegnato è “19HNY2020”. In apparenza un professionale codice scientifico, se decodificato un puerile, per non dire assolutamente scontato gioco di parole criptate. Happy New Year, un banalissimo augurio travestito in una sequenza alfanumerica.

Il vecchio professore Mao, per la società civile uno svitato schizofrenico,da decenni rinchiuso nell’ospedale psichiatrico per presunti “disturbi della personalità, idee estremiste e gesti autolesionisti”, dalla sua finestra con le sbarre lo osserva arrivare. Lo segue attraverso un vecchio telescopio riflettore, l’unico suo oggetto personale, curato con maniacale attenzione, ricordo di quello che era il lavoro di un tempo remoto. La visione dall’oculare lo turba profondamente, una rotella celebrare inizia a girare all’impazzata, pazzo di paura si lancia sul letto. In posizione fetale stingendo al petto il suo unico confidente, una micia nera come la pece di nome Micio, nascondendo il volto sotto il cuscino inizia a sbraitare come un pazzo indemoniato.

– ci stanno attaccando, aiuto, un altro attacco!

Pare colto da un attacco epilettico, si morsica la lingua fino a farla sanguinare e tremando come una foglia continua a sbraitare.

– sostanze chimiche non conosciute,aiuto, aiuto.

Il professore riemerge dal cuscino con un fazzoletto sulla bocca, filtra l’aria, è rosso di sangue, con terrore continua a ripetere come un disco rotto.

– non respirate, chiudetevi in casa!

Di corsa si avvicina alla stanza l’infermiere di turno, in questa notte di festa, come ormai daanni c’è Donald, con tatto si rivolge al professore.

– professore si calmi, è solo un brutto sogno! Respiri profondamente, guardi che bella la stella polare, la luna è spendente, si calmi, buono, ora arrivo con la medicina.

Donald lo conosce bene, ogni tanto si dissocia parlando di cose strane, complotti, virus provenienti dallo spazio, scene già viste. Oggi il professore pare molto più agitato del solito, con fare amichevole ma deciso gli continua a rivolgergli parole di serenità, questa volta l’attacco dissociativo è troppo forte, non bastano le sole parole per tranquillizzarlo.

Il professore è scosso, continua ad urlare rannicchiato in posizione fetale sul letto in alluminio, al petto sempre ben stretto il compagno peloso a quattro zampe. La stanza è desolatamente spoglia,oltre al giaciglio gli unici arredi sono un armadietto metallico a due ante scorrevoli, una sedia e un tavolino in formica bianca ad un’unica gamba centraledi dubbia stabilità e pessima qualità. Il locale odoradi ospedale, nell’aria un pungente profumo di disinfettante a base alcolica. L’anonimo bianco ghiaccio delle pareti, segno di una recente tinteggiatura, evidenzia la presenza di un telescopio fissato a un cavalletto vicino alla finestra con le sbarre, sempre puntato verso il cielo. Sul muro, appesa con due strappi irregolari di scotch di carta, una mappa delle costellazioni, un ricordo lontano ormai quasi completamente sbiadita dal sole.

Donald è un omone di cento chili distribuito su poco più di un metro e settanta, una figura imponente. Una piccola testa spigolosa agganciata a un busto enorme con due protuberanze muscolose, le robuste braccia da contadino. A prima vista incuteva forte soggezione, poi conoscendolo svelava un anima buona. Un cinese fuori dai classici stereotipi asiatici.

Ancora in corsia in prima linea a lavorare, le rughe sulla fronte svelavano tutta la sua stanchezza delle molti notte passate in guardiola. Una sola consapevolezza tra qualche mese la pensione, la pesca, la sua passione.

All’apparenza pare molto più anziano, la fisionomia non lo ha mai aiutato regalandogli un decennio in più. Il corpo imponente mostra un tronco massiccio sul quale è montata una nuca da sempre quasi completamente stempiata, la calvizie suo cruccio e vergogna: non si è mai visto un cinese pelato!

Oltre al figlio aveva solo un altro grande problema: la sindrome da parrucchino. La calvizia era una condizione mai accettata, la teneva nascosta da un evidente parrucchino biondo platino pettinato con una netta riga a destra. Concepito da due genitori hippy in una notte di agosto durante un concerto dei Jefferson Airplane sulle note di Somebody to love. Nato il primo ottobre mille novecento cinquantanove nella repubblica cinese fresca fresca di costituzione.

Pazzesco i genitori erano due capelloni cinesi assolutamente fuori dagli schemi ingessati del tramontato impero. Due persone strambe forte, sempre vissuti ai margini della società per le loro pericolose idee libertine, lui operaio addetto alle pulizie in una fabbrica di viti, lei al mercato del pesce a sviscerare e squamare. Nonostante l’imbarazzo per l’ingombrante presenza,non sempre facile da accettare, Donald li amava immensamente, d’altronde sarebbe stato contro natura non volergliene … se i figli son piezz ‘e core,la mamma è sempre la mamma e il papà vien da sè. Al funerale, per tutta la cerimonia, prima che la salma si dirigesse al forno crematorio, aveva pianto come un bambino, era così distrutto che aveva continuato a farlo nelle settimane seguenti. Una sola cosa, anche dopo la

loro morte, non riusciva del tutto perdonargli il nome “Donald”, in uno stato confusionale da LSD era uscito dal cilindro in onore alla catena di ristoranti americano. Un nome “Donald Yang”assolutamente complicato da portare in asia, una vita difficile sin dal primo vagito. Le ceneri, come da loro desiderio, dovevano essere disperse nell’oceano in un unione osmotica con il mondo.

La domenica con l’urna e la compagnia del figlio, un capellone fannullone completamente fumato, si erano avviati per lungo la lunga strada che portava al mare.

Sul furgone ereditato dai genitori, un wolkswagen T2, musica a palla, i Doors, un ottimo rock psicadelico. Donald non apprezzava la musica del capellone. C’erano tutte le prerogative per un viaggio da emicrania, non bastavano gli analgesici presi come caramelle,l’arteria temporale superficiale continuava a pulsare dolorosamente al centro della tempia.

– Fermati a quella scogliera.

– ciao vai in pace accosta

In un fumo di cenere tutto era finito, alle sette erano già tornati nella casa alla periferia di Wuhan, una piccola casa ad un piano, due stanze dal forte odore acido di muffa.

E’ lunedì, la settimana inizia bene con un turno di notte a vigilare sui matti.

– Cazzo, mi scoppia la testa.

Non è giornata, lo stipendio e l’intera tredicesima si erano già volatilizzati,li aveva bruciati il figlio in una sola notte di scommesse. Un ragazzotto di trent’anni dai molti capelli e dalla testa bacata con una smisurata passione per i giochi d’azzardo, quelli illegali dei bui e fumosi del sobborgo popolare. Non si scherza con i brutti ceffi, gentaglia dai denti d’oro e pugni di acciaio.

La madre era scappata, c’era solo il babbo, toccava a lui ripianare i debiti contratti dal fannullone capellone.

– Questa volta è l’ultima!

– Babbo, stavo andando alla grande.

– Si, si è sempre così. Sei una testa di cazzo!

– avevo in mano un full di re.

– Taci altrimenti te le spacco io le gambe! Vai, prendi e paga i debiti.

Oggi non ha propria voglia di ascoltare quel vecchio visionario ottantenne, non è la notte per dar retta e assecondare le sue sconfusionate idee su alieni che defecano virus patogeni sulla terra. Le sue idee complottiste le aveva sentite più volte, troppe volte per darne retta. Il professore sosteneva fosse tutto vero, era già accaduto, parecchie volte, l’ultima nota solo cent’anni fa. Aveva fatto ricerche, la Spagnola, non aveva origini terrestre, erano gli alieni che defecavano virus, aveva le prove, glielo avevano detto loro sull’astronave interstellare, si proprio loro, due re alieni con le sembianze di calamari giganti.

Mah è proprio matto. No! oggi propri ono!.

Mao è un vecchietto tanto simpatico quanto bizzarro,non se lo merita ma non vi è soluzione, procedura d’urgenza, con una siringa gli spara in vena otto milligrammi di Lorazepam, dose doppia, capace di stendere un cavallo. In soli due minuti il professore si accascia, è steso nel letto immerso in un profondo sonno chimico. Lo guarda dormire, gli ricorda nei tratti il suo vecchio, fa freschino, gli porge un gesto di cortesia, gli adagia sul corpo immobile una coperta marrone di lana dal retrogusto di naftalina. Donald stremato s’allontana,con le palpebre appesantite dalla stanchezza, prima di tornare in guardiola si gira, lo guarda e sorridendo gli sussurra “buonanotte MicioMao”.

2021-06-07

Aggiornamento

Punto fisso di prenotazione
2021-06-05

Aggiornamento

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Paolo Brambilla
Ingegnere atipico, corridore per caso, scrittore improvvisato, amico, padre e marito con una moglie molto paziente e tre figli.
Nasce sedentario il 1 ottobre 1971 a Vimercate, magrissimo, in fretta con un mese di anticipo, la mia mamma mi raccontava sempre come l’infermiere prima del parto, con un tatto di altri tempi gli aveva detto come i bambini prematuri di otto mesi morivano ... prima o poi di sicuro tutti, per ora vivo, amo e corro.
Ha già scritto “racconti di un Troop” edito da Bookabook, “42 il giardino che parla” è un esperimento nato dalle molte restrizioni da corona virus. Racconti leggeri e pensieri profondi a volte un po’ strampalati capaci di regalare qualche attimo di svago e riflessione sul senso della vita, della corsa e di tutto quanto.
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