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Rovine dimenticate

Rovine dimenticate
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Consegna prevista Luglio 2022
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In un mondo ormai in rovina, l’umanità è costretta a vivere in una condizione di stenti e disagio perenne. La vicenda segue le gesta di Prometeo, un ragazzo che si è ritrovato a barcamenarsi in questa grama esistenza ma che è alla ricerca di qualcosa di più. Non gli basta semplicemente sopravvivere. Quando nella sua vita, fatta di fatiche e rinunce, un evento sconvolge le sue poche certezze, è costretto ad allontanarsi da casa per esplorare il suo desolato mondo.
Rovine dimenticate è il racconto di un viaggio, il viaggio di Prometeo e dell’uomo.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro nasce dall’urgenza di raccontare una storia di viaggio e di crescita. È nutrito dalla volontà di dare valore alle esperienze che contraddistinguono ognuno di noi, senza le quali saremmo solo gusci vuoti. Anche il concetto di passato è stato fondamentale nel processo creativo. Questo passato diviene infatti troppo spesso un’ossessione che ci incatena ma, al contrario, dovrebbe divenire strumento propositivo per affrontare il presente e il futuro.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PROLOGO

È un’epoca di grandi turbamenti, la razza umana attraversa un momento difficile, precipitata nell’oscurità, spinta ormai a sopravvivere più che vivere, non c’è più spazio per i suoi capricci. Il suo sistema è crollato e l’uomo si ritrova solo con sé stesso, persi tutti i falsi miti che un tempo lo circondavano torna a confrontarsi con la sua più genuina interiorità, interrogando la realtà riguardo al destino che ha dovuto subire. Spogliato di tutte le estensioni ideate dal suo ingegno si ritrova a scontrarsi direttamente con la natura, che senza riserve lo travolge. Gli si para davanti un cammino in cerca di redenzione, verso una meta ancora sconosciuta. Ognuno in cerca della propria salvazione, in questo mondo la riflessività ha completamente soppiantato l’empatia, ormai troppo pericolosa per il singolo costretto ad arrangiarsi. L’egoismo utilitaristico ha vinto l’altruismo privatore, il prossimo diviene un estraneo, la sfiducia circonda chiunque e qualunque cosa, l’unica certezza e fiducia risiede nella propria individualità e singolarità. L’individualismo estremo impera, tutto ciò che esula da questo atteggiamento diventa nocivo. L’unica eccezione è costituta da piccolissime comunità alla pari, spesso limitate ad un nucleo familiare, in cui ancora si riesce a coltivare un minimo di solidarietà, soprattutto per necessità ed efficienza che garantiscono il sostentamento. Non esistono più grandi agglomerati urbani e ormai il tempo non si misura più in mesi o anni, ma tutto si riduce a vivere letteralmente giorno per giorno. Ormai il ricordo dell’inizio di questo cataclisma è sepolto nelle tombe di coloro che lo hanno visto e vissuto. L’unica memoria visibile di questi eventi sono delle enormi sfere opache e nere come la pece dislocate su tutta la superficie terrestre a centinaia, che nella loro immobilità incutono ancora un misterioso timore e una arcaica paura all’umanità tutta, proprio in virtù dell’estraneità di quelle mastodontiche pupille. Lo splendore del passato appare ormai come uno sbiadito affresco di un’epoca altra, ormai scomparsa, che difficilmente si ripresenterà nelle condizioni che ormai governano un apparente eterno presente.

…ma forse non tutto è perduto

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1

Prometeo stava risalendo il versante di una piccola collinetta di terra incespicando a causa dei due magri conigli che portava appesi alle spalle, il promontorio era ormai eroso dall’incessante vento che lo ghermiva, su di esso nemmeno la traccia di un verde filo d‘erba, solo secchi cadaveri un tempo vividi e rigogliosi. Raggiunta la cima di questo modesto altopiano osserva qualcosa che ormai gli era divenuto familiare: un’enorme sfera nera sovrastava come un titano l’immensa desolazione che incontrastata regnava sulle solitarie e ululanti lande, ormai private di tutti i loro colori e avvolte in un grigio smorto, come il mantello della morte. Il tetro ma ormai noto spettacolo su cui il suo sguardo indugiò lo costrinse a viaggiare e perdersi nei ricordi ritrovandosi paralizzato, legato in una sala buia e costretto a guardare vecchie e scolorite pellicole proiettategli davanti, ma riguardo a quelle sfere nulla appariva. Non c’era niente che non fosse la vita che conosceva e che ormai portava avanti dacché venne al mondo, quella enorme luna nera che ancora la sua mente cercava di elaborare apparteneva ad un altro tempo, un’altra vita che a lui erano completamente estranei. Poteva solo inventarsi una storia per dare un senso a tutto ciò. Tutto era lasciato alla più totale speculazione.

2

Tornato in sé il giovane riprese a camminare a passo più spedito perché, vedendo calare la luce, si rese conto di essere in ritardo. Scivolò sul versante opposto della collina, quasi avesse delle ruote sotto a ciò che rimaneva delle ormai logore suole delle scarpe che indossava. Nella discesa cadde a causa di un sasso conficcato per metà nel terreno, e i conigli che portava in spalla finirono sul fondo del versante. Rialzatosi e raggiunti i conigli, li raccolse sospirando e la sua corsa proseguì. Arrivò così a una piccola macchia di vegetazione, che con un po’ di sforzo si sarebbe potuta definire bosco, e seguendo un improvvisato sentiero, giunse di fronte a una vecchia costruzione in legno e lamiera, in tutto simile alle classiche baracche di un villaggio nomade. Bussò con forza alla porta seguendo una sequenza che ricordava molto un codice. Dopo pochi secondi, la porta si spalancò e sulla soglia si affacciò una donna che nonostante non avesse ancora superato la cinquantina, appariva molto più anziana di quanto in realtà fosse, le rughe le solcavano il viso, soprattutto in prossimità degli occhi, e più in generale la pelle risultava spenta, dando l’impressione di una signora che ormai da molto ha superato la sua quinta decade di vita. “Eccomi di ritorno mamma!” esclamò il ragazzo “E oggi sono anche riuscito a rimediare della carne da mangiare, così non dovremmo mangiare ancora quelle zuppe di verdure, ormai mi stavano cominciando a crescere le radici pure a me”, aggiunse ridendo il giovane dopo aver appoggiato la selvaggina su un ripiano improvvisato composto dai ceppi di legno destinati al caminetto. La madre, di nome Gaia, non sembrava divertita quanto il ragazzo dalla battuta, e lo accolse con un mono tonale benvenuto “Pensavo di essere stata chiara sul fatto di rientrare in orario, mai dopo il calar del sole”. “Si lo so, ma avevo visto questa coppia di conigli che probabilmente stava tornando alla tana ed era un peccato non approfittarne, soprattutto visto che ormai sono più di due settimane che non mangiamo carne” replicò il ragazzo mentre si toglieva la giacchetta lacera e la appendeva ad un chiodo arrugginito che sporgeva dal muro. La figura materna, subito rincuorata dalla genuina buona fede del ragazzo, cambiò repentinamente tono e gli rispose con una gentilezza che comunque faceva trasparire un’aria di rimprovero “Se dovesse succedere ancora una cosa del genere, dovrai valutare se la tua incolumità vale davvero un paio di conigli, visto che io non posso seguirti nelle tue battute di caccia, confido che tu capisca cosa sia davvero più importante tra un po’ di carne e quel che rimane della nostra famiglia”. Prometeo un po’ rattristato per la reazione materna, ma comunque soddisfatto di aver procurato di nuovo delle proteine animali almeno per il prossimo pasto, si diresse sul materasso in salotto, ormai ingiallito e pieno di macchie, che faceva sia da divano che da cipiglio per la notte. Poco dopo essersi sdraiato e aver osservato i piccoli buchi nella lamiera del soffitto, le sue palpebre si fecero pesanti e si addormentò.

3

Fu il profumo del coniglio a svegliare il ragazzo, che sulle prime faticò a identificare quell’odore ormai rarissimo in casa, ma subito realizzò e si spostò nell’angusto cucinino, se così può essere definito un singolo fornelletto a legna circondato da logori ripiani di fortuna, per osservare gli ultimi preparativi del pasto. Appena oltrepassata la piccola lamiera che separava il salotto/camera da letto e la cucina, la madre subito si rivolse a lui: “Non pensavo ti saresti svegliato prima che fosse pronto in tavola, da come dormivi sembravi davvero stanchissimo, devi aver fatto molta fatica a catturare questi due conigli”. “Appena si sono accorti di me hanno cominciato a correre e avevo paura di non stargli dietro, non correvo così tanto da quando mi inseguivi gridando perché lanciavo di continuo sassi sulla lamiera per la noia, quando ancora ero troppo piccolo per uscire alla ricerca di cibo” le rispose il figlio mentre ancora si stropicciava gli occhi. Bastarono quelle poche battute e i ricordi cominciarono a scorrere nuovamente come un fiume man mano più tumultuoso, ormai la memoria era l’unico strumento per viaggiare in un posto diverso da quello che li circondava, che assumeva tinte diverse da quello reale permettendogli di guadagnare dei momenti di respiro. Dava un alone serenità a molte cose e ogni qual volta c’era l’occasione di farlo, questa non poteva andare sprecata. I ricordi erano diventati il bene più prezioso di ognuno, perché nei ricordi tutto sembra migliore.

Andarono avanti a parlare per parecchio tempo, anche dopo aver finito tutto il cibo nei piatti sbeccati. Gaia sembrava ancora più trasportata del solito nel rievocare tutto ciò, forse a causa dell’apprensione provata poco prima vedendo che Prometeo tardava a rientrare. Le primissime cure date al figlio appena nato e quando ancora potevano contare sul marito, la scelta del nome da dare al piccolo che, proprio perché portò un nuovo e caldo fuoco nella loro vita venne chiamato Prometeo, i suoi primi passi e le prime parole, riaffiorò anche il momento in cui la terribile scomparsa del marito lasciò un vuoto che non avrebbero potuto superare senza il sostegno reciproco, fino ad arrivare alla prima battuta di caccia alla ricerca di cibo del giovane ragazzo durante la quale lei aveva provato un’ansia infinita fino al suo ritorno, che anche se fu a mani vuote le aveva regalato un grande sollievo e un pizzico di orgoglio. Con quasi le lacrime agli occhi e il magone che si cominciava a far sentire, quando ormai la magia di quel momento di reminiscenze era lentamente svanita così come era arrivata, con la pancia piena, madre e figlio si coricarono sul vecchio materasso e si addormentarono entrambi con un’espressione insolitamente serafica.

Il giorno seguente decisero di dedicarlo alla loro fatiscente abitazione, ma non prima di aver fatto visita alla tomba del padre. Il tumulo era ricavato in una nicchia sul sentiero che il ragazzo aveva percorso il giorno prima, di ritorno dalla proficua caccia, questo permetteva a Prometeo di passarci davanti due volte ogni giorno, all’alba per ricevere la benedizione per la ventura giornata e all’imbrunire per ringraziare di averlo protetto dai pericoli. L’illusione che qualcuno vegliasse su di lui, lo rassicurava e gli infondeva coraggio per affrontare al meglio la faticosa missione di procacciare il cibo. Ormai gran parte della struttura in cui abitavano madre e figlio presentava danni che pesavano sulla vivibilità della stessa. Fortunatamente si trattava di una giornata non troppo fredda e relativamente luminosa, e di questo furono entrambi molto sollevati, visto che già negli ultimi lavori di “ristrutturazione” si erano dovuti muovere con venti freddi e piogge continue. Più che una ristrutturazione vera e propria si trattava di una serie di rattoppi che venivano ripetuti diverse volte durante l’anno, a causa proprio della precarietà della casa di fortuna. Piccoli interventi venivano fatti sulle lamiere arrugginite, coprendole dove necessario con le fronde di alcuni alberi, dato che era impossibile procedere diversamente per l’irreperibilità dei materiali. Le pareti in legno, dove eccessivamente rovinate, venivano sostituite con nuovi ceppi trovati nei pressi dell’abitazione, o ricavati da alberi morti. Il tempo veniva impiegato principalmente per la ricerca dei pezzi adatti, che potevano essere lavorati molto poco a causa anche dei pochi strumenti a loro disposizione, tra i quali rientravano: una sega arrugginita, una piccola accetta ormai smussata, la testa di un martello e un coltello che Prometeo utilizza anche per la caccia. Il ragazzo e la madre dovevano quindi cercare ceppi che fossero simili quanto più possibile a quelli che sarebbero andati a rimpiazzare. Tutta questa trafila era anche una scusa per passare del tempo insieme, visto che ogni giorno a causa delle uscite di ricognizione e di caccia, Prometeo partiva all’alba e tornava poco prima dell’imbrunire stanco morto. Era diventato un loro rituale ciclico dopo la morte del padre. Prima, infatti, questi lavori venivano svolti da lui solo mentre la moglie si prendeva cura del bambino, cercando di dargli quel poco di istruzione e conoscenza che era in grado di trasmettergli, insegnadogli i valori che, nonostante il mondo che li circondava, erano ancora tanto cari a lei e al marito. Ma dopo la scomparsa del compagno la situazione era divenuta critica, la donna aveva provato a svolgere i suoi lavori, ma ottenne solo numerose ferite e dovette trascurare troppo Prometeo, così desistette, limitandosi a coltivare in un piccolo orto nei pressi della casa, il poco necessario alla sopravvivenza dei due. Senza più nessuno che si occupasse di rattoppare quella catapecchia quando necessario, l’edificio nel suo periodo peggiore aveva raggiunto condizioni disastrose. Buchi nelle pareti grandi come teste, un tetto forato che faceva entrare secchiate d’acqua durante i temporali. Fortunatamente, appena Prometeo iniziò a crescere, si cominciò ad occupare con migliori risultati della madre a queste riparazioni, diventando sempre più abile e riuscendo ad arrivare all’attuale situazione che permetteva di mantenere la costruzione in una condizione di vivibilità. E tutto seguiva questo ritmo scandito dal ciclo solare, battute di caccia, cura del piccolo orto allestito davanti alla piccola baracca e le saltuarie riparazioni, in un eterno presente, senza un vero futuro in vista, e con un passato che sembrava sempre più lontano.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Riccardo Dellai
Riccardo Dellai nasce in provincia di Milano nel 1997. Grande appassionato di cinema e letteratura è stato da sempre affascinato dalle grandi storie, tanto che ha deciso di scrivere le sue. Laureato alla magistrale in Televisione, Cinema e New Media presso la IULM di Milano, video-maker e autore, vive di storytelling.
Riccardo Dellai on Instagram
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