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Serendipity

Serendipity

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Settembre 2021
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Joy è una ventiquattrenne impulsiva e testarda che ancora deve capire quale sia la sua strada. Lei è l’esatto opposto di Aron, un avvocato trentaquattrenne talmente metodico e razionale da sembrare quasi impossibile scalfire o semplicemente turbare. Tuttavia, quella solida e spessa corazza costruita abilmente nel corso degli anni, non fa altro che celare il profondo dissidio interiore tra lui e quel mostro subdolo e silenzioso che a poco a poco ha divorato la sua essenza, costringendolo a vivere una vita a metà. Con un colpo di sfortuna, o fortuna, le strade di Joy e Aron si incontreranno, e senza rendersene conto, senza averlo premeditato, i due giovani si ritroveranno ad affrontare segreti seppelliti da tempo, ma mai dimenticati.

Perché ho scritto questo libro?

Per me, scrivere è protezione, calore, buttare fuori sentimenti inespressi, sentimenti che si incastrano in gola e che solo con la scrittura possono avere voce. Il mio libro nasce proprio per questo, dall’urgenza di sentirmi protetta, dalla voglia di raccontare, di dare corpo alle idee che si rincorrevano nella mia mente. Portare nero su bianco una storia che riesca, anche se per poco, a far sorridere, emozionare o semplicemente trasportare il lettore in un altro mondo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

«Dove è Aron?» Elena la precedette. La sua espressione divenne improvvisamente seria, non l’aveva mai vista così.

«Credo sia entrato in casa, sembrava strano. Gli ho chiesto cosa avesse, ma…» non riuscì a terminare la frase che Elena la bloccò.

«Scusatemi» e si avviò verso casa.

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Joy e Thomas la videro allontanarsi. La ragazza si attorcigliò una ciocca di capelli con un dito, lanciò uno sguardo al fratello che non sembrava molto turbato.

Lei invece stava morendo dalla curiosità.

«Vado un attimo al bagno e poi me ne vado» esclamò d’un tratto lei. Decisa, entrò in casa, sapeva già dove era il bagno e con nonchalance salì le scale di marmo. Lungo il corridoio di sinistra c’erano le camere da letto, mentre in quello di destra due bagni e una sala attrezzata a palestra.

Non appena arrivò al secondo piano sentì la voce di Elena. Stava chiamando Aron. Joy sentì due colpi ad una porta, un’altra chiamata e infine lo scattare della serratura. Lentamente si avvicinò, rimanendo nascosta dietro l’angolo.

«Mi hai fatto morire di paura!» sentì Elena. Dal tono della voce si capiva che fosse agitata.

«Scusami… ora è passato» mormorò Aron.

Sembrava esausto.

Joy si scorse più in là per cercare di vedere qualcosa.

«Ti chiedo scusa, è colpa mia. Non dovevo organizzare questa festa!»

Elena sembrava che a momenti sarebbe scoppiata a piangere.

«Non dire stupidaggini, sai che non è così e sai che io non voglio essere un limite per te.»

Joy vide Aron accarezzare con dolcezza il capo di Elena. Lei sembrava una bambina a cui era stato tolto il suo giocattolo preferito con quel broncio e gli occhi lucidi.

«Scemo, sei mio fratello! Ovvio che sei un limite.»

Scoppiarono a ridere entrambi e anche a Joy scappò un sorriso. Vide Aron abbracciare Elena e darle un bacio sul capo.

Belli, non c’era altro da aggiungere.

Senza rendersene conto, li vide avvicinarsi e lei, per la fretta di non farsi trovare, urtò un mobile in legno con una serie di gingilli in acciaio facendoli cadere un paio.

«Joy?»

Elena la guardò sorpresa.

«Scu-scutemi, volevo andare in bagno, ma poi vi ho visti parlare e…e oggi direi che non è proprio la mia giornata» sfoggiò il solito sorriso da ebete che faceva quando era in imbarazzo.

«Raccolgo tutto, raccolgo tutto» mise la piccola anfora e un cestino in acciaio sul mobile senza guardare i due fratelli.

«Ma tranquilla, figurati» Elena sorrise, mentre Aron continuava a guardare un punto oltre Joy.

«Okay! Ora vado, bellissima festa, complimenti!»

«Ma non dovevi andare in bagno?» chiese Elena visibilmente divertita.

Joy fece una smorfia, che idiota che era.

«No, non mi scappava poi più di tanto» si bloccò, rendendosi conto di quello che aveva appena detto. «Cioè, non era urgente.»

«Va bene» Elena le sorrise. «Allora ci sentiamo per la prova del vestito. Ti faccio sapere il giorno, okay?»

«Certo! Grandissima! Ci sentiamo. Aron… ciao!» e in un attimo si precipitò lungo le scale.

Ancora una volta il primato per le pessime figure se lo era assicurato.

Sfinita arrivò a casa, buttò i vestiti sul letto, mise il cellulare sul lavandino, cliccando sulla playlist, ed entrò nella doccia. Chiuse gli occhi, e lasciò che l’acqua le ricadesse sul viso, per poi scendere sul corpo, rilassando i suoi muscoli. Amava quella sensazione di tranquillità. La doccia era come un piccolo rifugio dove potersi rilassare e scaricare le tensioni della giornata. Oltre che un ottimo luogo dove esercitarsi per rispondere a tono alle varie discussioni avute in passato, complimentandosi con se stessa. Rimase per qualche secondo così, immobile, il capo leggermente abbassato poi, come posseduta dall’anima di uno dei peggiori cantanti al karaoke, iniziò ad intonare le note di Mentre tutto scorre dei Negroamaro, utilizzando la bottiglietta dello shampoo come microfono.

Rimase sotto la doccia per quasi un’ora e un’altra ora ci mise per asciugarsi quella massa di capelli che si ritrovava. Prima del matrimonio doveva aggiustarli assolutamente, le doppie punte si sprecavano.

Nel mentre, notò che erano quasi le dieci di sera e il suo stomacò iniziò a reclamare cibo. Aveva mangiato qualcosa alla festa, ma a quanto pareva non era abbastanza.

Mentre rovistava nel frigo alla ricerca di qualcosa di calorico, sentì bussare alla porta.

Sorpresa vide dallo spioncino che era Klaus, il portiere che rimanere durante la notte nel palazzo.

«Buonasera, signorina Greco» la salutò cordialmente l’uomo. Aveva una quarantina di anni, la carnagione olivastra e due folte sopracciglia nere.

«Buonasera, Klaus.»

«Spero di non averla disturbata.»

«No, no, mi dica.»

«Ecco, mi hanno detto di consegnarle questa.»

Joy guardò perplessa la busta di una lettera che Klaus le stava porgendo.

«Per me? Da parte di chi?»

«Del signor Paxton.»

Joy sgranò gli occhi.

«Aron?»

Lanciò uno sguardo alla porta di fronte, era davvero perplessa.

«Sì, ora mi scusi, devo ritornare nella mia postazione.»

«Certo, grazie.»

Vide l’uomo prendere l’ascensore e rientrò in casa.

Più curiosa che mai aprì la lettera e prese il bigliettino di carta all’interno.

Ti chiedo scusa per il comportamento di questa sera, non volevo essere scortese. Spero di riuscire a sdebitarmi per il vestito.

                                                                                     Aron Paxton

Rilesse quelle poche righe più volte, lasciandosi scappare un sorriso ogni volta che leggeva il suo nome. Avrebbe potuto mandarle un messaggio, sapeva il suo numero, o meglio ancora, avrebbe potuto consegnarle lui la lettera di scuse, e invece no.

Più ci pensava e più Joy notava come anche le cose più piccole o più semplici come presentarsi o andare in un ristorante con degli amici, Aron le trasformava in qualcosa di estremamente difficile, come scalare una montagna a mani nude.

Forse, quell’essere restio al contatto umano e quei comportamenti bizzarri nascondeva qualcosa di molto più profondo.

Ripensò all’episodio a cui aveva assistito ore prima e alle parole di Aron. Lui non voleva essere un limite per la sorella.

Limite.

Il solo sentire quella parola la rendeva nervosa. Strano come un semplice termine formato da sole sei lettere abbia il potere di bloccare ogni cosa. Abbia il potere di incutere talmente tanta paura da non permettere troppo spesso alle persone di provare, di rischiare in qualcosa in cui credono e che vogliono fare.

Joy lo sapeva bene.

Li immaginava come piccoli paletti bianchi e rossi nella sua mente che formavano una grande barriera e non le permettevano di fare ciò che desiderava con tutta se stessa.

«La mente mette i limiti, il cuore li spezza» esclamò d’un tratto facendo scivolare le dite sul nome di Aron.

Era un aforisma di Jim Morrison e che sua nonna materna, Angela, le ripeteva ogni volta che lei, piangendo, le diceva che non ce la faceva.

Mai frase era più perfetta di quella per descrivere Angela, che neanche davanti ad un tumore ai polmoni allo stadio terminale perse il sorriso e la voglia di vivere.

«Perché» le diceva ogni volta che Joy la pregava di riposarsi «avrò tempo per riposarmi, ma ora, fino a quando potrò respirare la vita, non permetterò a niente e nessuno di fermarmi. La mente mette i limiti, Joy, ma il cuore» si batteva una mano sul petto «il cuore li spezza.»

Joy scosse la testa, allontanando i pensieri da quei ricordi agrodolci. Prese il cellulare e senza indugiare troppo, inviò un messaggio ad Aron.

Non ebbe bisogno di pensarci, sapeva già cosa mandare: un piccolo e semplice smile, nient’altro, perché ne era certa, ciò di cui aveva bisogno quell’uomo era solo un sorriso.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un libro che mi ha sorpreso molto. Ho iniziato la lettura per curiosità ma non ho potuto fermarmi fino all’ultima pagina. Mi sono divertito con la freschezza dei personaggi, ed incuriosito, pagina dopo pagina. Una storia raccontata in un modo giovane e simpatico, mai banale e anche ciò che mi sembrava ovvio mi ha colto di sorpresa con un evoluzione inaspettata.
    Un autrice giovane ma molto ispirata, una bella storia molto divertente, testo scorrevole, continue sorprese, un romanzo che vedo bene nel settore cinematografico.

  2. Victoria L.

    Joy, a mio parere, è la miglior protagonista femminile di cui io abbia mai letto: un uragano di simpatia, piena di vita, schietta e un bel po’ folle, ma ha anche un cuore grande ed è sempre pronta a mettere in ombra se stessa per aiutare gli altri. Joy è Aron sono la dimostrazione di come il vero amore sia davvero in grado di vincere su tutto, che anche quando caratterialmente si pensa di essere incompatibili, ci si può in realtà compensare a vicenda. I temi sono svariati e l’autrice li ha trattati in maniera delicata e profonda. Questo libro mi ha fatta ridere tantissimo, ma anche sclerare e commuovere. Non vedo l’ora di averlo fra le mani!

  3. Frizzante, dal ritmo incalzante e pronto a stupirti 🙂 È così che definirei “Serendipity”, che capitolo dopo capitolo mi ha piacevolmente colpito su wattpad. Joy é un personaggio poliedrico: sa essere allo stesso tempo leggera, premurosa, divertente e impacciata. Ho apprezzato la riservatezza di Aron e il suo graduale lasciarsi andare di fronte agli eventi, nonostante le sue problematiche relazionali, trattate con molta delicatezza.
    Leggendolo, ci si rende conto che non è una semplice commedia o un semplice romanzo rosa… l’autrice ha avuto l’abilità di introdurre colpi di scena inaspettati, ma soprattutto di lasciare intendere nel corso del testo dei retroscena inimmaginabili e drammatici che soltanto verso la fine emergono chiaramente, rendendo la storia davvero toccante e inducendo il lettore a empatizzare ancora di più con i personaggi.
    Tra le righe, emerge che per Aron e Joy forse non si puó parlare di coincidenze, ma soltanto di destino.

  4. Mimmyyyyyy

    Ho scoperto Serendipity per puro caso…pensavo alla solita storiella piena di mistero e paure così iniziai a pensare che non avrei mai finito di leggere quei 15 capitoli concordati con la scrittrice…inutile dire che mi sono ritrovata a leggere tutti i capitoli pubblicati e ad essere una delle fan principali di Aron (anche se in certi momenti l’ho odiato).
    Preordine effettuato subito perché oltre all’idea fantastica le descrizioni (sia fisiche che psicologiche) sono delicate, ma al contempo riescono a trasmetterti angoscia e felicità.
    Tutto è perfetto ed equilibrato alla situazione e ai personaggi!!
    Non vedo l’ora di poter finire di leggerlo (Giorgia sei stata crudele con noi su wattpad…ci hai lasciato sul più bello) per vedere come andrà a finire.
    In ogni caso libro assolutamente eccezionale!

  5. (proprietario verificato)

    Trovo estremamente originale la caratterizzazione dei personaggi, penso sia uno dei punti forti di questa storia: personalità diverse e particolari, mai viste in questo genere di storie dilaganti di cliché. Serendipity è emozionante, crea empatia nel lettore, grazie anche alle descrizioni chiare e mai pesanti, riesce a catapultarti lì, a sentire ciò che loro sentono e questo credo sia un’enorme dote.
    Non vedo l’ora che esca per leggerlo tutto!

  6. Inaspettato. Serendipity è un libro ricco di sorprese, nulla accade per caso, ogni cosa ha un perché. I temi affrontati sono diversi, ma il modo in cui l’autrice riesce a toccarli è sorprendente, mai banale o scontata e con una delicatezza e passione stupefacente. Mi è piaciuta molto la descrizione accurata di alcune scene, sembra quasi di vederle. Libro consigliato a tutti i lettori e non, perché come si evince dal titolo non c’è niente di più bello che cercare disperatamente qualcosa, ma trovarne un’altra totalmente opposta che ti sconvolge la vita.

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Giorgia Abate
Classe 1992. Nata nella città martire di Cassino e laureata in Politiche Sociali e servizio sociale, per dieci anni mi sono dilettata nello studio del pianoforte. Da sempre appassionata alla lettura di qualsivoglia genere letterario e alla scrittura che, con il tempo, si è trasformata in un vero e proprio rifugio e valvola di sfogo soprattutto in un determinato periodo molto pesante della mia vita.
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