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Seven steps to Hell

C’era luce, ora è di nuovo buio. L’uomo sente in lontananza le note di Seven Steps to Heaven, con la tromba di Miles Davis che s’inerpica lungo pendii scoscesi. Prima serpeggia vivace, poi accelera sostenuta dal battito vitale del rullante fino ad arrestarsi sul precipizio degli inferi trattenendo se stessa in un’apnea attonita. In realtà non c’è nessuna musica, se non nella sua testa.

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Roberto Monini è una personalità di spicco nel panorama politico bolognese. Quando ne viene denunciata la scomparsa, sul commissario Scozia del Due Torri di Bologna vengono esercitate grosse pressioni affinché si attivi nelle ricerche. Il giorno successivo viene fatta una segnalazione alla polizia postale: c’è un sito Internet in cui sono state postate alcune foto che ritraggono l’agonia di un uomo. E nel sito si fa proprio riferimento a Roberto Monini. Da quel momento per la squadra del commissario Scozia inizia una febbrile caccia al killer, ma chi uccide esibendo su Internet le sue nefandezze sembra inafferrabile. Dopo il secondo omicidio al gruppo d’indagine si unisce anche Andrea Debicke, esperta criminologa romana, ma nemmeno il suo prezioso contributo è sufficiente a fermare la serie di delitti. Un passo dopo l’altro, l’omicida traccia indisturbato le linee del suo folle disegno.

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03 luglio 2018

Aggiornamento

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Commenti

  1. 7 STEPS TO YELLOW

    Conosco il commissario Scozia da anni, per non parlare dell’ammirazione verso la sua vice Sara Fiorentino. Sono proprio di casa, amica, collaboratrice occasionale quanto involontaria a causa del mio sesto senso e mezzo, quasi sette, come i gradini del paradiso o dell’inferno nel libro. Oppure quelli per salire dalla strada all’ingresso del Commissariato Due Torri a Bologna! (Ok Laura, non divagare) Ad ogni modo mi rendo utile.

    Se vi state chiedendo cosa ci fa un’architetto in quel mondo aspro alle prese con i lati più cupi dell’umanità di cui facciamo parte, non ho una risposta breve da fornire. Diciamo che l’attitudine ai valori dell’abitare porta spesso a scavare fondo, a lambire territori limitrofi il dominio esclusivamente tecnico, anche psicologico, del vivere sociale. Insomma: le manie, le ossessioni, i raggiri, le speculazioni, gli abusi perpetrati nel mio stretto campo di indagine professionale, sono, se vogliamo, un discreto archivio poliziesco a tutti gli effetti. (Poi amo impicciarmi per principio e finché mi sopportano perché smettere? ;-))

    Al momento le trame di quest’ultimo caso sono ancora indigeste. O meglio, sono buonissime nel portare a conclusioni scontate, superflue alla comprensione vera degli accadimenti. C’è un lieve aroma di delusione. Perché non vi impicciate assieme a me e date una mano? Nel frattempo vado a fare un rilievo di un rustico qui intorno, ma senza nastro giallo CRIME SCENE. Agli architetti non lo fanno usare; che spreco!

    Laura Bonaguro

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Alessandro Prandini
Alessandro Prandini è nato nel 1965 a Maranello. Ha conseguito la laurea in Matematica presso l’università di Modena nel 1990. Si occupa di informatica come responsabile della ricerca e sviluppo software presso un gruppo di aziende con sede a Reggio Emilia. Vive a Suzzara con la moglie e i due figli.
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