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Solo un bambino

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La vita di un bambino è semplice. Tutto ruota intorno alla famiglia e agli amici, i giorni trascorrono leggeri e ogni cosa, anche la più seria, diventa un gioco. Eppure il male è in grado di insinuarsi e generare delle crepe.
C’è un veleno che corrode le strade del Secondo Paese e il cuore dei suoi abitanti. Un’oscurità pervade tutto e travolge anche la vita e la famiglia del piccolo Lucìo. Lui è solo un bambino e potrebbe far finta di nulla, ma decide di opporsi al suo destino.
Solo un bambino è la storia di Lucìo, della battaglia che intraprende per sconfiggere un demone e rendere il suo mondo un posto migliore.

Prologo
Nel giorno del mercato la piazza del paese era invasa dalla gente. L’attenzione dei passanti era attirata dagli odori intensi di chi offriva cibi caldi, mentre le voci di quelli che si trovavano dall’altra parte dei banchi si sovrapponevano in una specie di gara.
Ovunque lo sguardo tentasse di spaziare, si trovava coinvolto nell’impatto con il corpo di una persona che cercava di farsi largo tra il groviglio dei presenti, oppure si soffermava su un’altra che, indecisa, valutava il particolare di un oggetto.
Se gli adulti avanzavano a fatica, i bambini, piccoli e veloci, scivolavano tra la gente, impegnati a rincorrersi per gioco.Continua a leggere
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Uno di questi, rimasto qualche passo indietro rispetto al suo gruppo, cercava la strada per superare i compagni, quando la curiosità gli impose una deviazione.
Conosceva bene il luogo, ma quella volta gli sembrò ci fosse qualcosa di diverso. Notò, infatti, un angolo della piazza in cui nessuno metteva piede, come se la gente non volesse superare una specie di linea.
Un solo vicolo si apriva da quel punto e lui si infilò pian piano, come attirato. Si mosse lento, notando come la bellezza degli edifici diminuisse man mano che i suoi passi lo portavano più lontano, e giunse dove la strada si allargava di poco, sul limite di un ampio spiazzo. La gente che trovò non era come se l’aspettava: ognuno era perso nei propri pensieri.
Notò presto che, in quel punto, le parole importanti erano pronunciate solo a bassa voce, cercando di non destare l’attenzione di chi non apparteneva al gruppo.
Inoltre, al centro si stava svolgendo una scena che risaltava rispetto a quel silenzio.
C’era una donna di una certa età, dalla pelle molto più chiara rispetto agli altri presenti, con un sacchetto stretto in una mano. Di fronte a lei si era creata una fila di ragazzini in attesa.
A un certo punto, la signora infilò la mano libera nel sacchetto ed estrasse un piccolo oggetto avvolto in una carta colorata. Una caramella. La consegnò con un gesto ampio, studiato in modo da essere visibile a tutti e al ragazzino più vicino, che annuì. La sequenza si ripeté, con la fila che scattava in avanti, mentre il sorriso sul volto della donna cresceva.
Un ragazzo più grande, forse perché non invitato a quel rituale, si avvicinò deciso alla donna.
Senza dire una parola, le prese di mano il sacchetto e la spinse via.
Lei si stupì del gesto, ma poi capì subito che la situazione era cambiata. Il suo sorriso si spense, mentre quello del ragazzo si accese. Rapida, cercando di non incrociare lo sguardo di nessuno, si allontanò fino a scomparire.
Intanto il giovane reggeva il sacchetto in alto, dove nessuno poteva arrivare. La fila si era rotta e tutti i ragazzini si stringevano attorno a lui, alzando la mano per ottenere una caramella. Li osservò con calma, prima di farne cadere qualcuna.
Chiuso il sacchetto, si fece largo tra i piccoli rimasti per tornare tra i suoi compagni, che lo accolsero ridendo.
Il bambino, fermo in disparte a osservare, stava pensando a cosa fosse meglio fare. Poi notò uno sguardo che lo fissava: dal gruppo si fece avanti una persona conosciuta.
Quando il fratello maggiore poté toccarlo, gli strinse il braccio e lo spinse nel vicolo.
«Questo non è posto per te, Lucìo. Promettimi che dimenticherai ciò che hai visto, e dov’ero» ordinò deciso, mentre masticava e lo riconduceva indietro.
Lucìo aveva sempre fatto ciò che lui gli aveva chiesto e ancora una volta avrebbe mantenuto un segreto che non capiva. Con la mano del fratello che premeva sulla spalla, tornò nella piazza del mercato, tra la gente.
Un breve momento e tutto era già passato, come un sogno rimasto incompleto.
Ritrovati i suoi compagni, desiderava soltanto giocare.

PARTE PRIMA
Lucìo provò un misto di felicità e ansia quando si sedette. Essere invitato a una riunione di famiglia lo faceva sentire grande, ma lo metteva anche a disagio, visto che un simile avvenimento accadeva sempre per un motivo grave.
Poi si rafforzò un altro sentimento, forse d’attesa, nel rendersi conto che due sedie erano rimaste vuote. Suo fratello mancava ancora al grande tavolo, quando il nonno e suo padre iniziarono a parlare.
«È importante che anche tu sia qui con noi, adesso» disse lentamente il nonno.
«è uno di quei momenti in cui la famiglia deve stare unita.» Suo padre lo scavalcò con impeto.
Lucìo ebbe un tuffo al cuore. Tornò all’emozione incerta che aveva provato anni prima, quando le stesse voci gli avevano annunciato che, da quel momento, la sedia più vicina alla sua sarebbe rimasta vuota. Ripensò al giorno in cui la sua famiglia era diventata più piccola.
«È vero, ma non per questo devi essere preoccupato» disse subito il nonno, quasi a voler confortare Lucìo che, di colpo, si era sentito ancora più piccolo. «Abbiamo soltanto bisogno del tuo aiuto per chiarire un dubbio che accompagna i nostri pensieri» ribadì ancora, mentre appoggiava una mano sul braccio del figlio.
Per fortuna c’era il nonno, pensò Lucìo. Nessun altro, dal giorno in cui sua madre era morta, era stato in grado di tenere a bada i sentimenti del padre.
«Sì, forse il nostro dubbio non è fondato, ma non è il tipo di situazione che può essere presa alla leggera» disse il padre, ritrovata la calma.
Lucìo era molto attento a ciò che suo padre diceva e faceva. Un po’ perché lo ammirava e, al tempo stesso, lo temeva.
A seconda dell’argomento, quell’uomo di solito tranquillo e molto pratico aveva scatti di rabbia che lo spaventavano. Gli era giunta voce che, in passato, avesse partecipato a più di una rissa e che non c’erano state conseguenze per lui solo grazie alla buona parola del nonno.
«Pensiamo che tu sia abbastanza grande, ormai, per parlarti di tutto quello che succede, anche se alcune cose probabilmente non le capirai ancora.»
Le parole del padre accesero qualcosa in Lucìo. Era la prima volta che si rivolgeva a lui come avrebbe fatto con un adulto.
«Bene. Avrai notato che, ultimamente, il modo di fare di tuo fratello è diventato piuttosto strano.»
Lucìo annuì, sincero. Nell’ultimo anno, o forse già da quello prima, suo fratello aveva pian piano cambiato comportamento. Rientrava tardi la notte, se non alle prime ore del mattino. Quando si parlavano, le discussioni erano sempre brevi e spesso evitava di guardarlo negli occhi. Ogni tanto aveva manifestato degli scatti d’ira, gli stessi del padre, di cui Lucìo non capiva l’origine.
Le braccia del padre si allungarono sul grande tavolo, che scricchiolò sotto il peso del corpo robusto.
«Ci siamo resi conto che tuo fratello sta vivendo una specie di seconda vita. Una vita che fa soffrire noi quanto lui.»
«Una vita in cui non riusciamo a raggiungerlo perché è lui a tenerci distanti» disse il nonno, mentre si portava la mano al collo.
Lucìo fu catturato da quel gesto impercettibile.
Il nonno portava sempre al collo l’unico ricordo dal quale non riusciva mai a separarsi. Una chiave di un metallo scuro, che sembrava non avere alcun valore e che accarezzava con le dita quando si faceva pensieroso.
«Ed è per questo che abbiamo bisogno di te. Sentiamo, e crediamo, che dove uno di noi non può arrivare, la famiglia unita possa vincere. Sempre se ti senti pronto» concluse il nonno.
«Certo» esclamò subito Lucìo, come se gli fosse stata chiesta la cosa più ovvia del mondo.
«Mi fa molto piacere» disse il padre, poi sorrise in una maniera che gli sembrò diversa da ogni altra vista prima.
Lucìo sentì che, a poco a poco, il padre stava iniziando a donargli lo stesso tipo di fiducia che, fino a quel momento, aveva concesso solo agli altri membri della famiglia.
«È deciso» esclamò il nonno. «Saremo uniti, anche se ognuno agirà a suo modo.»
«Io affronterò con lui un discorso che intendevo fargli da tempo» disse il padre, la schiena appoggiata alla sedia e le braccia incrociate. «Sai che, da quando mamma è mancata, ognuno di noi ha affrontato la cosa in maniera diversa. Tuo fratello, che sembrava essersi ripreso per primo, in realtà ha ignorato tutto senza superarlo. Non ho la minima idea delle parole che userò, ma devo farlo. Per quanto sia difficile, ho rimandato davvero troppo.»
«Abbiamo pensato a tante cose, ma forse non abbiamo tenuto conto delle più evidenti» disse il nonno, rivolgendosi a Lucìo. «Forse hai già notato, con il passare del tempo, come il modo di vedere le cose intorno a te stia cambiando. Presto avvertirai una voce, che in qualche modo ti parlerà e ti spingerà a fare cose a cui prima non avresti pensato. Naturalmente, avendo qualche anno più di te, tuo fratello si confronta con questa voce già da tempo e forse non ha ancora chiaro come risponderle. Potrei dargli una mano con questo tipo di passaggio, poiché l’ho già affrontato tanto tempo fa.»
«Quello che vorremmo chiederti è di agire di più come un fratello.» Il padre provò a spiegargli, ricevendo però solo uno sguardo dubbioso.
«Quello che desideriamo davvero è che iniziassi a osservare tuo fratello in una maniera nuova» disse il nonno. «Voglio dire, ti sarà capitato più di una volta di sentirgli dire o vedergli fare una determinata cosa, senza che tu ci facessi troppo caso, lasciando correre. Ecco, quello che può avere un valore minore per te, potrebbe averne uno maggiore per noi. Ti chiediamo di raccontarci ciò che di insolito vedrai in lui, in modo da conoscerlo meglio.»
«Te la senti di fare questo per noi?» domandò il padre, guardandolo dritto negli occhi.
Lucìo sentì su di sé tutta la forza di quel momento così serio: l’aspettativa del padre e del nonno, l’importanza della missione che gli veniva affidata e il desiderio di aiutare. Si promise che, di nascosto, avrebbe scoperto le ombre che avvolgevano il fratello. Sapeva di essere disposto a tutto per dimostrarsi all’altezza della sua famiglia.
«Sono pronto» rispose al padre e al nonno.

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Davide Stella
DAVIDE STELLA, classe ’85 da Bassano del Grappa (VI), finiti gli studi in Agraria si è rivolto subito al campo turistico, unendo il contatto con le persone alle attività all’aria aperta. Solo un bambino è il suo romanzo d’esordio.
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