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Somnia - Inscrizioni di Sangue

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Consegna prevista Ottobre 2020

Il mondo di Somnia è una scacchiera in cui le pedine vengono mosse senza alcuna esclusione di colpi e senza badare ai sacrifici: i giocatori di questa partita universale sono gli dei che, dopo aver scelto i loro campioni, hanno iniziato a tessere il loro destino, nella speranza di sconfiggere gli avversari, di ottenere il dominio completo sulle vite dei mortali e di risvegliare lo stesso mondo di Somnia, una bestia affamata di guerra e di distruzione. Le loro pedine, ignare della partita fatta di sangue e di morte che è in corso, sono principi e traditori, soldati che combattono per la libertà e semplici cittadini, tiranni affamati di potere e figure misteriose con una missione da portare a termine. Le loro storie si intrecciano e si sciolgono in un susseguirsi di amori, amicizie, battaglie, tradimenti, conflitti e colpi di scena, mentre silente e inevitabile il destino attende soltanto di fare il suo corso.

Perché ho scritto questo libro?

Potremmo dire che questo libro, insieme al suo universo, è cresciuto di pari passo con me: da un rifugio immaginario e remoto è diventato un progetto concreto, il più importante della mia vita, qualcosa che ho sempre voluto condividere con il resto del mondo e che non mi ha mai davvero abbandonata. In una realtà in cui le fantasie sono considerate inutili e in cui la creatività è vista come un rischio, sentivo la necessità di inserire una parte di me, un rifugio per chiunque ne avesse bisogno.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Semplicemente accadde, senza che nessuno potesse spiegarlo.

Tutto si congelò per un istante e all’inizio Skye giurò di non poter respirare, come se tutto fosse fermo, immobile. Il suo sguardo si fermò sulla spada sul collo del Saek che, nemmeno fosse stata davvero congelata, era rimasta sospesa a pochi centimetri dalla sua pelle, la lama che appena gli sfiorava i riccioli scuri. Poi, giunsero le risate.

Cristalline, limpide, completamente candide, così candide da far risultare la neve sporca e corrotta, sembravano danzare nel vuoto e plasmarlo a loro piacere; dalla strada di destra il terreno congelato si spruzzò di verde e di fiori, nell’aria comparvero il canto degli uccelli e l’odore della primavera, umido e vivo, che le entrò nei polmoni senza consenso e che rese il tutto ancora più improvviso e strano, ma ammaliante.

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Durò poco, perché ben presto l’odore del sangue, della ruggine, dell’acciaio sostituì i fiori e le risate, questa volta da sinistra. Tutto stava ricominciando a muoversi e Skye vide parte della folla urlare di paura non appena il terreno si crepò di rosso; alzò gli occhi al cielo, alla ricerca di risposte, e quasi le si mozzò nuovamente il respiro quando vide il cielo diviso in tre parti ben distinte: la parte destra completamente chiara, azzurra e libera da nuvole, quella centrale immobile, con un’aquila congelata nel cielo, le lunghe ali spiegate, ma completamente ferme, e infine quella di sinistra, riempita da nubi nere, da fulmini, da quelli che sembravano echi di battaglie.

Skye notò che anche Serveti stava osservando il cielo, il suo contegno oscurato dalla sorpresa che animava il suo volto; suo padre stava urlando alla folla di calmarsi, ma la sua espressione tradiva la sua stessa paura, perché mai era accaduto qualcosa di simile. Al tempo stesso Seor pareva una statua: immobile, con gli occhi in movimento, frenetici eppure congelati nell’incomprensione; sotto di lui, il Saek, aveva lo sguardo tirato in un’espressione indescrivibile, l’espressione di chi aveva visto la morte e ne aveva ricevuto la benedizione.

Infine giunsero: Skye li riconobbe all’istante, come il resto del suo popolo, che vedendoli parve riacquistare un briciolo di sicurezza, ma che non poté fare altro che osservarli, la voce rinchiusa in un muto stupore.

Da destra giungeva la Ragazza di Primavera, la Ragazza che ride, la Ragazza che dà la vita e che la illude, attorcigliandola alle sue sottili dita come se fosse un filo. Sembrava quasi stesse danzando nell’aria con le lunghe gambe bianche del colore della neve, ogni balzo pareva il più nobile e aggraziato movimento; aveva il volto avvolto da un’aura di innocenza e spensieratezza e gli occhi enormi, completamente neri, che ricordavano quelli di una giovane cerva, osservavano ogni singolo membro del Clan con fare benevolo, sorridendo con le piccole e paffute labbra rosee. I capelli si muovevano con lei, ondeggiando come fili d’erba mossi dal vento, e cambiavano colore, catturando la luce che il suo angolo di cielo le regalava: da verdi, mutavano in azzurri, a violacei, a rossi intenso, così velocemente che Skye quasi faticava a trovare un colore perfettamente definito. Dalle lunghe e sottili dita pallide scendevano lunghissimi fili d’erba che si rilegavano e slegavano tra loro ininterrottamente.

A sinistra il sangue continuava a scorrere, per andare a raccogliersi in un punto preciso; ne aveva formato una pozza enorme che avrebbe potuto benissimo contenere acqua sufficiente per una famiglia numerosa, ma questa illusione durò poco: il sangue si sollevò, levitò come avrebbero fatto delle foglie mosse dal vento. Iniziò ad ammassarsi, a comporre un qualcosa, un qualcosa che mutò in una figura, e infine che mutò in quella di una donna: grandi occhi color acciaio sbucarono dal volto di sangue, esattamente come un corpo nudo, ricoperto dai seni in giù da una sostanza nera liquida, vischiosa e che pareva malsana, che le scendeva lungo i fianchi e terminava come una lunga tunica. Sulle spalle la donna portava una lunga lancia dalla punta in ossidiana, dello stesso colore della sua tunica, che risaltava incredibilmente contro i capelli liquidi, color del sangue, e contro gli occhi così chiari da sembrare quasi di vero acciaio. Cicatrici e lividi ne adornavano il corpo, ma sembravano aumentare ogni secondo che passava; era la Donna di Sangue, la protettrice dei guerrieri, la dea che spesso Skye sognava e che, passando, le lanciò una tale occhiata da farla quasi tremare.

Entrambe raggiunsero i lati del palco, poco distanti da Seor, e rimasero immobili, così alte da intimorire anche i più possenti tra gli uomini e tra le donne dei Clan, ma padre Tempo, che apparve qualche istante dopo le figlie, parve quasi sul punto di divorarli: il suo volto mutevole, che passava da giovane a vecchio istante dopo istante, per metà candido come la neve e per metà color dell’ossidiana, congelò l’animo di tutti i presenti, mentre la pelliccia multicolore, di diversi animali per razza e dimensione, ricordò a chiunque lo stesse osservando, quanto il tempo fosse padrone e cacciatore, quanto fossero prede.

Serveti fu il primo ad avvicinarsi, il passo incerto, ancora mosso dallo stupore: vedere lo sciamano più stimato tra i Clan esitare, doveva intimorire chiunque lo stesse osservando. Kass si voltò verso Skye, ma parve non avere la forza di parlare, come se quasi ne avesse paura: gli dei erano buoni, mai avevano compiuto un torto contro di loro, ma non si erano mai presentati in quel modo, mai avevano fermato un’esecuzione.

Perché lo avevano fatto? Skye non capiva, non capiva perché avessero interrotto l’inizio della guerra, perché avessero interrotto la volontà del loro popolo e il loro desiderio di riscatto. Gli dei accoglievano le loro preghiere e ascoltavano i loro tormenti, ma raramente lasciavano il mondo degli Spiriti o interferivano con le loro decisioni.

Serveti si schiarì la voce, che tremò appena, e alzò lo sguardo verso le immense divinità, che in silenzio osservavano il loro popolo.

«Non parlare, Serveti figlio di Hai. Il tuo intervento non è necessario».

La voce della Donna di Sangue era spietata e tagliente come Skye la ricordava e fece sbiancare alcuni dei presenti.

A prendere la parola fu la Ragazza di Primavera che, dolcemente, sorrise alla sorella: si voltò verso il suo popolo con un’espressione pacifica, ma lo sguardo di Skye cadde inevitabilmente su tutti quei fili che le pendevano tra le dita: istintivamente si chiese quale fosse il suo e quanto fosse lungo e quanto fosse resistente il nodo che lo teneva legato alle lunghe dita della Ragazza di Primavera.

Quasi avesse captato i suoi pensieri, gli occhi da cerva della dea si spostarono su lei e Kass, e il suo sguardo parve cercare qualcosa. Pochi istanti dopo un velo di delusione le oscurò il volto.

«Il mio altro protetto non c’è» mormorò, quasi si stesse lamentando. La Donna di Sangue alzò gli occhi al cielo. «Non è il momento»

Lacrime scure iniziarono a colare sul volto diafano della dea, l’espressione che lentamente diventava sempre più sofferente. «Volevo solo rivederlo»

«Siamo qui per impedire e per ordinare» disse padre Tempo, interrompendo le figlie. «Siamo qui per comunicare la vostra caduta e la vostra rinascita».

Skye smise quasi di respirare alla parola “caduta”. Come se fossero tutti raggi di una stessa ruota, il suo popolo iniziò a bisbigliare tra sé e sé, spaventato; Kass si voltò verso di lei, un lampo di incredulità ad animargli lo sguardo. Skye vide con la coda dell’occhio suo padre, l’espressione furibonda che sembrava sul punto di spezzare il suo distacco abituale. Non ebbe comunque il tempo di parlare, perché la Donna di Sangue si avvicinò al Saek.

Semplicemente lo mise in piedi, come un bambino impaziente avrebbe fatto con un giocattolo rotto, e lo fece voltare verso i presenti. Sul volto del Saek aleggiava un miscuglio di terrore, stupore e…

Paura.

«Il ragazzo che state processando vi salverà dalla caduta».

Skye sentì quelle parole riecheggiarle dentro, lasciandosi alle spalle una muta rabbia e nuova incredulità. Si trattenne dall’urlare, ma molti non lo fecero: l’affermazione fu accolta con odio. La Donna di Sangue non ne fu minimamente scalfita e semplicemente si voltò verso il padre, lo sguardo gelido e le mani posate sulle spalle del giovane Saek, che al confronto, da quanto era

minuto, pareva scomparire. Padre Tempo scosse appena la testa e il suo voltò mutò in quello di un giovane uomo dalla barba rada e gli occhi vivaci e per un istante parve quasi ridere.

«Tutto il sangue che avete sparso su queste terre vi ha tolto ogni briciola di buonsenso: i vostri antenati non avrebbero osato alzare la voce di fronte a un nostro annuncio; state lentamente

diventando animali» si rivolse a Saverius, il volto adesso anziano e la barba folta. «Figlio del ghiaccio e del sangue, tu per primo stai covando così tanta rabbia in questo momento»

Il padre di Skye rimase in silenzio per qualche istante, ma lo sforzo sul suo volto era quasi palpabile tanto sembrava immenso: pochi uomini avevano la forza di spirito di Saverius del Clan del Ghiaccio, che raramente pareva provare emozioni: il suo viso era perennemente solcato dalla medesima espressione fredda eppure assennata, tranne nei momenti di rabbia o di immensa gioia, in cui la sua natura passionale vinceva il suo solito distacco. Alla fine la sua maschera cadde, mostrando l’ira che covava dentro.

«Questo mostro è un assassino» disse semplicemente.

La Donna di Sangue annuì. «Lo è. Dunque non è diverso da te o da Seor o da qualunque uomo ti abbia accompagnato sul campo di battaglia» tornò a guardare la folla «Rekear della casata Meylir è un principe, un guerriero che ha combattuto per il suo popolo e che è stato tradito sul campo di battaglia dal sangue del suo sangue» Fece una pausa «Dallo stesso sangue che ora sta viaggiando con un altro traditore, Lorek delle Steppe Bianche, per risvegliare colui che deve restare a dormire». Skye sentì Kass alzarsi in piedi e non tentò neppure di fermarlo, ma attese, in silenzio, che reagisse in qualche modo. Eppure, come il resto dei componenti del clan delle Steppe Bianche, rimase in silenzio, in attesa, come un bambino incuriosito e spaventato da una storia narrata davanti al fuoco. La Donna di Sangue riprese a parlare. «Lorek delle Steppe Bianche ci ha traditi uno per uno: ha tradito il nostro popolo, il mondo degli Spiriti, la sua famiglia e il suo onore. Derian della casata Meylir ha fatto lo stesso e ha tradito suo fratello, uccidendolo… Almeno finché non è tornato in vita»

«Mai potrei credere che Lorek ci ha traditi»

«Credici, Saverius, e credi soprattutto nel fatto che sarà questo mostro, come tu lo chiami, a salvarti. Insieme agli eredi dei Clan: insieme alla tua stessa figlia» le urla sconvolte della folla non riuscirono a spegnere la voce di Padre Tempo, che quasi pareva un ruggito. «I quattro legami saranno ripristinati e molto perderanno durante il viaggio. Rekear ha già perso la sua anima, danzando con le ombre, morendo per tradimento e per portare al termine la sua missione, ha bisogno di essere completo» un sorriso gli comparve sul volto, che mutò in quello di un guerriero ferito e colmo di cicatrici. Rise di gusto e guardò Skye, che quasi sentì il cuore fermarsi. «E cosa c’è di meglio di una moglie, per riparare un’anima ferita?».

Ci fu un lampo di luce e poi Skye giurò di essere morta.

11 gennaio 2020

Aggiornamento

Primo aggiornamento della campagna! Questa volta voglio parlarvi del mondo di Somnia, dello scenario in cui si svolge la nostra storia! Siamo nell'anno 220 dopo il primo Sacrificio e il continente ha questo aspetto. Al centro abbiamo l'Impero Niaergen, di marmo bianco e giada, in cui la parola di Niaer, il Sacrificato, e la voglia di conquista valgono più di ogni altra cosa. A Ovest troviamo invece la Costa Ovest, una terra sconfitta e sottomessa, spogliata di nome e diritti, che da anni combatte per la propria rinascita. A Nord si estendono le misteriose Valli Antiche, sconosciute terre di magia e mostri, congelate per l'eternità. A Sud, affacciate sul mare, troviamo le Città Proibite, un luogo di perdizione, arte e profonda corruzione, e Porto Kan, dove ognuno può trovare ciò che più desidera. A Est, infine, le regioni forse più misteriose di tutte: il Dominio Nou, potente e implacabile, i Sentieri del Fuoco, mortali e misteriosi, e le Giungle di Smeraldo, un luogo di bellezza e pace, in cui nessuno straniero ha mai messo piede. Per avere più lore e saziare la vostra curiosità, seguite la pagina Instagram https://www.instagram.com/somnia_inscrizionidisangue/

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Francesca Budel
Francesca Budel nasce a Savona il 20 Ottobre 1999. Inventa e racconta storie da quando ne ha la possibilità e coltiva una profonda passione per tutto ciò che è arte e invenzione; nel 2010 vince il primo premio al concorso nazionale Italo Carretto e nel 2012 raggiunge la prima posizione nel concorso Fabbriche Aperte. Ottiene il diploma classico nel 2018 e tutt'ora frequenta il corso di Culture e Letterature del Mondo Moderno all'Università degli Studi di Torino.
Il mondo di Somnia - Inscrizioni di Sangue è il risultato finale di una commistione tra le sue prime fantasie e un processo di rielaborazione più maturo e consapevole. I suoi scrittori di riferimento sono George R.R Martin, Isabel Allende, Leigh Bardugo, Neil Gaiman e Robert Louis Stevenson, ma a influenzarla profondamente sono anche stati il mondo dei fumetti e dei manga, i giochi di ruolo e la letteratura classica.
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