Accedi

Sotto controllo

Overgoal! Un ufficio stampa curerà la visibilità sulla stampa tradizionale e su quella online. Una strategia dedicata di marketing online consiglierà il libro a nuovi potenziali lettori.
Goal! Il manoscritto passerà alla fase di editing, revisione, progetto grafico e stampa. Una volta pronto, il libro verrà pubblicato in formato cartaceo e ebook, e reso disponibile all'interno del circuito di Messaggerie Libri e nei più importanti store online.
58% Completato
84 Copie all´obiettivoi
Al raggiungimento dell’obiettivo il libro verrà pubblicato
80 Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Marzo 2020
Bozze disponibilii
Se pre-ordini il libro, potrai cominciare a leggere subito le bozze del manoscritto

Viaggio claustrofobico nella mente di Fabio, quarantenne romano di famiglia borghese, incapace di completare gli studi e realizzare le sue ambizioni, oppresso da un fallimento esistenziale che sente ineluttabile.
Sua moglie Silvia ha seguito un percorso opposto. Umile ragazza di periferia indirizzata agli studi proprio da Fabio, è oggi una donna affermata, con un lavoro gratificante e brillanti prospettive di carriera.
Questo ribaltamento di ruoli getta il protagonista in una frustrazione che, complice l’avvenenza della donna, sfocia in una gelosia morbosa. Silvia ha una vita lavorativa e sociale intensa, fatta di viaggi di lavoro e frequentazione di amiche divorziate ed emancipate. Fabio, sempre più solo, cade in preda al panico e inizia a spiarla, fino a metterla letteralmente “sotto controllo”, amplificando ogni potenziale indizio di tradimento sotto la lente deformante della sua ossessione.

Perché ho scritto questo libro?

La preminenza del maschio nella coppia è un caposaldo sociale che sta crollando. Oggi è sempre più spesso la donna ad assurgere a una posizione di superiorità, economica e culturale. Tutto questo, per molti maschi, si sta rivelando difficilissimo da accettare. Ho costruito questa storia per mostrare, da un punto di osservazione allucinato, l’angoscia e la frustrazione maschile per questa nuova condizione, e tutta l’inadeguatezza culturale per affrontarla.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Sabato 3 gennaio 2015

Il mio problema è che sono uno che si fida troppo. È sempre stato un istinto per me, fin da ragazzo. Chissà perché mi viene naturale credere che le persone siano sincere, che dicano sempre la verità, che non abbiano secondi fini. Non mi viene proprio in mente che possano imbrogliarmi o prendersi gioco di me. E invece lo fanno, eccome se lo fanno. Che coglione che sono! Quanto tempo che ho perso con questa storia! Sono mesi ormai, forse anni che avverto segnali chiarissimi che ho continuato a far finta di non vedere. Mi sono inventato giustificazioni assurde, anche contro l’evidenza delle cose, pur di tranquillizzarmi. Sono un vigliacco, ho sempre avuto paura di scoprire la verità. Ora però l’urgenza è tale che non posso più aspettare. È arrivato il momento di fare qualcosa. Strano, vero? Dopo sedici anni. Ma è così. Io ho bisogno di capire chi è veramente Silvia. Ho bisogno di capirlo adesso.

Continua a leggere

È stata lei a chiedermi di configurarglielo, non è capace, non ne capisce niente di questi nuovi smartphone, non le interessano, non ci tiene. Finora è andata in giro con quell’accrocco da due soldi che le aveva regalato la madre. Magari non le sarà nemmeno piaciuto come regalo, avrebbe preferito un’altra cosa, sicuro. Pensare che una come lei, col lavoro che fa…

Certo, sapevo che mi avrebbe chiesto di configurarglielo, e allora? È una colpa anche questa? Chiaro che se non ero sicuro di poterci mettere le mani sopra mica glielo regalavo! Con quello che m’è costato. Mi devo pure sbrigare, che tra poco usciamo.

«Devi impostare la password», le dico, facendo il gesto di passarle il telefono. 

«Mettila tu, metti 2 0 0 5», mi dice, «è l’anno in cui è nata Giulia, così la ricordo».

Sapevo anche questo, che me l’avrebbe dettata, deve ostentare che lei non ha segreti per me. Lo vedremo, questo. Ora è andata in bagno a prepararsi, sono solo. Ecco, adesso è il momento. Il primo a parlarmi di questa cosa fu Gianluca, qualche tempo fa, in libreria. Se installi quest’app su due dispositivi, mi disse, e li metti in contatto tra loro, dall’uno puoi vedere la posizione dell’altro. È uno strumento interessante, nasce per vedere dove si trova il tuo cellulare se te lo perdi o te lo rubano. Ovvio che a me non serve mica a questo! Si intende, poi, che Silvia non ne saprà nulla. Le nascondo l’icona dell’app all’interno di una cartella che contiene altre app, tutta roba che si usa poco. Così nascosta, come in un gioco di scatole cinesi, non se ne accorgerà mai. Silvia non è certo un tipo che va a smanettare nei meandri di un cellulare.

Non è una cosa corretta? E chi se ne frega! È corretto quello che lei fa a me? Magari, se andiamo a vedere, non è neanche legale. Beh, mi denunciasse allora, voglio proprio vedere se avrebbe il coraggio di farlo! Io ho bisogno di sapere dove sta! Dove sta quando non è con me, quando esce da sola, con i colleghi, con le amiche. Quando va fuori due o tre giorni e dice che va in trasferta per lavoro. Voglio sapere se dice la verità, perché secondo me non la dice, o non la dice sempre, o non la dice tutta. Silvia sta cambiando, non è più quella di prima, la ragazza dolce e comprensiva, sempre al mio fianco che ho conosciuto tanti anni fa. È diventata sfuggente, misteriosa, e soprattutto passa troppo tempo fuori casa senza di me. 

Devo metterla sotto controllo. Ho creato un file apposta sul mio cellulare, lì registrerò tutti i suoi spostamenti, il suo modo di vestire, le parole che dice, il suo umore. Solo così, raccogliendo un gran numero di dati e incrociandoli tra loro, come in un’investigazione di polizia, potrò far emergere le sue menzogne e le sue contraddizioni. C’è tutto un mondo che lei cerca di tenermi nascosto, ma io lo scoprirò.

Lunedì 12 gennaio 2015

Stamattina è un casino in libreria, nuove consegne e tutta la roba di Natale ancora da mettere via, non ho tempo per controllare. E poi dentro la connessione non è buona, specialmente al piano di sotto, al reparto arte e musica, dove lavoro io. La settimana scorsa ho controllato più volte, tutti i giorni, ma non ho mai trovato situazioni anomale: non è uscita la sera, non ha mai fatto tardi al lavoro, è sempre stata là dove mi aspettavo che fosse. Sono le 14:18 quando riesco finalmente a localizzarla, dovrebbe essere in ufficio a quest’ora. C’è subito qualcosa di strano stavolta, il segnale GPS compare sulla mappa un po’ più in alto rispetto al solito. Restringo il campo e vedo che è posizionato esattamente all’incrocio tra via Luigi Bellotti Bon e via Eleonora Duse, ai Parioli. Lei lavora a viale Regina Margherita, all’angolo con via Nizza. Cazzo sta facendo lì?

Sento che comincio ad agitarmi. La chiamo sul numero dell’ufficio, chiaramente non risponde. La chiamo sul cellulare. Mi fermo. No, meglio di no, mi deve chiamare lei. Quando tornerà in ufficio vedrà la mia chiamata e mi telefonerà. Lo fa sempre. Penso che sia un buon modo per sapere quando rientra. Infatti mi telefona lei, dal numero dell’ufficio, alle 15:57. Dopo oltre un’ora e mezza.

«Fabio mi hai chiamata?»

«Sì, prima, come mai non hai risposto?»

«È… è che ero giù… al bar sotto l’ufficio, a mangiare qualcosa. Ma che ti serviva?»

«No… è che… volevo sapere se avevi pagato tu l’ultima rata del condominio, perché mi risulta non pagata. Senti, ma poi, dopo che sono andato a prendere Giulia a scuola devo fare un po’ di spesa? Perché ho visto che il pane è finito, anche il latte».

«No, il condominio non l’ho pagato. Quanto alla spesa non ti preoccupare, ci penso io quando esco, non faccio tardi.»

La sua voce, quando ha dovuto spiegare perché non ha risposto, era incerta, tremolante. Effettivamente è comprensibile che la voce tradisca un certa emozione quando si sta mentendo. Eh sì, perché stava mentendo! Perché non è vero che era al bar sotto l’ufficio, era da un’altra parte!

Vado a prendere Giulia a scuola. Quando faccio il turno di mattina esco alle tre e mezza e riesco ad andare. Quando lavoro il pomeriggio ci va Adelina. Silvia non va mai a prenderla, è troppo impegnata al lavoro. Si limita ad accompagnarla quando io sono di mattina. Dopo scuola porto Giulia a danza. Continuo a guardare il cellulare. È sempre in ufficio adesso. Poi esce, sono le 18:02. Posso seguirla lungo il percorso verso casa: va a piedi, come gli altri giorni, segue viale Regina Margherita fino a piazza Sassari, si ferma qualche minuto al supermercato di via Treviso, infine scende verso via Pavia, dove abitiamo. Venti minuti di passeggiata più dieci minuti di spesa. Arriva a casa alle sette meno un quarto. Io e Giulia poco dopo.

Non so se dirle qualcosa, mi sento nervoso e lei se ne accorge, ma riesco a trattenermi e non parlo. Ceniamo a casa, Silvia e Giulia guardano un film, io leggo le notizie sul tablet, in soggiorno con loro. Osservo Silvia, vedo che segue poco la TV. Guarda ripetutamente il cellulare, scambia messaggi con qualcuno. A volte sorride in silenzio.

Mettiamo a letto Giulia, mi faccio la doccia. Mentre mi infilo il pigiama vedo Silvia che cammina col cellulare in mano lungo il corridoio, manda un ultimo messaggio, poi lo spegne e lo mette in carica in cucina. Andiamo a letto insieme. Ho un forte impulso a farle delle domande ma riesco ancora una volta a trattenermi. Non devo fare passi falsi, voglio andare a fondo a questa storia.

Tardo ad addormentarmi però, e penso. L’incrocio tra via Eleonora Duse e via Luigi Bellotti Bon si trova a oltre 2Km di distanza dal suo ufficio. Sono 26 minuti a piedi e 11 in macchina secondo Google maps. È un incrocio dove non c’è niente, solo palazzine residenziali, forse qualche studio professionale. Niente negozi, bar o ristoranti. Perché è andata lì? Da quanto tempo ci stava? Ma soprattutto: perché ha mentito? Se non ci fosse stato nulla da nascondere mi avrebbe detto qualcosa come: sai, stavo ai Parioli, lì c’è lo studio di un avvocato che ci sta curando una causa con un cliente, oppure: sono andata a fare la visita dal dermatologo, per quel neo sulla schiena, ti ricordi? Ah, non te l’avevo detto? Mi sono dimenticata, comunque è tutto a posto. Ma non ha detto questo, ha detto: stavo al bar sotto l’ufficio. E invece non stava al bar sotto l’ufficio.

Martedì 13 gennaio 2015

Esco di casa prima io stamattina, alle otto, per andare ad accompagnare Giulia a scuola. Controllo il cellulare in modo compulsivo. La trovo fuori casa alle 8:35 e la seguo lungo il consueto percorso a piedi verso l’ufficio. Poi perdo il contatto fino alle dieci.  Quando riesco a ristabilirlo è al suo posto di lavoro. Controllo anche all’ora di pranzo, il segnale non si è spostato. Nel pomeriggio, in libreria, solo poche volte riesco a controllare. Silvia è sempre al lavoro.

La sera, dopo cena, davanti alla TV, lei è sempre col cellulare in mano. Dice che deve capire come funziona, che non è molto pratica. Ogni tanto mi chiede qualcosa e me lo passa. È in standby, glielo ripasso e le dico di digitare la password. Mi risponde, sorpresa, che è quella che ho impostato sabato scorso: 2 0 0 5. Vedo che ha diversi messaggi non letti, sarei tentato di aprirli ma ovviamente non posso. Non ora almeno.

Poi avviene un fatto significativo. Mi alzo dal divano per andare in camera e le passo davanti. Forse non si è accorta subito che mi sono alzato e fa un piccolo scatto, che noto immediatamente. Cerco con gli occhi il display del suo cellulare, è su Whatsapp, sulla schermata in cui compaiono tutte le chat attive e vedo chiaramente che fa un gesto, sebbene per un’istante infinitesimale: fa scorrere il pollice della mano destra verso sinistra, facendo comparire un quadrato rosso. Sta cancellando una chat! Non riesco a vedere a quale contatto appartiene, ma vedo chiaramente questa cosa, sta cancellando una chat. Lei sa che io conosco il codice di sblocco e sa che, in teoria, potrei curiosare tra i suoi messaggi, anche se non l’ho mai fatto. Perché fa questa cosa, dunque? Forse perché su quella chat ci sono messaggi che io non devo leggere. Per quale altro motivo dovrebbe farlo?

Ecco, è bastato aprire gli occhi per una settimana per scoprire già diverse cose inquietanti su di lei. Possibile che io non mi sia mai accorto di nulla, in sedici anni? Lei mi nasconde qualcosa, dice bugie. Io non sono mai stato geloso, ma qui è evidente che c’è qualcosa. La palestra, le amiche, il corso di inglese, i viaggi di lavoro che prima non faceva mai, l’abitudine di trattenersi sempre di più in ufficio. Troppe cose che prima non c’erano. 

Ha trentasette anni Silvia, ed è sempre più bella. Più di quando aveva vent’anni. Si era ingrassata un po’ dopo la nascita di Giulia, ma da quando va in palestra è tornata in una forma splendida. Lo dicono tutti che uno dei primi segnali di tradimento di una donna è quando comincia a prendersi più cura di se stessa.

11 luglio 2019

Aggiornamento

https://youtu.be/hwTqhv042Os
09 luglio 2019

Aggiornamento

Il maschilismo- Link qui Le nuove tecnologie- Link qui

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Il tema trattato da Sotto Controllo è più che mai attuale e con il suo ritmo serrato mi ha incollato alle sue pagine. Questo romanzo pone una serie di spunti di riflessione sulle contraddizioni della vita moderna e su quanto le nuove tecnologie incidano sui rapporti personali. Assolutamente da non perdere.

  2. (proprietario verificato)

    Bellissimo!!!
    Chapeau Andrea!
    Che dire, potrei dilungarmi con un commento ed elogiare l’autore di questo romanzo per la trama avvincente ed incalzante, per la superba analisi del drammatico delirio interiore del protagonista, per la capacità nell’affrontare e sviluppare temi e problematiche attuali sul rapporto uomo-donna…preferisco invece un semplice consiglio: comprate questo libro e sono certo che lo leggerete tutto d’un fiato come ho fatto io!!!

  3. (proprietario verificato)

    Storia, molto bella e toccante di come un’ossessione possa portare fuori strada un uomo e fargli perdere di vista la realtà. Non sono riuscito a smetterlo di leggere per 2 giorni, tanto era appassionante il modo in cui vengono riportate le diverse fasi della vita del protagonista. Bravo l’autore a non demonizzare il protagonista ed a mostrarlo per quello che è: un uomo con le sue fragilità, i suoi momenti di gioia e rabbia, la sua profonda crisi esistenziale. Ho pianto e riso leggendo della vita di questo maschio dei nostri tempi.

Aggiungere un Commento

Andrea Gamba
Nato a Roma nel 1971, sposato, due figli. Studi in architettura e in storia dell’arte non portati a termine, oggi impiegato presso un’istituzione statale.
Da sempre appassionato d’arte, di musica e di mille altre cose. Mi reputo un buon osservatore dei comportamenti umani, e ciò mi induce a riflettere e a scrivere. Non ho mai pubblicato né tentato di farlo. Sotto controllo è il mio primo romanzo e il mio primo scritto reso pubblico.

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie