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Sotto questo cielo

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Consegna prevista Aprile 2021
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Una mattina di trent’anni fa un gruppo di ragazzi Milanesi si incontra per caso in una spiaggia di Chiavari.
Alcuni di loro si conoscono per parentela, storie d’amore finite e amicizie di vecchia data.
Sembra quasi che la vita li abbia portati lì per un motivo.
Quattro bikers, quattro ragazzi da parchetto, una improbabile coppia e tre balordi.
Eccoli, alle prime luci dell’alba di una mattina qualunque, sulla spiaggia che li ha attirati tutti.
Di colpo succede qualcosa, come le onde che si infrangono sugli scogli, un rumore, una botta potente e poi l’acqua torna tranquilla. Il ricordo di quella mattina li accompagnerà per tutta la vita.
Passano gli anni e succedono cose.
Fino a che una sera un’altra onda e un altro rumore fanno sì che tutto ricominci da dove è iniziato.
Altri mondi e altri personaggi entrano in gioco facendo incrociare di nuovo vite di quei ragazzi. E l’arte dell’arrangiarsi si scontra con la ribellione fine a stessa.

Perché ho scritto questo libro?

Questa storia mi gira in testa dalle superiori.
La prima stesura aveva l’irruenza e la forza dei vent’anni.
Questa nuova avventura è frutto di altri venti anni di esperienze, notti insonni, cocktail. Amori sbagliati e Rock’nRoll.
Le strade a Milano sono tante ma un certo tipo di gente non fa altro che perdersi e ritrovarsi.
Le vite di alcuni restano legate da un filo invisibile, difficile da tagliare e resistente agli strattoni.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Quella sera il silenzio era pesante, era pesante l’aria ed era malinconica la “scighera” che avvolgeva il parcheggio.
Quella per loro era “La Piazza”.
C’erano gruppi di ragazzi che parlavan di calcio, di donne a volte di politica.
Si beveva Moretti da 66 e si fumava del THC.
Erano seduti sulla solita panchina i 4 amici di sempre.
In quel posto ci erano davvero cresciuti, andavano lì da bambini con le mamme, poi da adolescenti con la bici e lo scooter e adesso da diciottenni appena diplomati in attesa dell’inizio dell’università o della cartolina della “naja”.
Paco del quartetto era il più testa di cazzo, aveva scelto di non continuare a studiare e si era messo in testa di imparare a tatuare.
Stava cercando di entrare nelle grazie di un tatuatore per farsi prendere in negozio come apprendista.
Aveva una “mano” spettacolare .
Faceva graffiti, aveva sempre in tasca una bomboletta o un pennarello per fare la sua “tag”.
Paco di solito teneva banco nelle serate e “tirava in mezzo” gli altri in discussioni, scherzi e idee strampalate. Quella sera invece parlava poco e il suo sguardo era scuro.

Continua a leggere

“Bro ma che c’hai stasera, tua mamma ha scotto la pasta?” disse Marco il suo compagno di banco alle elementari.
Chiko e Mickey sorrisero aspettando una delle solite risposte alla Paco.
“No belli è che sono un po’ in botta stasera, dopo vi spiego”.disse, tirandosi su il cappuccio della felpa.
Le serate in Piazza erano sempre uguali un paio di birre un paio di canne fino a che qualcuno tirava fuori un pallone e scattava la sfida tra “panchine”.
Di solito in palio c’era buna Moretti da 66.
I quattro amici erano la squadra da battere soprattutto perché Chiko era stato una mezza promessa del Milan, fino a quando non aveva scoperto, come diceva lui, “la ganja e la figa”.
La sfida era a chi faceva 5 gol nelle porte ricavate dai ponteggi rubati nel cantiere lì vicino.
Come da copione lo “squadrone” non si smentì e soprattutto grazie ai 5 gol di Chiko si portarono a casa la solita boccia di birra.
Col fiatone e sudati i quattro aprirono con un Bic la loro “coppa” e se la divisero.
“Mi è arrivata la cartolina, lunedì mattina entro le 10 devo essere ad Albenga a cominciare il CAR”. Disse Paco
Il gelo avvolse la cricca.
“Bro dove cazzo è Albenga? Sarà mica tipo in Puglia o roba del Genere?” chiese Mickey
“Minchia se sei ignorante è in Liguria” disse Marco
Una sorta di tristezza avvolse la panchina.
Il momento fu interrotto dal rumore della bottiglia che Marco buttò nel cestino.
“Vedi che sei un pirla?” disse sorridendo Marco “Ti conveniva fare l’università come noi”.
“Tanto ci finite pure voi in una caserma, solo che sarete dei Laureati di 30 anni che piglieranno le scoppole da degli sbarbati” disse Paco alzandosi dalla panchina.
Stufi di stare in “Piazza” decisero di fare un giro in macchina.
Senza accorgersi del tempo e di quali strade che imboccavano si ritrovarono di fronte a un Pub Irlandese.
“Ho bisogno di una Guinness” disse Paco mentre parcheggiava il suo “Squalo” Bordeaux del 75.
Seduti al bancone nessuno parlava e la musica dei “Drophic Murphy’s” copriva le voci della gente intorno a loro.
Forse sta cosa della cartolina di Paco segnava un confine, il fatto che per la prima volta, dai tempi del parchetto con le mamme e le bici, il quartetto si sarebbe diviso.
“Forse è giusto” pensava Marco
“Forse dobbiamo diventare grandi” passava nei pensieri degli altri.
“Andiamo a vedere l’alba al Mare” disse Paco alzandosi di scatto dallo sgabello.
Il sorriso ritornò sulla bocca di tutti
“Bella” disse Chiko tirando fuori i soldi per pagare le Guinness.
Saliti in macchina fecero il conto dei soldi che ognuno aveva in tasca, di quante sigarette avevano e di quanta Ganja serviva per arrivare a Chiavari.
In quella spiaggia ci avevano passato mille estati con i genitori e poi tante da soli e dove la loro amicizia si era rafforzata.
Si fermarono nel primo Autogrill sulla tangenziale.
L’area di servizio “Cantalupa” di notte pareva il set di un B-movie, uno di quelli che passavano su Odeon Tv in seconda serata.
Benzina fatta, birra e mille cazzate da mangiare sul sedile dietro.
“Grazie Belli” disse Paco
I fari dello “Squalo” illuminavano la strada, la voce gracchiante di B Real dei Cypress Hill usciva dalle casse e i quattro vagabondi tenevano il tempo con la testa.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Uno spaccato di vita milanese vista dalla parte di ragazzi che vivono la città, che vivono la notte e le sue molteplici vite all’interno della città stessa.
    Leggi il libro e vorresti tornare indietro con loro per vivere quegli stessi attimi di vita caotica e a volte forse assurda, ma piena di incontri e amicizie indissolubili, vorresti essere li per cambiare qualcosa che magari è andato storto, cambiare tutto per non cambiare nulla, il tempo e il destino fanno il loro corso e non si fermano mai.
    Così hai finito il libro e non te ne accorgi, ti manca qualcosa vorresti un altro capitolo, ma come capita spesso quando leggi libri così veri dovremo aspettare un nuovo racconto. BELLOOOO!!!!

  2. (proprietario verificato)

    La mia Milano. Parchetto, birrino, autostrada di notte per la classica zingarata verso la liguria. Vite che si intrecciano e incontri inaspettati. Va via liscio questo libro, va via in un soffio. Bella lì, frate! …come si dice in quartiere

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Tommy Paradiso
Sono Tommy, al secolo Antonio Paradiso classe ‘72.
Cresciuto a Milano in Torretta con tutti i suoi problemi e le sue contraddizioni.
Divorziato, un figlio di tredici anni e fidanzato da un paio d’anni.
Ho fatto mille lavori e ho vissuto tante vite in una sola.
Venti anni fa un incidente mi ha tolto una gamba e la possibilità di andare in moto.
Ho rigirato la mia vita e ho gestito per anni un locale che nel suo piccolo ha fatto storia il “Respect”: un pub in Porta Romana.
Mi sono trasferito anni fa in Romagna, per l’esattezza a Forlì.
Sono impresario di me stesso e cerco un compromesso tra quello che volevo e quello che mi hanno promesso, come diceva una canzone dei Radiation Skank.
Tommy Paradiso on Facebook
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