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Spazio amore tempo

Spazio amore tempo
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Consegna prevista Aprile 2022

In un futuro lontano, chi parte per un altro pianeta sa che non ritornerà mai più nel pianeta di origine, a causa dei paradossi relativistici.
Chi sceglie di fare il trasportatore è già uno sradicato, o destinato a esserlo: ogni partenza è un addio definitivo ad un luogo e al pezzo di vita passato là.
Giunto su un pianeta periferico e tranquillo, uno di loro favorirà il cambiamento di alcune vite, fra cui la sua. Una giovane donna vivrà in modo nuovo la sua rete di amicizie e affetti.

Perché ho scritto questo libro?

Se non è possibile viaggiare nello spazio, è però possibile stupirsi contemplandolo e domandarsi che accadrà quando, finalmente, saremo in grado di esplorarlo.
L’umanità sarà simile alla nostra, o avverranno fatti capaci di cambiarla? Ho voluto qui immaginare una specifica situazione fra le tante, in cui alcuni esseri umani, in un mondo diverso, saranno comunque capaci di vivere le nostre stesse esperienze.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1

Alea si trovava lontano dal circolo, lontano da casa, lontano dalle amiche le quali, come nulla stesse accadendo, continuavano il lacero gioco di ciarle appena un po’ cattive.

Alea stava nuotando in un mare di emozioni. Un ospite a cena: come potevano essercene stati altri, certo; come ancora ne avrebbero avuti. Ma la coincidenza di un ospite proprio in quel giorno, cominciato nello stupore di un mattino affatto nuovo, non andava ignorata da una come lei, cui le coincidenze sapevano parlare.

Quel mattino, Alea era tornata indietro di anni, d’un sol movimento. Responsabile era un oggetto capitatole per caso tra le mani, sbucato d’un cassetto non suo; uno di quegli oggetti che all’improvviso non si trovano più e diresti d’avere perduto. Sua madre, però, ripeteva spesso: “La casa nasconde ma non perde”.

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Alea non sapeva ricordare il tempo di quell’oggetto, rammentava però di averlo tenuto, come allora, tra le mani; poteva riportare alla mente, come davanti agli occhi, visi di allora; risentiva come in quel momento voci e suoni; era anche conscia di sensazioni, di come fossero le sue, di un tempo remoto, tanto diverso dall’attuale.

Quel subitaneo ritorno aveva segnato di sé la mattina e non l’aveva del tutto abbandonata quando, al telefono, suo padre le aveva detto: “C’è un trasportatore qui alla base; che ne diresti se lo invitassimo, stasera? Se non sono ubriachi sono tipi interessanti, e questo è perfino astemio.” Lei aveva dato un assenso neutralmente cortese, ancora distratta, ma poi aveva preso a riflettere, guardando il ricevitore da cui il viso di suo padre era appena scomparso. L’arrivo di un trasporto da un altro pianeta, si disse, era simile al ritrovamento di quell’oggetto del mattino, definitivamente perduto al suo tempo e sbucato in uno non suo, nel quale poco posto aveva.

Un pilota rimaneva, in un certo senso, nascosto per tutta la durata del suo viaggio. A causa dei paradossi relativistici, abbandonava definitivamente l’epoca della sua partenza e solo all’arrivo conquistava nuovamente una sincronia con i suoi simili.

Si domandava che tipo fosse una persona che lasciava per sempre un mondo familiare, rimanendo uno sradicato: suo padre, che ne aveva visti altri, non manifestava simpatia per quegli individui, lui tanto socievole. Egli aveva talvolta parlato con approvazione di chi abbandonava tutto per seguire un ideale, ma i trasportatori, di solito, non avevano ideali: non fuggiaschi dalle leggi, capaci di inseguire da un capo all’altro della galassia, erano però tutti in fuga da qualcosa che pure si portavano dietro.

Ricordava di avere visto una coppia di spaziali, un uomo e una donna. Era stata colpita da lei, coll’espressione come disperata, quasi ricercasse qualcosa di cui aveva bisogno e che sapeva non esistere, tanto tesa che parte di quell’espressione era confluita nell’uomo, un poco di buono capace di stare lontano dalla galera solo per l’astuzia accumulata: una storia di espedienti e furbizie, tanto evidente in lui quanto la donna sembrava non averne, di non aver potuto farsene una, in quella precarietà che caratterizzava il loro tipo di vita. Nel complesso, aveva provato una gran pena; non per i due, quanto per la scoperta che delle vite umane potessero avvizzire tanto.

Per quale ragione suo padre aveva invitato un uomo così? Alea si trovò eccitata ad immaginarne, figurandosi in dialogo collo straniero, capace di attrarlo con un’esperienza che non aveva, capace di comprendere le sue vicende e perfino di dargli saggi consigli. Si attardò a fantasticare, conscia della sua puerilità, di quel che lei gli avrebbe detto, potendo a malapena immaginarsi qualcosa di quell’uomo. Avrebbe cercato di dargli un’impressione durevole, affidando al vuoto una parola che si lanciasse, i prossimi giorni, di nuovo nella lontananza dello spazio e del tempo. E, tramite uno spaziale, la sua parola sarebbe andata a gente che lei non avrebbe mai conosciuto.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Riccardo Baldinotti
Riccardo Baldinotti, nato a Chiavari, in provincia di Genova, il 19 giugno del 1956, alle ore 8.15 e, tanto per chiarire le cose, considero l'astrologia una gran fregnaccia.
L'azzurro è il mio colore preferito.
Impiegato alla contabilità di una grande azienda, poi in una Pubblica Amministrazione, infine per decenni ho sviluppato applicazioni per la gestione di database. In pensione dal luglio 2021.
Ho vissuto vite varie, in mondi diversi. Ho conosciuto gente che non c'è più e qualche volta ho avuto la fondata impressione di non aver mai conosciuto nemmeno me stesso.
Ho sempre desiderato dire qualcosa, anche prima di avere qualcosa da dire. Scrivo perché mi dà piacere, per non morire, per dare corpo a idee altrimenti destinate a scomparire o ad altre che mi si sono ripresentate più volte, prima che dessi loro un abito.
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