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Una storia di ordinaria redenzione

Una storia di ordinaria redenzione

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Gennaio 2022
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Cosa accade quando la fortuna che speri di ottenere non arriva e ti ritrovi intrappolato in una realtà senza speranza che non ti appartiene? Una storia di ordinaria redenzione racconta il cammino di Samuele, un avvocato che dal piccolo comune in Abruzzo, si trasferisce a Milano per fare carriera, e che presto si rende conto che tutto ciò che aveva progettato per il futuro, continua a non realizzarsi. Ad accompagnare Samuele ci sono i personaggi e i problemi di tutti i giorni, dai quali non riesce a distrarre i suoi pensieri. Una serie di eventi tempesterà la quotidianità di Samuele, trascinandolo in un profondo oblio malinconico. E proprio lì, il protagonista troverà il modo di redimersi agli occhi di una realtà, apparentemente senza presente o futuro, riuscendo a ritrovare la voglia e la gioia per vivere la vita di tutti i giorni.

Perché ho scritto questo libro?

Il libro è stato il prodotto finale di un lungo processo di elaborazione dei miei pensieri, un cassetto dove mettevo una parte di me e delle mie giornate, nonché del periodo che stiamo vivendo, in cui la speranza per il presente è stata immediatamente abbandonata, e quella per il futuro va a dissiparsi giorno dopo giorno. Una storia di ordinaria redenzione è l’inno che serve a ricordarci di continuare sempre a cercare la luce, a inseguirla a ogni costo, senza badare alle sue sfumature d’ombra.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Era una sera come tante, lì dove tutte si somigliavano e dove nessuna occasione avrebbe cambiato il corso di quelle somiglianze. il cielo era dei più bui, pieno di nuvole, così come ci si aspetterebbe in una serata autunnale. Era l’ora di punta, tutti stavano tornando alle proprie case. Tutte quelle persone che avevano impiegato le loro forze per tutto il giorno, chi in ufficio a sentire le lamentele del capo, chi a scuola a seguire le noiose lezioni del professore, chi invece appesantito da un lungo e faticoso turno in fabbrica, ora si trovavano a riunirsi tutti insieme sui mezzi pubblici per tornare nei loro nidi, nelle loro abitazioni, dalle persone a loro più care, per spendere qualche ora in tranquillità, a cenare e poi chissà, spendere un pò di tempo davanti alla TV, o ad ascoltare della buona musica o a leggere un buon libro, insomma ognuno facendo quello che più gli piaceva, giusto per spegnere per un pò quel cervello che non aveva smesso di funzionare per tutto il giorno e poi, a terminare la routine con le morbide carezze del letto caldo durante il riposo notturno e poi ahimè… costretto a ripetere il tutto ancora e ancora come una ruota che non smette mai di girare.

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Sulla metro rossa, tutte quelle facce anche se tutte diverse, mostravano la stessa espressione: stanchezza. Una tra quelle in particolare più delle altre. Era quella di Sam, Samuele Agoni. Quest’ultimo stava tornando nel suo appartamento dopo una lunga giornata in ufficio. Sam lavorava come avvocato in un piccolo studio nel centro di Milano. Erano passati già cinque anni da quando era stato assunto, all’inizio come segretario generale dello studio e di tutti gli avvocati che ne erano membri, poi dopo alcune settimane, gli stessi notarono che Sam riusciva a divincolarsi bene in certe situazioni, in particolare notarono che aveva un certo tatto, un certo carisma, così anche se non era ancora diventato un socio ordinario dello studio, decisero di assegnarli un posto tra le scrivanie degli avvocati e di metterlo a studiare i fascicoli di quelle cause che complicate o meno che fossero, lui riusciva sempre a concludere nel migliore dei modi. Non era apprezzato dai suoi colleghi avvocati, ma allo stesso tempo neanche disprezzato, sapevano tutti che Sam era un tipo tranquillo e che parlava solo quando veniva interpellato. Quando gli altri si ritrovavano in pausa per il corridoio, lui non si aggiungeva agli altri, ma continuava a battere i tasti sul computer, noncurante delle conversazioni dei colleghi. 

Sam si era laureato in giurisprudenza entro i tempi previsti dall’università, dopodiché aveva deciso di non specializzarsi ulteriormente e iniziare subito la propria carriera, in un modo o nell’altro. Aveva iniziato ad esercitare nella sua città, nel comune in cui era cresciuto, ma dopo alcuni anni capì che non era il suo posto, specialmente se avesse voluto prosperare, visto che i clienti che aveva erano molto pochi, le cause sempre le stesse e per motivi banali. Decise di trasferirsi a Milano quando aveva poco più di trent’anni, dopo essersi lasciato alle spalle la vita nella piccola cittadina in cui era cresciuto nel sud dell’Italia.

Dopo questi dettagli, possiamo riprendere Sam da dove l’avevamo lasciato, sulla metro, schiacciato dalle altre persone con i bambini che gli pestavano i piedi di tanto in tanto e un anziano che lo fissava con degli spessi occhiali e un’espressione da ebete, o almeno così lo aveva presentato a mente.

A differenza di molte altre persone che lo stavano schiacciando, Sam a casa sua non avrebbe trovato nessuno ad aspettarlo, né una moglie amorevole, né dei figli che gli sarebbero saltati addosso appena varcata la soglia di casa. Sebbene lo aveva messo in conto prima di trasferirsi, di potersi sentire solo, questo pensiero si era fatto più pesante e ricorrente nella sua mente nell’ultimo periodo. Gli girava in testa da molto tempo ormai, non riusciva mai a distrarsi quando si trovava sui mezzi pubblici, ma non durava più che qualche minuto, tempo che la metro impiegava ad arrivare alla stazione sotto casa sua, la gente si rimetteva in moto verso l’uscita e così lui, tenendosi stretto la valigetta in una mano e il cappello sudato nell’altra. Il palazzo dove abitava era molto alto, ma disponeva di due soli appartamenti per ogni piano. Un giorno gli spiegarono che era stato costruito così per ragioni di sicurezza da alcuni ingegneri stranieri, dopo quella spiegazione Sam non pensava più a quella bizzarra disposizione ogni volta che entrava. 

Il suo vicino di casa era un vecchio sulla settantina, da poco andato in pensione e vedovo già da qualche anno. Il signor Berti, nome a lui ancora del tutto sconosciuto, era un insegnante di tromba in un acclamato conservatorio di Milano, aveva deciso di rimanere con i suoi allievi anche dopo l’età di pensionamento, ma, dopo qualche anno, un male ai tendini lo assalì all’improvviso e il fatto di non poter dare più dimostrazioni ai suoi amati allievi lo portò a ritirarsi. Ora viveva da solo con i suoi gatti e sperava nella compagnia dei nipotini che lo venivano a trovare di tanto in tanto.

“Avvocato” Udì all’improvviso.

“Salve sig. Berti, come vanno le cose?”

“Tutto a norma, oggi non sono ancora passate le mie pesti, dovevano fare merenda da me”

Sam, sorrise e annuì.

“ Senti so che sei appena tornato dallo studio, però ci sono dei dolci che potrebbero piacerti, erano per loro, ma non sono passati, piccoli diavoli… Che dici vuoi venire ad assaggiarli?”

“Mi piacerebbe, ma stavo per iniziare a preparare la cena, magari dopo…”

“Va bene, giovane, quando vuoi sai dove trovarmi”. Così si congedarono.

Sam rientrò nel suo nido e con soliti gesti abituali, si tolse il cappotto, pose il cappello su un tavolino e la valigetta sul tavolo da pranzo. Era un’appartamento piccolo ma molto funzionale, aveva una piccola cucina collegata al salotto, di pochi metri quadri, con un balcone che copriva sia sala che cucina. C’erano due camere oltre al bagno, la camera da letto e un’altra che Sam aveva dedicato allo studio. Nel salotto teneva le cose a cui era più legato e con cui gli piaceva passare il tempo. Lì teneva una chitarra acustica di buona marca che aveva comprato molti anni fa ad un mercatino dell’usato con cui suonava sempre dopo cena, magari quando in TV non davano niente che valesse la pena seguire. Aveva una grande libreria di legno in cui ammucchiava tutti i suoi libri di letteratura e i suoi vinili di chitarristi famosi. Avete capito quindi, oltre a essere bravo con le scartoffie, a Sam piaceva molto l’arte in generale, che fosse letteratura o musica, inoltre in salotto aveva un tavolino dove sopra aveva collocato una vecchia scacchiera per giocare a scacchi, era la stessa che aveva usato suo padre quando era piccolo per insegnargli il gioco, un anno dopo che si era trasferito la sua famiglia era salita a Milano a trovarlo e lui gli aveva portato la scacchiera come ricordo. Gli era molto affezionato. Gli piaceva anche l’attività fisica, lo sport, si ricordava di quando giocava a calcio da ragazzo con gli altri amici del vecchio quartiere, o quando andava in palestra e rideva sottovoce delle altre strane persone che si ritrovavano accanto a fare gli stessi esercizi.

Quando si era trasferito a Milano, i primi tempi, usava molto lo Skateboard per spostarsi. Per lui era stata una rivelazione. Nel paesino in cui era cresciuto non c’erano strade che permettevano di andarci in giro, o piazze con del cemento piatto per esercitarsi, ma lì nella metropoli, tutte le strade erano lisce e gli permettevano di spostarsi con grande facilità. Ma ora che Sam si trovava nella seconda metà dei trenta, non aveva più l’agilità di quando si era trasferito, inoltre la paura di cadere adesso era più forte, pensava che se fosse caduto si sarebbe fatto molto più male di allora.

Aveva preparato la cena con molta calma, gli piaceva passare il tempo così, ascoltando attentamente qualche vecchio disco mentre tagliuzzava le verdure che avrebbero costituito il suo contorno. Gli piaceva cucinare, lo riteneva un degno sottofondo per i suoi pensieri, anche se raramente aveva il tempo di preparare qualcosa di raffinato. Da quando aveva lasciato la vecchia vita, il vecchio paesino in cui era cresciuto, aveva anche smesso di guidare l’automobile, peccato per tutti quei viaggi mentali che si faceva mentre era in macchina, adesso prendeva solo la metro per spostarsi a Milano.

Sfruttava questi piccoli momenti a casa per pensare, non perché gli piacesse ma perché era una sua abitudine primordiale, pensare alle conseguenze, ai se, ai ma e tutta la storia che ne deriva da uno o l’altro.

La cena era stata appetitosa, aveva preparato una bistecca ai ferri niente male, gli ricordava il modo in cui la preparava suo padre durante i barbecue in famiglia la domenica. Stava già pensando, questa volta con gusto a cosa potesse fare dopo aver sparecchiato. Non gli andava tanto di suonare, ne di guardare qualcosa in TV. Verso la porta di ingresso, il suo udito riusciva a captare qualche nota che girava per l’aria. Il suo vicino, il sig. Berti, avrà messo uno dei suoi vinili di Jazz e così si ricordò dell’offerta che le aveva fatto lui prima. Male che va, me ne tornerò a casa con qualche scusa.

Bussò alla porta. Il sig. Berti arrivò in fretta, come se fosse già dietro la porta ad aspettarlo.

“Samuele! Sei venuto alla fine!”

“Quel suo dolce mi ha messo curioso”

“Ah si, certo, il dolce” Disse il vecchio, con sguardo raccolto, si era dimenticato del suo pretesto per farlo venire da lui. Per fortuna ne aveva lasciato un paio di fette da parte.

Prese un vassoio che aveva lasciato in cucina, lo porse sul tavolo e attese con ansia un riscontro dopo che Sam ne prese uno.

“ Allora?”

Il dolce non era niente male, aveva una consistenza spumosa e leggera, come piaceva a Sam, era ripieno di marmellata all’albicocca. Si stupì per un attimo, non immaginava che un dolce così potesse avere un sapore del genere.

“ Caspita, ma dove lo hai trovato? “

“ Trovato? Cosa credi che un vecchio come me non possa riuscire a prepararli? “ Fece una breve pausa, si rese conto di aver dato una reazione eccessiva.

“Sai… dopo che ho lasciato il conservatorio mi sono messo a rispolverare le ricette di mia moglie”

“Oh capisco…”

“ Senti giovanotto…” iniziò l’altro.

Sam si trovava un pò in imbarazzo ad essere percepito come giovane, ma da quando aveva conosciuto il sig. Berti circa cinque anni fa, quest’ultimo lo aveva registrato così e non faceva più caso al passaggio degli anni e dei momenti.

“Forse non ne abbiamo mai parlato, certo tu fai poche domande e io non ho mai accennato a mia moglie negli ultimi anni, però l’altro giorno mi sono messo a pensare a quando sei arrivato qui e parlavi in modo diverso da ora.”

“Beh si, mi sono adattato alla parlata locale, con tutta le gente che sento nello studio per tutte quelle ore al giorno per cinque anni, devo aver perso l’accento…” 

“Il fatto è che tu e mia moglie avete lo stesso accento, sai aveva vissuto in Abruzzo quando era giovane, è lì che la conobbi, però non ricordo più in quale paese… La mia memoria inizia a perdere colpi…” Si rammaricò.

“ Non lo sapevo… In effetti quella ricetta mi ha ricordato le mie origini, anche se la marmellata era sicuramente stata acquistata in negozio” Rispose Sam.

“Ahahah in gamba il ragazzo, si, è vero, almeno la marmellata non so più com’è che si prepari, beh la mia Maria lo sapeva…Che ne dici, qualche giorno la prepariamo insieme così perfezioniamo la ricetta eh?”

“Certo, se tutto questo lavoro me lo permette.”

“Suvvia, non lasciare che sia il lavoro a vivere al posto tuo. Devi godertela ogni tanto” Aggiunse con un largo sorriso sotto i baffi. Rimasero in silenzio

“Ha ragione, allora può contarci.”

Sorrise e annuì Berti.

“E’ meglio che vada, domani è venerdì, e per giunta l’ultimo del mese. Ci sarà un gran da fare in studio, devo arrivare in forma.”

“Ma certo, vai pure…Ah un ultima cosa” Indicò l’angolo vicino la porta di ingresso.

“ Oggi sono passato in conservatorio e non so come ma qualcuno ha buttato una scatola di vecchi dischi di Stevie Ray Vaughan e qualche altro…Clapton credo, boh vedi un pò cos’altro c’è… Ho pensato potevano interessarti, così li ho riportati, perché non li prendi?”.

A Sam si spalancò la bocca, senza neanche che se ne rese conto ed esordì:

“Dice sul serio? Guardi che non ce n’era bisogno”.

“Ma di che ti preoccupi? Prendila e basta, non è un genere che ascolto di solito… Un giorno ne troverai una tu piena di dischi di The Bird e allora saremo pari ahahah” Concluse ridendo.

Sam prese la scatola, più pesante di quel credeva, salutando e ringraziando ancora il sig. Berti, gli augurò una buona serata e tornò nel suo appartamento accanto. 

Lo stesso procedimento che aveva attuato per cucinare, adesso lo ripeteva per mettersi a letto: il tutto con estrema calma. Si godeva quella poca tranquillità che lo separava ancora dalla mattina, dalla routine che lo inghiottiva. Andò a dormire, pensando all’incontro con il vicino, era rimasto incantato da quel dolce, di come una piccola cosa possa rievocargli belle sensazioni, il sapore del piccolo dolcetto alla marmellata e poi, quella scatola trovata per caso, aveva pensato al disturbo che si era preso per portarla pesante com’era a casa, alle strade, ai mezzi che aveva preso per tornare dal conservatorio a casa. Pensava, questo tizio, si, ci conosciamo, da tanto anche, che ha dedicato del tempo della sua giornata, la fatica, un pensiero, per lui, in cambio di niente.

2021-04-16

Aggiornamento

Grazie all'impegno del giovane compositore Giovanni Liberatore, "Una storia di ordinaria redenzione" ora ha un nuovo mezzo per comunicare le sue emozioni: La musica. I brani tratti dal romanzo, sono da oggi disponibili su Spotify e Youtube Music, che stai aspettando? Corri ad ascoltare la playlist! https://open.spotify.com/track/3OKtEsEPKjIZ2aJuDggc9I?si=J_6P1d9wT26jxmlg6SRP9g
2021-04-10

Aggiornamento

Segui la pagina instagram per rimanere sempre aggiornato su tutte le novità del libro, come piccoli estratti, immagini e molto altro! https://www.instagram.com/unastoriadiordinariaredenzione/

Commenti

  1. Una storia veramente coinvolgente, si riesce ad empatizzare con Samuele molto facilmente! Consigliato!

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Nicola Scutti
Nicola Scutti, laureato a pieni voti alla facoltà di mediazione linguistica, continua ora la sua specializzazione alla statale di Milano. Da ragazzo avvia il suo amore per l’arte tramite la musica, sviluppando più avanti una fame per i libri di narrativa e per i classici di ogni cultura. Rinforza il suo amore per la letteratura grazie all’incontro con professori che gli permettono di fargli aprire gli occhi nei primi anni di università. Nonostante scrive poesie da quando era solo un ragazzo, ora tramite il suo primo romanzo, può iniziare finalmente a restituire all’arte tutto quello che essa gli ha saputo regalare durante tutti questi anni.
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