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Storia di un uomo che si risvegliò straniero

Storia di un uomo che si risvegliò straniero
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Consegna prevista Giugno 2021
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La storia di un uomo dall’aspetto orrendo e dai tratti inquietanti, trovato moribondo sul greto di un fiume. Nessuno sa chi sia né come sia giunto lì, lui stesso non ha alcuna memoria della sua identità e del suo passato. Attraverserà il cupo continente di Falael, mosso dalla volontà di sdebitarsi con chi lo ha salvato da una morte orrenda e ingiusta, scontrandosi con la diffidenza nei confronti dello straniero e trovandosi invischiato nelle brame di piccoli e grandi poteri. La sua nuova vita è una tela bianca tutta da scrivere, ma il passato potrebbe riemergere, con vecchi tormenti e inspiegabili misteri.

Perché ho scritto questo libro?

Questa storia covava dentro di me da tempo; avevo ben chiaro il principio e la sua fine, ma nessun filo logico che collegasse i due punti. Quando il racconto ha iniziato a prendere piede, non sono più riuscito a dedicarmi ad altro, interrompendo altri progetti in corso. Non c’è una motivazione razionale per cui ho scritto questo libro: a un certo punto della mia vita ho sentito il bisogno di scriverlo, come se fosse finalmente arrivato il momento di essere messo per iscritto.

ANTEPRIMA NON EDITATA

“Muoviti Breda, tieni il passo!” disse Rinda, allungando la mano verso sua figlia che curiosava tra le felci a lato della strada, cercando la lucertola che vi si era nascosta pochi attimi prima. La bambina la ignorò e raccolse un bastoncino da terra, con il quale iniziò a scostare le foglie per guardare meglio. Centinaia di piccole gocce di rugiada, cadute dalle foglie smosse, sbrilluccicarono nella vivida luce del mattino.

Trovò la lucertola acquattata tra gli steli. Non appena avvicinò il legnetto, il piccolo rettile scappò verso il ruscello che correva a pochi metri dalla strada, generando una miriade di fruscii tra le piante vicine.

“Arrivo subito, mamma!” gridò felice Breda, tuffandosi tra le felci.

“Non ci provare!” le rispose Rinda, ringhiando. Breda era troppo curiosa, anche per essere una bambina di cinque anni.

“Va’ a giocare con lei, tanto non abbiamo fretta. E anche se ne avessimo…” disse suo marito Pier, mentre cercava di spingere il carretto fuori dalla pozzanghera fangosa dentro cui le ruote si erano impantanate. Il vecchio mulo, a cui solitamente toccava l’onere di trascinare quel carretto, ne approfittò per riposarsi un attimo: masticava la sua biada con aria pensosa, come se le fatiche dell’uomo che cercava di fare forza con la schiena, tra mille sbuffi e qualche bestemmia, non lo riguardassero.

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Rinda rifletté per qualche minuto, osservando distrattamente quel pover’uomo mentre scivolava sul terreno fangoso tentando di smuovere il carretto. Infine, sospirò rassegnata e si infilò tra le felci in direzione del ruscello, che gorgogliava placido tra le rocce. La primavera era ormai arrivata, e il fiumiciattolo che scendeva dai monti era gonfio a causa delle acque rimaste intrappolate nei ghiacciai durante l’inverno, che si stavano pian piano sciogliendo.

Scostò con le mani l’ultimo cespuglio. Il ruscello correva saltellando, creando lievi salti e cascatelle tra le rocce scoscese. Il greto e le rive erano ricoperti di ciottoli tondeggianti, levigati dallo scorrere dell’acqua e del tempo; le felci e qualche alberello dalla fitta chioma ornavano i lati del corso d’acqua; qualche precoce, pallido fiorellino aveva già spiegato i suoi petali al tepore del primo mattino; i tiepidi raggi del sole primaverile venivano riflessi in mille bagliori dai sassi bagnati, e nell’aria aleggiava un etereo alone di umidità scintillante per via della luce, che ricopriva il ruscello come una coltre luminosa.

Trovò Breda immobile sulla riva, a pochi metri dal corso d’acqua, mentre un gruppetto di lucertole correvano indisturbate poco più in là completamente ignorate. Rinda le si avvicinò con l’intenzione di farle una bella ramanzina, ma presto capì perché la bambina aveva lasciato perdere il suo passatempo: la massa scura di un cadavere giaceva sui sassi, appena fuori dall’acqua.

La piccola, voltandosi, si accorse della presenza della madre ma rimase immobile. Il suo colorito era pallido e l’espressione sconvolta.

Si voltò con gli occhi umidi di lacrime. “Mamma…” accennò, con voce tremante.

Rinda si avvicinò cauta: un uomo giaceva riverso sulla riva sassosa. Con un cenno ordinò alla bambina di allontanarsi e, frugandosi febbrilmente tra le vesti, estrasse il coltellino che teneva appeso alla cintura.

Raccogliendo tutto il coraggio che aveva allungò la mano e rovesciò il corpo, senza che esso facesse alcuna resistenza, mettendolo in posizione supina.

La carnagione era di un pallore mortale, macchiata da segni scuri simili a lividi e bruciature, che attraversavano il volto e le mani come le trame di una ragnatela; la capigliatura era di un colore rosso molto particolare, simile a quello del sangue; una folta barba dello stesso colore copriva la parte inferiore del volto, nascondendo parzialmente le labbra livide; indossava una rozza veste fatta di una pelliccia marrone di chissà quale animale, inzuppata d’acqua e lacerata in più punti; al piede destro portava una curiosa scarpa di tela, mentre il piede sinistro era nudo.

“È morto?” domandò sottovoce Breda, con voce tremante. Non aveva mai visto un cadavere prima d’ora.

“Sì, è morto” confermò Rinda, rinfoderando il coltello. “Deve anche aver sofferto molto, pover’uomo. Andiamocene, Breda” disse, tendendole la mano. La bambina la afferrò e insieme si incamminarono in direzione del sentiero dal quale provenivano.

“Ma nessuno lo porterà al cimitero, come abbiamo fatto noi con la nonna?” chiese angosciata Breda, con gli occhi azzurri lucidi di lacrime, voltandosi per guardare ancora il cadavere dello sconosciuto.

“No, amore mio. Questo signore è morto da solo, altrimenti qualcuno lo avrebbe seppellito” rispose la donna, mentre camminavano sui sassi umidi facendo attenzione a non scivolare.

“E non possiamo farlo noi? Così avrà tanto freddo!” disse Breda, mentre una lacrima le scendeva lungo la guancia.

Rinda si inginocchiò davanti a sua figlia. “Adesso non possiamo. Dobbiamo arrivare prima del tramonto a Guadonord, altrimenti non ci faranno entrare. Così tuo padre non potrà vendere il raccolto al mercato, e ancor peggio dovremmo passare la notte all’aperto”.

La bambina chinò la testa, affranta.

“Ma non lo lasceremo qui. Ti prometto che appena arriveremo in città chiederemo a qualcuno di venirlo a prendere e di portarlo al cimitero, così non avrà più freddo. Promesso” rispose la madre, cercando di tirare su il morale della figlia. La bambina annuì, asciugandosi le lacrime con la manica della veste. Rinda le prese di nuovo la mano e insieme si incamminarono in direzione delle felci che nascondevano la vista della strada.

Udirono un rumore di sassi smossi e dei forti colpi di tosse. L’uomo che sembrava morto stava cercando affannosamente di rialzarsi, issandosi sulle braccia. Per due volte i ciottoli gli rotolarono sotto il palmo, facendogli perdere la presa sul terreno e facendolo ricadere con il volto sulla riva.

Finalmente riuscì a piegare un gomito e ad appoggiarcisi sopra. Tossì di nuovo violentemente e vomitò una quantità incredibile d’acqua.

Rinda e sua figlia trattennero il fiato e rimasero immobili, paralizzate dal terrore.

L’uomo rimase in quella posizione qualche secondo, in attesa che i conati gli dessero tregua. Poi alzò la testa ed iniziò a guardarsi intorno, con lo sguardo spaesato e sperduto di chi non riconosce niente di familiare in un luogo. Finalmente vide la donna e la bambina, e il suo sguardo istupidito indugiò su di loro per qualche secondo.

Rinda represse a fatica un urlo; gli occhi dell’uomo erano bianchi come la neve, come se la pupilla nera fosse circondata solo da un pallido alone invece che da un vero e proprio iride. Insieme agli occhi infossati e lividi e agli innumerevoli segni sul volto, sembrava di vedere la maschera di un morto appena uscito dalla sua tomba.

“Aiuto… ho freddo” mormorò a fatica l’uomo, prima di ricadere al suolo privo di sensi.

“Non se ne parla” disse Pier, furioso. “Come puoi anche solo pensare di caricare uno sconosciuto sul carro e portarlo fino in città? Per quanto ne sappiamo potrebbe anche essere un brigante”.

“Io so solo che c’è un uomo che rischia di morire, e che morirà sicuramente se lo abbandoniamo qui. Per quanto ne sappiamo potrebbe essere anche un cacciatore, un cavaliere o un principe” sibilò Rinda, con stizza. “Vuoi davvero lasciare un uomo morente al suo destino? Che ne penserà il sacerdote, una volta che arriveremo a Guadonord? Credi che i Divini ti perdoneranno?”

“Maledizione Rinda, non tirare in ballo i Divini, il clero e tutti i santi proprio adesso. È troppo pericoloso, e poi ci rallenterebbe. E che facciamo se ci muore durante il tragitto? Non possiamo portarlo con noi. E figurati se un cavaliere se ne va in giro con questi stracci addosso, men che meno un principe!”

“Mamma! Mi hai promesso che avremmo fatto in modo di non fargli sentire più freddo! Hai sentito cos’ha detto? Che ha freddo!” si intromise Breda, ricordando alla madre la sua promessa con il visino accigliato.

“Oooh smettila Breda. Non provarci!” la rimproverò Pier. La bambina si nascose dietro la gonna della madre, squadrando il padre con un’espressione di sfida.

“Che razza di insegnamenti dai a tua figlia? Gli stai insegnando che le nostre promesse non valgono niente?” la difese lei.

“Sei tu che le hai promesso qualcosa. Io non ho promesso un bel niente!”

Rinda lo fulminò con un’occhiata talmente furiosa che Pier fu costretto ad abbassare lo sguardo.

Continuarono a bisticciare per qualche minuto, finché la donna non ebbe la meglio.

“Va bene, va bene. Lo porteremo fino a Guadonord” capitolò l’uomo, sconsolato. “Ma a una condizione. Lo legheremo ben stretto e, non appena arrivati, lo porteremo subito dal maresciallo. Poi deciderà lui cosa farne” continuò.

“E con il freddo come la mettiamo?” chiese Breda, facendo capolino dietro sua madre.

“C’è una coperta sul carro. Lo leghiamo ben stretto e poi lo copriamo con quella” rispose Pier, sospirando.

Rinda guardò negli occhi sua figlia con aria divertita. “Che ne pensi, signorina? Credi che adesso la promessa sia rispettata?”

La bambina annuì con aria soddisfatta. Pier scosse la testa sconsolato e bofonchiò irosamente qualcosa di incomprensibile.

2020-09-24

Aggiornamento

Oggi vi svelerò la sorpresa che stavo architettando in gran segreto. Ho chiesto ad alcune persone di disegnare uno dei personaggi principali sulla base di una breve descrizione. "Altissimo e magrissimo, capelli e barba rosso scuro, occhi di ghiaccio. Assomiglia a un morto che cammina. Indossa un lungo cappotto di pelle" Volevo scoprire fin dove si spinge l'immaginazione, quali caratteristiche e fisionomia appare nella mente di una persona dopo una descrizione così scarna. Quella che vedete è l'opera della mano di un vero maestro del disegno, fin troppo bella per il personaggio che avevo immaginato. Gli altri disegni verranno pubblicati sulla mia pagina Facebook. A presto!
2020-09-16

Aggiornamento

Ciao a tutti! Sono ormai passati alcuni giorni dal lancio della campagna ed è arrivato il momento di rendervi partecipi di alcuni piccoli progetti, per farvi vivere con me l'emozione di questa ardua sfida. Mi sembra doveroso, in prima battuta, ringraziarvi per questi primi ordini, che vivo come grandissime attestazioni di fiducia. Nei prossimi giorni farò lavorare la fantasia, attraverso la penna e le matite, di alcuni volontari che si sono prestati a una mia bizzarra idea. Ne saprete di più a breve, stay tuned!

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Gabriele Marzi
Classe 1991, divoro libri fin da quando ho imparato a leggere. Di carattere introverso e riflessivo, dopo l'università ho svolto decine di lavori diversi, dall'operaio alimentare all'operatore di call center, dalla fotografia al commercio di vino. Sono capace di sviluppare interesse per letteralmente qualsiasi cosa, iniziare grandi progetti e abbandonarli quando il mio interesse vira verso altri lidi.
Sposato, padre di una bambina.
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