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Summer Springs

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Consegna prevista Marzo 2020
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È fine estate quando Summer Springs viene turbata dal ritrovamento dell’ennesimo cadavere nel bosco di Middletree. Lo sceriffo chiede l’intervento dell’FBI, che invia sul posto gli agenti Dodgson e Nadar. I due si trovano invischiati in qualcosa di strano: dal rapporto autoptico pieno di lacune alla reticenza dello sceriffo, passando per gli squilli di un telefono senza linea e alla comparsa di personaggi che sembrano arrivare direttamente dal passato. Il caso è impegnativo e giunge ad una svolta quando anche dei due federali si perdono le tracce.

Cosa sta succedendo a Summer Springs? Che fine hanno fatto Dodgson e Nadar? E che cos’è quel vento sinistro che soffia nel bosco di Middletree ogni volta che qualcuno si avvicina alla soluzione del caso? Una cosa è certa: in quella tranquilla cittadina di poche migliaia di abitanti, nulla è come sembra.

Perché ho scritto questo libro?

Summer Springs nasce dal fascino timoroso per i racconti dove l’orrore è celato e presente e allo stesso tempo. Un orrore che ha le sue radici nelle vastità dell’animo umano e che si plasma, prendendo forme grottesche di paure antiche, vecchie quanto l’Universo.
Da questa ricerca è nato un romanzo che vuole spaventare in modo molto sottile il lettore, stuzzicando la sua naturale curiosità e rendendolo partecipe di ciò che accade, pagina dopo pagina, a Summer Springs.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1

Federal Bureau of Investigation

                                                                                             Is it bright where you are?

                                                                                             Have the people changed?

                                    The beginning is the end is the beginning, Smashing Pumpkins

Quando David Nadar entrò nella stanza, l’agente speciale Charles Dodgson sedeva già di fronte al direttore Goodkind.

«Scusate il ritardo.», sussurrò sistemandosi accanto al collega.

«Se non fosse un recidivo, crederei alla genuinità delle sue scuse.» commentò il direttore «Bando alle ciance, agenti, è stato trovato il corpo di un uomo, quarant’anni circa, ignota l’identità e la provenienza. Un colpo di pistola preciso alla nuca, stile esecuzione. Lo sceriffo del luogo non ha la più pallida idea di che pesci prendere e così ha chiesto l’intervento del FBI: un’ottima palestra per te, novellino, e un ultimo, facile, caso per te Charles, dopodiché tanti saluti e goditi la pensione!», sorrise verso l’agente speciale che ricambiò.

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«Signore non sono un novellino: sono stato trasferito da Seattle!», esclamò David attirandosi lo sguardo torvo del superiore.

«Peccato che ti abbiano mandato nella Portland sbagliata!»

«Capo non ci hai detto dove dobbiamo andare!», intervenne l’agente Dodgson.

«Summer Springs, è lì che il morto vi aspetta. Ho già chiesto a Lucy di farvi avere una copia del rapporto dello sceriffo locale, la troverete sulla vostra scrivania.»

La differenza tra chi è nato e cresciuto nel Maine e chi, al contrario, vi è giunto a causa di un errore burocratico si poteva notare dalle espressioni dei due volti: seccata e disgustata nel primo, sorridente e sorpresa nel secondo. Goodkind, aspettandosi quelle reazioni, si sistemò sulla poltrona per godersele il più a lungo possibile.

«Summer Springs?!» inveì Charles «Quel buco di paese a dieci ore da qui? Che cos’è? Uno scherzo da pensionamento?»

«Nessuno scherzo agente Dodgson: il cadavere è stato ritrovato nei boschi di Middletree, appena fuori il paese. Per la cronaca, sono nove ore di macchina, partendo ora sarete là per l’ora di cena.»

«Sono pronto direttore Goodkind! In macchina porto sempre con me una borsa con dentro l’occorrente per una settimana!», rispose euforico l’agente Nadar.

Lo sguardo che l’agente Dodgson gli scagliò avrebbe potuto incenerirlo all’istante. La cosa non sfuggì al direttore che tornò a sistemarsi sulla poltrona, mentre congedava i due sottoposti, augurando la miglior riuscita possibile del caso.

«Beh partner» iniziò David lungo il tragitto verso l’ufficio «ci hanno finalmente affidato un caso importante fuori Portland, dovremo darci dentro per risolverlo al più presto!»

Charles Dodgson non rispose, non disse nulla per tutto il tragitto. Passare così tanto tempo lontano da casa non gli piaceva per nulla, ancor meno gradiva la compagnia di quel pivello di Seattle. Non poteva aspettarsi pensionamento peggiore.

«Stammi bene a sentire, David.» disse appena entrati in ufficio, zittendo l’incessante fiume di parole del collega «Odio Summer Springs ma odio ancor di più doverci andare con te. Eddie ha un pessimo senso dell’umorismo e forse è per questo che ci ha rifilato questo caso, ragion per cui partiamo, indaghiamo, scopriamo il colpevole e torniamo indietro. Senza grandi parole, non dobbiamo diventare migliori amici del cuore. Tutto chiaro?», fissò il collega negli occhi, in attesa di una risposta.

«Cristallino Charles! Quindi per te va bene se guido io?», rispose estraendo dal cassetto della scrivania un mazzo di chiavi.

«Fai quel diavolo che ti pare!», rispose prendendo il fascicolo del caso.

«Grandioso!» esclamò euforico David «Vado a mettere in moto l’auto! Appena sei pronto partiamo, prendi anche la mia copia del dossier, per favore!», scattò fuori dall’ufficio, diretto verso il parco macchine.

Rimasto finalmente solo, e in completo silenzio, Charles poté leggere il rapporto dello sceriffo di Summer Springs. Non erano molte pagine, una decina in tutto, di cui due fotografie e quattro di rapporto del medico legale. L’indagine dello sceriffo McCarthy risultò corta e colma di lacune: la sua principale pista era rappresentata da un ignoto maniaco, forse residente nel paese, forse proveniente da una grande città o dal Canada; la scena del crimine non presentava dettagli particolari, ma secondo l’autopsia la causa della morte non era dovuta al colpo di pistola, bensì a un trauma interno, come se fosse stato schiacciato da un enorme peso.

Una messinscena, pensò Dodgson, ma perché?

Il cadavere, al momento del ritrovamento, indossava un paio di jeans scuri, una camicia a quadri bianca e azzurra con le maniche arrotolate all’altezza del gomito, ai piedi un paio di scarponcini da trekking marroni, visibilmente usati.

Niente portafogli, niente orologio, niente braccialetti, orecchini o tatuaggi che potessero identificarlo in qualche modo. Il perfetto signor Nessuno, ammazzato nella perfetta città Ai-Confini-Del-Mondo.

Quel caso non era così semplice come lo aveva descritto il direttore, nonostante non fosse la prima volta che doveva indagare su un cadavere anonimo, l’agente speciale Charles Dodgson avvertì un brivido lungo la schiena. Ripose il dossier nella sua 24ore, aperta sulla scrivania.

Dai cassetti estrasse pistola, tesserino e distintivo, un paio di manette e il fidato taccuino. Solo una cosa rimase a fissarlo dal fondo dell’ultimo cassetto: la sigaretta elettronica che sua figlia Alice gli regalò per natale.

Provò a smettere di fumare dopo la morte della moglie, ma si accorse di non avere una volontà così ferrea. Non passarono nemmeno due settimane e ritornò al tradizionale pacchetto giornaliero.

Così la piccola Alice (come amava chiamarla) per natale gli regalò quell’aggeggio da ex fumatori incalliti, nella speranza che riuscisse a togliersi definitivamente il vizio.

La utilizzò per un mese, dopodiché finì in fondo alla cassettiera, nella vana speranza che scomparisse per sempre dalla sua vista. Così non fu ed ora eccola lì, a fissarlo, a giudicarlo per il suo pessimo carattere.

«Vattene al diavolo anche tu!», inveì rivolto alla sigaretta.

«Adesso mandi a quel paese anche i cassetti?», domandò Nadar dallo stipite della porta.

«Stavo arrivando da te.», gli rispose chiudendo la 24ore.

«Visto che non venivi mi sono preoccupato e sono venuto a cercarti, così prendo anche la mia copia del rapporto.», si avvicinò alla scrivania e prese la cartellina gialla.

«Andiamo?», domandò Charles.

«La macchina è pronta che ci aspetta e il navigatore è già impostato su Summer Springs, che raggiungeremo alle ore otto meno un quarto postmeridiane, ora della costa atlantica.»

L’agente speciale si strinse nelle spalle, sperando fino all’ultimo momento che il caso venisse spostato a un qualsiasi suo collega, ma non accadde e, una volta sulla vettura, si rassegnò all’idea di avere David Nadar tra i piedi per tutta la durata dell’indagine.

2

La meta

                                                         Oh, say does that star-spangled banner yet wave

                                                     O’er the land of the free and the home of the brave?

                                                The Star Spangled Banner, Inno Nazionale Statunitense

Raggiunsero la stazione di polizia nel tardo pomeriggio. Il sole, ormai stanco di quel paesaggio così monotono, correva veloce a nascondersi lungo la linea dell’orizzonte.

Il viaggio non andò così male come Charles l’aveva immaginato: Nadar parlò poco, per lo più raccontando aneddoti della sua vita che avrebbero fatto perdere la pazienza perfino al Papa. Durante l’unica sosta che fecero, l’agente Dodgson ne approfittò per leggere nuovamente il rapporto dello sceriffo McCharty, nella speranza di trovare, in quelle dieci pagine, un particolare, una frase che avrebbe potuto trasformarsi in un punto di partenza per le indagini.

«Hai dato un’occhiata al fascicolo?», domandò al collega, intento ad addentare un cheesburger.

«Non ancora» rispose sputacchiando pezzi di pane «Dice qualcosa di interessante?»

«Nulla, non uno straccio di inizio preliminare, non un nome, un documento, nulla di nulla. Come se questo tizio fosse sbucato dal niente per morire nel bosco di Middletree!»

«Sarà uno spacciatore del cazzo, di quelli che pensano di diventare ricchi portando la loro merda oltreconfine.», sentenziò l’agente Nadar pulendosi la bocca con il tovagliolo.

La conversazione non proseguì oltre, Charles chiuse il fascicolo e pagò il pranzo.

“Summer Springs – Police Department”, così recitava il cartello sopra l’ingresso dello stabile. La facciata era scarna e minimale: un portone grigio scuro (ridipinto da poco), quattro piccole finestre su un lato dell’ingresso e altrettante sul lato opposto. Nadar parcheggiò dietro un fuoristrada, veicolo che vide tempi migliori, specialmente negli anni ottanta.

«All’avanguardia questi paesani!», commentò.

«Siamo in montagna! Cosa credevi di trovare? Delle Prius?», rispose l’agente Dodgson scendendo dall’auto.

«Beh sarebbe stata una piacevole sorpresa!», commentò Nadar.

Chiusa l’auto, i due si diressero verso l’ingresso della stazione di polizia.

Dietro al vetro della reception, illuminata da una lampada da tavolo, uno stanco agente era intento a leggere quello che sembrava essere un romanzo molto avvincente.

«Agenti Dodgson e Nadar, FBI», si presentò Charles mostrando il tesserino.

L’uomo non mosse un muscolo e non alzò di un millimetro la testa, ormai persa tra le righe del romanzo.

«L’ufficio denunce è sulla destra, lo sceriffo riceve dalle dieci di mattina alle tre del pomeriggio, se dovete far visita un carcerato potete ritornare la domenica mattina dalle otto alle undici e trenta, non sono ammessi cani o altri animali da compagnia all’interno della stazione di polizia. Per tutte le altre urgenze chiamate il 911, arriveremo quanto prima.», rispose meccanicamente l’agente, senza perdere il filo della lettura.

«Prego?», domandò sbalordito Charles,mentre David soffocava una risata coprendosi la bocca con il distintivo.

«Lei ha qualche urgenza?» domandò l’agente degnandosi di alzare lo sguardo «Oh, buonasera agenti.», disse dopo aver notato i tesserini davanti al vetro.

«Deve essere un romanzo molto avvincente…», commentò l’agente Dodgson.

«E’ di un autore italiano, devo ammettere che è molto più che avvincente!»

«Come si intitola?», domandò incuriosito l’agente Nadar.

L’agente fece per rispondere, ma venne zittito e interrotto da Charles, ormai al culmine della sopportazione. Quella giornata stava terminando in modo veramente seccante.

«Siamo qui per vedere lo sceriffo McCarthy!» eruppe l’uomo «Dobbiamo indagare sul cadavere che è stato trovato nei boschi l’altro giorno! Visto che abbiamo viaggiato dieci ore e che l’unica cosa che ho nello stomaco sono i fondi di un pessimo caffé, vuoi cortesemente annunciarci allo sceriffo?»

L’uomo, per nulla intimorito dalla sfuriata, si alzò avvicinandosi al vetro divisore.

«Lo sceriffo McCarthy non c’è. Potete parlare con il suo vice, l’agente Harper.», disse scandendo ogni parola.

«Chiamalo!», intervenne David notando che il colore del collega stava assumendo una tonalità paonazza.

La guardia sollevò il ricevitore e compose un numero interno.

«Randy ci sono due tizi dell’FBI che vogliono parlare con lo sceriffo…….sì gli ho detto che non c’è in questo momento….cosa?….ah sì è stato uno di loro a urlare poco fa…sì certo te li mando…», e riagganciò.

«Prendete la porta alla vostra sinistra e poi la quarta a destra, quello è l’ufficio del vicesceriffo.», e tornò a godersi il suo romanzo.

L’agente Nadar ringraziò e assieme al collega si diresse verso le doppie porte indicate dalla guardia.

«Un inizio memorabile.», commentò amaramente l’agente Dodgson, volgendo un ultimo sguardo al poliziotto.

3

Un colloquio informale

                                                             Johnny was a weirdo, so what did you expect?

                                              I ain’t no fucking hero, I’m just trying to survive myself.

                                                                                                  No Hero, The Offspring

«Signori buonasera!», esordì Harper facendoli accomodare nel suo ufficio.

Il breve colloquio con l’agente di guardia lasciò l’amaro in bocca a Charles e sperò che Harper non fosse come quell’insulso guardiano notturno.

«Avete fatto buon viaggio?», domandò il vicesceriffo sedendosi dietro la scrivania.

«Sì!» rispose David «Pensavamo di arrivare prima, ma ci siamo persi per due volte. Questa città è difficile da trovare!»

«Non amiamo la confusione, se non sono turisti è meglio che stiano alla larga da Summer Springs!», rispose ironico il vicesceriffo.

«Dov’è lo sceriffo McCarthy?», domandò seccamente l’agente Dodgson interrompendo sul nascere quella che sarebbe diventata una logorrea inutile.

«Si è dovuto assentare per questioni famigliari. Sarà a vostra disposizione domani mattina.», rispose freddo l’agente Harper.

«Ci sono novità nelle indagini?», continuò Charles.

«Negativo agente: tutto quello che sappiamo è scritto nel rapporto che vi abbiamo inviato. Lo avete già letto?»

«Letto e riletto per sicurezza, a quanto pare ci avete lasciato una bella gatta da pelare.»

«Non avete proprio nessuna idea dell’identità del morto?», intervenne l’agente Nadar.

«No, abbiamo cercato le impronte digitali in tutti i database, inclusi quelli delle persone scomparse, abbiamo perfino contattato la CIA per sapere se fosse uno dei loro, ma non hanno ancora risposto.»

«Se fosse una spia sotto copertura sarebbero già intervenuti per prendersi il cadavere.», commentò Charles.

«Avete già portato il corpo all’obitorio?», domandò David.

«Sì, il dottor Auster ha già effettuato l’autopsia.»

«Che non ha riscontrato nulla di anomalo.», concluse l’agente Dodgson. Harper annuì.

«Sul rapporto scrivete che la scena del delitto era pulita, c’è la possibilità di vederla?»

«Ma certo agente, credo che fosse intenzione dello sceriffo di portarvi al Middletree.»

«Andrò io a Middletree con lo sceriffo, se non è un problema lei accompagnerà l’agente Nadar all’obitorio per parlare con il medico dell’autopsia e per vedere questo uomo del mistero. D’accordo?»

David Nadar rispose che non c’erano problemi. Più riluttante risultò il vicesceriffo, evidentemente non abituato a essere comandato da un federale.

«Agente Harper» riprese David «lei cosa pensa di questo caso?»

«Un regolamento di conti, non è la prima volta che le bande di qua e di la del confine sistemano dalle nostre parti i loro affari. Questo tizio è l’ennesimo che si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.»

«Quindi avete già trovato cadaveri nel bosco di Middletree? Se avete già avuto casi del genere, perché chiamare l’FBI solo ora?», chiese l’agente Nadar.

«E’ stata un’idea dello sceriffo. È lui che per primo ha visto la scena del delitto, forse gli è balzato qualcosa all’occhio che necessitava il vostro intervento, agenti.»

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Marco Federici
Marco Federici è nato a Mantova il 7 maggio 1986. Fin dai tempi delle scuole medie coltiva la passione per la letteratura e il teatro, recitando tutt'oggi per l’Accademia Teatrale Campogalliani. Diplomato ragioniere nel 2006, si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, frequentando il primo anno del corso di Discipline Arti Musica e Spettacolo. Dal 2011 al 2015 cura la regia di alcuni spettacoli teatrali portati in scena dall’associazione culturale Petit Cinema (Spoon River di Masters e La Tempesta di Shakespeare, in particolare). Tuttavia scopre presto che la sua vera passione è la scrittura: scrive le trame per le “Cene con delitto” organizzate dall’associazione, oltre a essere autore di poesie. Tra il 2013 e il 2015 scrive "Vapori di Guerra", il suo primo romanzo edito da Il Rio; da gennaio 2016 si dedica a "Summer Springs".
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