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Tela Bandera

Tela Bandera

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Settembre 2021
Bozze disponibili

È una storia che si svolge in pieno Risorgimento, dal 1825 al 1870 ed ha come protagoniste una famiglia ” allargata ”e la terra bellissima di Maremma, dove a Villa Altieri, una comunità operosa si occupa di una grande tenuta agricola, ma soprattutto si racconta di Margherita Genovesi, una donna coraggiosa e sempre appassionata. La sua grande dote è la capacità di adattarsi agli eventi, è un’abile ricamatrice che al momento giusto muta il disegno, i colori sulla sua tela bandera e riprende a vivere.

Perché ho scritto questo libro?

Mi piacciono le storie, leggerle, ascoltarle e narrarle, soprattutto mi affascina il momento in cui i personaggi scoprono la forma che hanno dato alla loro vita, l’attimo in cui comprendono che tutto ha avuto un senso e i conti tornano nel bene e nel male. Margherita, la protagonista, è una me più bella, più intelligente e più coraggiosa, è la donna che avrei voluto essere e che non sono . Questo è il fascino della scrittura, creare un mondo e dargli vita.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La donna cominciò a vivere sospesa tra gentilezze e rifiuti, notti d’amore e lunghe giornate solitarie , speranze fugaci che non sempre riuscivano a dare un senso a tutto quel tempo trascorso nell’attesa. La sua attesa si trasformò in uno stato d’animo fatto di continue onde emotive , in cui l’unica certezza era la percezione di una stanchezza fisica e mentale che lentamente la divorò.

Eppure non pensò più di partire.

Nel giro di pochi mesi la sua bellezza perse quella luminosità per la quale era famosa. La sua vivacità si spense come la sua ironia. Divenuta una creatura che solo dalla notte traeva nutrimento, cominciò a rintanarsi in quella stanza dove si svolgevano gli incontri d’amore.

Viveva nell’ illusione dell’amore di Filippo e null’altro.

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I Masson cominciarono a preoccuparsi, anche perché ormai lo scandalo era di pubblico dominio. A Firenze non si parlava d’altro, Margherita non aveva più messo piede nella sua casa.

Si favoleggiava che stesse nascondendo una gravidanza. Le notizie arrivavano puntuali a Filippo ma lei era all’oscuro di tutto. Infine, un giorno, si presentò a casa Altieri, un vecchio amico della famiglia Genovesi per avere notizie di Margherita. Fu fatto accomodare e fu avvertita la signora.

Quando apparve, il vecchio amico ebbe un colpo al cuore ma corse ad abbracciarla.

La donna restò immobile, tesa, non ricambiò l’abbraccio, si sentiva lontana da tutto. Ascoltò calma quanto egli aveva da dire, le sue preoccupazioni e quelle di parenti ed amici, così pure le raccomandazioni che sembravano necessarie anche per l’imminente rovina che avrebbe travolto Filippo. Ma ormai nulla poteva più interessarle.

Chiese però che le venisse mandato il suo notaio, aveva necessità di parlargli.

L’amico capì che la visita era terminata, il silenzio di Margherita era eloquente, si congedò e tornò in tutta fretta a Firenze.

Dopo qualche giorno si fece annunciare il notaio. Conosceva Margherita da sempre, figlia unica, dopo la morte di suo padre e in seguito con la vedovanza, aveva ereditato una fortuna enorme ed egli curava tutti gli interessi della giovane donna. Margherita accolse il notaio con un calore che stupì l’uomo viste le ultime notizie che gli erano giunte. La donna lo introdusse in un piccolo studiolo al piano terra, dove un tempo il padre di Filippo riceveva i suoi ospiti. L’ambiente era ridotto ma dava un senso di protezione e di calore molto più del resto della casa. Margherita dopo aver chiesto con distacco notizie di alcuni conoscenti di Firenze, entrò subito in argomento ed espresse le sue volontà di acquistare tutte le proprietà degli Altieri che alla fine del mese sarebbero andate all’asta per far fronte ai debiti di Filippo. Questa acquisizione doveva restare segreta, nessuno doveva sapere, tanto meno Filippo.

Disse tutto questo velocemente senza titubanza come a togliersi un peso.

Alla fine respirò profondamente e guardò fisso il notaio.

Egli aveva ascoltato silenzioso, poi con voce bassa e un po’roca, le chiese se fosse sicura che di quanto stava per fare.

Margherita senza abbassare gli occhi annuì con la testa.

Il vecchio capì ed ebbe una stretta al cuore vedendola così pallida e seria, divenuta adulta in così poco tempo. Tutto il dolore per la perdita di suo padre e dello sfortunato marito, sembravano essere stati molto più facili da superare al confronto di ciò che la giovane stava vivendo.

Sembrava divorata da un dolore interno che allo stesso tempo le dava da vivere. Era come in preda ad una febbre che la faceva bruciare, costringendola a tenere il capo un po’ chino, come ad attutire una sofferenza che le lasciava il volto pallidissimo.

Anche il notaio si congedò da quella casa rattristato e rientrò in fretta a Firenze. All’inizio del nuovo mese subito dopo l‘asta, il notaio tornò a Villa Altieri con le carte.

Quasi senza parlare Margherita firmò e, dopo aver congedato il notaio, si ritirò nella sua stanza. Quella sera, come era ormai consuetudine, arrivò Filippo. Era più cupo e teso del solito. Aveva avuto notizia dell’asta. Nulla di quello che lo circondava era più suo, ma l’acquirente aveva inviato una lettera nella quale, molto garbatamente invitava Filippo a trattenersi nelle proprietà ancora per un anno, così da poter trovare una soluzione alle sue difficoltà.

Il misterioso acquirente concedeva questa possibilità a Filippo in memoria dell’antica amicizia che un tempo lo aveva legato ai suoi genitori.

Ma l’orgoglio del giovane non poteva accettare una tale offerta, così aveva deciso di partire, di imbarcarsi a Livorno e trovare altrove ciò che finora gli era sempre sfuggito. Non era affatto preoccupato per il destino di Margherita , del resto le disse che la sua ricchezza la metteva al riparo da qualunque scandalo .

La giovane donna ascoltava attenta, cercando un momento adatto per parlare.

Finalmente dopo un lungo silenzio:

-Sono incinta-

Due parole. Un attimo.

L’uomo la guardò serio, di colpo si volse verso la finestra aperta.

La luna piena era luminosa nell’aria limpida della sera.

Filippo taceva, guardava la luna e taceva.

Margherita capì, egli aveva deciso della sua vita.

Lei ne era esclusa.

Allora disse ancora:

-A chi devo rivolgermi?-

-Domani ti farò sapere.-

L’uomo andò alla porta e uscì chiudendo piano.

Margherita cominciò a piangere senza singulti, solo lacrime calde che le scendevano piano ai lati del volto. Le mani accarezzavano quel suo figlio che non sarebbe mai nato. Tanto più caro perché l’unica compagnia nel dramma di quella solitudine. Da un mese lo teneva dentro di sé sperando di poterlo salvare, ma ora? Si alzò lentamente.

Vide quella bella luce bianca che illuminava il bosco e poi in lontananza il mare.

_ Devo uscire da questa stanza . Qui soffoco . Avrei dovuto fuggire dal primo giorno.

Uscì silenziosa dalla casa. Tutti dormivano. Solo nel laboratorio era ancora accesa una luce. Prese il suo piccolo calesse. Proseguì lungo un sentiero battuto, illuminato dal plenilunio.

Che pace! Margherita non sentiva più il fuoco dentro di sé, era cessato tutto.

Poggiò le mani sul grembo proteggendo se stessa e la sua creatura.

L’aria limpida e serena la faceva sentire sicura. Ogni tanto nel buio della macchia brillavano occhi curiosi che la osservavano, ma Margherita non aveva paura, quelle bestiole sembravano volerla accompagnare.

Respirò profondamente. La cavallina andava svelta e spedita, non aveva bisogno di briglie perché il sentiero degradava lieve, come per dare un incoraggiamento al viandante diretto al mare.

Quando cominciò a sentire l’odore della pineta seppe di essere vicina.

Si domandò perché in tutti quei mesi non si fosse mai spinta fino alla spiaggia. Si era rinchiusa in quella prigione , giorno dopo giorno , senza mai smettere di sperare invano in un amore che portasse in salvo entrambi.

Finalmente i pini cominciarono a diradare e a poco a poco comparve il biancore della sabbia illuminata dalla luna. Era una notte senza vento .

Quando sentì affondare gli stivaletti fu presa da un’eccitazione infantile.

Veloce sciolse i lacci, si sfilò le scarpe, le calze e restò a piedi nudi. Rabbrividì.

La sensazione della sabbia fredda sulla pelle tenera le procurò un piacere dimenticato. D’un tratto dimenticò le sue pene e divenne un corpo libero di sentire la natura che l’avvolgeva.

Quanto tempo era passato , sentì nuovamente di essere forte!

Camminava affondando i piedi e spingendo in alto con le dita la sabbia.

Qualche passo, poi sentì l’acqua gelida. Guardò dinanzi a sé, il mare brillava calmo nella notte.

Era possibile continuare a vivere così? Che senso aveva più la sua vita senza Filippo e quella creatura che non aveva il diritto di nascere? Chi era diventata in quei mesi di continue speranze deluse ?Era questo che voleva essere?Meglio farla finita .

Morire le sembrò più facile di quel vivere senza neppure quelle poche e false illusioni . Filippo la lasciava . Partiva per chissà dove .

Finire e riposare per sempre , questo il desiderio che le balenò nel cuore all’improvviso.

Un passo ancora, un altro, la veste cominciò a pesare, poi la sentì fluttuare vicino a sé.

Prese a togliersi piano gli indumenti umidi e pesanti, il freddo intenso sulla pelle la raggiunse, i movimenti sicuri per liberarsi degli abiti presto la lasciarono nuda, con l’acqua alla vita e intorno a lei, come compagne di gioco, tutte le sue cose.

Il corpo nudo mandava un chiarore diffuso.

Il freddo scomparve.

Margherita sorrise, sfiorò dolcemente suo figlio poi si tuffò.

Al mattino la trovarono alcuni pescatori, era così bella che sembrava una dea.

La portarono a Filippo avvolta in una vela. Quando egli la vide allontanò tutti .

Aveva avuto lei la meglio .Non avrebbe mai più smesso di amarla .

Si chiuse nella stanza e restò dinanzi a quel bel corpo tanto conosciuto, vegliandolo per giorni , poi lasciò la salma agli altri per la sepoltura.

La notte stessa preparò una sacca e senza parole si allontanò da quella che un tempo era stata la sua casa.

Filippo Altieri cominciò a viaggiare per mare, aveva avuto sempre timore di quella massa d’acqua instabile e potente, ma era lì che Margherita aveva trovato le sue risposte.

Si spinse a Nord, sempre più a Nord, dove il freddo lo tormentava ma gli riempiva il vuoto che sentiva dentro.

Vagò senza pace e senza sosta , come un eterno viandante, per venti anni , da un porto all’altro, da un mare all’altro , senza un amore , senza nessuno che lo guardasse negli occhi e capisse il suo dolore senza fine, come un fantasma cupo e solitario.

Infine giunse alle isole Orcadi e lì una sera, nella bettola del porto di una di quelle terre battute dal vento, incontrò l’ammiraglio Franklin.

Era costui un imponente vecchio, abituato ai ghiacci e alle tempeste dei mari del Nord. Cercava da tempo il passaggio a Nord-Ovest, che da sempre gli sfuggiva. Aveva partecipato alle spedizioni più temerarie in quei mari di gelo.

Era un po’ che l’ammiraglio non si imbarcava, ma da alcuni mesi stava preparando una nuova spedizione per tentare ancora una volta di trovare il famoso passaggio.

Filippo, da un tavolo in disparte ascoltava silenzioso Franklin e i suoi compagni che parlavano del loro progetto.

Sentì forte il desiderio di andare più a Nord, si alzò dal suo angolo e andò di fronte al vecchio marinaio.

-Signore, sono uno studioso di leggi ottiche, ho inventato un telescopio di dimensioni molto ridotte, riesce a rendere facilmente osservabile la volta celeste anche se la visibilità è scarsa. L’ho costruito tanti anni fa in Italia, ma per riuscire a vedere le stelle ho perduto di vista la vita. Signore, se Voi voleste farmi l’onore di arruolarmi nel vostro equipaggio, vi sarei infinitamente grato. Non ho più nessuno. Qualunque cosa dovesse accadere non alcuno chiederebbe di me-.

Franklin lo guardò attento, poi annuì con il capo e gli tese la mano.

La nuova spedizione partì dalla baia di Lancaster con due navi, Filippo era imbarcato sull’Erebus.

Appena salito a bordo notò che gli altri compagni di viaggio avevano tutti uno sguardo perduto nel vuoto.

Con il suo telescopio nella borsa egli era pronto a partire di nuovo. Ancora una volta sentiva il vento gelido colpire il suo volto.

Negli anni, al desiderio di andare si era unita la paura. Aveva cessato di vivere da molto, eppure Filippo andava per il mondo ancora con la paura della morte che gli stringeva il cuore e gli chiudeva la gola all’improvviso. Anche nel darsi la morte Margherita era stata più coraggiosa di lui. Solo il vento gelido sul volto lo faceva sentire come gli altri. Il freddo era l’unica sensazione che riuscisse a provare, la sola che gli desse una netta e desolata percezione di sé. Ma il freddo doveva avere ogni volta una maggiore intensità per riuscire a farlo rabbrividire.

Finalmente lo attendeva il gelo assoluto.

Le navi salparono in un’alba bianca e lattiginosa. Nella fitta nebbia avvolgente l’unico suono erano i fischi sibilanti di chi impartiva gli ordini all’equipaggio. Il mare appariva calmo e scuro, qua e là chiazzato di bianco per i lastroni di ghiaccio alla deriva.

Sul molo un cane da slitta annusava l’invisibile orizzonte lontano.

Filippo rabbrividì.

Era ancora vivo.

Lenta e maestosa l’Erebus si staccò dalla banchina, lasciò la baia e iniziò il suo viaggio verso l’estremo Nord. La nebbia avvolgeva gli equipaggi in un abbraccio silenzioso e lieve che impediva di distinguere chiaramente le espressioni dei volti.

Passarono le ore, i giorni e le notti si susseguirono senza novità.

Poi una notte mentre l’Erebus procedeva lentamente tra le tante isole del mare di Baffin, Filippo si svegliò di soprassalto. Dalla sua cuccetta sottocoperta sentiva solo il respiro pesante dei compagni di viaggio. Tutto appariva calmo. Non riuscendo a riprendere sonno decise di uscire all’aperto per sfuggire ad un’inquietudine che sentiva crescergli dentro.

Appena fuori una folata di vento gelido lo colpì in pieno volto. Rabbrividendo barcollò, con passo incerto si diresse verso la luce accesa del timoniere. Il chiarore a tratti sembrava vicino poi si allontanava di colpo, era forse l’effetto del buio e della nebbia. Filippo strinse gli occhi per guardare meglio, la luce era ormai vicina, fece un ultimo passo.

L’unica sensazione fu il gelo che gli penetrò dentro l’anima mentre precipitava nel fondo del mare, percepì il peso enorme del suo corpo che si immergeva sempre di più.

D’un tratto vide un chiarore diffuso intorno a sé.

Il freddo era cessato.

-Margherita! Sei tu!

Finalmente amore mio !

Sorrise Filippo tendendole la mano.

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Commenti

  1. Claire Fine

    (proprietario verificato)

    Ecco un bel romanzo…una narrazione attenta,accurata e arguta che mi ha permesso di conoscere molti attori protagonisti di vicende di vita,con luci ed ombre ma estremamente coinvolgenti! Figure femminili moderne che,seppur tormentate,a tratti rinascono e trovano la loro giusta dimensione. La vita dà e toglie ma spesso dona saggezza ed equilibrio.Margherita è tutto questo e l”anima del romanzo è la “tela bandera” della sua vita. Piacevole,molto piacevole

  2. (proprietario verificato)

    Il romanzo di Pina Vari Tela Bandera ci riporta alla tradizione del
    romanazo storico della lettertaura ottocentesca dove la Grande Storia
    si intreccia con le vicende del quotidiano e i sentimenti di coloro
    che di esso fanno parte, pur non essendone direttamente coinvolti.
    La vita dell’affascinante protagonista di questo romanzo si sviluppa
    con i momenti più salienti del nostro Risorgimento a cui alcuni
    personaggi partecipano anche direttamente.
    La storia ci avvince perchè ci propone figure femminili d’epoca ma anche attualissime che ci coinvolgono in vicende romantiche, drammatiche e spesso dolorose che
    l’universo femminile riesce sempre ad affrontare non solo con
    coraggio, ma senza mai abbandonare la prospettiva del futuro.
    La bellissima campagna maremmana non è solo uno sfondo agli episodi del
    romanzo ma un vero e proprio interlocutare per i vissuti e le emozioni
    della protagonista.

  3. (proprietario verificato)

    Un bel libro, una lettura piacevole e avvolgente che ti porta in posti incantevoli insieme a personaggi poco convenzionali, affascinanti.

  4. (proprietario verificato)

    Un ritratto di donna libera,indipendente, capace di scegliere il meglio per se stessa a dispetto delle convenzioni sociali. Il romanzo racconta la storia di questo percorso verso l’autonomia e il desiderio di essere donna in un tempo lontano. Siamo in Italia alla fine del XIX secolo in provincia, nella regione Toscana; In un viaggio interno ed esterno che porta da Firenze alla campagna della Maremma al mare… Un personaggio attuale, un raro esempio di modello femmminile vincente da leggere e rileggere.

  5. (proprietario verificato)

    un ritratto di donna libera,indipendente, capce di scegliere il meglio per se stessa a dispetto delle convenzioni sociali. Il romanzo racconta la storia di questo percorso verso l’autonomia e il desisderio di essere donna in un tempo lontano. Siamo in Italia alla fine del XIX secolo in provincia, nella regione Toscana; In un viaggio interno ed esterno che porta da Firenze alla campagna della Maremma al mare… Un personaggio attuale, un raro esempio di modello femmminile vincente da leggere e rileggere.

  6. (proprietario verificato)

    “Una donna capace di scegliere la vita piuttosto che la morte”. Dal nodo iniziale del dolore, lungo tutto il libro, attraverso scioglimenti e pause di riflessione esistenziale, si arriva al capo del filo, che è sempre lì, pronto per essere infilato nell’ago paziente che tesserà legami, dove ognuno è al suo posto, il posto giusto, l’unico posto possibile. Fondale e trama pezzi di storia e di terra italiana, bella, ricca, gustosa, odorosa, balsamica. Grazie per questo bel libro. “L’incantesimo si era concluso e la realtà tornò a bussare alla porta di tutti”.

  7. (proprietario verificato)

    E’ un libro che non puo’ mancare nella libreria, sopratutto in un momento storico
    cosi pesante . E’ ben scritto ed e’ molto piacevole immedesimarsi nei personaggi, mentre leggevo mi sembrava di essere in uno di quei bei sogni da cui non ci si vorrebbe mai svegliare. Questo libro fa bene all anima e al cuore! Amo i romanzi e le storie, amo ascoltare le vite raccontate con sapienza ed allegria, sono i momenti piu belli che si condividono con le persone care e proprio perchè adesso non e’ molto facile godere della condivisione questo libro vi salverà dalla nostalgia.

  8. (proprietario verificato)

    Margerita, come tante donne della nostra generazione, è il baricentro per i suoi figli e per le persone, giovani e anziane, che la circondano nella splendida Maremma e dà a ciascuno il loro posto in una affettiva e rispettosa famiglia allargata. Tela Bandera sollecita il meglio che è in noi.

  9. (proprietario verificato)

    “Il mare a quell’ora era sempre calmo e lucente”, si in questa sapiente tessitura di eventi, emozioni,che ci ricordano quanto le nostre vite siano determinate e connesse con i tempi che viviamo, c’ è anche spazio per la natura partecipata con tutti i nostri sensi, radice e nutrimento.leggere tela bandera mi ha fatto bene.

  10. Era Marcelli

    Una lettura piacevole e interessante. Tante storie intrecciate tra loro.

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Pina Vari
I primi anni della mia vita li ho trascorsi tra la campagna e il mare.
E proprio il mare visto dalla campagna è un mio bisogno antico.
Mi sono trasferita a Roma nel '62 e ho vissuto la mia adolescenza senza grandi inquietudini, nonostante l’epoca inquieta, ma nella determinazione di volermi laureare in Filosofia per capire la vita.
Questo ho fatto, ma la vita non l'ho capita.
Ho insegnato nelle scuole superiori e il mio lavoro è stato un grande privilegio.
Una delle assi portanti della mia esistenza.
Dopo alcuni anni, l’ossessione di capire, mi ha spinto di nuovo sui libri.
La psicologia e il counseling sono divenuti il mio nuovo territorio.
Le storie degli uomini e delle donne che ho incontrato hanno risposto a tante delle mie domande, così ho smesso di cercare di capire.
Per lo più, riesco a comprendere, e questo mi basta.
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