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Tela di Tenebre - Resurrezione

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Consegna prevista Giugno 2020

Marcus è un Cacciatore di vampiri. Nient’altro ha mai avuto importanza per lui, eccetto eliminarli dalla faccia della terra. Eppure, negli occhi verdi di Eva ha potuto mettere in discussione se stesso, nel momento in cui le ha salvato la vita, sebbene sia una vampira. Con lei, si ritrova ad affrontare il peggiore dei tradimenti, che invece rimette in discussione tutto il suo mondo, tutte le sue sicurezze. E nel momento in cui si ritroverà solo a prendere la decisione, la sua determinazione sarà l’unica a guidarlo. Furioso, umiliato, tradito, sconvolto, dove può trovare la forza di sradicare tradizioni fossilizzate nel passato, che rischiano di seppellire lui e tutto ciò che ama? Come può, da solo, vincere pregiudizi vecchi di secoli? Neppure Eva potrà aiutarlo, perché dovrà affrontare la sfida più grande di tutte: vincere se stessa.

Perché ho scritto questo libro?

Mi piace pensare che sia stata la storia a usare le mie mani per raccontarsi al mondo, poiché ad ogni frase mi pareva che fossero i personaggi stessi a guidarmi lungo le loro avventure. La prima ispirazione arrivò durante un periodo per me piuttosto duro, in cui dovevo elaborare il lutto di un caro amico, ma solo dopo mesi riuscii ad iniziare a scriverla davvero. Da quel momento è stata il mio conforto ed è cresciuta di pari passo con me. Ora, siamo entrambe pronte per affrontare il mondo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Si svegliò al buio della stanza, nel letto. Non si sentiva più il corpo. Una figura grossa e nera le stava seduta accanto e sentì che era lui.
«Mi hai salvata…» sussurrò, senza forze. Marcus non rispose. «Grazie…» Sì, gli era grata. Aveva voluto uccidersi, lo aveva desiderato profondamente, ma scoprì, con una punta di amarezza, di essere contenta che Marcus l’avesse sottratta al caldo abbraccio della morte. «Non voglio essere un vampiro…» mormorò. Gli occhi, già rossi e gonfi, si inumidirono di nuovo. Si portò le mani al viso, per nasconderlo. Notò che erano bendate. «I vampiri hanno ucciso la mia famiglia, non voglio essere una di loro…» La lacrima corse lungo la gota, verso l’orecchio a punta. «Non voglio uccidere le persone, non voglio mangiare… la carne umana…» rabbrividì di disgusto al pensiero. «Voglio tornare a essere quella che ero…»
«Non puoi. Non si torna più indietro.» replicò Marcus. Non c’era desiderio di consolarla, nella sua voce. Ma neppure indifferenza. La ragazza non riuscì a intuire cosa stesse pensando, ma nonostante tutto era felice che le fosse rimasto vicino. La sua presenza era rassicurante, come un punto fermo in un mondo diventato improvvisamente caotico. Cercò la mano calda di lui e la strinse debolmente. Marcus trasalì a quel gelido contatto, e la ritirò istintivamente. Ma la ragazza non se ne accorse. Si era già addormentata.
Strinse a pugno la mano che lei gli aveva sfiorato. Sentiva ancora sulla pelle il suo tocco, freddo di morte. Era una vampira, una creatura diabolica, che manteneva in vita un corpo morto attraverso il sangue vivo degli altri. Eppure l’aveva salvata. L’aveva salvata due volte.

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Marcus si passò una mano sul viso stanco, sedendosi sulla sedia a dondolo della cucina. Ho perso di vista il mio compito. Lui, un Cacciatore, stava accudendo una vampira. La difendeva, le procurava il cibo. Il senso di colpa lo morse più a fondo. Perché non riusciva ad ucciderla?
Come lei, ormai, anche Marcus sentiva di non poter più tornare indietro. Con un gesto rabbioso, si alzò dalla sedia. Tanto vale andare fino in fondo, allora.
Tornò da lei, nella stanza, la scoprì: l’aveva bendata dalla testa ai piedi, ma naturalmente non sarebbe servito. Il suo corpo era troppo indebolito e affamato per guarire. Serrò la mascella: ormai aveva deciso.
La svegliò, scuotendola senza tante cerimonie.
«Devi mangiare.» le intimò. Ella emise un verso disperato e voltò la faccia, rifiutandosi. «Avanti, alzati.» le ingiunse ancora. La tirò su come se fosse stata una piuma. La portò nella cucina, mentre lei scalciava e si dibatteva.
«Lasciami, non voglio! Non lo voglio fare!» Marcus, incurante delle sue proteste, la stese accanto a un cervo. L’animale era ancora vivo: con un dardo piantato nella zampa posteriore e un altro in quella anteriore, non era più in grado di stare in piedi, ma scalciava debolmente e si lamentava, le corna che sbattevano contro il pavimento di legno ad ogni movimento. La sua sofferenza era evidente. Marcus, presto affiancato dalle figure sinuose dei due lupi, che osservavano il cervo leccandosi avidamente i baffi, rimase ad osservarla. La ragazza ebbe conati di vomito dalla fame, tentando palesemente di resistere con tutte le sue forze all’odore invitante del sangue.
«Basta negarti, mangia.» le ordinò Marcus, perentorio. La ragazza lesse negli occhi del Cacciatore la certezza che il suo destino si compiva quella sera. Non si rifiutò più. Si avvicinò strisciando all’animale, guidata dall’odore dolciastro e un po’ metallico del sangue che gli usciva dalle ferite. Non era difficile, bastava lasciar fare al suo corpo, lui sapeva cosa fare. L’animale, quasi avvertendo la minacciosa presenza della ragazza, scalciò con più decisione, mugolando. I canini si allungarono fino a sfiorarle il mento, ma quasi non se ne accorse. Si avvicinò ancora, l’animale tentò di tenerla lontana con le corna, ma i suoi movimenti erano deboli e lenti. Lei le afferrò con una mano e gli tenne il muso ben fermo sul pavimento. Pareva quasi non rendersi conto della forza che le serviva per farlo. Il cervo gemette ancora, dibattendosi con la forza della disperazione. Ma la ragazza gli affondò ugualmente con avidità il viso nel collo.
Il suo corpo sembrò rinascere ancora. Smise di tremare, le ustioni guarirono ad una ad una, con velocità impressionante, recuperando sempre più le forze man mano che il sangue le colava giù per la gola, sulle labbra, sul mento. L’animale era morto, ma lei si sentiva, paradossalmente, viva. Estremamente consapevole di sé e di ciò che la circondava come mai le era capitato prima, la linfa vitale del cervo acuì le sue percezioni, ingigantì la portata dei suoi sensi, rendendola sensibile al minimo movimento, al minimo fruscio. Quando si sollevò dal corpo dell’animale, aveva la bocca e il collo imbrattati di sangue, ma un’espressione di beatitudine sul volto.
Era una vampira.

Quella notte, stettero uno seduto di fronte all’altra.
«Che farò adesso?» gli chiese. Marcus non rispose. Carezzava lentamente Hati, pensando. Era una decisione difficile per lui. «Non voglio vivere con i vampiri.» proseguì. La ragazza aveva avuto tempo per pensare e per tentare di rassegnarsi alla sua nuova condizione. Non poteva ancora accettare di essere una vampira, ma dopo quel tentato suicidio si era resa conto di non voler neanche morire.
«Non ti lascerò andare a vivere con loro.» replicò Marcus. La ragazza si sentì intimamente sollevata nel sentirglielo dire. «Appena scopriranno la tua esistenza, faranno qualunque cosa per averti, e io non intendo concedere loro questo vantaggio.» La vampira aggrottò la fronte, confusa e spaventata. Marcus sollevò lo sguardo su di lei e tirò un sospiro. Si alzò, iniziando a passeggiare per la stanza.
«La loro stirpe si indebolisce.» spiegò. «I vampiri invecchiano, le mutazioni umane sono eventi rari, ormai: non riescono a mandare avanti la loro gente. Sei il primo essere umano» proseguì poi, dopo una breve pausa «a venire mutato dopo diversi decenni. Il sangue umano è diventato troppo debole, soccombe a contatto con il germe vampiro. Ma tu sei stata mutata. E sei giovane, il tuo sangue è giovane, il germe del vampiro che scorre in te non è ancora forte.» La ragazza lo fissava, un terribile sospetto stava prendendo forma nella sua mente. «E allo stato attuale, per mutare, gli umani devono essere infettati da un germe debole, non da uno forte.» Marcus la fissò intensamente, e allora il sospetto divenne certezza. La vampira si sentì percorrere da brividi di terrore. «Potresti essere in grado di dare vita a moltissimi vampiri, che è proprio ciò che il tuo popolo vuole. Saresti la loro salvezza.» concluse, piatto. La ragazza, spaesata da quella rivelazione, rimase in silenzio per un po’.
«Non voglio stare da sola…» sussurrò poi, col capo chino. «Se mi trovassero, non saprei difendermi…» si strinse più forte nel mantello, come a proteggersi. A Marcus non sfuggì quel gesto, e in un attimo gli fu dolorosamente chiara la decisione da prendere. Osservò quella piccola creatura sperduta, catapultata in una notte in una esistenza cui non apparteneva, e che le riusciva impossibile da accettare.
«Uccidimi.» Nel silenzio che regnava, quella parola cadde fragorosa come un masso. «Sei un Cacciatore di vampiri, non è così?» Marcus strinse i pugni, in silenzio. «Ho visto il tatuaggio sulla tua spalla.» spiegò. Deglutì, quindi alzò su di lui gli occhi verdi. «Non puoi permettere che una come me finisca nelle loro mani. Troverebbero il modo di convincermi a mutare chissà quante persone e io non sarò in grado di resistere.» La sua voce pareva forte e sicura, ma Marcus avvertì una nota di paura, in fondo alle sue parole. «Tu devi uccidermi. Lo devi fare per gli umani… e anche per me.» sussurrò, chinando il capo. «Non riuscirei a vivere, sapendo di aver trasformato in mostri delle persone innocenti.» Marcus la fissò intensamente. Come poteva considerarla una vampira? Un vampiro non diceva cose del genere. Per un vampiro, la sopravvivenza della stirpe era un istinto fondamentale, un desiderio profondo che prevaleva su qualunque altra cosa. Forse, cominciava a capire perché non riuscisse a ucciderla.
«Tu non vuoi morire, e io non voglio ucciderti.»
«È un tuo dovere, hai prestato giuramento per questo.» Marcus si sentì colpito dritto al cuore. Strinse i pugni, serrò la mascella. Lo sguardo s’indurì. Sì, lo sapeva. Se lo ripeteva continuamente, ma pronunciata da un’altra bocca, la sua colpa assumeva una veste ancora più ineluttabile.
«Fa’ silenzio, ho deciso.» disse, tentando di controllare la rabbia montante. Arrabbiato con se stesso, perché aveva commesso un errore grande quanto una montagna, salvandola. E con lei, perché si ostinava a metterglielo sotto il naso.
«Ma tu sei un Cacciatore! Sei vincolato da un giuramento sacro!» Marcus, con uno scatto che non sembrava nemmeno umano, l’afferrò dal collo, sollevandola con rabbia da terra. Il suo viso, sconvolto dalla furia, distava solo un sospiro dal suo.
«Conosco il mio dovere.» sibilò, fissandola dritto negli occhi. «Non occorre che sia una ragazzina a ricordarmelo. Ma ti ho salvata, perciò decido io della tua vita.» ringhiò, minaccioso. Un’ultima stretta, quindi la lasciò cadere a terra con un tonfo. La vampira tossì, cercando di riprendersi. Nonostante i suoi modi burberi, aveva capito cosa intendesse dirle. Lo fissò con gratitudine.
«Quindi vengo con te.» azzardò quasi con noncuranza, rialzandosi. Marcus non rispose, limitandosi a controllare che le armi fossero in ordine. Il tempo sembrò fermarsi, mentre la ragazza attendeva da lui una conferma, anche minima, alle sue parole.
«Dovrai mettere braghe comode e qualcosa di non ingombrante sopra. Devi garantirti la maggior libertà di movimento possibile.» sentenziò quindi il Cacciatore. La vampira esultò intimamente, ma non osò dimostrarglielo. «Ti serviranno un mantello e degli stivali rinforzati, perché viaggeremo a piedi, soprattutto di notte.» proseguì, elencando senza mezzi termini ciò che pretendeva da lei. «Andremo a cacciare quelli della tua specie, a scovarne i nascondigli e a trucidarli. Perciò dovrai imparare a combattere e a uccidere, senza pietà. Rimarremo ancora un giorno qui: domani, al calar del sole, partiremo.» concluse, dandole ancora le spalle. La gioia della ragazza venne oscurata da quelle previsioni per nulla confortanti.
«Se viaggeremo insieme, dovrò sapere il tuo nome.» disse, cercando di non pensarci. Neppure stavolta l’uomo si voltò.
«Marcus.» rispose, continuando a dedicare la propria attenzione alle armi.
«Io sono Eva.»

18 ottobre 2019

Aggiornamento

Ecco un'altra recensione estremamente sincera delle brevissime ragazze del blog Les fleurs du mal. Grazie infinite!
03 ottobre 2019

Aggiornamento

Ed ecco una nuova recensione, dalla bravissima Nunzia di Libropatia! Non so cos'altro dire se non un immenso GRAZIE.
29 settembre 2019

Aggiornamento

Un altro dei temi che permea il romanzo è la capacità, di cui spesso sembriamo dimenticarci, di poter fare scelte che possono cambiarci la vita e riuscire ad affrontare le conseguenze senza per forza soccombere. Anzi, spesso ne usciamo vincitori senza neppure sapere come abbiamo fatto. Tendiamo a sottovalutare la nostra forza, la forza delle nostre convinzioni, e la possibilità di poter, da soli, fare qualcosa di incredibilmente concreto per contribuire a migliorare il mondo in cui viviamo.
Cercare sempre un leader negli altri, in tutti i contesti della vita, ci fa dimenticare che possiamo anche fare a meno di seguire qualcuno ed ergerci da soli contro ciò che non ci sta bene. Ognuno ha questa intrinseca forza, ma uscire dalla cosiddetta "comfort zone" è il passo più difficile. Il fatto, però, è che possiamo farlo tutti, non solo elevandoci dalla nostra tediosa e monotona quotidianità, ma cambiando il nostro mondo in modo così radicale da stupirci di noi stessi.
È quello che fa Marcus, quello che fa Eva, quello che fa Ren, e più avanti anche Aruka, Céline, Serena. Non esistono catene in grado di tenerci legati alle abitudini, se riusciamo a fidarci di noi stessi e sfidare le conseguenze di quella scelta. Non esiste mondo che non possa essere ribaltato, decisione che non possa essere cambiata, abitudine che non possa essere sradicata. Ed è nel momento catartico in cui prendi la decisione, che ti accorgi di quanta forza hai, di quanto resistente puoi essere ai colpi della vita, di quanto il tuo solo contributo può cambiare la tua vita e quella degli altri.
22 settembre 2019

Aggiornamento

Se mi si dovesse chiedere quale tema è maggiormente in risalto nel romanzo, la risposta sarebbe la voglia di vivere. Un desiderio impetuoso, straripante, invincibile di vivere. È il motore di Eva, Marcus, Ren, Igor. Tutti i personaggi agiscono e prendono le loro decisioni in conseguenza e con lo scopo di non cedere il passo alla morte, in un mondo irto di minacce, continuamente messi alla prova da nemici, visibili e non.
Marcus non può cedere dinanzi alla consapevolezza che il suo mondo possa venire rovesciato e distrutto dalla decisione di pochi. Sente la spinta prepotente non solo di vivere ma anche di permettere ad altri di farlo, senza alcun giogo né compromesso. Immola fino all'ultimo respiro di cui è capace sull'altare di questo desiderio, proprio perché è cosciente di avere la forza per perseguirlo.
Eva, d'altro canto, viene subito e bruscamente messa a confronto con un quesito tremendo: sei in grado di accettare di vivere, pur in questa orrenda condizione? Sei disposta a sacrificare ogni cosa, pur di non morire? La battaglia di Eva consiste proprio nel cercare costantemente una risposta a queste domande. Non sa ancora a quanto è disposta a rinunciare pur di non permettere alla morte di vincere su di lei. E il tormento che le causa questa condizione è tangibile lungo tutto il suo percorso, in ogni decisione presa.
In sostanza, la domanda fondamentale è: quanto possiamo sacrificare, di noi e del mondo, pur di non morire? Dove si trova il confine fra ciò che ci è lecito e ciò che non possiamo raggiungere?
20 settembre 2019

Aggiornamento

Condivido con gioia le recensioni di due mie lettrici, Giorgia e la prof.ssa Stammati, pubblicate sul blog dell'autrice Dianora Tinti.
Un grazie immenso per le parole stupende!
 
15 settembre 2019

Aggiornamento

Grazie di cuore alle Lettrici Impertinenti per questa segnalazione!  
11 settembre 2019

Aggiornamento

La stirpe di Eva

Eva è il prototipo classico dell'essere umano che viene messo brutalmente a contatto con la sua parte più bestiale, senza possibilità di scampo. Il suo divenire vampira non è altro che l'accentuarsi di quel lato oscuro e violento della medaglia che sempre cerchiamo di controllare, poiché è la nostra capacità di non farcene sopraffare a distinguerci dalle semplici bestie. Ed Eva quel confine sottile fra uomo e bestia non lo trova più. Non lo trova perché non esiste più, si è fatto confuso e fumoso, schiacciato da esigenze più pressanti come mangiare e sopravvivere.
Non è la sola, ovviamente. Tutti i Notturni come lei affrontano le stesse sensazioni e, sebbene Eva cerchi di trovare redenzione nel non cibarsi di persone, non tutti hanno le sue stesse remore. Alcuni, come al Casato del Sud, frenano le loro brame e la loro violenza per rispetto ad un antico giuramento; altri, invece, danno loro libero sfogo, al punto tale da spazzare via interi villaggi. Tutto si gioca su quel labile confine, sulla capacità non solo di trovarlo, ma di volerlo trovare. La facilità sconcertante con cui, avendone la possibilità, abbandonano qualunque inibizione, rende chiaro agli occhi di Eva quanto invece sia fondamentale mantenersi fedele a se stessa, alla parte umana di sé che ancora inorridisce davanti ad uno spargimento di sangue.
Per altri, controllarsi è molto più agevole. I Nobili possiedono capacità innate che permettono loro di non lasciarsi andare a quegli istinti, a meno che non decidano consapevolmente di farlo. È il motivo principale per cui ricoprono ruoli di autorità all'interno dei Casati: qualcuno deve sempre mantenere il controllo, per poter tenere in riga gli altri, per impedire stermini insensati. I Consoli, le maggiori cariche, si occupano di coordinare il Casato, ma sono i Nobili a dare azione a quelle direttive. Senza di loro, l'intero equilibrio sociale verrebbe messo in pericolo.
Eva, in bilico fra queste forze, fatica a rimanere se stessa, ma è pienamente cosciente dell'importanza di provarci. Sa bene che, nel momento in cui il suo corpo cambia, le sue pulsioni cambiano, tenersi stretta la sua identità è quasi una necessità. Purtroppo, capirà a sue spese quanto sia arduo.
07 settembre 2019

Aggiornamento

Grazie a Domenico per le splendide parole della sua segnalazione sul blog!
05 settembre 2019

Aggiornamento

Non solo Marcus

Sebbene la storia si sviluppi inizialmente intorno alla figura carismatica di Marcus, nel suo mondo c'è molto da scoprire. Quando ho iniziato a scrivere, non avevo in mente altro che due fazioni distinte e separate: i Cacciatori e i Vampiri. Poi, man mano che Marcus mi guidava nel suo mondo, mi sono accorta che doveva essere ben più complesso di così.
I Cacciatori si divisero in quattro Clan, sulla base dei loro stili di combattimento. Dal momento che fuggirono nel Deserto di Khan per evitare le persecuzioni dei vampiri, dovettero imitare gli animali del luogo per riuscire ad adattarsi all'ambiente selvaggio e sopravvivere. Ne furono talmente influenzati, che anche il loro modo di combattere ne risentì.
Marcus, del Clan dei Lupi Grigi, preferisce inseguire la preda fino allo sfinimento, piuttosto che lasciarsela sfuggire. L'intelligenza e l'astuzia sono doti imprescindibili, per riuscire a prevenire le mosse della preda.
I Cacciatori del Clan dei Falconi del Deserto, invece, prediligono le imboscate. Si appostano finché non si presenta il momento adatto per colpire e terminare l'opera in pochi momenti di sangue e terrore.
Per il Clan dei Serpenti, invece, non c'è arma migliore del veleno. Per secoli i loro sciamani si sono ingegnati per distillare sostanze in grado di immobilizzare o indebolire i corpi resistenti e quasi invulnerabili dei vampiri. Col tempo e con una buona dose di pazienza, ne sono diventati maestri indiscussi. Come dice sempre Aysha, è più facile uccidere una preda quando è ferma piuttosto che quando scappa.
Infine, al Clan degli Scorpioni vige una sola regola: ferisci e scappa. Possono sembrare i più codardi fra i Cacciatori (molti fratelli inorridiscono all'idea di non dare il colpo di grazia al vampiro per assicurarsi che sia morto), eppure questi Cacciatori hanno capito una cosa importante dei Notturni: al frassino non si sopravvive. Basta una semplice ferita da taglio, perché l'azione mortifera di questo particolare legno abbia inizio, portando il vampiro ad una morte lenta e dolorosa. Ecco perché gli Scorpioni sono anche quelli che subiscono meno perdite fra le loro fila. Ed in una guerra così logorante, il numero è un vantaggio a cui ben pochi sono disposti a rinunciare.

Nel prossimo aggiornamento, qualche breve accenno sui dannati della notte!

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Antonietta Filaci
Sono nata a Cittadella del Capo (CS) nel 1992. Frequento Consulenza del Lavoro nella stupenda Siena, ma vivo a Grosseto insieme al mio compagno, ai miei libri (di studio e non) e ai mille progetti e idee che mi frullano in testa. La passione per la lettura è d'obbligo per un'aspirante scrittrice come me, la scrittura, il raccontare storie e vedere le persone emozionarsi per esse è un modo potente e incredibile di stabilire legami, comunicare idee e lasciarsi esplorare. Tolstoj, Bram Stocker, Richard Matheson, Dostoevskij, J. K. Rowling, Robert Jordan e Marion Zimmer Bradley sono alcuni dei nomi che mi hanno sempre dato qualcosa al di là delle semplici emozioni che cercavo, e sono perciò anche ispiratori della storia che voglio raccontare. E a volte, tutto quello che serve nella vita è proprio la storia giusta.
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