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Il tempo del ventaglio

Il tempo del ventaglio
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Consegna prevista Ottobre 2021
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“Il tempo del ventaglio” tratta di un’amicizia, intensa e platonica. Tratta della scoperta di sé nelle piccolissime azioni quotidiane e della voglia di vivere. Soledad ed Edoardo scelgono come luogo di confort una casa sull’albero, in cui vivranno esperienze mentali molto astratte e intricate ma proprio esse saranno la loro forza per trasformare la calma di giornate apparentemente semplici in turbini di emozioni contrastanti tipiche dell’età dei Vent’anni. La verità è che spesso, non solo a vent’anni, ma sempre, ricerchiamo solo il bene più puro e genuino. E non importa quanto costa raggiungerlo, ci si gode un percorso che i due protagonisti hanno scelto per loro, distaccandosi da quelli voluti dalla società. Il piccolo grande messaggio che voglio lasciare è l’importanza delle parole, delle immagini della mente e di come vogliamo raggiungere l’aria fresca di novità della vita che ci lancia il ventaglio.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché volevo sperimentare qualcosa di nuovo per me. Ho sempre voluto rendere la mia vita e la mia personalità con un tocco curioso, giocoso ma che potesse trasmettere delle piccole scintille su cui riflettere. Ho voluto sperimentare a livello formale, ispirandomi a vari riferimenti letterari oggetti di miei studi e a livello contenutistico per rendere omaggio a molte conversazioni particolari che possono sorgere all’età dei protagonisti (che corrisponde alla mia).

ANTEPRIMA NON EDITATA

Mi sono persa in me stessa. Sono affogata nel mare di pensieri che credevo di saper controllare. Senza accorgermene mi ostinavo a voler raccontare la mia storia, a credere di saperla scrivere prima di viverla e nel frattempo non la vivevo. “Da che parte vado?” Di qua, di là, nelle strade che non faccio mai. Non c’è nessuno stranamente. Ritorno indietro, sento le voci, tutto ritorna a parlare, anche i muri, con le scritte, in qualche modo parlano. Tutto parla ma non riesco ad ascoltare tutto. Penso e scrivo ciò che vedo, ciò che provo.

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Preferisco tralasciare i marasmi della società e concentrarmi sulla semplice e colorata realtà che mi circonda. Vi racconto la sensazione che provo nel momento in cui sento dentro di me sbocciare la bellezza. Vi chiederete in che senso ed io vi dico che sento il cuore palpitare e la voglia di creare appena mi si presenta davanti qualcosa di bello. “Bello” può sembrare una parola priva di originalità, ma allora aiutatemi voi: quello che provo è una sorta di energia, una scossa che per qualche istante mi smuove la pancia e mi fa sentire leggera, ma non superiore agli altri, piuttosto ad un gradino più in alto della comprensione effettiva di certe persone attorno a me.

E da cosa proviene? Dall’esterno, ovviamente. Da situazioni sociali che osservo e su cui ragiono.

Distinguere la mente ed il mondo: per imparare qualcosa tendiamo sempre a seguire delle regole, ma non sempre quelle stesse possono essere applicate a qualsiasi cosa. Sapete, esiste molto di più che il guardare in basso, su un dispositivo elettronico. Esiste l’osservazione ed è un’arma potentissima: era proprio Dostoevskij a dire che forse l’osservazione è l’unica arma che permette di amare.

Le mie parole vogliono essere, come le definisco sempre io, un inno alla vita, quella soggettiva, darle valore, non per forza con un intento di interesse egoistico, ma soprattutto con una voglia genuina e semplice di fotografare con le parole la nostra realtà. E allora ora ve la canto la mia realtà:

Tutto parte da quella scossa di cui parlavo prima, un garbuglio interno che quasi mi eccita.

Fotografo un portone perché mi attraggono le cose asimmetriche, che non riesco a calcolare, a controllare.
Fungo da passante, mi fingo assente ma in realtà osservo con attenzione e da dostoevskijana rispettabile mi occupo della metascrittura e scrivo di quanto essa sia appagante a partire dal suono della penna sul block notes rigorosamente a righe (perché se non ha le righe il vuoto totale mi spaventa e scrivo senza controllo e andando storto, anche se la stortezza è parte di me).

Trovo che tutto sia un controsenso, compresa me stessa. Ho capito che le mie fragilità sono le stesse che portano avanti il sano o malsano fluire dei miei pensieri sulla carta. Dico anche malsano perché alla fine tutto ciò che scrivo non ha un inizio e non ha una fine, ossia, non ha una trama come dovrebbe avere un normale racconto. Sono sentenze che dirigo in primis a me stessa perché almeno mentre scrivo voglio essere un po’ egoista e in secondo luogo al mio pubblico, seppur ristretto, di ascoltatori dei miei tormenti interiori. Chissà se questi ultimi hanno una scintilla peculiare…

Tra le contraddizioni più laceranti mi chiedo come sia possibile avere dei momenti in cui, come dicevo prima, sento una spinta interiore tanto energica da provare un’eccitazione sia fisica che psicologica per il mistero della vita e momenti in cui al contrario mi ritrovo a sentirmi piccola quanto la mia umile altezza.

Gioco tra questi dubbi, tra questa suspense e la voglia di urlare perché altrimenti non sarebbe divertente. È proprio tra le righe di un libro che mi infiltro, senza filtro. Quando provo empatia per un libro lo noto subito perché inizio a sentire salire quella famosa spinta da un punto indefinito in basso verso il cuore e il mio ego invidioso mi fa anche pensare di aver voluto scrivere io quelle parole e mi chiedo come sia possibile creare: con tutti i libri che esistono o più in grande con tutte le cose esistenti al mondo come si fa a distinguersi? A dire o agire in un modo nuovo e fare in modo che l’arte espressa in tutte le sue forme abbia un ruolo rivoluzionario?
Che poi ponendomi queste questioni non risolvo niente. Ci sono persone che facilmente bloccano queste tensioni e vivono con nonchalance. Da un lato mi piacerebbe essere così ma allo stesso tempo è forse proprio questo il mio modo di creare, di fare arte, per me stessa: accettare le mia identità con un finale aperto e lavorare di mente e cuore.

A volte mi sembra di ballare, di volare, di immaginare cose oltre i miei limiti, come se fossi in estasi nella fantasia, senza alcuno stimolo in particolare, semplicemente pensando.
Senza filo, senza trama, io sono così. Che poi “io” chi? Ognuno ha la libertà di essere se stesso, ma chi ha il coraggio di scriversi una lettera auto-indirizzata?

Tu, proprio tu: anche se ti sembra di non volerti svegliare, pensa alle onde, alla culla accogliente, al calore, alla scintilla e calibra il tuo peso in modo da restare in equilibrio, tra la terra ferma e la lampadina che ti tiene ancorata, appesa su una nuvola, fino a dondolare nelle acque più profonde. Illumina ciò che è ancora solo disegnato, nell’ombra di un carboncino grigio.

Però sembra lontano questo momento di riscatto: non siamo vuoti, siamo solo pensatori, filosofi di noi stessi e passo dopo passo ci giriamo di scatto verso il mare, con il vento tra la pelle e l’orecchino che pende sul lobo, nella stessa posizione della ragazza nel quadro di Vermeer e vogliamo correre sulla spiaggia a rallentatore come in un film e vorremmo essere guardati dentro a colpo di fulmine ma non si può come si fa è impossibile.

E allora permettetevi di correre e di prendere in prestito le vesti della giovane spensieratezza, durante tutte le stagioni, in tutti i luoghi della mente, lo so che lo puoi fare. Può sembrare stupido camminare tra la gente sorridendo da soli ma fatelo per voi. Aspettate che vi riconoscano e fate bene ma intanto osservate, con la testa alta, rivolta a voi stessi che come me pendete dal cielo, liberi di direzionarvi come una calamita verso il giusto.

Semplice a dirlo, no? Mentre scrivo sono convinta fino all’osso ma in certi momenti di epifania del profondo pirandelliani esplode tutta la mia fragilità e specifico, sempre nella mente o sulla carta come sto facendo dinnanzi a voi, denudandomi della linfa vitale, perché ad esternarli certi pensieri rischio di rovinarli, perché ne valgono la pena, lo so e non li voglio sprecare per chi so già a prescindere che non li ascolterà per davvero. Forse parto troppo prevenuta, ma dai, chi vogliamo prendere in giro, certe cose a vent’anni le si capiscono, forse non tutte ma alcune sembrano così luminose negli occhi che dopo un po’ che me le ripeto nella testa, diventano così reali, così come la scintilla protagonista del mio racconto e presenza costante nelle mie fantasie.

Apparentemente questo racconto non racconta di nulla, ma in verità nasconde in sé la più grande metafora della vita che potessi inventare e ne vado fiera perché è quella stessa che fa crescere in me il desiderio di vivere una vita storpiata dall’umanità ma comunque degna di crearla e ricrearla costantemente, senza fermarmi a nessuna destinazione, a nessuna conclusione e lasciare che i punti di vista prendano coscienza di loro stessi, votandosi a vicenda ma senza competere, senza permettere che tutto diventi un gioco da utilizzare e buttare via, ma se possibile riciclarlo. L’unica gara che può esistere è quella con noi stessi, contro gli estremismi e a favore della confusione che si confonde tra la luce che emani tu e si fonde nella speranza di non confonderti con chi non sei.

Questa era la premessa ad una storia che deve ancora nascere: sono emozioni embrionali, primordiali, quelle che fanno scattare la scintilla che ti serve per alzarti dal letto e almeno provare a cambiare il mondo, ma come si fa? Non basta scriverlo sulla carta, anche milioni di volte. Bisogna agire, ma come?

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Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Caterina Siciliano
Sono Caterina e ho 21 anni. Fin da piccola mi sono riconosciuta nel significato del mio nome, ovvero "pura". Amo le emozioni primordiali e genuine che possano suscitare una scintilla indefinibile dentro lo stomaco. "Meravigliati con poco, che poco poi non è" è uno dei miei tanti motti, perché c'è tanta bellezza attorno a noi ma spesso non ce ne accorgiamo perché siamo troppo distratti dal cellulare. Magari non è niente di rivoluzionario però ogni tanto va ricordato ed è proprio quello che cerco di fare scrivendo: creare dei promemoria vitali e provare a regalare sorrisi. Scrivere è la mia passione principale ma amo anche tante altre cose della vita, come i viaggi, sia fisici che interiori, la fotografia e la lettura che mi regala fantasia, riflessione e movimento anche stando ferma. Semplicemente mi piacerebbe portare un po' più di sole in questo mondo, spero di riuscirci un giorno.
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