Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Il Tempo che resta. Un viaggio del Tempo

Svuota
Quantità

Cosa succederebbe al Tempo se un bel giorno si svegliasse e smettesse di essere quel dio onnipotente a cui ci hanno abituati Aristotele e Newton?
Se la relatività generale di Einstein e la meccanica quantistica lo avessero privato di linearità, ordine e consecutio?
Personificato e reso quindi umano, troppo umano, si ritroverà immerso negli stessi eventi che dovrebbe ordinare. Incontrerà personaggi storici come Newton, Einstein, Husserl, ma anche Bruce Lee, Muhammad Ali, Sting, Dylan Dog e perfino Batman. Perso tra ciò che è reale e ciò che è fantasia, il Tempo viaggerà attraverso le sue stesse epoche per dipanare il mistero
della sua scomparsa.

CAPITOLO UNO
Io posso divenire. Qualsiasi cosa. Io sono. L’assoluta possibilità.
Qualcuno chiuda quella maledetta porta come si
deve. «Cavolo, Bastian, vuoi deciderti a portarmi qualcosa
che possa serrare questa stupida porta?! Questi
tizi sono inferociti e se non guadagniamo tem… oh no,
è assurdo: se non li lasciamo indietro abbastanza ci
bruceranno vivi o ci impiccheranno.»
Già, non mi ricordo nemmeno più: ma qui come si
usa uccidere la gente? Quale metodo socialmente utile
hanno scelto per rimettere a posto le cose e andare
ogni volta avanti? E pensare che se non fosse per me
starebbero fermi, altro che avanti e avanti. Nemmeno
indietro: fermi come… be’, come me, suppongo: solo
come me. E come me, soli. Sempre da soli.
Da sempre.Continua a leggere
Continua a leggere

Tutta questa storia è assurda.
Tutta questa storia è assurda. Non ho mai pensato
nemmeno lontanamente di scrivere le mie vicissitudini:
io non posso affatto avere una storia, figuriamoci scriverla.
Invece no, dopo secoli e secoli e secoli
16
di fidato servizio sembra che abbiano piegato tutto.
Anche me. Servizio poi a chi, che non lo so neppure?
Io ero e basta. Senza domande e risposte. Adesso invece
ho delle maledette domande che concettualizzo
in frasi che esigono risposte. E non so a chi chiedere.
Ah, ora ricordo: qui la gente la bruciano al rogo.
Se per caso non gli va a genio quello che uno dice o
pensa, se magari osa scriverlo in un libro o annunciarlo
in pubblico, tanti saluti e buona arrostita di
carne e di idee.
«Ecco, appunto, dannato scudiero, apprendista o
cos’altro, trova qualcosa che li chiuda fuori!»
In realtà non riesco nemmeno a capire perché ci
stiano rincorrendo, né chi diavolo sia questo tipo che
cerca affannosamente una trave da incastrare tra la
porta e le maniglie di acciaio. Aspetta, aspetta: è
proprio assurdo che io possa essere qui, e soprattutto che
possa essere qui ora. Ma che diavolo sta succedendo?!
Gente che urla, strepita e agita forconi. Preti che
accusano di eresia la metà della gente che incontrano.
Villaggi in fiamme e donne uccise barbaramente perché
accusate di stregoneria. Raggi B balenare nel buio
vicino alle porte di Tannh… ehm, sì, scusate: questo è
un altro quando. Ora non riesco a ricordare perché.
Soprattutto quando. Anche il dove però mi incuriosisce.
Gli Orrori di Altroquando.
«Uomo malvagio, la cui astuzia non ha saputo superare
l’avidità per la conoscenza! Hai osato predire
eventi nefasti grazie a doni ottenuti per mezzo di
arcani patti con le forze oscure, e ora in nome della luce
sarai purificato!»
L’unica cosa che ignoro, di cui non ho conoscenza,
è come sia possibile che mi trovi in questa situazione.
Il fatto è che so anche un’altra cosa: se questi
mi mettono al rogo, io morirò. Assurdo, ma morirò.
Forse non è mica tanto assurdo: nelle mie trame ho
visto e sentito dire e gridare che perfino Dio è morto.
E dato che non lo ho mai visto perché si suppone sia
la massima autorità in fatto di onnipotenza, soprannaturale&affini,
posso cominciare a sentirmi meglio. Il problema è
che io non ho nemmeno visto né
sentito il Diavolo, come invece continuano a urlare
questi esseri ragionanti.
“Ragionanti”.
Figuriamoci farci un patto, che se lui è davvero il
principe di questo mondo io sono il re del medesimo!
No, non lo so proprio se c’è, cosa fa, se cospira contro
tutti e tutto l’esistente di cui trattano i sapientoni che
hanno messo in testa alla gente che si devono bruciare
i pensatori liberi. Io nemmeno penso, figuriamoci.
Forse nemmeno sono libero.
Io sono la Libertà.
In ogni caso sono abbastanza sicuro che se mi
prendono sono in guai seri. Non so bene cosa
accadrebbe dopo al mondo, a loro. Ma credo che un po’ di
istinto di sopravvivenza me lo abbiano trasmesso. Tra
uno o due decenni ci dovrebbe essere un tizio che per
aver fatto il poeta e il filosofo, sostenendo che
l’universo è infinito e senza un centro fisso e immobile,
verrà bruciato vivo a Roma. E lui aveva ragione. Ora,
cosa faranno mai a me, che non ho nemmeno idea di
cosa voglia dire stringere un patto con il Diavolo per
la conoscenza suprema degli eventi che si verificheranno?
Non lo voglio scoprire.
«Padrone, ho bloccato la porta della stalla con un
forcone, scappiamo dal retro: fuggiremo nella foresta
e tra un’ora sarà buio, non potranno cercarci.»
«E bravo Bastian, scappiamo. Ma io il Don Chisciotte non lo faccio.»
«Allora è vero, mio signore! Voi fate pratica di
magia nera, utilizzate strane formule incomprensibili
che sembrano nomi di demoni!»
«Ma che vai farneticando?… E hai anche ragione,
dopotutto. Devo stare attento agli anacronismi, quando parliamo.»
«No, vi prego, Ser, non ricorrete a formule malefiche
nei nostri discorsi, vi supplico! Io vi aiuto per
fede, devozione e servigi di una vita intera al vostro
cospetto, ma parlatemi senza maldicenza!»
Con questo qui non si comunica. Con tutto questo
maledetto mondo non si può affatto comunicare.
Il fedele Bastian vuole solo servirmi e non tradirmi, e
continua a non capire niente. La sua testa è piena di
pregiudizi, abitudini mentali, non c’è modo né possibilità
che possa anche solo per un attimo chiedersi se
le parole che non comprende possano significare altro da
quello che si dice sembrino significare. E pensare
che avevo anche meditato di provare a spiegare
a quegli altri al di là della porta della stalla che sono
innocente, confuso, e che so delle cose perché è ovvio
che io le sappia. Anzi, meno male che io le so.
So ancora tutto, ma non so mai il perché, il come e lo status
preciso della mia situazione.
Da spettatore esterno quale ero, sono gettato io
adesso in una vita che non ho scelto.
Credo sia una pessima idea, meglio tacere e fuggire
nella foresta. Più tardi cercherò di capire
interrogando Bastian chi è il suo padrone.
Chi sono.
«Oddio, ma come devo dirtelo… non sono vittima
di un sortilegio! Non lo so, ok? Ehi, ehi, ehi, stai giù,
stai giù! Volevo dire: va bene, eh, va bene? No, era un
modo di dire di una tribù pacifica che ho conosciuto
in India.»
«Ma voi non ci siete mai andato in India! Era una
tribù di stregoni e adepti dell’oscurità che vi hanno
rapito in sogno! Ok: innominabile sortilegio!»
«Erano pacifici, e ci sono andato prima di prenderti
al mio servigio. Non lo ho mai detto perché temevo
proprio quello che sta succedendo ora. E ignoro
parte della mia vita perché nella stalla un uomo mi
ha raggiunto con un colpo di bastone in testa. Niente
magia, eh? Ora, per piacere, siediti e dimmi chi sono,
dove abito, che faccio e dove posso trovare gente
amica che non vuole bruciarmi vivo.»
Non posso crederci. Ho appena fatto a un essere
umano queste domande.
Essere umano. Devi? Sei? Come? Quando.
La cosa più buffa è che sta per cominciare a rispondermi.
E le sue risposte diranno la verità. Almeno quella che
è alla portata di tutti. Una di quelle di
cui tutti si accontentano. Toccherà accontentare anche
me, da parte mia, perché quello che sta dicendo
mi salverà la vita… forse.
«Voi siete un nobile Cavaliere dell’Ordine delle
Gru bianche, stirpe che da secoli serve l’Imperatore.
Siete nato in Italia a Roma, da genitori di una nobile
casata inglese, e siete stato educato nel corpo e nello
spirito per poter essere uno dei più valorosi guerrieri
al servizio dell’Impero. Mai nessuno fu più veloce di
voi in sella a un destriero, né più forte di voi nella
lotta a mano nuda. Mai nessuno sarà più abile di voi con
la spada, né con il bastone. Nessuno può certo essere
più edotto di voi nelle arti e nelle scienze come nella
poesia e nella antica filosofia. Voi siete il grande Ser
William Kyle.»
«Fantastico, sono Bruce Lee.»
«… ma cosa dite?? È per caso il nome di un demone
che si è impossessato di voi…?? Bruslì, esci dal corpo
del mio padroneeee!!!»
Questo è amico mio. O probabilmente lo pago
bene. Il paradosso assoluto di questa situazione è che
è tutto vero. Molto più di quel che pensa lui. Nessuno
può conoscere come me le arti, la poesia, la lotta con
armi e a mani nude. Nessuno. Di questo mondo, si capisce.
Se Dio è ancora vivo forse lui ne sa di più.
«Bastian sono io, stai tranquillo. Scherzavo,
continua.»
«Abitiamo in Francia, a sei miglia da questa foresta in
direzione nord, al confine con lo stretto che
ci separa dall’Inghilterra. Stiamo fuggendo verso sud
perché siete stato accusato di stregoneria dall’Inquisizione.
Hanno cercato di braccarvi nel vostro castello, ma un
vostro servo ha donato la sua vita per la
vostra indossando la vostra armatura. È stato truci-
dato da una compagine di cavalieri sacri alla Chiesa
mentre Voi e io fuggivamo. Stavamo cercando di raggiungere
dapprima Parigi per poi dirigerci in Italia,
Vostra terra natia, dove incontrare alcuni Vostri fidati
amici che sapranno proteggervi, quando siete stato
riconosciuto da un contadino. È scoppiata una rivolta
per catturarVi prima possibile: su di Voi c’è una taglia
che sfamerebbe una famiglia di sette persone per due
mesi almeno.»
Fatemi capire: accusato di stregoneria, sapientone e
attaccabrighe. Eppure qualcuno mi aspetta in
Italia per salvarmi. Questo scudiero Bastian rischia
la pelle in un villaggio di assassini affamati perché
poveri. Un servo muore per salvare la mia vita. Per di
più, se mi consegnassero a chi mi cerca gli darebbero
un sacco di oro e ricchezze. Perché?
«Oh, Ser, Voi avete preso una bella botta proprio!
Io Vi devo la vita, esattamente come Ve la devono gran
parte dei Vostri fedeli servitori. Per questo Vi aiutiamo:
Voi ci avete accolto nella Vostra dimora, ci avete
offerto un piatto caldo e un tetto ogni giorno. E questo
proprio mentre stavamo per cadere tutti sotto accuse
illegittime, chi per un motivo chi per un altro. Voi ci
avete creduto e avete offerto una seconda possibilità:
la nostra umile esistenza non potrebbe non dovervi
almeno lo stesso beneficio del dubbio che Voi ci avete
concesso. Io sono sicuro che anche nel caso in cui
abbiate a che fare con potenze oscure, non è stato da
Voi coscientemente deliberato. Qualcuno Vi avrà incastrato o costretto.»
Io sono una Potenza Oscura.
Bene, allora una possibilità di uscirne forse c’è.
Vedi che chi semina alla fine raccoglie? Infatti ho
tutta la sacra armata della Chiesa alle calcagna e dietro
ogni albero si potrebbero nascondere cacciatori di
taglie. Per non parlare dei civili che hanno semplicemente
paura e quindi cercano di farmi fuori. Il punto
è che non mi conoscono affatto, non immaginano il
significato di frasi e comportamenti diversi dai loro.
Il che sarebbe anche normale, ma da qui a concludere
senza riflettere che tutto quello che loro non conoscono
è male… E poi che significa: uno serve la stessa Chiesa
per tanto tempo, viene conosciuto in tutto
il mondo – be’, certo, almeno il mondo che per loro
sembra tutto, e invece ancora ce ne sarebbe parecchio
da sapere – al punto di godere di una fama di questo
genere, e basta riuscire a prevedere due o tre fesserie
per essere perseguitati, torturati o bruciati vivi?
Allora quelli che vinceranno al Totocalcio, al Superenalotto?
Li impicchiamo? Anzi, lì mi sembra proprio il
contrario: se uno indovina sei numeri vince un sacco
di soldi. Che incoerenza. Non so se è peggio sentire
che la vita costa sempre più cara, che i prezzi salgono
e non si fanno le vacanze perché ci si può permettere
sempre meno il non necessario o constatare che il
tempo libero viene occupato cercando di far aprire a
un tizio dei pacchi che potrebbero avere dentro… un
sacco di soldi! E se li trova se li prende tutti. Eh sì, la
povertà, gli stenti, le sofferenze… solo il necessario:
non posso permettermi i Carabi, si va a Malta. O in
crociera last minute. L’anno prossimo magari vinco
il pacco giusto, o indovino chi è questo tipo davanti a
me su una pedana, mentre un idiota di fianco tenta di
far ridere un pubblico annoiato ma complice, e me ne
vado alle Maldive per un mese. Almeno qui vogliono
uccidermi perché non sanno e hanno paura. Sì, dopotutto
qui sono meno incoerenti. Il rogo sta diventando più
invitante: forse capisco perché quell’uomo che
verrà bruciato tra qualche secolo ha deciso di
affrontare la morte. Era vero.
Io sono Verità.
Tuttavia, credo che me ne andrò in Italia con
Bastian.
Dobbiamo cercare di arrivare prima possibile,
quindi almeno per una buona parte della notte saremo
in marcia. Bastian mostra di conoscere benissimo
la foresta, non è un problema doverci muovere con la
sola luce della luna. Invece è più difficile dover
continuare a piedi: un paio di cavalli farebbero guadagnare
moltissimo tem… sì, certo! Va bene, saremmo più veloci.
Tuttavia ho bisogno di fare delle pause, mi stanco
subito. Il sonno e la fatica si sommano alla sensazione
straniante di non essere nel posto giusto, che non riesco
bene a distinguere da quella altrettanto onirica di
esistere qui e ora. Soprattutto. Queste fiamme che ho
davanti, il loro bagliore misto all’odore di legna bruciata.
Non sono abituato ai sensi. L’abitudine non è
mia abitudine. Eh sì, la routine uccide: mette al rogo,
per la precisione.
Io non sono mai. Sempre.
«Ehi, Ser! Ser! Andiamo, ho trovato due cavalli!
Possiamo metterci subito al trotto, con un po’ di fortuna
saremo presso Parigi tra un giorno.»
«E dove hai trovato questi cavalli?»
«Li ho presi a un gruppo di ladroni che si sono
accampati a pochi passi da qui. Anche per questo
bisogna muoversi: potrebbero accorgersi della nostra
presenza!»
«Li hai rubati? Ma che diavolo ti è saltato in mente?!
Già mezza Francia ci corre dietro, ci mancavano
solo i ladroni adesso!»
«No, Ser, vi prego, non pronunciate mai il nome
del Principe delle Tenebre! Non si conviene a un
uomo magnanimo come Voi, tanto più se siete stato
colpito da qualche maledizione che Vi ha condotto in
questa spiacevole situazione!»
«Certo, io non posso dire nulla che tu non capisci
niente perché sono uno stregone! E questo proprio
mentre tu vai a rubare dei cavalli a dei ladroni e dei
“civili” vogliono piantarci dei forconi nello stomaco.
Se la mia è magia nera, voialtri di che colore avete la
vostra coscienza?»
«Non capisco, Ser… sono solo dei ladroni! È gente
maledetta, non è peccato rubare o ucciderli. Anzi,
possono esserci stati utili. E quando un essere malvagio
e spregevole serve a salvare la vita a un uomo illustre,
potente e buono come Voi, non è male sacrificarlo.»
«Sacrificarlo? Hai ucciso qualcuno?»
«Be’, uno di loro mi aveva scorto… era sveglio. Non
potevo permettere che avvertisse gli altri della mia
presenza. Ho dovuto farlo. Ma vi ripeto che non fa
nulla: il ragazzo era un loro figlio, stirpe di Satana. Si è
trattato di un sacrificio che a Dio non può dispiacere,
se poi è per salvare Voi.»
«Dio? Satana? Tu hai ucciso un ragazzo! Aveva
una famiglia!»
«Sì, ma di ladri che portano i segni della pece
dell’Inferno sulla loro stessa pelle. Ora basta blaterare,
l’uomo e la donna potrebbero essersi svegliati ed
essere andati a chiamare qualcuno. Sento piangere la
loro bambina da qui: essa è già sveglia, andiamo e speriamo
che non ci colpiscano con della magia nera.»
Una famiglia di colore. Dio santo… ha ucciso il figlio di
una coppia di viandanti innocenti! Eh, figli di
Satana! A Dio va bene. Ignoranza e convenienza. Un
giorno, quando il tuo Dio morirà e quando Satana avrà
convinto per bene il mondo che conta che lui non esiste forse
lo rimpiangerai, stupido. Quando le regole si
capovolgeranno e il nome di un’altra divinità vedrà in
te lo specchio del male, la progenie infernale. Quando
la morte arriverà per il furto di carburante per cavalli
rombanti. Quando nel cielo gli dei avranno lasciato
posto a creature alate che seminano paura e terrore in
nome di una religione. Cambierà il colore della pece,
ma solo quello.
Saliamo in sella a questi ansiosi cavalli e cerchiamo di
raggiungere la capitale. Lì dovrei riuscire a trovare
rifugio da qualche compagno che non mi ha tradito.
Attraverso sentieri secondari che pochi viaggiatori
solcano perché pochi sono al corrente della loro esistenza,
arriviamo alle prime luci dell’alba presso una
taverna. Ho fame. Che strano, mi sento vuoto e debole.
Bisogna proprio fermarsi e rifocillarsi un po’.
Bastian non può che essere d’accordo. Leghiamo questi
cavalli al loro posto, sul retro del locale, ed entriamo
a vedere di riprenderci un po’ di forze. Dovrei potermi
permettere ben altro, da quanto sento dire di me
al mio servitore e scudiero. Ma in questa situazione
eccezionale mi devo accontentare, s’è capito.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Il Tempo che resta. Un viaggio del Tempo”

Share on facebook
Condividi
Share on twitter
Tweet
Share on whatsapp
WhatsApp
Mark Bonifati
MARK BONIFATI nasce a Castrovillari il 25 marzo 1983. Laureato in Scienze Filosofiche e Psicobiologia del comportamento umano, è autore di diversi racconti, poesie, saggi in tema letterario, etnopsicologico, filosofico. Il Tempo che resta è il suo primo romanzo.
Mark Bonifati on FacebookMark Bonifati on Wordpress
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie