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Testa di Legno

Testa di Legno
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Consegna prevista Novembre 2021
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E se un ragazzino dovesse lottare per salvare la propria fantasia da quella che è la realtà?
Matteo, accompagnato dal suo fedele gatto Pino, è costretto a passare un weekend nella casa di campagna della nonna. Trasformandosi nel Cavaliere Testa di Legno, intraprende il suo viaggio dell’eroe per salvare il proprio Regno dell’Invisibile da un’oscura presenza distruttrice. Ci riuscirà o tutto sarà perduto per sempre?
Questo racconto ha origine dallo scontro interiore che, prima o poi, chiunque deve affrontare per diventare grandi.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro nasce dalla voglia di raccontare una storia che potesse essere apprezzata sia dai ragazzi, per la sua dinamica avventurosa, sia dagli adulti, per il suo sottotesto… o viceversa.
Ma principalmente mi piaceva l’idea di creare un racconto che avrei voluto leggere come lettore e che contenesse quegli elementi che hanno saputo affascinarmi in tante altre occasioni come in Harry Potter, La Storia Infinita, Hook, ecc, e che fosse originale e dotato di una propria identità.

ANTEPRIMA NON EDITATA

-Non voglio andarci – aveva ripetuto in loop con lo sguardo fisso sullo schermo dello smartphone.
-È solo per il weekend, vedrai che ti farà bene un po’ di aria fresca – rispose il padre senza togliere gli occhi dalla strada.
-Mi annoierò da morire – continuò.
-È l’ultima volta che potrai passarci un paio di giorni. Ti piaceva andarci e poi ci sarà Pino con te.-
Già, Matteo alzò un sopracciglio, Pino era nel trasportino con gli occhi sbarrati convinto di andare dal veterinario. Ogni tanto emetteva un miagolìo che sembrava un grido d’aiuto, anche lui sarebbe rimasto volentieri a casa.
-Non c’è neanche internet e la nonna sa solo giocare a carte.-
-Oh, Matteo, quando inizi sei proprio come tua madre. Ormai sei grande comincia a comportarti come tale.-
-E questo vuol dire rompermi le palle?- rispose Matteo.

Continua a leggere

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-Cosa abbiamo detto a proposito delle parolacce?- disse il padre voltandosi a guardarlo per la prima volta in quel viaggio.
Matteo mise il broncio e non disse più una parola.
Osservò il paesaggio scorrergli davanti al finestrino, i colori dell’autunno gli erano sempre piaciuti, gli arancioni e i gialli legati tra loro in un abbraccio armonioso. Non era così comune scorgerli nel grigiore della città anche se nell’ultimo anno si era fatta largo una sensazione nuova, più simile alla malinconia. Le case cominciarono a distanziarsi una dall’altra e grazie a quegli spazi sempre più ampi anche la mente sembrò respirare.
Sceso dall’auto il suo umore cambiò alla vista della nonna. Le voleva bene e sapeva che lei ne voleva a lui, un bene diverso da quello dei suoi genitori, era come se le ultime pagine di un libro trovassero nuova linfa nelle prime di un altro e poi gli faceva trovare sempre la torta di cioccolato, tre strati di puro godimento tutto burro, zucchero e cacao.
Il padre gli sfilò lo smartphone dalle mani.
-Nooo.- fu la parola con cui Matteo ruppe il silenzio.
-Ci vediamo domenica, vedi di fare il bravo.- disse abbracciandolo e guardando l’orologio. Il ragazzo rimase con le braccia stese lungo il corpo e andò a prendere sbuffando il trasportino del gatto.
-Matteo vieni dentro, c’è una sorpresa che ti aspetta.- disse la nonna richiamandolo a gesti, e sul volto del ragazzo apparve il primo abbozzo di sorriso.

L’odore di quel posto era diverso da quello di casa, non sapeva dire se gli piacesse, però era familiare e l’avrebbe riconosciuto all’istante. Pino iniziò a esplorare l’ambiente muovendosi guardingo tra tutti gli spazi e anfratti che si trovavano in mezzo a quei mobili antichi.
-Vuoi vendere anche questi?- chiese Matteo.
-Sì, dove vuoi che li metta, è meglio che prendano tutto, mobili, casa, tutto.-
Matteo si accorse di una certa nota dolente in quelle parole, il che gli impedì di aggiungere altro. Di solito sono gli adulti a consolare i giovani e non il contrario, ma alla fine decise di uscirsene con un banale -Vedrai che ti piacerà la nuova casa.-
La nonna lo abbracciò e, nascondendo il viso per asciugarsi gli occhi umidi con il grembiule, disse -Non pensiamoci adesso, perché non porti le tue cose su di sopra?-
Matteo sistemò la sua roba in camera e divorò la fetta di torta, che lo attendeva in cucina, riempiendosi tutto il viso con sbuffi di cioccolato.
Rinfrancato nello spirito e nello stomaco, andò subito fuori a leggere un fumetto fantasy che si era portato dietro per passare il tempo. La lettura si rivelò più complicata del previsto a causa delle continue interruzioni da parte di una mosca e di un’ape che si alternavano nell’infastidirlo. Mollò tutto per gironzolare in giardino, il quale era più lungo che largo. A terra c’erano quei sassolini che s’infilano nelle scarpe che Matteo era convinto fossero stati messi lì apposta per impedirgli di correre avanti e indietro. La nonna ci teneva che quella ghiaia fosse sempre in ordine e c’era un rastrello poggiato al muro con cui poterla uniformare coprendo le tracce di chi vi era passato.
Sorrise al pensiero di un ricordo. Una volta vide delle impronte enormi su quel selciato e la sua fantasia attribuì la cosa a una creatura simile al Big Foot ma nessuno degli adulti gli diede credito. Lui era certo che gli stessero mentendo e che quel rastrello avesse proprio lo scopo di nascondere la verità. Ripensandoci, quella convinzione era ancora vivida come ieri.
Ai lati del giardino si trovavano delle aiuole di primule e viole oltre a qualche vaso di gerani. Gli tornò alla mente una delle storie che raccontava suo padre, diceva che tra quei fiori vivessero degli gnomi impossibili da vedere perché molto, molto veloci. Provò a ricordare l’ultima volta che suo padre gli raccontò una di quelle storie ma non riuscì a darsi una risposta. Non riusciva neanche a spiegarsi il perché a un certo punto avesse smesso di giocare con lui. Non c’era stato un momento preciso, era successo e basta. Prima si è in sintonia con qualcuno e con il tempo ci si perde di vista senza manco accorgersene.
Fu sorpreso che ricordi e impressioni appartenuti al passato stessero riprendendo forza. Gli odori e la vista di quei luoghi avevano riacceso qualcosa nella sua testa. Come quei torrenti carsici, con l’acqua che scorre nel sottosuolo per riaffiorare in superficie senza alcun preavviso.
In fondo al giardino, prima di giungere alla piccola vigna e all’aperta campagna, si stagliava un alto albero di cachi. Aveva una spaccatura cava sul tronco che Matteo aveva sempre visto come una bocca spalancata nell’atto di gridare. Da piccolo ne aveva paura, anche per quei lunghi rami storti simili a braccia che sembravano volerlo catturare. Alla base si trovava un masso bianco su cui andava a sedersi sempre suo nonno alla ricerca di ombra per intagliare le sue figure di legno. Questo Matteo non lo poteva ricordare, perché il nonno morì che lui aveva solo un anno, ma qualcuna di quelle sculture le conservava ancora insieme ai racconti sul suo conto.
La noia prese il sopravvento e il desiderio di essere a casa tra i suoi giochi e videogames divenne un pensiero sempre più pressante.
-Perché non provi a dare un’occhiata nella rimessa?- gli suggerì la nonna -Quando eri piccolo trovavi sempre qualcosa con cui giocare tra tutta quella roba.-
Matteo dubitò che ci avrebbe trovato una console con un televisore 4K e trascinò i passi verso quello che un tempo era la stalla ma che oggi era ridotto a un involucro divorato dall’edera. Pino, che aveva da poco interrotto un’infruttuosa caccia alle lucertole, lo seguì incuriosito da quel nuovo luogo da esplorare. Si alzò una folata di vento e, per un breve istante, Matteo ebbe l’impressione di scorgere qualcosa muoversi lì dentro.

La porta di metallo aveva una finestrella sulla parte superiore che un paio d’anni prima avrebbe cercato di raggiungere issandosi sulle punte dei piedi. L’interno era piuttosto scuro e pur poggiando le mani giunte al vetro non si riusciva a vedere nulla. Esitò dall’entrarvi prendendosi in giro per la cosa. Sembrava di essere in una di quelle tombe egizie dove tutto era rimasto immobile per millenni. Gli oggetti accatastati riposavano in attesa che qualcuno tornasse a utilizzarli. Tra questi vi erano alcuni vecchi arnesi da lavoro come pale, forconi e zappe, barattoli vuoti, un pallone sgonfio, un paio di biciclette, qualche soldatino di plastica, ognuno con una parte mancante, e un sacco di cianfrusaglie del tutto inutili.
Si affacciò all’esterno urlando per farsi sentire meglio
-Qui non c’è niente.-
-Usa un po’ d’immaginazione, sono sicura che ne possiedi ancora.-
La risposta di sua nonna sembrava voler liquidare la cosa come se fosse un suo capriccio ma, riflettendoci, giunse alla conclusione che forse avesse ragione. Se da piccolo riusciva a passare il tempo con niente perché avrebbe dovuto avere difficoltà a farlo ora? Rimise il naso dentro quella stanza però la prima cosa che notò fu l’assenza di Pino. Il gatto era svanito e lui non aveva voglia di cercarlo per tutto il pomeriggio. Lo chiamò e richiamò guardando dietro al banco da lavoro, vicino alle botti in rovere, sotto un’antico telaio, ma niente. Quel gatto era stato abituato a fare quello che voleva, senza che nessuno fosse mai riuscito a fargli rispettare una regola. Si potrebbe obiettare che tutti i gatti si comportino così, ma Pino aveva ancor più degli altri quest’attitudine. Il tonfo provocato dalla caduta di un oggetto attirò l’attenzione di Matteo. Un vecchio secchio di legno rotolò al centro della stanza senza che nessuno l’avesse toccato. Matteo gli si avvicinò, tese la mano e fece un salto a causa del gatto che sbucò fuori ricoperto di polvere con la sua solita aria innocente. Tre emozioni lo attraversarono in rapida successione, paura, euforia e rabbia. Raccolse il secchio per rimetterlo al suo posto accorgendosi che conteneva qualcosa. Trovò uno scialle bucherellato color sabbia annodato per essere indossato come un mantello, un sacchetto di stoffa con all’interno un paio di bottoni, una bottiglietta con un liquido incolore in cui galleggiavano delle foglie verdastre e, infine, uno Yo-Yo.
Osservando meglio quel secchio notò che sul lato aveva due fori ravvicinati, lo capovolse e capì che erano stati fatti intenzionalmente. Uno dei due era tondo l’altro era un semicerchio incompiuto, cosa che gli donava un’espressione particolare. Pensò dovesse trattarsi di un elmo rudimentale e non resistette alla tentazione di provarlo.
Gli calzava bene, né troppo largo né troppo stretto, i fori cadevano all’altezza degli occhi senza essergli di ostacolo alla vista. L’odore del legno era piacevole e riusciva a girare il capo senza problemi. Si mise in posa con la schiena ben dritta e il petto in fuori cercando di darsi un tono e immaginandosi come uno di quei cavalieri delle sue storie a fumetti.
Fu in quel momento che accadde qualcosa. Matteo udì una voce, non una voce normale ma una voce antica, appartenente a un altro luogo e a un altro tempo.
-Ti stavo aspettando, Testa di Legno.-
Matteo s’irrigidì e si tolse il secchio dalla testa per essere libero da impedimenti.
-Chi c’è?- domandò sperando di non avere alcuna risposta.
Nella stanza regnava il silenzio, c’erano solo lui e Pino intento a passarsi la zampa sulle orecchie per togliere lo sporco residuo. Matteo rimase dei secondi in attesa ma si convinse di aver preso un abbaglio. Afferrò lo scialle e gli diede una bella scrollata starnutendo tre volte per la nuvola di polvere che ne fuoriuscì. Quella specie di mantello non era lungo, almeno non per lui, lo indossò e tornò ad armeggiare con il secchio. Si ricordò che nella stanza doveva esserci uno specchio e si mise in posa di fronte alla sua immagine riflessa tornando a fantasticare su quanto sarebbe stato bello poter essere un cavaliere. Quella voce tornò a farsi udire.
-Non c’è tempo da perdere, il Regno dell’Invisibile ha bisogno di te.-
Matteo sudò freddo. Nello specchio, oltre al suo riflesso, vi era quello di una figura che non poteva in alcun modo trovarsi alle sue spalle. Un vecchio topo vestito con un saio lo stava osservando. Era alto su per giù come lui e stava ritto su due zampe come un uomo. Il muso era lungo con l’estremità bianca e aveva un grosso naso rosa che si muoveva in continuazione annusando l’aria. Gli occhi erano due spilli scuri strizzati e le orecchie piccole.
Un brivido corse lungo le braccia di Matteo finendo sulla nuca e sentì il cuore rimbombargli nelle orecchie. Non ebbe il coraggio di voltarsi, la salivazione diminuì di colpo seccandogli la bocca e non riuscì a pronunciare una parola.
-Devi strappare il Cuore dell’Invisibile dalle mani de “il Reale”, altrimenti il Regno rischierà di svanire per sempre.-
Matteo incredulo si fece forza per dare una risposta.
-Credo che abbia sbagliato persona, signore.- disse non sapendo come altro appellarsi a quella creatura.
-Indossi l’elmo del cavaliere ‘Testa di Legno’, questo fa di te la nostra unica speranza.-
-Ma io non so neanche di cosa si stia parlando.- disse Matteo.
Il vecchio topo fece un profondo respiro.
-Ogni persona ha un suo Regno dell’Invisibile, un mondo che lo accompagna dalla nascita, visibile solo agli occhi di chi sa guardare. Con gli anni quel luogo attraversato quotidianamente inizia a inaridirsi ed essere meno battuto, finché non resta vuoto e dimenticato. Le persone non rammentano che è la fantasia a plasmare ciò che le circonda e il tuo Regno, mio sfortunato amico, si trova in grave pericolo. Hai tempo finché sarai qui per salvarlo dall’oblio.-
-Cosa dovrei fare?- domandò Matteo.
Ma la risposta che seguì arrivò da una voce meno solenne
-Parli da solo, sfigato?-
Matteo tolse l’elmo; poggiato allo stipite dell’ingresso c’era il figlio del contadino, aveva un paio d’anni più di lui, anche se dall’aspetto potevano sembrare anche quattro, e aveva sempre fatto il prepotente. Il vecchio topo era svanito e al suo posto un normale topo di campagna corse a nascondersi tra le ombre.
-Non sei ingrossato per giocare con quella roba?- chiese con un sorriso ebete stampato sul volto.
-Forse intendevi “cresciuto”?- rispose Matteo.
-È uguale secchione.- disse con il sorriso che mutò in una smorfia.
Pino sgusciò fuori passando rapido tra le gambe dell’ostacolo con Matteo che ne avrebbe seguito volentieri l’esempio, ma quel ragazzo gli sbarrava la strada senza alcuna intenzione di volerlo far passare.
-Apri bene le orecchie saputello, se ti vedo fuori dalla proprietà di tua nonna ti faccio pentire di essere nato. E questo vale anche per il tuo stupido gatto, intesi?-
Matteo annuì sperando che la cosa finisse senza ulteriori problemi. L’altro gli diede un brusco spintone facendolo ruzzolare a terra e richiuse la porta a chiave.
-Hey. Non puoi lasciarmi qui.- protestò Matteo.
Il figlio del contadino si allontanò a grandi passi ridacchiando per raccogliere da terra un sasso che lanciò nel tentativo di colpire Pino. Questi schivò il colpo e fuggì via soffiandogli contro. Matteo era diventato rosso in volto per non aver avuto la prontezza di reagire, guardò nella serratura e vide la chiave infilata nella toppa. Cercò un pezzo di carta e del fil di ferro che trovò fra le varie cianfrusaglie poste alla rinfusa sul banco da lavoro. Fece passare il pezzo di carta sotto la fessura della porta lasciandone un lembo dal suo lato, armeggiò con il fil di ferro nella serratura fino a che non riuscì a spingere fuori la chiave che cadde a terra sul pezzo di carta. Ritirò il pezzo di carta con sopra la chiave e infine riuscì ad aprire la porta. Raccolse il secchio infilandoci dentro le cose trovate al suo interno e corse verso la casa della nonna chiamando a sé Pino.

2021-02-14

Aggiornamento

A partire da oggi, su Facebook potete trovare la pagina ufficiale del libro "Testa di Legno", in cui verranno segnalati tutti gli aggiornamenti e potrete seguire la campagna di crowdfunding passo passo. https://www.facebook.com/Testa-di-Legno-103765138421913 Un saluto a tutti.
2021-02-03

Aggiornamento

AGGIORNAMENTO n.1 La prima settimana di campagna è passata e il 21% di voi ha sentito il richiamo all’avventura, e di questo vi ringrazio. Vuol dire che tra voi c’é già chi si è infilato dentro quella polverosa rimessa trovando tra tutte le cianfrusaglie un vecchio secchio di legno (ma siamo sicuri che sia solo un secchio?) e il suo contenuto. Dopo questo ritrovamento avete udito una voce, non una voce normale, ma una voce antica appartenente a un altro luogo e a un altro tempo, una voce che vi avvertiva che il vostro Regno dell’Invisibile era in pericolo. Da adesso siete chiamati a intraprendere il vostro viaggio... per gli altri, non disperate, non è ancora tutto perduto, avete ancora tempo per salvare il vostro Regno dell’Invisibile, ma dovete fare in fretta, perché l’oscura presenza che lo minaccia è sempre più vicina.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Scrivere un libro per bambini è una delle cose più difficili, bisogna spogliarsi di tutte le sovrastrutture che si accumulano con gli anni, bisogna in poche parole ritornare fanciulli, vedere il mondo attraverso gli occhi puri di un ragazzino che scopre l’universo. Fare questo lavoro di spogliarsi di tutte le sovrastrutture pur mantenendo capacità di scrittura solida e composita è un’operazione psicanalitica difficilissima da portare avanti. Come chiedere a Roberto Bolle di ballare in maniera maldestra! Ebbene invece Andrea Scalone è riuscito perfettamente in questa ardua operazione di destrutturarsi pur mantenendo una solida struttura narrativa! Ottimo risultato! Bravo!

  2. (proprietario verificato)

    Non sono un grande lettore, ma questo libro mi ha proprio conquistato!
    Leggendolo, mi sono subito immedesimato nel protagonista ed ho vissuto insieme a lui il suo viaggio. Trovo sia una piacevole ed originale lettura per tutte le età, con inaspettati colpi di scena ed interessanti evoluzioni della storia; per i più piccoli per viaggiare con la fantasia in un mondo fantastico, per i più grandi per far ritrovare il contatto con il mondo immaginario che è stato perso nel naturale processo di crescita (ovviamente chi più, chi meno).
    Ma oltre a questo, trovo che in “Testa di legno” ci sia un significato più profondo: può essere per tutti un’importante lezione… perché il protagonista, in un momento particolare della sua vita e messo di fronte ad una scelta, decide di combattere con tutte le sue forze per difendere il suo mondo contro una realtà ed una società sempre più schiave dei social e della tecnologia, che, offrendoci e/o facendoci desiderare a tutti i livelli cose standardizzate, ci hanno fatto perdere il contatto con il nostro “io personale” e tutto ciò che ne consegue e che ci può differenziare dalla massa.
    Per le nuove generazioni, di certo un’importante stimolo per sviluppare immaginazione e creatività!
    Da non perdere!

  3. (proprietario verificato)

    Il ritmo della narrazione è incalzante ed il lettore viene trasportato nella dimensione immaginaria ed avventurosa vissuta dal protagonista del racconto grazie ai continui cambi di scena e alla comparsa di nuovi elementi e personaggi con cui quest’ultimo interagisce, caratteristiche che contraddistinguono uno stile fantasy che può incontrare l’interesse di ragazzi e adulti.
    Il finale saprà sorprendere per quegli elementi della trama che disseminati sapientemente lungo le tappe del percorso narrativo costituiranno il trait d’union tra inizio e fine, e tra alcuni dei personaggi in scena.
    Se “Testa di legno” è incentrato sul tema della crescita, l’autore ci ricorda che ad ogni età la fantasia può sempre risvegliare il bambino latente in ciascuno di noi se tenuta viva dai ricordi, da un pensiero libero da preconcetti e dal dialogo con le generazioni che ci precedono.

  4. (proprietario verificato)

    Questo racconto mi è piaciuto molto perchè non è solo adatto ai ragazzi ma anche agli adulti ai quali rivolge il messaggio ,attraverso un avvincente viaggio,che essere adulti non vuol dire perdere la capacità di guardare il mondo con curiosità ,coraggio e stupore anche per le piccole cose e ricordare che l’immaginazione è necessaria per il progresso stesso dell’uomo.
    Notevole la capacità dello scrittore di arrivare dritto al lettore attraverso accurate descrizioni mantenendo una scorrevolezza nel testo ,per tutto il racconto,che fa si che venga letto tutto d’un fiato!

  5. (proprietario verificato)

    Ho deciso di leggere questo racconta perché affascinata dal titolo e dalla sinossi. Mi è sempre piaciuto leggere letteratura che sia al confine tra la fantasia per i più piccoli ed il momento di crescita che tutti affrontiamo nel diventare grandi. Sono rimasta piacevolmente colpita dal testo, i dialoghi non banali e dall’immaginazione dell’autore che ha saputo creare una storia originale, divertente e coinvolgente. Il risultato finale è più che apprezzabile quindi BuOnA LeTtUrA!!!

  6. (proprietario verificato)

    Un bel libro per piccoli e grandi! Un viaggio fra fantasia e realtà che mantiene l’attenzione del lettore fino alla fine. Nella trama ho trovato diversi spunti originali e colpi di scena. Sicuramente una lettura piacevole e coinvolgente.

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Andrea Scalone
Classe 1981, è da sempre appassionato di storytelling in tutte le sue forme, dal cinema al fumetto, dalla narrativa ai videogiochi. Si diploma in ‘Regia e Produzione Video’ presso l’Accademia Nazionale del Cinema e segue i masterclass di sceneggiatura e scrittura creativa di Aaron Sorkin, Neil Gaiman, R.L. Stine, David Mamet e Federico Favot, oltre a formarsi da autodidatta sui principali manuali del settore (McKee, Vogler, Field, Snyder, Campbell, Egri, Bonifacci...)
Nel 2020 pubblica, tramite self publishing, due piccoli libri “Sette Piccole Storie del Terrore e La Campanella del Cimitero” e “Villa Byron”.
Testa di Legno è il suo esordio letterario con una casa editrice.
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