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The Cure

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Consegna prevista Ottobre 2020
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Non avere un nome pone fine alla tua esistenza.
Sette istituti convivono tra di loro giocando con le vite di esseri a cui il nome non può essere concesso e Eeve Johnson verrà spedita in un vortice di colori freddi dal sapore amaro del sangue. Il suo mondo è pieno di paure, insidie, sotterfugi che solo lei, dall’animo buono e puro, può distruggere.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro distopico perché avevo un disperato bisogno di risposte che nemmeno i miei libri preferiti riuscivano a darmi. The Cure è nato anni fa, durante momenti di insonnia e momenti spensierati, durante momenti di gioia e momenti di totale tristezza. Avevo bisogno di trovare il mio posto nel mondo, in cui avere pochi amici non è un problema, in cui piangere non è visto come una debolezza. The Cure è il posto in cui essere se stessi è bello.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Si avvicinò a Ward mantenendo la sua andatura e rimanendo in silenzio. La guardia mingherlina osservava la miriade di detenuti con un misto di disagio e vergogna. Storm non lo biasimava per niente ma nemmeno lo difendeva; avrebbe fatto di tutto pur di non andare contro la sua stessa gente, la sua stessa famiglia.
<< Allora, il piano è sempre lo stesso?>> la voce di Ward era sempre cristallina e chiara, sapeva perfettamente come dosarla.

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Storm annuì mettendosi più vicino a lui, stavano andando spediti verso un altro piano superiore. Il 7 era strutturato come un grande edificio di cemento basato su tre livelli; il primo, i sotterranei, erano un luogo angusto e sporco in cui si trovavano le celle d’isolamento, il secondo, il primo piano, dove le celle erano meravigliosamente esposte da spessi muri di vetro indistruttibili in cui quelli come lui venivano squadrati come animali da canile e il terzo, dove si trovava l’ala ovest e l’enorme mensa.
Salirono altre scale in fila da due, Storm fece finta di non notare altre due guardie con i fucili in mano ai lati delle scale; venivano usati semplicemente per incutere timore così coloro che desideravano scappare potevano vedere gli M16A2 a un palmo dal naso.
Salite le scale altre due guardie aprirono una grande porta a doppie ante con due tessere magnetiche diverse; si immersero in quell’enorme stanza stipata da quattro lunghi tavoli e un lungo bancone di ferro.
Storm e Ward furono i primi a prendere il vassoio e passarlo sulla lunga barra di metallo verso le grandi vasche di minestra che una cuoca corpulenta stava facendo girare con il suo mestolo.
<< Bisogna prendere i posti in fondo. Gli altri sanno cosa devono fare.>> sussurrò Storm guardando le due poltiglie verde rancido.
<< Signori.>> enunciò la cuoca osservandoli dai suoi spessi occhiali viola. << Oggi avrete una buonissima minestra.>> disse riempiendo il mestolo fino all’orlo e gettando la minestra dentro un pianto di plastica. Lo porse a Ward stando attenta a non guardarlo negli occhi.
Storm fece finta di nulla e prese anche lui il suo piatto di minestra. Vide il suo compagno dirigersi tranquillamente verso gli ultimi posti del tavolo infondo. Alcuni ragazzi si irrigidirono, Storm se li immaginò vibrare come corde di violino dalla paura con il respiro ansante e le goccioline di sudore scivolare impetuose dalle loro fronti madide di terrore. Le nocche di Storm sbiancarono mentre a grandi falcate, raggiunse l’amico prendendo posto accanto a lui.
<< Allora come la trovi?>> domandò Storm afferrando il suo cucchiaino di plastica, immaginò fossero tutte le teste di quei guardoni e strinse lentamente, credette di sentire il palpito del cuore sulla gola smorzarsi.
Ward osservava la sua minestra senza toccare le posate. Lui non l’avrebbe mai mangiata, come sempre.
<< Sei sicuro sia lei?>> chiese tranquillamente continuando a guardare verso il basso. << Sembra molto impacciata.>>
Il sorriso di Storm vacillò, nonostante la sua malattia era pura genetica, non riusciva ancora ad accettare quel potere. Lui conosceva tutto, l’inizio e la fine e tutto quello che stava nel mezzo. Avrebbe voluto dirgli che l’avrebbe continuato a pensare ancora per molto, o almeno, fino a quando non sarebbe caduto nella trappola dolciastra in cui anche lui finirà, l’amore.
<< Sono molto sicuro sia lei. Io non sbaglio mai Ward, dovresti saperlo.>> mormorò contrito Storm cercando di masticare la sostanza verdognola. Era amara.
Vide l’amico alzare un sopracciglio per poi sbuffare scuotendo la testa. << Se ne sei così convinto.>>
D’un tratto il volto di Ward si rabbuiò, era difficile capire quando qualcosa non andava, specialmente per lo sguardo privo d’espressione. Ma Storm lo conosceva, e sapeva quando Ward stava male.
<< Ti chiamano?>> Storm lanciò uno sguardo verso le spalle del compagno; nessuno lo stava più osservando.
Ward chiuse e riaprì la mano destra numerose volte prima di annuire. << Mio padre vuole parlarmi. È da giorni che lo ignoro.>>
Storm diede un pugno sul tavolo. Inghiottì velocemente la minestra noncurante di quanto fosse ardente e rispose << Beh allora fallo amico! Ci servi lucido.>>
Ward non ribatté e girò il viso, osservando due ragazzi avvicinarsi al loro tavolo impacciati, facendo quasi cascare la pietanza dal piatto.
La prima ad arrivare fu una ragazza molto alta, dai corti capelli bianchi e gli occhi dello stesso colore, la sua pelle era diafana levigata come una roccia usurata dall’acqua, le sue orecchie a punta spuntavano dalle corte ciocche e la sua frangetta era tutta storta. Accanto a lei, un ragazzo tarchiato, sinuoso come filo d’erba cercava di non inciampare sui suoi stessi piedi; la sua bocca si aprì in un sorriso largo e storto come i suoi denti scheggiati, i suoi piccoli occhi, gialli come vecchie pagine di un libro contrastavano il rosso dei suoi capelli fumanti.  A lei, un ragazzo alto quanto lei, si avvicinava con un largo sorriso coperto da testi storti, come Storm notava spesso, il suo dito destro era mozzata, segno della sua vecchia vita da servo.
<< Buongiorno a tutti quanti oggi prevedo una meravigliosa giornata.>> Annunciò Helen osservando sorridente Ward. Storm lo vide scuotere la testa e porgere la sua minestra verso di lei.
Helen batté le mani, lusingata. << Sei proprio un vero amico Ward!>>
Dall’altro lato di Ward, si sedette Calix, brontolando sommessamente. << Io non capisco proprio perché dobbiamo mangiare a giorni alterni e soprattutto minestra a colazione.>>
Helen scosse la testa alzando gli occhi al cielo. << Perché a nessuno interessa se mangiamo o meno. Ti voglio ricordare che i tuoi padroni ti facevano mangiare solamente un pasto alla sera. Non è poi così diverso. >>
Calix scosse la testa, il suo rossore riprendeva il colore dei capelli. << E invece sì. Mi preparavano un piatto caldo ogni sera.>>
Helen a quel punto sogghignò con il cucchiaino a mezz’aria. << Si certo. Scommetto che ti davano gli avanzi.>>
Storm sentì il calore ancor prima di vederlo, dalle ciocche di Calix, fiammelle rosse fumavano inviperite. << Come osi. Ripetilo se hai coraggio.>>
Helen si portò la mano libera sul petto fingendosi colpita. << Chiedo venia per il mio sproloquiare, signore.>> Poi ingoiò il cucchiaino di minestra e voltandosi verso Ward, Calix fremette d’imbarazzo. << Mio signore le chiedo di punirmi per aver insultato un nostro compagno.>>

Storm si portò un pugno in bocca trattenendo le risate. Helen era l’unica che si azzardava a parlare a Ward in quel modo, lui non l’avrebbe mai fatto per non venire punito una volta morto; a Helen non interessava invece.
Ward non rispose alla provocazione e Helen si tirò indietro lanciando un’occhiata divertita verso i capelli di Calix che si stavano riducendo in cenere.
Helen si bloccò nel prendere un’altra cucchiaiata di minestra quando i suoi occhi si misero a lampeggiare, la luce intermittente venne notata solamente dal gruppetto che si bloccò di colpo a osservare dietro le loro spalle.
Una ragazza minuta, dai lunghi capelli biondo paglia stava osservando la mensa con occhi incuriositi.
Helen si diede un colpetto sulla testa e i suoi occhi smisero di lampeggiare. Colpa della troppa elettricità. << Credo sia arrivato il momento di divertirci.>>
Lanciò un sorriso a Calix, il suo migliore amico, che rispose con un cenno d’assenso mentre cercava di spegnere il piccolo fuoco sul capo.
Ward chiuse gli occhi massaggiandosi il collo. << Sei proprio sicuro Storm?>>
Adesso tutti lo stavano fissando come rapaci pronti a colpire.
Gli bastò il suo consenso per fargli spiccare il volo.

22 marzo 2020

Aggiornamento

I 7 Istituti tessono i fili del mondo mentre Evelyn Johnson tenta disperatamente di rimanere in equilibrio, vivendo secondo le regole che chi è diverso non merita di sopravvivere. Ma se il diverso visto dagli occhi della Legge è una malattia, perché lei si sente così estranea dal suo mondo?

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Libro coinvolgente ed appassionante. Consigliato a tutti.

  2. (proprietario verificato)

    Non sono mai stata amante del genere fantasy ma questo libro mi ha davvero fatto apprezzare la storia e che dire…i personaggi! Mi sono molto rispecchiata in Nicole, vedere i tuoi sogni irrealizzati dopo tutta la fatica che hai fatto non è per niente facile. La sua rabbia è stata la mia, il suo dolore il mio. Creare un mondo in cui le differenze non ci rendono speciali ma vittime mi ha fuorviata e spinta a considerare tante problematiche che ancora oggi affrontiamo. E che dire poi del tenebroso Ward? Così misterioso e obbligato a seguire il compito di suo padre… triste e bello.
    Che altro dire? The cure mi è piaciuto molto, mi ha fatto ridere e piangere. Bello, bello, bello!

  3. Libro interessante e ben scritto. Ottima trama e bella caratterizzazione dei personaggi. Consigliato!

  4. Sono molto contenta di recensire il lavoro di una ragazza della mia età. La storia è avvincente e la fine lascia molti punti aperti. I personaggi mi piacciono molto, trovo che siano caratterizzati molto bene e non posso non dire di avere una cotta per Storm. Mi piace molto il modo in cui vengono trattate le diversità, da scrittrice trovo che il libro abbia molti punti a suo favore anche a livello di marketing. Consigliato assolutamente, attendo il secondo!!

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AC. GONZALEZ
Mi chiamo Alicia, ho 20 anni e sono una ragazza di Torino con una grande passione per la scrittura che mi ha portato a scrivere storie su siti di scrittura come efp e Wattpad, riscuotendo un po' di notorietà. I libri nel corso della mia vita sono stati degli amici fidati, oggetti che mi trasportavano ovunque io desiderassi andare e dove mi sentivo serena e identica a quei personaggi che provavano le stesse emozioni che molto spesso provavo anche io. Frequento l'Università e sono al secondo anno di Lingue Orientali e "The Cure" è il primo libro della mia prima trilogia fantasy distopica. I miei scrittori di riferimento sono Cassandra Clare, Edgar Allan Poe e Neil Gaiman.
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