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The Fallen Demon

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Consegna prevista Settembre 2021
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Stringere un patto con un umano è contro le regole del mondo demoniaco e non può portare altro che guai. Il cinico Demone Fow lo capisce a proprie spese quando si ritrova vincolato da un contratto indissolubile con una strega a cui non può opporsi e che lo costringe a combattere i suoi stessi simili.
Quando il loro patto viene scoperto dagli altri spietati Demoni, Fow e la strega Pamila dovranno fuggire e nascondersi; ma la sopravvivenza non sarà l’unico pensiero a tormentarli: i due dovranno anche affrontare i fantasmi del loro oscuro passato…

Perché ho scritto questo libro?

Umberto Eco diceva: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni”, ed è proprio questo il motivo per cui scrivo. Scrivere per me è un bisogno; mi permette di vivere in prima persona tutto ciò che sogno. Perché limitarmi a un’unica e breve vita, quando posso vivere ognuna di quelle che metto nero su bianco?

ANTEPRIMA NON EDITATA

Introduzione

A casa mia, nella Sesta Dimensione, non ci sono molte regole. Di fatti ne esistono soltanto tre.
La prima: non uccidersi a vicenda.
La seconda: non tradire la Sesta Dimensione.
La terza: non stringere mai, per nessun motivo, patti con Anime.
Gli Incarnati – le Anime che si incarnano, appunto, in corpi fisici – pensano che stringere un patto con uno di noi sia svantaggioso soltanto per l’Anima.
Ebbene, non è così.
Non avevo mai compreso realmente i motivi che reggevano la terza regola fino a quando non ho sperimentato io stesso cosa comporta un patto.
E vorrei non aver mai capito fino in fondo.
Ho sempre pensato che io e i miei compari fossimo i predatori per eccellenza, che fossimo in cima alla catena alimentare.
Mi sbagliavo. Maledizione, quanto mi sbagliavo!
Anche noi siamo prede, prede della Curiosità. Cresce nella parte più profonda, si insinua in ogni particella del tuo essere e ti divora dall’interno.
La Curiosità. Ciò che mi ha cambiato. Ciò che mi ha spinto ad allontanarmi dalla mia vera natura.
Per sempre.
La terza regola serve proprio a difendersi da questa predatrice senza scrupoli. E io le sono andata proprio incontro, stringendo un patto con Lei, la Strega, e subendone le conseguenze.
Io mi chiamo Fow, e sono un Demone.

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Prologo

Fow

Mi svegliai con in bocca ancora il sapore disgustoso del sangue. Sangue non mio, chiaramente, ma del tizio a cui avevo staccato un dito qualche ora prima.
Il cielo era terso e chiaro; il sole sarebbe sorto entro poco più di mezz’ora.
Qualcosa di vagamente fastidioso mi stringeva i polsi, indolenzendone la pelle. Abbassai leggermente la testa per guardarmi le mani e riconobbi immediatamente la pietra di cui erano fatte le manette: ematite. Di manette così ne esistevano pochissime, una vera rarità, e io ero finito per essere catturato proprio da un gruppo di crociati che ne possedeva un paio.
Maledizione.
Con quella pietra a contatto con la pelle non ero in grado di fare nulla. Non avevo nessuno dei miei poteri, né potevo uscire dal corpo.
Sollevai la testa di pochi centimetri, per poi lasciarla ricadere sul pavimento gelido non appena cominciarono i capogiri. Era una sensazione orribile.
La guancia che toccava terra era diventata così fredda che non la sentivo più. Così come ormai non sentivo più i polsi. Soltanto un lieve e fastidioso pizzicore mi ricordava la presenza di quella dannata pietra nera.
Gli alberi che vedevo passare fuori, oltre le sbarre, si immedesimavano ancora in assurde capriole. Serrai gli occhi, aspettando che il capogiro finisse. Intanto ricordi di ciò che era successo prima che svenissi sfilavano sotto le mie palpebre chiuse. Solo il giorno prima avevo preso in prestito il corpo che indossavo ora – e di cui ero prigioniero, per il momento. Non sapevo neanche perché lo avessi fatto. Non mi serviva la paura di qualche Incarnato: le anime che avevo catturato negli ultimi tempi ne producevano talmente tanta da poter nutrire me e almeno altri dieci dei miei compari per qualche anno.
Noia. Ecco cosa mi aveva spinto ad impossessarmi di un corpo fisico.
Nonostante odiassi con tutto me stesso le sensazioni che provavo attraverso la carne, di tanto in tanto si presentava in me la stupida voglia di lasciare la dimensione a cui appartenevo per qualche tempo, con la speranza che fosse più divertente. Allora mi impossessavo di un corpo scelto a caso e restavo un paio di giorni sul pianeta che gli Incarnati che lo abitavano chiamavano “Terra”. La maggior parte delle volte non facevo nient’altro che fissare un punto del mondo che mi circondava, a studiare le miriadi di sensazioni che stimolavano il corpo. Spesso gli Incarnati sono così abituati alla loro prigionia in un contenitore di pelle e muscoli che dimenticano quante sensazioni si possono provare semplicemente stando fermi.
Ieri, però, non mi sono accontentato di restare sdraiato a fissare il soffitto. Avevo deciso di vagare per la squallida città, e così avevo camminato a vuoto per strade dormienti, incurante dell’ora tarda. Mi ero reso conto di aver commesso un errore quando un paio di uomini si erano avvicinati troppo a me: avevo preso il corpo di una giovane donna e ora vagavo per la città a notte fonda. Non proprio il tipo di situazione adatta a non dare troppo nell’occhio. Così avevo usato i miei poteri per uccidere facilmente uno dei due Incarnati, mentre l’altro era fuggito. Avrei potuto inseguirlo, anzi, avrei dovuto inseguirlo per metterlo a tacere, ma non lo avevo fatto. Dannazione, perché me lo ero lasciato scappare? Non lo sapevo.
Altro errore, perché i crociati non avevano tardato ad arrivare per catturarmi e io mi ero ritrovato con un paio di manette di ematite ai polsi prima di rendermene conto. Avevo ucciso la metà degli Incarnati prima che ciò accadesse e avevo anche morso un tizio staccandogli il dito, ma non era servito a nulla.
Avevo sottovalutato quel gruppo di crociati, pensando che fossero soltanto alcuni di quei patetici vermi striscianti che avevano la pretesa di scacciare il demonio con un po’ d’acqua e un crocifisso.
Riaprii lentamente gli occhi e tentai di mettermi a sedere, lottando contro i capogiri.
Pesanti zoccoli di cavallo pestavano il suolo a ritmo cadenzato.
Guardai tra le sbarre di metallo: gli alberi e i cespugli che costeggiavano il sentiero sfilavano lentamente da sinistra a destra. Se solo non avessi avuto quelle dannate manette sarebbe stato semplice uscire dalla gabbia. Magari facendo capottare il carro su cui mi trasportavano e schiacciando tutti i crociati in un colpo solo.
Sapevo esattamente dove mi stavano portando: nella piazza di una qualche città più importante di quella in cui mi avevano trovato, per bruciarmi al rogo davanti a più persone possibile. Sicuramente avrebbero lasciato le manette ai miei polsi, il che era un enorme problema, dato che quegli aggeggi infernali mi rendevano mortale. Se il corpo che indossavo fosse morto con dell’ematite sulla pelle sarei morto anche io, diventando come i miserabili Incarnati che mi avevano preso. Come questo idiota che mi fissava con odio dalla sella di un cavallo. L’animale si teneva a debita distanza da me, molto più intelligente del proprietario. L’Incarnato era il tizio che era corso in aiuto di quello a cui stavo per staccare anche qualche altro dito, oltre all’indice.
«Come sta la mano del tuo amico?» domandai con un ghigno.
I suoi occhi si strinsero; il suo sguardo divenne tagliente «Non parlare, strega!» mi ordinò.
Io risi piano, malizioso, seguendo i contorni della sua rigida figura con lo sguardo «Vedo la tua paura.»
Era come un’aura scura intorno al suo corpo. L’ematite non mi permetteva di nutrirmene, quindi rimaneva ad avvolgere l’Incarnato, ma potevo vederla ugualmente. Inebriante e intrigante come sempre.
L’idiota aprì la bocca per dire qualcosa, ma l’Incarnato più anziano, che avanzava a cavallo dall’altra parte del carro, lo ammonì: «Ignorala. Le streghe possono trarre in inganno con poche parole.»
Mi voltai a guardarlo, ma lui evitò di incrociare i miei occhi. Gli parlai ugualmente: «Chi ti ha raccontato questa menzogna? Non sai niente delle streghe. Nessuno di voi sa niente. Le streghe sono troppo furbe e precise per essere catturate da un branco di stolti come voi.»
«Tu sei stata catturata.» sottolineò l’idiota più giovane, abbozzando un sorriso malizioso nonostante la paura lo avvolgesse ancora come il bozzolo di una farfalla. Ricevette un’occhiataccia dal compagno.
Io sfoggiai il mio ghigno più lento e inquietante «Io non sono una strega.» gattonai fino alle sbarre per avvicinarmi a lui e lentamente sussurrai: «Sono molto, molto peggio.»
Il suo sorriso svanì all’istante, mentre l’aura intorno alla sua figura tremolava come la fiamma di una candela e diventava più scura e densa. Risi ancora una volta, compiaciuto.
D’accordo, era ora di pensare a come uscire da quella spiacevole situazione. Ignorai il dolore che mi aggrediva la testa e pensai a un modo per evitare di finire arrosto.
Non provai neanche ad usare i miei poteri: non volevo dar prova a me stesso della debolezza e futilità in cui ero intrappolato.
Grazie alle manette nerastre e al contenitore da ragazzina in cui ero segregato, non ero altro che un essere al livello di un semplice e incapace Incarnato. Di conseguenza dovevo sforzarmi di pensare come un Incarnato.
Osservai il bosco fuori dalla mia prigione, ma voltai la testa troppo in fretta e il dolore ricominciò a pulsare peggio di prima. Debole.
Troppo debole.
Pensa da Incarnato, pensa da Incarnato, pensa da…
Diavolo, gli Incarnati erano troppo stupidi perché io riuscissi a ragionare come loro.
D’un tratto il carro si fermò.
I due a cavallo lo imitarono.
«Signorina, si sposti dal sentiero, per favore.» disse qualcuno, probabilmente l’Incarnato che conduceva il carro.
Sporsi la testa tra le sbarre, ma non riuscii a vedere un granché.
«Signorina, la prego.»
Andai dall’altro lato della gabbia e mi sporsi ancora di più, ignorando con fatica il dolore che mi causarono le sbarre premute contro le tempie.
Fu allora che la vidi per la prima volta. Non potevo neanche immaginare cosa sarebbe successo qualche minuto dopo.
La giovane donna era in piedi davanti ai cavalli che trainavano il carro, il corpo rigido, le braccia lungo i fianchi e il mento alzato. I capelli erano una cascata di ricci rossi che le sfioravano i gomiti.
Osservando l’espressione sul suo viso pallido, un brivido mi corse lungo la schiena. Non riuscivo a decifrarla, il che era strano perché non mi era mai successo prima.
L’Incarnata non accennava a spostarsi dal sentiero. Restava lì, immobile, incurante delle parole del cocchiere. Per un attimo incrociò il mio sguardo e un altro brivido mi attraversò il corpo. I suoi occhi inespressivi mi trasmettevano un senso di vaga inquietudine.
Quel pensiero mi turbò più della sensazione stessa: io non temevo nessuno, neanche i compari di grado più alto del mio.
Eppure quegli occhi avevano qualcosa di strano, di fuori dal comune. Anzi, quell’Incarnata era fuori dal comune. Era passato così tanto tempo dall’ultima volta che ne avevo vista una, che ad una prima occhiata non mi ero reso conto di chi io e i deboli Incarnati che mi avevano catturato avevamo davanti. Ma poi tutto mi fu chiaro: quella ragazza era quella che gli umani chiamavano “strega”.
I suoi occhi tornarono all’idiota che le ordinava di lasciar passare il carro, poi si spostarono sui cavalli legati. Lei mosse una mano ruotando il polso in un movimento fluido. Immediatamente i due animali cominciarono a scuotere le teste nitrendo, ad impennarsi sulle zampe posteriori e poi su quelle anteriori. Scalciarono all’indietro, cercando di liberarsi dalle briglie che li tenevano ancorati al carro.
Si dimenarono come impazziti mentre il cocchiere gridava e tirava funi per tentare di tenerli sotto controllo. Anche i cavalli dei due uomini ai lati della mia prigione cominciarono ad agitarsi. E stavolta non ero io la causa.
Ad un altro rapido gesto della strega le cinghie dei cavalli imbizzarriti si spezzarono di netto e gli animali partirono di corsa lungo il sentiero, sollevando della polvere dal suolo. Al loro passaggio accanto alla ragazza, i capelli di lei si mossero come onde sinuose che scivolavano sulle spalle.
«Strega!» gridò l’Incarnato anziano che stava al mio fianco.
Mentre impugnavano le armi, pensai quasi di dir loro di non farla arrabbiare, se quella era una vera strega, ma conclusi che se l’avessi fatto mi sarei perso lo spettacolo.
La cosa insolita era che una strega attaccasse. Da quanto ne sapevo io, gli Incarnati come lei erano pacifici e il più delle volte restavano in disparte nel vedere uno scontro di qualunque tipo.
L’unica cosa che sapevo per certo era che l’Incarnata dai capelli rossi era una strega molto potente – forse la più potente che avessi mai visto – e se avesse deciso di difendersi dagli attacchi di questi comuni, ingenui Incarnati con le spade sguainate, la situazione sarebbe precipitata rapidamente.

2020-12-05

Evento

Google Meet (online in diretta) Ciao a tutti! Il 5 dicembre 2020, alle ore 18:00, terrò una videoconferenza in diretta su Google Meet per presentare "The Fallen Demon". Il link per accedere alla videoconferenza sarà postato sulla pagina Facebook https://m.facebook.com/The-Fallen-Demon-110558357538132/?ref=bookmarks e su quella Instagram the_fallen_demon_sr un'ora prima che inizi la presentazione (quindi alle 17:00). Per partecipare non dovrete far altro che cliccare sul link per essere reindirizzati direttamente alla videoconferenza. L'invito è rivolto a chiunque desideri assistere alla presentazione del romanzo. Per qualsiasi domanda contattatemi su Facebook o su Instagram. Ci vediamo sabato 5 dicembre! Simona Ragone

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Geniale. Dall’inizio alla fine. “The Fallen Demon” è dotato di un trama fitta e coinvolgente: da togliere il fiato. Il ritmo è calzante; la dimensione a cui ti è permesso accedere attraverso il manoscritto è ricca di particolari, estremamente dettagliata, ma senza mai appesantire la lettura. A mio parere a rendere meravigliosa questa storia sono i due personaggi principali: originali ed intriganti; la conoscenza delle loro anime rende impossibile non scorrere le pagine, le loro “vite”, quasi con foga, fino ad avvertire, al termine dell’ultima, una mancanza reale, a dir poco commovente.

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Simona Ragone
Simona Ragone nasce a Salerno nell'aprile del 1999, per poi trasferirsi a Parma all'età di dieci anni.
Diplomata al liceo linguistico, si iscrive all'università di Biologia, dove studia attualmente.
Da sempre affascinata dal cinema e i libri, si approccia alla scrittura all'età di undici anni. Dieci anni dopo, completa la stesura del romanzo "The Fallen Demon".
Simona Ragone on Instagram
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