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Scatole cinesi e altri racconti

Scatole cinesi e altri racconti
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Consegna prevista Aprile 2022
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Finzioni, visioni e giochi di prospettiva. Racconti ambientati in una sorta di (ir)realtà che trova la sua logica nel parallelismo iperbolico tra reale e fantastico, due mondi che inevitabilmente finiranno per sfiorarsi o intrecciarsi a più riprese. Aristotele può uccidere, la Morte può sedersi a un caffè, i treni hanno destinazioni casuali nello spazio e nel tempo, i topi sono più furbi e saggi degli umani. Non sempre la logica e il buon senso guidano le azioni degli esseri viventi, gli accadimenti giornalieri ce ne danno conferma continuamente. Se la scienza più evoluta che l’umanità abbia mai conosciuto e il generale benessere occidentale creano a volte comportamenti particolari nel pubblico, non sarebbe sbagliato ricorrere alla fantasia come valvola di sfogo

Perché ho scritto questo libro?

Per provare a giocare con i vari piani del reale attraverso lo storytelling. Immaginando il classico lancio del cubo, affidare al caso il tempo, lo spazio e la natura dei personaggi, per poi mixare gli ingredienti. Non sempre quello che si ottiene ha ragion d’essere. I racconti che hanno superato il personalissimo test di velocità di lettura, leggerezza e colore sono stati inseriti nella raccolta.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Insecta       

I

Los Angeles, XX / XX / 1931.

Fissava la sua immagine nello specchio ma non era convinta, un cappello viola elegante e quei capelli di un biondo innaturale che si posavano sulle spalle, lo sguardo cattivo, di quella cattiveria femminile, le mani dalle dita lunghissime; le unghie smaltate di nero seguivano traiettorie indefinite sul viso scarno, quasi a curiosare, come fosse la prima volta che lo toccavano.

L’occhio sinistro leggermente più chiuso del destro che finiva quasi a triangolo sul naso scrutava qualcosa in quello specchio, forse i denti con quelle striature che tradivano una vaga aria malaticcia. 

Ora erano le labbra la terra misteriosa esplorata dalle unghie.

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    Ancora non avrebbe potuto notare quelle antennine che le stavano per spuntare sulla fronte, piccole protuberanze di pochi millimetri che le davano soltanto un po’ di prurito.

    – Sbrigati piccola,- disse l’uomo che entrò in bagno.

Restò a guardarla come si guarda un quadro, immobile in quello squallido gessato, troppo largo, noleggiato per 7 dollari da un sarto ungherese mezzo cieco a Caridon road, tenuto su da una cintola che faceva due volte il  giro del bacino e quel cappello stetson giallastro che accarezzava tra le mani, quasi timoroso di indossare.

    – Non sono un’attrice di terz’ordine, devo prepararmi!- Fece lei.

    – Oggi non puoi sbagliare, il vecchio è un tipo tosto.

    – Si … ma ha un punto debole.

    – Sarebbe?

    – E’ un uomo.

    L’uomo la fissò come a sfidarla per una frazione di secondo, poi scoppiò a ridere.

    – E’ solo un uomo,- ripetè la donna.

    – Già! … e tu non sei solo una donna?- Fece lui, prendendo in mano una boccetta di profumo.

    – Ma come si fa a capire che c’è scritto?- Fece poi.

    – E’ profumo.

    – Potrebbe essere anche cibo per gatti.

    Come morso da un insetto esotico l’uomo tirò un calcio al muro poi batté il tallone a terra due volte.

    – Bestiaccia!- urlò.

   – È piena di scarafaggi questa cazzo di casa, l’ho beccato in pieno.

    La donna lo guardò come si guarda un bambino, poi guardò l’insetto, che aveva ritrovato la forza di muoversi.

    – Come si chiama il tipo della banca?- Chiese.

    – Si chiama Stailer, dottor Edward J. Stailer.

    – Buongiorno signor Stailer sono Eleo…

    – NOOO,- gridò l’uomo.

    Posò bruscamente il profumo che ancora teneva in mano, poi il cappello, ma con meno forza per non sciuparlo.

    – Ce l’ha scritto anche su un cazzo di braccialetto che porta ai piedi.

L’uomo uscì dal bagno e afferrò per le caviglie il cadavere di una donna che giaceva gambe all’aria sul divano, la scia di sangue sulla moquette sembrava marmellata di ciliege, di quella che ha superato da mesi la data di scadenza. La trascina quasi in bagno, le solleva una gamba.

    – Guarda,- fece indicando la cavigliera.

    – Lillian LI LI AN … te lo infili in quella testa!

    Guardò la donna e si sentì quasi in colpa per aver urlato.

    Restò col piede della donna tra le mani, fissava quel cadavere e carezzava quel piede quasi provandoci gusto.

    – Che puttana maleodorante,- bisbigliò la donna.

    – Un po’ di rispetto piccolina per i morti.

    – Detto da te che l’ hai appena stesa.

    – Eh si,- continuava a massaggiarli il piede poi lo accompagnò a terra quasi con gentilezza.

    – Lo sto facendo per noi piccolina,- ogni volta che diceva piccolina faceva quell’espressione che fanno gli scemi quando pensano di avere una bella mano a poker.

    – Quando qualcuno la cercherà saremo già in Messico.

La donna era pronta, allora si guardarono negli occhi. Uscendo guardarono ancora quella casa ricca, solitaria e polverosa, fuori si sentirono liberi da quella puzza di antico, attraversarono il vialetto con quelle fontane di pietra senza una goccia d’acqua ed erano sulla strada.

 L’andatura esaltata e stramba della donna faceva quasi sembrare normale il passo ingenuamente sicuro dell’uomo, che finalmente si era deciso a indossare quel cappello da 3 dollari e 75.

    – Per quanto dovremo camminare,- fece lei,

    – Ho parcheggiato il nostro bolide a due isolati in mezzo agli alberi per non dare nell’occhio.

    Solo una vecchia bacucca con un cane a quell’ora per quei viali ricchi e squallidi.

    – Siamo arrivati, è li dietro quell’albero, beh , non è una Isotta Fraschini, ma andrà bene comunque, poi quel garage lungo l’autostrada era l’unico posto dove potevo noleggiarla.

Salì prima la donna dal lato passeggeri, poi l’uomo. Poggiò il cappello sul sedile anteriore, si sistemò la giacca, gli ci volle un po’ per riuscire a metterla in moto poi filarono in strada.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Pasquale Manfredelli
Sono nato nell’anno di True Blue a 693 metri sul livello del mare, a circa 40 gradi di latitudine nord e 15 gradi di longitudine est. Fin da piccolo ho sempre indossato occhiali alla moda. Ho soddisfatto la mia pantagruelica voglia di conoscenza scientifico-filosofica presso scuole e università con risultati altalenanti. Svolgo qualche lavoro da qualche parte.
Attendo di diventare cyborg attraverso l’innesto di qualche chip ad intelligenza artificiale. Credo infatti che l’uomo razionale sia il passo definitivo della razza umana.
Nel frattempo contravvengo ai miei stessi ideali scrivendo racconti irrazionali.
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