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Tra fuoco e leggerezza

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Consegna prevista Febbraio 2021
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Ci sono risposte che dobbiamo dare a noi stessi.
Risposte che originano da domande antiche e che sono in grado di predire il futuro.
Fabio ha bisogno di queste risposte più che mai, e per trovarle deve tornare indietro, a un tempo passato e quasi dimenticato.
Deve ritornare all’incontro con quel ragazzo che gli ha cambiato la vita, agli anni irrequieti del suo girovagare e a tutte le cose assurde che ha visto, fatto e provato sulla sua pelle.
Deve ricordare, deve darsi una risposta, per capire se il presente che sta guardando in faccia ha i contorni di una speranza, o di una sentenza.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo romanzo per rispondere a una domanda che ho in testa da molto tempo: perché un bullo decide di opprimere le sue vittime? Cosa gli frulla per la testa?
Mettendomi nei suoi panni, ho cercato di rispondere, ma ben presto mi sono reso conto che non potevo mettermi dalla parte dei buoni: il lato oscuro è un luogo che avevo anche io e aveva senso visitarlo.
Mentre diventava uno specchio in cui guardarmi, Fabio allora ha preso realmente vita.
Ora offro questo specchio a tutti voi.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Chi siamo, e dove se ne va il tempo che impieghiamo nelle nostre sconclusionate prove generali di libertà? Quali manifestazioni della nostra follia e della nostra saggezza conterebbero, alla fine, se per ipotesi potessimo spezzettare e mescolare i nostri anni, per poi guardarli tutti frammentati e ammonticchiati, come i pezzi di un puzzle regalato a Natale?
Soffriamo, amiamo, manchiamo di rispetto, cambiamo idea, andiamo avanti e torniamo indietro, ci scusiamo, qualche volta riusciamo persino a compiere un gesto degno di significato, ma per lo più mangiamo, dormiamo e cerchiamo faticosamente di collocarci in questo universo.
Tutti questi pensieri, col fumo della sigaretta che sale lento verso il soffitto, li medita Fabio tanti anni dopo, nelle prime ore di un pomeriggio apatico, accarezzandosi di tanto in tanto la barba e chiedendosi se, in fin dei conti, uno come lui possa serenamente definirsi un pezzo di merda.
Alla fin dei conti, – si risponde diversi minuti dopo, appena prima di spegnere il mozzicone e optare per un sonnellino –, potrebbe essere l'unico campo in cui ho davvero brillato.
Una risposta che, considerata la sua situazione, non lo fa sentire meglio.

Diamine.

Continua a leggere

1

– Quel morettino in terza filaa…!

Ecco il perfetto inizio di un'altra giornata altrimenti regalata alla noia, prigionieri di una scatola rumorosa e malriscaldata. Fabio e i suoi stanno per scoprire un nuovo talento, qualcuno a cui trasmettere senza filtri tutta la loro allegria. Il corpo snello e slanciato del diciassettenne, fasciato come ogni giorno nei jeans, la maglietta aderente e la giacca di pelle, scatta in piedi e leva il braccio verso la cima del pullman.
Momento delizioso quello della scelta dell'educando: sperimentare il piacere di chi ha in mano le sorti di una moltitudine dà i brividi. Dall'altra parte di quel dito puntato questa mattina c'è Francesco, naso pronunciato e capelli neri neri sopra una figura magrolina, ricurva su un libro di latino che tiene sulle ginocchia. Che fascino quelle parole dall'aria arcaica e misteriosa: assomigliano alle lingue magiche dei romanzi fantasy che legge. Fuori dal finestrino scorre la statale con il solito paesaggio: pini marittimi, campi coltivati, cascine in cima ai promontori, e alla fine piccoli sobborghi che annunciano una cittadina imbrattata dall'industria dell'acciaio come una tovaglia da un'enorme chiazza di caffè. Due volte al giorno quelle immagini gli passano davanti: lui ci spalma sopra i suoi pensieri, oppure si addormenta cullato dalle vibrazioni del motore.
Quel giorno però è ben sveglio e si accorge che la vicina di posto sta ripassando la sua stessa materia.
– A che anno sei? – le chiede. La ragazza solleva un attimo lo sguardo.
– Al non rompermi le palle.
I capelli a caschetto hanno seguito il movimento nervoso della testa e una fronte corrucciata fa capolino proprio sopra la montatura degli occhiali.
Francesco se ne torna al suo libro. È in quel momento che la voce di Fabio echeggia in tutto il pullman.
– Quel morettino in terza filaa…!
Fabio, Matteo, Tony e Paolo – che in verità si sta un po' spegnendo ultimamente – insistono con le loro attività pedagogiche.
Cos’altro inventarsi, dopotutto? Vuoi mica sorbirti in silenzio un'ora di viaggio San Vincenzo Piombino alle sette del mattino? Col freddo, la noia e il pensiero della mattinata in classe.
In classe…
Si affloscerebbero come piante cui viene negata la luce.
– Mi sa che ce l’hanno con te, – lo avverte la vicina. Francesco riemerge dalle pagine di latino.
– Con me?
Le conosce le attività del gruppo. Anche lui se ne sta zitto ogni volta, mentre il malcapitato marcia lungo il calvario. Fa finta di niente e lo spettacolo pietoso dopo un po' finisce.
E adesso che ce l'hanno con lui, però, che fare?
Il ragazzo cerca di riordinare i pensieri.
Una bolla comincia a gonfiarsi. È la superficie del tempo che si increspa, come le onde che si infrangono sulla spiaggia a qualche centinaia di metri dal pullman, che continua il suo viaggio, lento, sulla lingua d'asfalto ancora fredda per la brezza della notte.
Alla fine Francesco si alza i piedi e si gira verso l'ultima fila.
– LUSINGATO, MA NON C’HO VOGLIA! – sputa fuori, dopodiché si gira di nuovo e si rimette a sedere come niente fosse.
Le sopracciglia inarcate sul volto della ragazza accanto a lui registrano il tempo che si è congelato. Silenzio di tomba.

Quelli seduti in fondo è come se avessero preso la scossa.
Poi un ruggito si leva:
– OH MORETTINO! Muoviti forza, se no è peggio!
È la voce rauca di Matteo.
Tony, il piccoletto dal corpo duro come legno intagliato, se la ghigna.
Eppure il silenzio prosegue, scherza con le facce curiose, coi pensieri che graffiano le pareti della vettura.
Gli occhi guardano nel vuoto.

L'unico per niente impensierito, manco fosse stato altrove gli ultimi cinque minuti, è Fabio, che di punto in bianco si alza e inizia a battere le mani:
– E mo-re-tti-no vie-ni-qua, vie-ni-qua, para-ba-pà-pà!/
e non ci fa-re as-pe-ttà, as-pe-ttà!
La banda si unisce a lui e il coro riempie il silenzio. Sembra di essere allo stadio, mancano solo le sciarpe e le bandiere della Viola a sventolare sopra le teste.

Francesco però, seduto al suo posto, continua a farsi gli affari suoi. Allora, mentre le mani si stringono ai sedili, l'escalation la si vede arrivare da lontano. Ha il volto di Fabio, che senza perdere il suo stile, né smettere di cantare, si alza in piedi e prende ad avanzare lungo il corridoio.
Le mani battono il tempo. L’allegria è contagiosa.
Le prime file come lo zio Fester della Famiglia Addams stanno sdraiate su un letto di chiodi, sorbendo quel casino come un gesso che stride sulla lavagna. Francesco però rimane impassibile, anche quando Fabio è di fronte a lui e senza smettere di cantare gli fa cenno di seguirlo. Immobile, indifferente.

È in quel momento che il canto finisce, con Fabio che allunga un braccio e afferra la sua preda. Tutto il pullman trattiene il respiro.
Francesco ha un sussulto, un brivido gli attraversa il corpo. Poi con uno strattone istintivo il suo braccio riesce a liberarsi.

Fabio sbilanciato vola all'indietro, finendo sulle gambe di una biondina niente male di nome Serena.
– Ahi!! – si lamenta la ragazza.
– Quando si dice un atterraggio morbido…
Ritrovarsi in braccio quel ragazzone alto, dalle spalle larghe e col pizzetto, confonde un po' la ragazzina che non sa bene se arrabbiarsi o mettersi a scherzare. Ci pensa Fabio a tirarla fuori dall'imbarazzo, subito in piedi e con gli occhi di nuovo puntati al suo obiettivo.
– Seguimi senza storie – sibila a Francesco con una faccia che ha perso ogni allegria.
Il conducente butta uno sguardo allo specchietto retrovisore.
Il mantello della commedia che ha avvolto ogni cosa cade con un tonfo. Resta una scomoda resa dei conti, in bilico sul terreno scricchiolante di due vite solitarie.
Ma qualcuno sembra avere un'idea migliore.
– Gabriele! Dov’è Gabriele? – urla Tony. Due file dietro Francesco uno scricciolo dai capelli biondi e una tuta verde sgrana gli occhi.
– Vieni qui te, via! – lo invita Tony dopo averlo individuato – Fai vedere che siamo tutti amici e ci si vuole solo divertire.
– Forza Gabrieleee! – Taglia corto Matteo.
Le teste adesso puntano in una nuova direzione, verso la povera matricola che si guarda intorno e comprende che nessuno l'aiuterà. Allora col passo del condannato si alza e lentamente si avvia verso il fondo.
– Allora Gabriele, – dice Matteo, – come hai sentito oggi s'è cantato un po’. Adesso però siamo stanchi: cantaci te qualcosa.
La paura ha fatto di Gabriele una statua di gesso. Fabio intanto, prima di tornare controvoglia dai compagni, indice puntato butta lì al morettino:
– Con te non ho mica finito, hai capito? – dopodiché recupera sorriso e passo sciolto e torna in fondo.
– Forza Gabriele! – insiste Matteo, – che canzoni conosci?
Il ragazzo continua a tacere.
– Vita spericolata di Vasco! – dice Tony , – La sai questa?
Silenzio.
– Dé, te la si insegna noi! Che problema c'è!? – propone Tony, e verso dopo verso prende a suggerire le strofe al ragazzino incerto, stonato e balbettante.
Matteo si spancia. Paolo si è reimmerso nel paesaggio. Più avanti Francesco e la vicina sono tornati a studiare.
Le vecchie e logore venature di pelle che fasciano i sedili della vettura sembrano ancora più rosse. Pulsanti.
Fabio non riesce a divertirsi: è ancora preso dal pensiero del morettino. Non gli interessano Matteo e Tony che sghignazzano, non si gusta l'interpretazione di Gabriele, né le manate sul collo con cui il gruppo congeda il ragazzino, comprese quelle che lui stesso gli molla.
– Hai visto morettino come ci si diverte? Non c'è da aver paura! – commenta Tony dal fondo del pullman.
– Domani tocca a te!! – grida Fabio.
Francesco zitto.
Il pullman è già entrato a Piombino. L'autista apre le porte alla prima fermata e un terzo dei passeggeri scende, compresa la preda sfuggita al gruppo. Dal vetro posteriore, i tre la salutano con la mano.
Poi Fabio va a ringraziare la biondina su cui è atterrato qualche minuto prima.

2

Alcuni anni prima…

Una Bugatti Type 51 degli anni trenta e due Ferrari, una morbida 250 GTO e un'aggressiva Testarossa, da sopra la mensola parevano osservare la polvere cadere nella stanza. Scendeva in un silenzio assoluto, fatta eccezione per il rumore di qualche macchina in strada, o il latrato di un cane in una villetta nei paraggi.
La quiete durava fino alle dodici e trenta, quando Paola posava le borse, si cambiava in fretta e preparava il pranzo. Ma a volte era Fabio a rincasare per primo. Lasciata in garage la mountain bike verde e blu, si arrampicava fino in mansarda e si immergeva nei suoi giochi.
Navicelle spaziali, pupazzetti snodati e rifiniti nei dettagli. Ne aveva infilato uno dentro la Ferrari Testarossa e aveva creato l'intrepido eroe Jack, che difendeva la Terra dalle invasioni aliene.
Nell’ultimo anno, prima di tuffarsi nelle avventure di fantasia, aveva cominciato a preparare la tavola per lui e Paola. Oppure, quando la madre stava fuori tutto il giorno, si scaldava al microonde un piatto con qualche avanzo del giorno prima e poi aveva tutto il pomeriggio disposizione, con le astronavi o davanti alla tivù.
La prima media scottava. La pagella era un colabrodo e i compiti a casa non proprio il suo forte. Copiare invece lo diventò per necessità. Fabio faceva quello nelle ore in classe, oltre a scontare fermo e zitto la sua pena: la sopportava seduto al suo posto, con la testa persa nello spazio profondo.
Verso la seconda metà dell’inverno però qualcosa era cambiato. Alcuni ragazzi, che si incontravano di pomeriggio per giocare a calcio, avevano cominciato a invitarlo. Su uno spiazzo asfaltato all'inizio di via del Belvedere un pallone rotolava da dopo pranzo fino a buio inoltrato, con una pausa giusto il tempo di cambiar campo. Fabio presenziava, impalato come un cartello arrugginito, sbarazzandosi il più in fretta possibile della palla tutte le volte che questa gli capitava tra i piedi. La cosa agli altri stava bene.
Cominciò a provare sentimenti nuovi: allegria, attaccamento al gruppo, una certa leggerezza. Ammirava i fuoriclasse che gli sfrecciavano accanto come Leonardo e i loro giochi di prestigio col pallone. Ma più di tutti, chi era riuscito ad insinuare una crepa nel muro della sua indifferenza era stato Matteo: un tipo singolare che passava il tempo a raccontare imprese incredibili e a sgolarsi per ricevere palla.
Fabio lo guardava scioccato. Quella forma di egoismo estremo sotto sotto lo attirava.

Un giorno, pedalando verso casa all'uscita da scuola, Fabio si imbatté in un manifesto raffigurante un uomo su una moto da cross, che saltava da un trampolino attraverso un cerchio di fuoco. Ai lati della scena un paio di auto su due ruote e appena sotto un enorme fuoristrada. In basso una scritta annunciava:

VENERDÌ 24 APRILE – ORE 21
PIAZZA DEL MERCATO
GRANDE CIRCO DEI MOTORI!

Il ragazzo rimase a sbavare davanti al cartellone per interminabili minuti.

UNO SPETTACOLO DI ACROBAZIE IMPERDIBILI
DALLA SCUOLA DI STUNTMAN PIÙ FAMOSA DEL MONDO!
UNA SERATA DI NUMERI MOZZAFIATO E TANTO DIVERTIMENTO
DOVE I VERI PROTAGONISTI SARETE VOI!

Buuum.
Una pioggia di fantasie, desideri, sogni inzuppò il ragazzo.
Fu come vedersi allo specchio per la prima volta.
Che classe quel motociclista.

Quando a tavola sua madre gli disse che aveva comprato dei pantaloni carini per lui al centro commerciale, e che doveva provarli, Fabio rispose con un cenno di assenso, poi con voce emozionata disse:
– Ci sarà un grande spettacolo in paese tra due settimane…il Circo dei Motori!
– Cheee?
– È una famosa scuola di stuntman… – provò a spiegare Fabio, ma più osservava la faccia scettica e annoiata di Paola, più le parole gli si inceppavano in bocca. Né seguì un penoso bofonchiare, che girava intorno all'idea di assistere all'evento tutti insieme. A questo pensiero la faccia d’iceberg della donna pose fine dopo neanche dieci secondi.
– Suvvia Fabio! Figuriamoci se vado a vedere degli zoticoni che fanno l'autoscontro.
Lui invece ci voleva andare a vedere quegli zoticoni, anzi non vedeva l'ora. Era questo che avrebbe risposto, fosse stato in grado di dominare la tempesta che sentiva dentro. Invece fu ancora Paola ad aggiungere:
– E poi, comunque, visti i voti che porti a casa, direi che non è proprio il caso.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. Ho appena finito di leggere il libro. Dal punto di vista della scrittura l’ho trovato veramente ben scritto, il linguaggio a tratti mi appare innovativo e ricco di personalità. La storia è avvincente, fin dall’inizio avevo voglia di leggere il capitolo successivo, volevo vedere come andava a finire. Poi devo dire che mi ha emozionato perché sono stata anche io adolescente e mi sono ritrovata in quelle emozioni di rabbia, solitudine, sofferenza, ribellione ma anche nei sogni e voglia di vivere. Il finale inaspettato, ogni età porta con se i suoi problemi resta comunque un filo di speranza che accomuna tutte le tappe della nostra vita e che ritrovo in questo libro. Complimenti Andre, davvero bravo. Anna Casanova Borca

  2. Romanzo in cui l’immediatezza pennella i passaggi, a volte faticosi, che un ragazzino incontra per diventare adulto.
    Nei continui e snelli flashback il protagonista vive gli impulsi che lo spingono dall’obbedienza dell’infanzia, a ricercare e scoprire una libertà vissuta inizialmente nella spensieratezza e poi sempre di più nella spregiudicata e naturalmente irresponsabile adolescenza.
    Nella ricerca forse disperata di una identità, egli ne abbozza una forma in cui crede di riconoscersi, perché apparentemente vincente, usando gli stereotipi che ha ricevuto e che maldestramente riveste.
    Nel successo effimero e nella sconfitta bruciante scopre poi che la vita è molto di più di quanto lo stereotipo, in cui è invischiato, gli propone.

  3. (proprietario verificato)

    E’ bello, intenso, ben scritto con felici intuizioni. Introspezione psicologica inressante.Lo consiglio sicuramtente.

  4. (proprietario verificato)

    ho finito adesso di leggere il racconto di Santoro. Lo trovo bellissimo, intenso, ricco di analisi introspettiva, mai banale. Uno sguardo sul mondo maschile duro e impietoso, ma anche possibilista. Un linguaggio crudo erealistico, a tratti poetico. Lo consiglio. Patrizia Eicher

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Andrea Santoro
Ho 41 anni e vivo a Torino con mia moglie e i nostri due figli.
Ho incontrato la scrittura molto presto, all'età di circa sei anni, ma fin da subito le ho preferito la serie televisiva Supercar e una carriera molto promettente da teledipendente.
Poi però ho cambiato idea, complice una bella crisi adolescenziale e l'incontro con Le notti di Salem di Stephen King.
Ho studiato Scienze Politiche pensando che volevo comprendere il mondo in cui viviamo, per provare a fare la mia piccola parte. E così è andata, sia con l'associazione il Cerchio degli Uomini, impegnata nella promozione di un maschile solidale e non violento, sia con la scrittura.
Mi piace raccontare storie di uomini e donne che osano guardare oltre le loro paure, in cerca di nuovi punti di riferimento.
Andrea Santoro on FacebookAndrea Santoro on Instagram
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