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Tra fuoco e leggerezza

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A distanza di anni la vita può presentarti un conto in eccesso per errori che hai commesso quando eri storto e sbagliato?
Ci sono storie che affondano le radici in un passato ingombrante. Quello di Fabio torna quando rivede il ragazzo che alle superiori ha stravolto il corso della sua esistenza. All’improvviso tutte le cose assurde che ha fatto affiorano con prepotenza da un tempo lontano, quasi dimenticato. Non gli resta che mettersi a nudo e ripercorrere gli anni irrequieti della giovinezza, quando per sentirsi giusto recitava la parte del bullo con chi era indifeso. Abbandonata ogni maschera, ora vuole capire se il presente che sta guardando in faccia ha i contorni di una speranza o di una terribile sentenza.

CAPITOLO UNO

«Quel morettino in terza fila!»
Ecco il perfetto inizio di un’altra giornata altrimenti regalata alla noia, prigionieri di una scatola rumorosa e mal riscaldata. Fabio e i suoi stanno per scoprire un nuovo talento, qualcuno a cui trasmettere senza filtri tutta la loro allegria.

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Il corpo snello e slanciato del diciottenne, fasciato come ogni giorno nei jeans, la maglietta aderente e la giacca di pelle, scatta in piedi e leva il braccio verso la cima del pullman.
Momento delizioso quello della scelta dell’educando: sperimentare il piacere di chi ha in mano le sorti di una moltitudine dà i brividi.
Oltre quel dito puntato questa mattina c’è Francesco, naso pronunciato e capelli neri sopra una figura magrolina, ricurva su un libro di latino che tiene sulle ginocchia. Che fascino quelle parole dall’aria arcaica e misteriosa: assomigliano alle lingue magiche dei romanzi fantasy che legge.
Fuori dal finestrino scorre la statale con il solito paesaggio: pini marittimi, campi coltivati, cascine in cima ai promontori e alla fine piccoli sobborghi che annunciano una cittadina imbrattata dall’industria dell’acciaio come una tovaglia da un’enorme chiazza di caffè.
Due volte al giorno quelle immagini gli passano davanti: lui ci spalma sopra i suoi pensieri, oppure si addormenta cullato dalle vibrazioni del motore. Quel giorno però è ben sveglio e si accorge che la vicina di posto sta ripassando la sua stessa materia.
«A che anno sei?» le chiede.
La ragazza solleva un attimo lo sguardo.
«Al non rompermi le palle.»
I capelli a caschetto hanno seguito il movimento nervoso della testa e una fronte corrucciata fa capolino proprio sopra la montatura degli occhiali. Francesco se ne torna al suo libro.
È in quel momento che la voce di Fabio echeggia in tutto il pullman.
«Quel morettino in terza fila!»
Fabio, Matteo e Tony insistono con le loro attività pedagogiche. Cos’altro inventarsi dopotutto? Vuoi mica sorbirti in silenzio un’ora di viaggio da San Vincenzo a Piombino alle sette del mattino? Col freddo, la noia e il pensiero della mattinata in classe, dove si affloscerebbero come piante cui viene negata la luce.
«Mi sa che ce l’hanno con te» lo avverte la vicina.
Francesco riemerge dalle pagine di latino.
«Con me?»
Le conosce le attività del gruppo. Ogni volta anche lui resta zitto, mentre il malcapitato marcia lungo il calvario. Fa finta di niente e lo spettacolo pietoso dopo un po’ finisce.
E adesso che ce l’hanno con lui, però, che fare?
Francesco cerca di riordinare i pensieri.
Una bolla comincia a gonfiarsi. È la superficie del tempo che si increspa, come le onde che si infrangono sulla spiaggia a qualche centinaio di metri dal pullman, che continua il suo viaggio lento sulla lingua d’asfalto ancora fredda per la brezza della notte.
Alla fine Francesco si alza in piedi e si gira verso l’ultima fila.
«Lusingato, ma non c’ho voglia» sputa fuori, dopodiché si volta di nuovo e si rimette a sedere come se niente fosse.
Le sopracciglia inarcatesul volto della ragazza accanto a lui registrano il tempo che si è congelato.
Silenzio di tomba. Quelli seduti in fondo è come se avessero preso la scossa.
Poi un ruggito si leva: «Oh morettino, muoviti. Forza, se no è peggio».
È la voce rauca di Matteo.
Tony, il piccoletto dal corpo duro come legno intagliato, se la ghigna.
Eppure il silenzio prosegue, scherza con le facce curiose, con i pensieri che graffiano le pareti della vettura.
Gli occhi guardano nel vuoto.
L’unico per niente impensierito, manco fosse stato altrove negli ultimi cinque minuti, è Fabio, che di punto in bianco si alza e inizia a battere le mani.

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Commenti

  1. Ho appena finito di leggere il libro. Dal punto di vista della scrittura l’ho trovato veramente ben scritto, il linguaggio a tratti mi appare innovativo e ricco di personalità. La storia è avvincente, fin dall’inizio avevo voglia di leggere il capitolo successivo, volevo vedere come andava a finire. Poi devo dire che mi ha emozionato perché sono stata anche io adolescente e mi sono ritrovata in quelle emozioni di rabbia, solitudine, sofferenza, ribellione ma anche nei sogni e voglia di vivere. Il finale inaspettato, ogni età porta con se i suoi problemi resta comunque un filo di speranza che accomuna tutte le tappe della nostra vita e che ritrovo in questo libro. Complimenti Andre, davvero bravo. Anna Casanova Borca

  2. Romanzo in cui l’immediatezza pennella i passaggi, a volte faticosi, che un ragazzino incontra per diventare adulto.
    Nei continui e snelli flashback il protagonista vive gli impulsi che lo spingono dall’obbedienza dell’infanzia, a ricercare e scoprire una libertà vissuta inizialmente nella spensieratezza e poi sempre di più nella spregiudicata e naturalmente irresponsabile adolescenza.
    Nella ricerca forse disperata di una identità, egli ne abbozza una forma in cui crede di riconoscersi, perché apparentemente vincente, usando gli stereotipi che ha ricevuto e che maldestramente riveste.
    Nel successo effimero e nella sconfitta bruciante scopre poi che la vita è molto di più di quanto lo stereotipo, in cui è invischiato, gli propone.

  3. (proprietario verificato)

    E’ bello, intenso, ben scritto con felici intuizioni. Introspezione psicologica inressante.Lo consiglio sicuramtente.

  4. (proprietario verificato)

    ho finito adesso di leggere il racconto di Santoro. Lo trovo bellissimo, intenso, ricco di analisi introspettiva, mai banale. Uno sguardo sul mondo maschile duro e impietoso, ma anche possibilista. Un linguaggio crudo erealistico, a tratti poetico. Lo consiglio. Patrizia Eicher

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Andrea Santoro
nato a Milano nel 1978, attualmente vive insieme alla moglie e ai due figli alle porte di Torino. Dopo la laurea in Scienze politiche, ha conseguito un master in Tecniche della narrazione presso la Scuola Holden e lavorato nella comunicazione come copywriter e giornalista. Dal 2010 fa parte dell’associazione Cerchio degli Uomini, impegnata nella promozione di un maschile solidale e non violento. Ha pubblicato i racconti Come una vera signora nella raccolta Senti che storia (Iniziative Editoriali, 2007) e Ferrari nell’antologia del quarto concorso letterario “Stefano Marello” (Graphot, 2010). Tra fuoco e leggerezza è il suo primo romanzo.
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