Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

I tre minuti di Carlo

15%
170 copie
all´obiettivo
62
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Luglio 2020

Carlo, poeta affermato e snob, soffre di un disturbo del sonno comune, la paralisi ipnogogica. Una notte riceve una visita inattesa che cambierà il suo destino, costringendolo a prendere delle scelte che lui mai avrebbe pensato possibili.
Mario, ambizioso giovane leccese, fotografa con gli occhi creando intrecci nella sua mente contorta. Nel tedio incontrerà una luce che lo salverà dalla ricerca spasmodica di passare alla storia.
Intorno a loro un microcosmo di entità che definiranno la loro essenza.
Due personaggi, due storie, due mondi paralleli legati da un destino comune, da una fine comune. Carlo e Mario si ritroveranno faccia a faccia. Il primo nel tentativo di arrestare la sua psiche disturbata, il secondo ad alimentarne la pazzia.

Perché ho scritto questo libro?

Le paralisi del sonno e gli incubi ad esse legati, un disturbo che affligge molti, me compreso. Scrivere questo racconto è un po’ il riposo dei sensi, un tentativo di dar voce a pensieri che mescolano realtà e finzione. D’altronde lo facciamo tutti, tutti creiamo nella nostra mente immagini su un incontro importante o più semplicemente ci costruiamo delle aspettative. Immaginiamo persino il finale. Questo libro nasce con lo scopo di darmi l’ennesima aspettativa, l’ennesimo evento da immaginare.

ANTEPRIMA NON EDITATA

LA DECISIONE
Veronica si chiamava. Vagando l’aveva incontrata. Aveva i capelli ricci e mori e gli occhi castani. Rimase estasiato nel vederla, senza fiato, come paralizzato. Fu improvvisamente folgorato da una musa ispiratrice.
I due si scontrarono perché entrambi sommersi nei propri pensieri. Carlo nella sua ricerca di idee, Veronica nella sua ricerca di essere un’idea. I due si scambiarono delle parole cordiali, le classiche scuse per degli incidenti casuali, le classiche presentazioni, il classico caffè per scambiare ancora due chiacchiere. Dopo l’ennesima tazzina, Carlo e Veronica si salutarono. Lo scrittore si allontanò conscio di aver commesso un piccolo errore, non aveva chiesto alla riccia dagli occhi castani nata sotto il segno del Leone un contatto per potersi rivedere. Approfittò di questo lapsus per dar forma ad un’altra decisione. L’incontro gli aveva fornito una chiave per la sua presunta salvezza.
Carlo avrebbe scritto un racconto su questo incontro mancato, immaginando come sarebbe stato il suo futuro se avesse avuto quel contatto. Magari sì, sarebbe stato un racconto poco originale, poco gustoso, poco interessante per Arte, ma per Carlo aveva un senso, aveva il suo perché, aveva qualcosa di magico conosciuto come ispirazione.
Continua a leggere
Continua a leggere

L’OPERA
Iniziò la produzione della bozza fin da subito. Una ventina di pagine. Niente di più. D’altronde Arte aveva parlato di prosa, non di lunghi romanzi o di storie infinite.
Terminata la bozza, dopo circa tre giorni, la lesse e la rilesse. Corresse i refusi. Aggiunse e tolse delle parti. Si emozionò in alcuni momenti. In altri restò indifferente. Curò nel minimo dettaglio il componimento affinché tutto potesse risultare coeso e coerente con la trama.
Dopo circa quindici giorni, aveva terminato la stesura finale mancava solo la sua firma e l’apparizione del suo committente.
Firmò quel racconto solo dopo essersi convinto che poteva realmente essere la sua ancora di salvezza. La sua vita era appesa ad una forma d’arte che lui non considerava come tale. A quei fogli privi di volontà, frutto di una fredda commissione, un obbligo che mal si sposava con l’essenza di Carlo.
I giorni passavano e di Arte neanche l’ombra. Tutto scorreva come al solito. Tutto seguiva il suo ritmo. La vita di Carlo proseguiva.
Passarono i secondi, i minuti, le ore, i giorni, le settimane, i mesi, gli anni. Carlo continuava a vivere la sua routine nell’attesa della visita. Una lunga attesa che aumentava non il desiderio, ma l’ansia per un destino incerto.

L’ULTIMA VISITA
Carlo raggiunse i settantadue anni con la brama di rivedere Arte.
A tre mesi dal suo settantaduesimo compleanno, durante una delle solite notti, avvenne la seconda visita.
La paralisi lo colpì. Immobilizzato nel suo letto, al fianco del quale un comodino contenente da anni il manoscritto.
Si presentò Arte identica alla prima manifestazione, accompagnata da Morte. La presenza della compagna non lasciava presagire nulla di buono.
Arte dichiarò “Carlo sei pronto? Sono qui per la tua anima”. Carlo non capiva e rispose “Non hai letto il mio manoscritto. Non era questo il nostro patto. Avrei dovuto comporre una prosa per te e se ti avesse soddisfatta avrei avuto salva la vita. Come puoi chiedere la mia anima senza averla letta?”. L’entità riprese “È tempo. Morte, esegui”. Morte falciò. Carlo non ebbe il tempo di fiatare e si ritrovò senza vita disteso sul suo letto.
L’anima di Carlo si staccò dal corpo e le fu concesso di frapporsi fra le due manifestazioni. Abbassò la testa accettando il suo destino. Arte e la traghettatrice partirono portando con loro ciò che restava dello scrittore snob.
Fu interrato in un piccolo cimitero della sua città natale, senza nessuno a piangere la sua improvvisa dipartita, parenti, amici, conoscenti, nessuno era al funerale del celebre poeta.

EPILOGO
Alcuni mesi dopo venne pubblicato un racconto. Un’opera postuma. L’autore era Carlo. A presentare la prosa fu Veronica.
La donna disse “Carlo scrisse il manoscritto molti anni prima di morire. Lo conservò gelosamente per tutto il tempo. Non sapeva però di essere gravemente malato e che a breve sarebbe morto”. Veronica entrò in possesso del manoscritto perché casualmente la madre prese in affitto il monolocale di Carlo e la donna ripulendo l’abitazione trovò nel cassetto di un comodino quei fogli che raccontavano l’incontro mancato. Lei non si riconobbe nel personaggio, perché la stessa non sapeva chi in realtà fosse l’autore di quel racconto. Nonostante ciò decise di offrirlo ad un editore affinché potesse trovare la luce, in rispetto del vecchio proprietario di casa.
Alla fine della presentazione, tra il plauso generale, si scorsero una piccola mano, un’ombra nera cibandosi di uno scalpo, una falciatrice ed un’entità astratta sollevarsi con aria soddisfatta senza essere percepiti da occhi umani.
Carlo si risvegliò affannato, sudato, spense il televisore, posò il telecomando sul comodino accanto al suo letto, si riaddormentò. All’età di cinquant’anni aveva appena vissuto l’ennesima paralisi ipnogogica, durata all’incirca tre minuti.

L’EFFETTO FARFALLA
Risvegliatosi, al poeta snob venne l’idea di raccontare quell’incontro mancato con Veronica, cosa sarebbe successo se quel magico sliding doors avesse prodotto qualcosa di diverso? Voleva però che il suo racconto fosse anche intriso di una certa satira sociale e politica. Cercò di curare la trama in ogni dettaglio, nulla doveva essere lasciato al caso, persino il nome del personaggio principale, Mario, dal celebre protagonista del videogame che aveva reso la sua infanzia più lieve.

GLI OCCHI DELLA LUPA
A Mario piaceva passeggiare per le stradine di Lecce, la sua città, fino a giungere alle panchine di Piazza Mazzini. Una piazza meravigliosa, circondata da verdi alberi e con al centro una fontana che poteva essere ammirata da diverse prospettive, per via delle sedute dislocate su tutti e quattro i lati dell’enorme spiazzo. A quella fontana era legato un bel ricordo.
Era giunto a Lecce sei anni prima da un piccolo paesino a sud della provincia per studiare all’Università letteratura, la sua passione da sempre. Amava la poesia e tutto ciò che potesse trasmetterla. Giunto qui fu rapito dalla città quasi tempestivamente, lui che si era allontanato dalla casa paterna rare volte e mai per tempi prolungati. Aveva una madre, un padre e un fratello minore e uno maggiore.
A Mario, giunto sulla panchina, piaceva in particolare fotografare con gli occhi gli abitanti della sua piccola città, pallido riflesso dell’Italia dei nostri giorni. Riflesso non della politica, ma della nostra società. Contemplava con aria riflessiva il lento scorrere degli eventi di quelle anime, immaginando cosa la vita stesse riservando loro in quel momento. Adorava inventare aneddoti di qualsiasi genere nella sua mente pur di soddisfare il recondito desiderio di dare un senso a tutto quello che vedeva. Non importava che fossero esseri umani o animali, lui doveva immaginare, voleva immaginare ciò che la sua Lecce nascondeva nell’intimo.
Era attratto da diversi tipi, artisti di strada, benestanti, ragazzi e ragazze, persone un po’ in là con gli anni. Molto, troppo forse, catturava la sua attenzione, anche una piccola zanzara che nella calura dell’estate si posava sul suo braccio per sfamarsi, lui non la scacciava, no. Lui la fissava incuriosito pensando che quel sangue le servisse per dissetare il suo padrone che altrimenti l’avrebbe fatta dissanguare dai suoi simili. Così era Mario.
Sembrava perennemente spaesato, come se a momenti non ascoltasse ciò che gli veniva detto. Invece no. Mario vedeva e ascoltava, ma soprattutto ricordava tutto ciò con cui entrava in contatto, un po’ come il naso di Jean Baptiste Grenouille. Lui catturava.
Per raggiungere la piazza si potevano percorrere diverse stradine, ma la sua preferita era il corso che lo accompagnava da Porta Rudiae, al centro della città alla destinazione finale, dove si sarebbe seduto per terminare le sue fotografie.
Lungo il corso avrebbe notato un brulicare di artisti di strada che lui avrebbe guardato con un misto di amarezza e commozione. Amarezza perché erano il simbolo di una miseria che portava quegli artisti a vivere le loro giornate sotto il sole infernale o nel freddo di Asgard, pur di sentire quel dolce di generato da una monetina gettata nella loro pancia. Commozione perché Mario vedeva quegli artisti con un sorriso di sfida verso quella miseria che li aveva spinti a tanto. Così notava, carpiva ogni singolo mutamento nel loro volto.

IL MIMO
Adolf Hitler vestito da Charlie Chaplin, o Charlie Chaplin con aria hitleriana. Lui era muto, silente, non parlava. Diceva, urlava tutto il suo stomaco. La fame aveva azzittito la bocca sul suo viso pallido, ma non la bocca del suo stomaco. Un viso che al dì cambiava forma, diventava cortese con chi gli avesse concesso la grazia che ad un ebreo non fu condonata; si colorava, diventava paonazza per strappare il sorriso, dolce, di un bambino. Aveva con sé un bastone scuro che usava per mimare un balletto di felicità, o per poggiarsi quando le sue gambe stavano per cedere.

IL CLOWN
Un pagliaccio mostruoso che non faceva ridere con una corona di palloncini sulla testa e una di spine intorno al collo. La fame lo stava strozzando. Aveva con sé un piccolo pezzo di cartone con un’incisione: “sono un clown e ho 3000 anni”. Tanti anni in cui soffriva la fame lo hanno deturpato. Il trucco sul viso a momenti colava perché non aveva più nulla a cui aggrapparsi. Sorrideva quando un suo simile, messo meglio di lui, metteva mano al portafoglio e per ricambiare gonfiava un palloncino al piccolo bambino, che accompagnava il gentile donatore. Quel dì gli avrebbe portato una birra. La fame e l’alcool lo rendevano un pagliaccio.

05 novembre 2019

Evento

"Ciurlì", Via Comarolo, n.8, Gratacasolo (Brescia) Insieme alla professoressa di Italiano, Manuela Bondi, dialogheremo a più voci presentando Carlo, Mario ed alcuni dei loro segreti.

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “I tre minuti di Carlo”

Share on facebook
Condividi
Share on twitter
Tweet
Share on whatsapp
WhatsApp
Salvatore Bramato
Nato a Poggiardo nel 1990. Comincio a scrivere nel 2008, una raccolta di poesie che trova luce nel 2014 (“Fogl'in versi. Foglinversi”, con BookSprint Edizioni). Insegnante per passione, lettore per piacere di qualsiasi forma d'arte che possa emettere un'emozione. Amo scrivere, sempre, in qualsiasi circostanza. Motivo per il quale ho sempre con me una penna e un taccuino. Considero gli atti del leggere e dello scrivere come le massime manifestazioni del proprio essere.
Salvatore Bramato on FacebookSalvatore Bramato on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie