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Tu non puoi votare

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Consegna prevista Agosto 2020

“Alcuni di noi hanno il diritto di essere protetti dall’incompetenza altrui”.
L’elezione di Donald Trump come Presidente degli Stati Uniti, il referendum sulla Brexit, l’avanzata dei populismi e dell’estrema destra sono solo alcuni degli avvenimenti degli ultimi anni che sempre più hanno stimolato le persone a pensare che, dopotutto, riconoscere il diritto di voto a chiunque non fosse poi una buona idea. I dati statistici e le ricerche empiriche ci dimostrano come la maggior parte degli elettori siano ignoranti e inconsapevoli di ciò che li circonda.
La democrazia ha creato dei mostri invece che cittadini, ha sacrificato la competenza all’eguaglianza con pessimi risultati. La soluzione sembrerebbe essere l’abolizione del suffragio universale, restringere il diritto di voto, togliere questa possibilità ai cittadini ritenuti troppo ignoranti. Sembrerebbe una proposta sensata. Ma se tu facessi parte dei cittadini esclusi?

Perché ho scritto questo libro?

Ho letto centinaia di persone approvare l’idea che il diritto di voto vada guadagnato, che ci sia bisogno di un test per gli elettori, di un suffragio ristretto. Ho riflettuto e studiato sull’argomento, e ho voluto creare un piccolo libro che sia in grado, una volta letto, di sviluppare in ciascun cittadino-(e)lettore un’opinione critica e autonoma su ciò che leggiamo tutti i giorni, sui problemi delle democrazie, sul perché del diritto di voto riconosciuto a tutti, anche agli ignoranti.

L’elezione di Donald Trump come Presidente degli Stati Uniti, il referendum sulla Brexit, l’avanzata dei populismi e dell’estrema destra sono solo alcuni degli avvenimenti degli ultimi anni che sempre più hanno stimolato le persone a pensare che, dopotutto, riconoscere il diritto di voto a chiunque non fosse poi una buona idea. I dati statistici e le ricerche empiriche ci dimostrano come la maggior parte degli elettori siano ignoranti e inconsapevoli di ciò che li circonda.Continua a leggere
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Le mutate condizioni della società occidentale e i sempre più grandi malumori espressi verso una classe dirigente e politica non all’altezza del compito di governare i complessi processi di globalizzazione che stanno attraversando gli Stati Europei e statunitensi, hanno portato allo sviluppo di un pensiero chiaro: i cittadini elettori non sono in grado di scegliere i propri politici, e se essi ottengono dei risultati pessimi è perché sono lo specchio della società e di chi li vota. La soluzione sembrerebbe essere quella di ridiscutere il diritto di voto esteso a tutti i cittadini indistintamente, riconosciuto per un diritto innato di poter scegliere il proprio rappresentante politico.
Uno dei massimi esponenti di questa rivisitazione delle teorie antidemocratiche è il filosofo statunitense Jason Brennan, il quale con il suo ultimo bestseller “Against Democracy” (“Contro la democrazia”, pubblicato in Italia dalla Luiss Press University), pone dubbi leciti sulla capacità di noi cittadini nella scelta dei politici sulla base di competenza ed esperienza. Brennan suddivide gli elettori in tre grandi tipologie, utilizzando termini popolari presi in prestito da tre ambiti particolari.
Gli elettori Hobbit rappresentano i cittadini più disinformati, non si interessano alla politica e alla cosa pubblica e non hanno né interesse né capacità di giudizio su tutte le questioni che possano riguardare il proprio Paese.
Gli elettori Hooligan, dal termine inglese che identifica gli ultras violenti di calcio nel Regno Unito, rappresentano i cittadini che si interessano di politica ma lo fanno in maniera partigiana, si schierano prepotentemente con una parte politica e contro determinati avversari pubblici e votano seguendo gli istinti dettati dalla propria pancia più che dalla propria testa.
Infine, ci sono gli elettori vulcaniani, mitici personaggi della saga di Star Trek, che rappresentano gli elettori più equilibrati, quelli informati che votano secondo competenza e dopo un’attenta analisi delle questioni politiche e dei dati. Brennan ci dice che la democrazia dovrebbe essere il governo dei vulcaniani, ma nella realtà dei fatti è ostaggio degli Hobbit e degli Hooligan.

Tu non puoi votare è un saggio di natura politica che va ad indagare e analizzare tutti gli aspetti negativi, le malattie intrinseche alla democrazia liberale, argomentati da Brennan e da tutti gli studiosi, scrittori e filosofi che potremmo definire epistocratici, per fornire delle contro-argomentazioni in difesa del suffragio universale, del diritto di voto esteso a tutti i cittadini e dei processi democratici che ci governano dal periodo post-bellico e da quello precedente. In particolare, parleremo di nuove forme di governo definite “Epistocratiche”, ossia quelle forme di governo che prevedono l’abolizione del suffragio universale e il ritorno a un suffragio ristretto nel quale non tutti i cittadini possono andare al voto ma devono meritarselo, dimostrando di essere sufficientemente capaci e competenti per potersi esprimere sulle questioni politiche che riguarderanno l’intera comunità. L’obiettivo di questo saggio è quello di fornirvi tutti gli elementi per poter sviluppare un pensiero critico nei confronti di ciò che non funziona nella democrazia e nei confronti di tutti coloro che semplicemente vorrebbero un mondo in cui non tutti possono avere il diritto di voto, ma solo quelli ritenuti più competente. Per raggiungere tale obiettivo ho cercato di trattare i maggiori argomenti di natura politica e democratica quali l’idealismo e il realismo, i pesi e i contrappesi all’interno della democrazia, gli elettori, la funzione dei partiti, la funzione dei mass media e dei giornalisti, oltre che la trattazione di argomenti fondamentali come l’eguaglianza fra cittadini e la legittimità del potere politico.
La tesi che il governo dovrebbe essere affidato a persone esperte è sempre stata la principale avversaria delle idee democratiche, fin da Platone e la sua definizione di governo dei Custodi, e in questo quadro rientrano anche le tesi epistocratiche proposte da Brennan dopo aver dimostrato come la democrazia si basi non soltanto su un presupposto errato quale il ritenere giusto e razionale affidare la stessa porzione di potere indistintamente ad un corpo elettorale composto per la maggior parte da persone ignoranti, ma anche su strutture governative che non rispettano il principio di competenza e che non sono in grado di amministrare in maniera efficiente la società.
Contro la democrazia si pone nel solco dello scontro teorico fra prospettiva proceduralista, secondo cui ci sono modi di distribuire il potere intrinsecamente giusti o ingiusti, e prospettiva strumentalista, per cui ci sono modi di distribuire il potere che possono essere giudicati solo in base ai risultati giusti ottenuti. Brennan tiene a specificare che tutte le sue argomentazioni si pongono nella prospettiva strumentale e non ideale della critica alla democrazia, ponendosi come obiettivo iniziale quello di opporsi al trionfalismo democratico, ossia l’esasperazione positiva del modello democratico come forma di governo, per poi dimostrare come la democrazia non sia un buon sistema di governo a causa del corpo elettorale caratterizzato da numerosi bias cognitivi, da tribalismo politico e da una ignoranza definita razionale.
Il complesso delle tesi di Brennan seguono essenzialmente tre dimensioni nell’evidenziare la necessità di implementare una forma di governo diversa dalla democrazia, ponendo la distinzione tra ideale e reale, concentrandosi su quanto sia sbagliato il concetto di eguaglianza politica nell’elettorato e di come gli argomenti semiotici, di carattere non strumentale, non reggano in difesa del processo democratico.

Il passo iniziale nella critica alle argomentazioni proposte da Brennan sarà quello di evidenziare l’imprescindibilità della dimensione ideale affiancata a quella strumentale o reale, per gli stessi motivi per cui Aristotele trovava utile descrivere sistemi ideali per avere un modello rispetto al quale confrontare quelli reali, non trascurando che, inevitabilmente, la dimensione ideale della democrazia non può corrispondere alla dimensione reale della stessa, nonostante «il dover essere e l’essere della democrazia sono congiunti».

Per analizzare e controbattere a coloro che vorrebbero limitare il diritto di voto, anche il tuo, è necessario indagare sul concetto di eguaglianza politica. Se gli epistocratici più volte sottolineano come l’eguaglianza politica non sia un criterio giusto e razionale per assegnare porzioni di potere all’elettorato, essi non distinguono nettamente il concetto di eguaglianza politica da quello di diseguaglianza di capacità, i quali non si escludono a vicenda e sono entrambi necessari per un funzionamento pacifico e consensuale del governo. Leggerete e rifletterete su come l’eguaglianza politica sia il presupposto fondamentale di un elemento costitutivo di qualsiasi sistema di governo quale la legittimità del potere e della coercizione esercitata dai governanti nei confronti dei governati. A partire dalle considerazioni proposte da Jacques Rancière, il quale sottolinea come sia Platone sia i pensatori moderni del contratto e della sovranità come Hobbes e Rousseau si siano scontrati con la questione del consenso e della legittimità collegata all’eguaglianza politica, si è dimostrato inevitabile riconoscere come il suffragio universale e l’eguaglianza politica costituiscano una incredibile capacità di produrre obbedienza alle regole e di come la democrazia sia diventata un principio di legittimità del potere esercitato sui cittadini. Brennan liquida facilmente il grosso problema della legittimità che deriverebbe da un sistema epistocratico con suffragio ristretto o privo di eguaglianza politica, sostenendo che nella democrazia non vi sia un rapporto consensuale tra governanti e governati e che il cambio della forma di governo sarebbe ad ogni modo auspicabile se si provasse che i risultati ottenuti dall’epistocrazia siano più soddisfacenti di quelli ottenuti dalla democrazia.

Gli antidemocratici tendono ad ignorare altri elementi fondamentali dei processi democratici quali le istituzioni non elettive presenti all’interno della democrazia che rispettano il principio di competenza, i pesi e i contrappesi inseriti nella struttura democratica, e le funzioni svolte da alcuni agenti istituzionali nel governo di uno Stato quali i partiti politici, la classe giornalistica e apparati statali importati come la pubblica amministrazione. Evitare una riflessione su questi elementi significa rendere deficitario l’intero impianto teorico proposto a favore dell’epistocrazia, perché si ignorano troppe conseguenze e fattori che influenzano i risultati negativi descritti da chi la democrazia la critica e la vorrebbe demolire. Se l’analisi delle trasformazioni interne ed esterne dei partiti politici, deputati nello scorso secolo alla formazione e all’orientamento dell’opinione pubblica e del corpo elettorale, sarà fondamentale per sottolineare come l’influenza di tali mutamenti ha ripercussioni forti sul sistema democratico e sul rendimento del corpus elettorale, imprescindibile sarà anche la disamina dei processi mediatici e dei media. Il ribaltamento dei ruoli fra giornalisti e cittadini, con i primi piegati agli interessi dei secondi, rappresenta solamente uno dei tanti aspetti evidenziati che modificano non soltanto la formazione di una opinione utile e obiettiva della realtà politica da parte dell’opinione pubblica, ma anche un fattore determinante nell’avanzamento di quella che è stata definita da Manin come «democrazia del pubblico». Inoltre, affrontare la questione inerente al clima di anti-intellettualismo e di rivalutazione del ruolo degli esperti che pervade la società contemporanea e che rischia di far degenerare la democrazia nella «popolocrazia» descritta da Ilvo Diamanti, risulta essere essenziale per una definizione precisa del contesto nel quale le critiche di Brennan dovrebbero collocarsi e di quali fattori invece vengono sistematicamente ignorati.

Vengono proposto due tra le più grandi obiezioni contro le teorie epistocratiche e contro l’abolizione del diritto di voto esteso a tutti è cittadini.
La prima fa riferimento all’obiezione demografica, descritta da Estlund come l’esclusione di una parte rappresentativa dell’elettorato in un regime di suffragio ristretto che causerebbe una sotto rappresentatività di diverse classi sociali e dei differenti interessi espressi dal corpo sociale. La seconda obiezione riguarda, invece, il conservatorismo burkiano, richiamato dallo stesso Brennan e riferito ai costi di transizione che richiederebbe il passaggio da un regime politico ad un altro, tenendo conto di tutto ciò che ne conseguirebbe in termini di stabilità e legittimità.
Non tener conto dei problemi legati alla legittimità del potere basato su un corpus elettorale che taglia fuori una grande porzione di società e che non riesce a rappresentare tutte le classi sociali e tutti i diversi interessi, così come sottovalutare la funzione e il potere del principio di eguaglianza politica e dei costi reali di transizione che verrebbero chiesti alla società per cambiare i sistemi democratici con forme epistocratiche di governo, sono sintomo di una intenzione solo apparentemente propositiva degli studiosi critici nei confronti della democrazia.. Piuttosto, si ha l’impressione che Brennan, e tutti gli altri studiosi di democrazia, vogliano ammonire severamente i lettori riguardo ai rischi a cui andremo in contro se non si pone una seria riflessione circa la struttura non soltanto ideale ma procedurale della democrazia, tenendo a mente che essa vada adeguata e mutata secondo il contesto attuale che vede la crisi dei corpi intermedi e degli strumenti di partecipazione politica della cittadinanza da una parte, e dall’altra le nuove condizioni in cui operano i processi mediatici e di informazione oltre che le strutture di carattere oligarchico e non elettive che lavorano all’interno del sistema governativo democratico.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Federico Fato
A 12 anni al Grande Fratello preferivo Ballarò su Rai3, leggere noiosi articoli sulla politica e discuterne online.
Alla malsana passione per la politica e l'attualità, ho dato seguito laureandomi in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Bari con una tesi inerente all'Epistocrazia, a ciò che non funziona della democrazia e alle nuove teorie politiche su suffragi ristretti e limitazioni di voto. Attualmente frequento un corso magistrale in Politica, Amministrazione e Organizzazione all'Alma Mater Studiorum- Università di Bologna. A fasi alterne mi dedico ai film e alle serie tv, rigorosamente in lingua originale.
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