Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Il turchino dei tuoi occhi

Il turchino dei tuoi occhi

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

Svuota
Quantità
Consegna prevista Novembre 2021
Bozze disponibili

Carlotta ha sempre vissuto nel villaggio di suo Zio, inconsapevole dell’esistenza di un mondo là fuori dove il tempo scorra a un passo diverso da quello scandito dalle campane a lei familiari della chiesa, e dalle grida dei pescatori sul lago. Finché, una notte, la vista di una figura stregata nella nebbia non cambia per sempre il corso della sua esistenza. In una discesa infernale nel ventre del suo paese, Carlotta dovrà affrontare pericoli inimmaginati per recuperare il turchino smarrito dei suoi occhi. E, forse, per salvare se stessa. Il turchino dei tuoi occhi è una fiaba moderna, a tinte fosche, intrisa nel folklore di una non precisata Italia centro-meridionale, fatta di sbadigli, fascinazioni e creature fatate. Un universo che sparisce lentamente, ma che, talvolta, riaffiora estemporaneo nella memoria di chi lo ha vissuto.

Perché ho scritto questo libro?

Avevo appena finito di leggere “It”, e c’era un vuoto enorme a forma di clown nelle mie giornate. Ricordo che persi ore a cercare nelle librerie di Parigi un libro che mi potesse prendere altrettanto. Avevo in mente qualcosa di molto preciso, affine a “It”, ma scritto diversamente, con ambientazioni differenti. Come quando vai al ristorante, hai un’idea chiara di cosa vorresti, ma non lo trovi. Torni a casa, e te lo cucini. Ecco, non trovando il libro che volevo, l’ho scritto.

ANTEPRIMA NON EDITATA
Il buono, il bravo, il dolce Zio Ciccio l’aveva presa dai suoi genitori quando ella era ancora in fasce, dopo il loro assottigliamento. Egli l’aveva sempre inteso così, come un assottigliamento, il farsi sempre più sottile di una corda, fino alla sparizione: come, insomma, se non si trattasse di uno sconfinamento di categorie, ma di una progressione verso l’inconsistenza. Allo stesso modo, di certe bestie boschive si dice che non invecchino mai davvero, ma che diventino sempre più minute, fino a farsi invisibili ai loro stessi figli. Carlotta sapeva che lo Zio, prima o poi, si sarebbe fatto sottile anch’egli, e già notava che i solchi sul suo viso non sparivano più col distendersi delle espressioni; ma questa nozione aveva la debolezza di un’astrazione logica: quella forma unica di genitore e nonno risiedeva in uno spazio interno alla sua coscienza, e non avrebbe mai potuto lasciarla per più tempo di quanto non le servisse per rincasare dal paese. E, per ora, egli non aveva mai deluso le attese della nipote: non mancava dalla porta ad accoglierla, non mancava di giorno quando Carlotta ricapitolava per pranzo.

Continua a leggere

Continua a leggere
La strada che riportava alla casa dello Zio Ciccio si asserpentava sul declivio della collinetta che gettava sul lago, un poco sopra il resto del paese. Ogni volta che doveva scenderne, Carlotta trascurava il rischio di spaccarsi un osso lungo la viotta ripida e sconnessa, e anzi si scapicollava con l’ebbrezza di quando, ancora bambina, godeva a ruzzolare tra la sassaia dell’osservatorio (la cima calva del colle, dove il gesso riaffiorava in concrezioni scheletriche riverberando la luce della luna contro i tronchi argentati degli ulivi). Le ammonizioni dello Zio non servivano a nulla all’epoca, e non servivano a nulla adesso, quando, nel fiore rugiadoso dei suoi primi diciott’anni, l’aria fresca della sera ravviava come un pettine i capelli dorati di lei corrente. A volte, mentre rotolava verso il centro del villaggio, il sapore di finocchietto e arance che calava dalle montagne le entrava dal naso nella gola, e le pareva di bere, di bere la brezza come l’acqua da un albero bucato. In quei momenti, Carlotta chiudeva gli occhi e precipitava a valle come un pallone, inconsapevole di sé, del proprio corpo frangibile e dello sguardo esterrefatto della gente.
Talvolta ancora, la mattina presto, quando il sole appena increspava le foglie intirizzite dell’olivarella, scossa dal suono della campana della chiesa Carlotta usciva dalla casa dello Zio, e cominciava a zompare verso il paese, a zompare sempre più in alto, e infine, per le ultime poche spanne della strada, a volare a mezz’aria come fanno i banchi di pesci salterini, appesa a un gancio mobile benedetto dal Signore. Il vecchio prete si era abituato a vederla entrare dalla finestra, a funzione iniziata, come fosse la luce degli angeli bruciata sui fedeli che intenti la guardavano.
Quando al crepuscolo rientrava dallo Zio, Carlotta tendeva la vista al rosso del sole morente tra i monti, e se ne lasciava inebetire, gonfiando il petto sinché il respiro non si ficcava fino al fondo dei suoi piedi. La cognizione di altri luoghi, dove le strade non fossero trapanate dalle radici e sparse dei fiori in primavera, la eludeva, con tutte le sue sconfortanti conseguenze. La fuga, per lei, era solo quella, peraltro misteriosa, delle rondini d’inverno, o dei commessi che dopo gli acquazzoni andavano via a spacciare i porcini oltre la collina, per poi rientrare con qualche spiccio di denaro. Il nuovo mondo di Carlotta non richiedeva un transatlantico, ma cresceva spontaneo tra le erbacce del giardino, sotto lo sguardo attento di Zio Ciccio.
Le anziane e meno anziane malelingue del villaggio, che all’età dei fatti insistevano sull’inettitudine dei maschi solitari a badare ad altro che a sé stessi, avevano dovuto ricredersi; ma questa rinnovellata intesa, anziché stabilire in loro un’idea più mite degli uomini disammogliati, non aveva operato che una strana e singolare soprelevazione di Zio Ciccio dal piano dei mortali. A questa insolita persuasione contribuiva senz’altro la posizione innalzata della sua villetta rispetto al resto dell’abitato, appena qualche braccio al di là delle immaginate mura del villaggio, ma abbastanza per segnare l’ingresso in un regno più selvatico, teso verso la boscaglia che s’innalzava all’osservatorio. Spesso, di notte, quando la nebbia scivolava dalle cime impigliandosi come bava di lumaca tra gli arbusti che lungheggiavano la viotta ripida, il terreno di Zio Ciccio e Carlotta restava invisibile per chi dal basso occhiava verso la foresta; e così pure, per loro, era il borghetto, sebbene appunto la distanza reale, esterna, quella insomma misurabile, fosse esigua.
La casa era appena maggiore delle altre più a valle, ma il giardino era spazioso, e anche il forno, il pozzo e la dipendenza erano sparpagliati su un’area relativamente ampia. Gli interni erano aggrappolati come lungo uno spiedo, e si prolungavano come un budello verso la selva: dall’ingresso si entrava nella cucina, poi nel salotto, poi nelle due camere, ciascuna munita di un bagno, separate da un muro che, partendo dalla metà della parete finale del salotto, restituiva due vani larghi la metà dei precedenti. Questa curiosa conformazione oblunga della villetta era stata congegnata in tempi nei quali la vegetazione non era ancora giunta al proprio confine di allora, dimodoché, forse, le camere da letto potessero dare su un largo spiazzo di erbetta e (forse ancora) campi. L’opinione diffusa era comunque che il rozzo declivio della collina avesse favorito l’avanzata del bosco verso valle, e ora gli ulivi quasi entravano, con rami molesti, dalla finestra di Carlotta. Addormentarsi con le benedizioni dei lupi per lei non era, però, cagione di angoscia; ella aveva ormai imparato a fare dei loro ululii la compagnia danzante dei suoi deliziosi deliri notturni, e ne temeva piuttosto gli sporadici silenzi, come se sentisse mancare una guida nel regno dei fantasmi della sua immaginazione, o come se le loro conversazioni inopinate dettassero una cadenza ai suoi sospiri. La mattina, al rintocco delle campane, le riunioni delle creature silvane erano a ogni buon conto già disciolte, e sino alla sera nessuno avrebbe più incrociato un lupo sulla sua strada (neppure chi, come Carlotta, rovinava per gravità, senza badare ai suoi passi, senza sapere se stessa, facile preda per una bestia – almeno finché non cominciava a volare).

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Maria Cortese, si, il disagio c’è oltre l’esperienza della protagonista, emerge tra le righe come uno scatto non sviluppato: Carlotta è oltre quel disagio e lo richiama alla memoria come il fatto non narrato perché non c’e da narrarlo, non è mai il suo disagio: Carlotta, inintenzionalmente, risponde ad una domanda non non detta di confronto in maniera esemplare

  2. (proprietario verificato)

    Nipote mio, ho letto con vero piacere il tuo racconto. Ho sentito il disagio dell’adolescenza e l’ho vissuta leggendo “il turchino dei tuoi occhi”. Non posso che consigliarne la lettura.

  3. (proprietario verificato)

    È una strada nuova e percorribile, un invito a osare d’essere per salvarsi, una testimonianza per i lettori più giovani e un accorato invito a lasciare che sia per gli altri lettori. Lo consiglio vivamente ad entrambi

Aggiungere un Commento

Condividi su facebook
Condividi
Condividi su twitter
Tweet
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Lorenzo Maselli
Lorenzo Maselli nasce a Roma, il 17 Aprile 1996. Negli anni dell’università ha l’opportunità di spostarsi in giro per il mondo, tra Norvegia, Etiopia, Francia e Stati Uniti. Terminato il corso ordinario alla Scuola Normale Superiore, si trasferisce dapprima a Parigi, quindi a Gent, in Belgio, dove sta attualmente svolgendo la propria ricerca di dottorato su temi di linguistica africana. Al di fuori dell’accademia, Lorenzo collabora con alcune riviste online, per le quali cura rubriche di approfondimento sulla storia del cinema horror e su varie questioni relative alle grandi capitali africane. “Il turchino dei tuoi occhi” è la sua prima opera di narrativa.
Lorenzo Maselli on FacebookLorenzo Maselli on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie