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Tutti vogliono uccidere Dio

Tutti vogliono uccidere Dio
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Consegna prevista Dicembre 2021
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Tony Munafò lavora al Call Center di una software house e vive in un mondo di strani mammiferi, oppressi da un bug di programmazione che impedisce loro la corretta gestione del parametro comportamentale di base, la libertà, che ne ha causati altri sette: i vizi capitali.

Fin quando non appare Junior, un cliente che dichiara di essere Dio e di dover superare un esame di programmazione per mantenere la sua posizione «divina», ma Reboot, il software che usa per gestire il mondo, ha sette bug e gli resta solo una settimana per mostrare alla commissione esaminatrice di averli risolti, pena il reset del mondo.

Tony e i suoi strampalati amici, decidono di aiutarlo in questa folle impresa e finiranno per cacciarsi nei guai.

Perché ho scritto questo libro?

Tutti vogliono uccidere Dio nasce da un’esigenza igienica: mettere ordine nella confusione che ho in testa. È infatti scientificamente provato che i pensieri lasciati a marcire alla rinfusa possano causare piaghe da decubito.

Non dar retta a tutte le storielle sulla nobiltà della scrittura. Scrivere e pensare sono fatiche immani che solo il buon Sisifo può capire.

Tutti vogliono uccidere Dio è un ironico tentativo di inscatolare i miei pensieri sul concetto di libertà per far spazio ad altri rimuginii.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Una specie di prologo

Mi chiamo Gaetano Munafò. Ho questo nome di merda perché mio nonno si chiamava così. Usanze siciliane dure a morire. Nulla contro la Sicilia, tecnicamente sono mezzo siciliano, ma piuttosto che viverci, preferirei lavorare come annusatore di ascelle in un’azienda di prototipi di deodoranti.

Nessuno mi chiama Gaetano. Nessuno deve farlo. Una volta Amedeo alle elementari ci ha provato. Adesso lo chiamano “Amedeo nove dita”. Nessuno deve conoscere il mio vero nome. Mi dovete chiamare Tony e basta!

Mi piacciono due cose: guardare i vecchi film e i video dove si schiacciano i brufoli su Youtube. Non so perché, ma più sono grossi, più pus esce e più mi piacciono.

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Basta una parola per definirmi: accidia. Per la Treccani, l’accidia è “Inerzia, indifferenza e disinteresse verso ogni forma di azione e iniziativa. Più in particolare, nella morale cattolica, negligenza nell’operare il bene e nell’esercitare le virtù (nell’antica tradizione teologica, uno dei sette peccati, o vizi, capitali)”.

Secondo me è un complimento.

Alla mia età Gesù ne aveva fatte di cose, anche se sarebbe morto entro l’anno, invece a me non va di fare un benamato. Credo che questa cosa abbia a che fare con la libertà, con la possibilità di fare o non fare, ma non ho mai approfondito, per pigrizia.

Sono talmente pigro, che non ho mai veramente scelto di fare qualcosa. Mi sono sempre trovato spinto dall’esterno, liscio come una supposta su per i meandri oscuri delle chiappe. È stato così per l’università e per il lavoro. Il DAMS (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) per via dei film e il Call Center perché mio padre Eligio, appena andato in pensione, ha deciso di tornarsene all’amato paesino natìo di Rocca Venerina, nel bel mezzo del buco del culo della Sicilia. Evidentemente la terra di sepoltura lì è più morbida. La motivazione ufficiale è che così può prendersi cura meglio di mia mamma che, dopo l’incidente, non c’è più stata con la testa. Tutta la famiglia non c’è più stata con la testa, ma queste sono faccende personali che, se avrò la forza ed il coraggio, magari vi racconterò in un’altra sede.

A me restavano solo due opzioni: scendere in Sicilia con lui e finire l’università lì; oppure trovare un lavoro qui a Roma. Piuttosto che prendermi il cannolo nel di dietro, mi sono lasciato scegliere dal lavoro. Non sono andato a cercarlo io, ma ho risposto ad una mail di spam della HardworkinForce, l’agenzia internazionale di lavoro interinale.

Dopo tre anni di vita da solo, posso riassumermi così: sono Tony, che ha lasciato l’università a cinque esami dalla fine e che lavora nel Call Center dell’assistenza italiana della Peach, l’austriaca Software & Hardware House più ricca del mondo.

Quando dico che lavoro per la Peach, tutti mi fanno i complimenti, ma non sanno che in realtà lavoro per la HardworkinForce, che mi affitta alla Front&Back, controllata dalla Human Performance. Una di quelle scatole cinesi all’italiana per pagare meno tasse. Siccome sono pigro, lascio credere a tutti che lavoro direttamente per la Peach, anche perché così mi trattano come una specie di ingegnere che sorseggia tè su una base spaziale, mentre spara razzi sulla Luna. Ti trattano tutti meglio se credono che lavori per una multinazionale.

E invece lavoro in un Call Center, ricamando un miraggio di pensione più difficile della conquista di Marte, terra ferma sulla quale approdare dopo settant’anni di risvegli all’unisono con gli agricoltori della Basilicata, due ore quotidiane di pollaio dei mezzi pubblici, per raggiungere stie ancora più rumorose e buttarsi in un’apnea di otto ore di lagnose lamentele di primati senza opposizione pollice-indice, riprendere fiato per un’ora di pranzo e concludere, dopo un dejà-vu di due ore di pollaio a ruote, con uno spiaggiamento sul letto, farcito di propositi di festini, che si infrangono sulla realtà di fiction piene di preti e sonni pieni di rivincite. E qui riprendete pure fiato.

Tutto questo se tutto va bene, perché il privilegio di questa grande bellezza non è affatto sicuro: tra una settimana scade l’ultimo rinnovo con la HardworkinForce. O mi faranno lo staff leasing, cioè un contratto per cui diventerò ufficialmente precario a tempo indeterminato, oppure mi troverò in mezzo a una strada.

La mia accidia mi impedisce di cercarmi un altro lavoro, sicuramente pagato meglio. Altro che “generazione mille euro”. Averceli mille euro al mese. Con gli straordinari, grasso che cola se arrivo a novencentocinquanta euro al mese. Dicembre scorso sono riuscito ad arrivare a millecentoventitré euro e settantasei centesimi. Ancora ci sono i bicchieri di carta dello spumante seminati per casa.

Anche se la mia stanza, nell’appartamento che condivido con altri tre coinquilini, ha la televisione Full HD e la Play Station, c’è qualcosa che non va nella mia vita. Se fosse un software della Peach, chi lo ha progettato si sarebbe sbagliato alla grande, o sarebbe un pivello della programmazione.

Mi dicevano che da grande avrei avuto la libertà di diventare qualsiasi cosa, ma allora mi sa che questa famigerata libertà è un videogame in fase Beta, perché mi sento sempre in un livello duro di Tetris: tanti mattoncini da incastrare e pochissimo tempo.

Ma la mia vita è cambiata quando quell’estate ho incontrato Dio.

2021-06-09

Aggiornamento

Ciao a tutti cari sostenitori. La campagna di «Tutti vogliono uccidere Dio» su Bookabook è giunta al termine. Non è stato raggiunto il goal per la pubblicazione dell’opera, ma sono stati raccolti i 60 pre-ordini necessari per effettuare l’edizione limitata per voi sostenitori. Nei prossimi mesi bookabook si occuperà di effettuare la revisione del testo, l’impaginazione e la produzione in formato cartaceo ed ebook, dopodiché il libro verrà consegnato a tutti i sostenitori del progetto. È stata comunque un’esperienza da cui ho imparato moltissime cose, la più importante è che il mio rapporto coi social va molto migliorato. Non smetterò mai di esservi grato per avermi sostenuto e voglio ringraziarvi uno per uno. Per Bookabook siete pochi, ma a me sembrate tantissimi e vi voglio bene, ma proprio fisicamente! Valentina Gregori, Nicoletta Todisco, Micaela Del Zotto, Marta Mazzelli, Maria Grazia Cavarretta, Barbara Fiocco, Ugo Mancino, Monica Miele, Paola Caprioli, Francesca Gabriele, Gianni Morittu, Paolo Del Buono, Oana Hosu, Sara Biribicchi, Gianluigi Marcucci Tasso, Marco Lombardi, Enrico Sordi, Giacomo Giubilini, Tamara De Pau, Marta Priori, Sara Logiudice, Giuseppe Giglio, Raffaella Aloe, Marisa Mugianesi, Natascia Lavina, Alessandro Sakoff, Alessandro Trabalza, Francesco Sulpizi, Juan Pablo Forbitti, Simone Cavatorta, Eleonora Migliore, Eva Tarantino, Carlo Bonaiuti, Raffaele Lombardi, Annaclaudia Giordano, Simona Casalinuovo, Simone Gregori, Silvia D’andrea, Fabio Palmieri, Mimma Santarsiero, Alberto Grandi, Daniela Refosco, Diego Capitani, Mario Gregori, Filippo Barbanti, Daniela Cozzolino, Paolo Bacchi, Luca Mencarelli, Laura Montini, Isabella Vettore, Sauro Ciantini.
2021-03-25

Aggiornamento

Il video qui: https://youtu.be/OoIa-UpcW8s Dai una sbirciata ai personaggi di «Tutti vogliono uccidere Dio». Ho trentatré anni e mi chiamo Gaetano Munafò, ma nessuno può chiamarmi Gaetano. Mi dovete chiamare Tony e basta. C’è una parola che mi definisce e che è uno dei sette vizi capitali: accidia. È un modo molto pettinato per dire che sono pigro fino allo sfinimento. Vivo da solo da tre anni ed il mio trailer è: sono Tony, che ha lasciato l’università a cinque esami dalla fine e che lavora nel Call Center dell’assistenza italiana della Peach, l’austriaca Software House più ricca del mondo, che affitta i lavoratori dalla Human Performance, che li affitta dalla Front&Back, che a sua volta li affitta dalla HardworkinForce, in una di quelle scatole cinesi all’italiana per pagare meno tasse. Altro che “generazione mille euro”. Averceli mille euro al mese. Non mi piaceva la mia vita, questo è vero, ma è cambiata quell’estate ho incontrato Dio.
2021-03-23

Aggiornamento

Il mio genere narrativo: https://youtu.be/SiSJebI4TcY
2021-03-23

Aggiornamento

Il mio genere narrativo: https://youtu.be/SiSJebI4TcY
2021-03-23

Aggiornamento

Qual è il mio genere narrativo? Queste le parole di un regista che ha letto le bozze di "Tutti vogliono uccidere Dio": «Mi sono divertito, ma è roba strana e purtroppo non tratto il genere distopico ontologico.» Da ipocondriaco provetto mi piazzo davanti al computer, ma nessuna traccia di genere distopico ontologico, anche se in compenso ho finalmente visto com’è fatto un pangolino. Cerca e ricerca ciccia fuori che il mio genere È e NON È distopico. È DISTOPICO perché mi piace descrivere realtà immaginarie, perché descrivere e/o leggere descrizioni realistiche di personaggi e situazioni, mi annoia alla morte. NON È DISTOPICO perché non narro mai il futuro, solo qualche strisciatina di passato ed il mondo che racconto non è mai opprimente e pericoloso, al massimo surreale, paradossale e comico. Sarà perché ho iniziato la mia carriere di autore scrivendo cartoni animati? Se il genere distopico non mi inquadra completamente, non mi resta che andare ad analizzare l’«ontologico». Nei prossimi aggiornamenti però.
2021-03-18

Aggiornamento

Oltre ai social, ho caricato i video su «Tutti vogliono uccidere Dio» su questo link: https://mailchi.mp/41d1b69b2a41/re6xby2jk5
2021-02-24

Aggiornamento

3, 2, 1... partito! La campagna di crowdfunding di «Tutti vogliono uccidere Dio» è iniziata. Ti dichiaro ufficialmente ambasciatore di questa campagna, con il titolo di «Gran informatore reale dell'ordine della giarrettiera». Quell'ansia che senti è il peso della responsabilità. Condividi sui social, consiglialo, leggi le bozze in anteprima e lascia una recensione sul sito. Ogni piccolo gesto può aumentare il bacino dei potenziali lettori e può avvicinarci all’obiettivo.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho la fortuna di conoscere lo scrittore di persona e la fortuna di aver già letto altri suoi romanzi e racconti. C’è poco da dire: è geniale. La sua scrittura ti rapisce! È ironico, diretto, accattivante, battuta sempre pronta, una scrittura molto descrittiva che sembra ti faccia vivere il libro in prima persona. Tutto questo lo ritrovi in “Tutti vogliono uccidere Dio”: una corsa contro il tempo per aiutare Junior (alias Dio) a superare il suo esame e salvare il mondo da un ripristino totale. È un susseguirsi di eventi che non puoi smettere di leggere. Ma, in fondo, chi è che non vorrebbe avere un Dio hipster come amico da aiutare?! Da sostenere assolutamente!

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Alessandro Liggieri
Le prime testimonianze dell'esistenza di Alessandro Liggieri risalgono al VII sec. a.C. a Babilonia, dove prende la licenza elementare e si verifica il primo mistero: lascia la città e la torre crolla.

Nel 473 d.C. a Roma prende la licenza di scuola media e scompare il 28/6/1914 a Sarajevo ottiene la maturità classica.

Riappare ad Hiroshima il 6/8/1954, dove si laurea in filosofia e inizia la carriera nel rutilante mondo dell’animazione che lo porta a conoscere personaggini non da poco, come Walt Disney, a cui ritinteggia la cucina.

È in età ormai avanzata che inizia a scrivere romanzi e pubblica «Eugenio», «I Bitozoli» e «Backup» e collabora poco con Tolstoj perché la sua idea di cambiare il titolo di «Guerra e pace» in «Un supplì al telefono» viene incomprensibilmente bocciata dallo scrittore russo.

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