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Umano dilettante

Umano dilettante
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Consegna prevista Gennaio 2022
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Comincia con un cadavere sul tappeto del soggiorno, in una pozza di sangue.
Prosegue con la scoperta di una mamma che non ha nulla da invidiare alle attrici svedesi; fa una tappa al bar e poi s’inerpica fra due sorelle quasi gemelle, ma che più diverse non si può.
Quando arriviamo a conoscere Turriano, già si sono spente le eco di diversi amici andati, laggiù, nella bassa, lungo il fiume.
Incontreremo lucertole che si fanno draghi e saremo turbati dagli alieni. Troveremo il Sor Pickwick sulla nostra strada, ma anche Fosco, Andreino, un anarchico, una diva e altri personaggi poco noti, ma, credetemi, efficaci e validi nell’affrontare le battaglie epiche che ci attendono.
E si libra, alla fine, una speranza, quando ci accorgiamo che i cani hanno imparato la matematica.

Perché ho scritto questo libro?

Hai presente quando dici “ora scrivo il mio romanzo”?
Poi saltano fuori storie. E ancora storie. Storie nuove prima di concludere le vecchie, con molte che si perdono nei meandri neuronali. Aborti naturali.
Che storia, le storie!
Così ne ho raccolte un po’, ho lasciato ancora appeso il famigerato romanzo e… eccomi qui.
È quasi certo che fra qualche giorno fornirei una risposta diversa. Perché le risposte sono fatte così, sono ondivaghe. Le domande, i dubbi, sono l’unica cosa certa della vita

ANTEPRIMA NON EDITATA

Ho bisogno di un bar.

Un vecchio bar. Poca luce, Glenn Miller in sottofondo, il barista laconico ma spiritoso, che sa porgerti una parola di saggia arguzia sui disastri di una storia d’amore o su disavventure professionali. Un barista col nome anglofono. Sam. No, Sam era il pianista. Forse Fred, un nome corto. Oscar! Ecco, Oscar è il nome di uno che non si sa da dove venga, ma ora è qui, è qui per far conversazione con me, al bancone di un bar, entrambi navigati e naviganti della vita, a chiacchierare per epiteti. E sguardi. E mezzi sorrisi amari. E consapevolezza che siamo padroni del mondo, alla faccia della miseria, perché non sta nel dollaro il potere della conoscenza.

Un bar come se ne trovavano una volta. O forse non si sono trovati mai e stavano tutti dentro i film americani.

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Ordinerei un… Cazzo, berrei una grappa. Una riserva o una torbata. Ma non puoi ordinare una grappa in un bar così. E poi, Oscar che farebbe, mi si rivolgerebbe con palese accento trentino? No, niente grappa. È che detesto il whisky. Potrei prendere un rhum. Mmmhh… sa un po’ troppo di Tortuga, anziché del mio completo grigio con cravatta stretta. Vediamo… un gin! Secco, aspro, maschio. Ausilio, senz’altro, al dialogo cameratesco.

Ecco: la penombra di un bar, ordinando un gin al compiacente Oscar.

E finalmente… Eccomi qui a sorseggiare il mio gin. Il locale sembra quello giusto, anche se il barman, a dire il vero, non è un granché.

Si avvicina un uomo, sorridente, casual, sulla trentina: «Mi offri da bere?».

«Caschi malissimo, amico, sono etero fondamentalista.»

«Che c’entra?» mi risponde, sempre sorridendo «Sono etero anch’io. Un eterosessuale che ha voglia di bere e non ha un cent in tasca.» La parlata è sciolta. Non percepisco accento, ma, piuttosto, un sentore di radicata cultura.

Sorrido anch’io. Chissà, magari potrebbe essere lui il mio Oscar?

«E che ci guadagno a offrirti da bere?»

«Dovresti farlo per riconoscenza. Sono qui per salvarti la vita.»

Non trattengo la risata, ma lui non perde l’aplomb.

«Salvarmi la vita?» gli chiedo «E ti accontenti di un bicchiere di gin? Sei decisamente a buon mercato!»

«Non mi hai chiesto come

«Ok… Come?»

«Portandoti fuori di qui.» Continua a essere sorridente e sciolto.

«Vuoi scherzare. L’ho cercato per più di un’ora questo posto, guidando nel traffico.»

«Nel tuo futuro non c’è niente di buono qui.»

«Predici il futuro. Bene! Cosa sei, una sorta di angelo? Un profeta? Dio? Cosa sei?»

«Credi in Dio o negli angeli?»

«Dimmelo tu, sai leggere il futuro.»

Comincia a piacermi, forse gli offrirò da bere. Sorride, forse l’ha capito.

«Prima pagami un bicchiere e poi ti porto fuori di qui, perché credo sia così che dev’essere…»

Un forte rumore all’ingresso del bar. La porta sbatte. Entrano uomini con passamontagna sul viso, armati. Inconsapevolmente ne conto tre e contemporaneamente mi acquatto dietro una delle colonne a ridosso del bancone.

«Tutti a terra!» urla uno degli incappucciati «Tutti giù! Veloci! Tutti a terra!»

L’indovino resta in piedi, mentre io sto rannicchiato, quasi steso, dietro la colonna. Mi guarda, senza sorridere, ora, e mi dice: «Ci penso io».

«Non fare il cretino» gli sussurro mentre muove il primo passo verso questi, che continuano a sbraitare.

Lui si gira di nuovo verso di me: «Sono Dio, no?».

«Non ci conterei. Mettiti a terra!»

Ora non lo vedo più, ma probabilmente continua ad avanzare verso di loro, perché nella confusione sento uno che gli dice: «E tu dove vai? Giù, come gli altri!».

«Dovete andarvene di qui» la sua voce è calma e le parole ben scandite, come quando parlava con me. «Uscirvene da dove siete entrati e la cosa finisce qui.»

«Vattene tu, stronzo!»

E poi sento quelli che suppongo siano colpi di pistola. Un baccano infernale. Diversi tuoni in rapido susseguirsi. E odore di grasso bruciato. E fumo.

E il tonfo del suo corpo che cade. Ne vedo solo una parte, la testa e le spalle. È coperto di sangue.

Poi la confusione aumenta a dismisura e diventa bolgia estremamente agitata e instabile.

«Coglione! Che ti spari?!»

«C’era uno stronzo…»

«Sei tu lo stronzo. Idiota!!»

«Pezzi di merda!» la terza voce «Avevo detto niente casini!!»

«Mi veniva contro…»

«Sei un coglione! Sei sempre stato un coglione! Ti veniva contro…»

«Che ne so che non c’ha un ferro addosso…»

«Il ferro ce l’hai nella testa! Adesso basta! Stai zitto!»

«Ti dico che ho fatto bene…»

«Zitto! Basta!! Sei un coglione!!! Sta’ zitto!!!!»

Non riesco a rendermi conto di quanto tempo sia passato da quando ho sentito gli spari a quando si distingue, in lontananza, il suono di una sirena.

«Merda! Una sirena… hanno sentito gli spari…»

«Ma non possono essere già qui…»

«Vuoi aspettarli?! Fuori!»

«Ma…»

«Fuori, ho detto! Via!! Idiota!!!»

Escono. Ancora non mi alzo. Nessuno si muove. Anche il barman e gli altri pochi clienti stanno immobili.

«Vieni, andiamo via di qui.»

Ho la netta sensazione si tratti della voce del mio Oscar…

Istintivamente mi giro verso il punto del pavimento in cui è caduto. C’è solo la macchia di sangue. Alzo lo sguardo. È in piedi che volge lo sguardo, alternamente, verso me e l’ingresso.

La mia voce suona piuttosto ebete. D’altronde ebete è la condizione in cui totalmente mi sento:

«Come cazzo fai…?»

«Sono Dio, no? E non farmelo più ripetere. Dai, usciamo, non mi pare sano che la celere ti trovi qui.»

«Ma… la celere… che mi frega… Non ci capisco un cazzo!»

«Be’, una cosa è facile da capire: ho solo fatto finta, per mescolare le carte, per spezzare il gioco. Sono arrivati prima di quanto immaginassi e ho dovuto improvvisare.»

«Cazzo… eri morto… sei pieno di sangue…»

«Ah… già!» Ride «È pomodoro.» Struscia il dito sulla passata e se lo infila in bocca. «Un po’ acido… Vuoi venire, ora?! Non posso fare miracoli a ripetizione. Passiamo dal retro.»

In questo momento potrebbe apparire chiunque, anche Scaramacai, dicendomi di entrare nella gabbia della tigre e credo lo farei.

Usciamo dal bar.

In un guizzo di recuperata lucidità mi rendo conto, assolutamente, definitivamente: non ci sono più i sacri bar di una volta.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Pietro Guidarini
Sono un ragazzo di sessantatre anni, nato e cresciuto nella bassa ferrarese, terra bastarda, né Emilia, né Romagna.
E bastarde erano le favole della tradizione orale di cui mi sono alimentato.
Un mio racconto, Oltre il lontano mare, fu pubblicato, intorno al 2000 nella raccolta Scroll stories, edita da Addiction e presentata al Salone del Libro di Torino.
Nello stesso periodo pubblicai la raccolta di racconti La Motta e d’intorno con l’editore ferrarese Schifanoia.
Nel 2015 il racconto Illimitatore ha fatto parte della raccolta Ypsilon tellers, edita in ebook da Feltrinelli, con prefazione di Matteo Caccia, a seguito di un concorso letterario indetto dalla casa automobilistica Lancia.
La mia pubblica attività di autore è tutta qui.
La mia privata attività di essere umano, invece, mi ha portato in varie città del Nord Italia e l'età mi ha mostrato lo splendore della provvisorietà.
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