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Un buco in testa

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Zoran di lavoro fa il sicario. La sua vita sempre in movimento lo ha portato a Montecarlo, in un hotel di lusso, col compito di uccidere un famoso editore italiano. Ma quando Zoran entra nella suite della sua vittima, la trova vuota. Sulla scrivania c’è un manoscritto, La lobotomia. Nell’attesa dell’arrivo dell’editore, Zoran decide di leggerlo ma, racconto dopo racconto, qualcosa si muove nell’animo del sicario. È come se ogni storia parlasse di lui, rivelandogli una parte intima e oscura di sé.

Una lettura travolgente invertirà le prospettive, rivelando al lettore lo spioncino da cui vedere dentro se stesso, direttamente dal foro violento della propria disperazione.

PROLOGO. L’UOMO E L’ALBERGO

Quando giunse dinanzi alla struttura indugiò a contemplare il cielo. Sembrava che qualcuno avesse scaraventato secchi di porpora su una tela azzurra e, con mano ferma e feroce, sfumato i primi accenni di crepuscolo.

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Rimase incantato dagli stormi di rondini che punteggiavano la volta, migliaia di graffi inferti con la punta di una matita. Troppe cose stavano cambiando. Una primavera maldestra si era affacciata in largo anticipo sulla scena dell’inverno. In Provenza erano già arrivate le rondini, o se ne stavano andando. Comunque… Zoran era un professionista, in quanto tale sapeva che tutte le quisquilie vaganti avevano l’obbligo di mimare quelle migrazioni. Era lì per un lavoro, quei tipi di compiti che solo a pensarci in vasca da bagno, al caldo riparo di quattro mura domestiche, fanno tremare le mani e pentire di non essere il fratello scemo del prete; pentire di non ritrovarsi un fesso ben voluto da tutti, con un posto mediocre da impiegato concesso senza titolo di merito, e un loculo prenotato nel buco di culo di qualche paradiso romanzato da chissà quale poeta errante in HIV conclamata e l’alito di génépy. Si trattava di uno di quei compiti che fanno impazzire il cuore come sull’orlo della portiera di un aeroplano. Ma lì, a tu per tu col dovere, aveva imposto all’animo suo di rimanere pacato, imperscrutabile. Come un fiore del deserto su cui schizzano frammenti di una giugulare aperta in due da una sciabolata.Gli ordini erano stati concisi: un buco in testa. Si erano pronunciati alla stregua di operatori del settore, ma non ne sapevano niente. Quando si esegue qualcuno, per avere maggiori probabilità di successo, bisogna sparare due volte consecutive al disopra delle sopracciglia. Niente più.
La facciata dell’hotel teneva fede alla promessa di un relais château pentastellato. Suggeriva l’idea di una reggia fiabesca appartenuta a reali, dai sotterranei pieni di controversie esoteriche. Un’altra torre di Babele romanzata fino alla nausea: il lume vuole essere luce, la luce il sole, il sole Dio. Il lusso non conosce termini di misura, più l’uomo ci sguazza come un porco nella merda e più ne esige. E più la torre s’innalza fino al punto di offendere Dio, più devastante tuona lo schianto del crollo.

Nizza profumava di mare e architettura italiana, tuttavia sia l’olfatto che la vista dell’uomo già non davano più adito alle piccolezze che gli fluttuavano intorno. Era talmente rapito dal lavoro assegnato che, in funzione di rito propiziatorio e peccando di stravaganza, aveva oscurato tutto il circostante. Vedeva soltanto se stesso a cento metri dalla porta d’ingresso. Lui e l’hotel. Tutto nero intorno. Un’altra storia già vista migliaia di volte: la gloria del capitale che frantuma la bellezza delle piccole cose, come mattoni cementati sulla superficie del mare. Nonostante i suoi quarantasei anni, Zoran aveva dentro di sé un fanciullino, neanche lontanamente imparentato con quello di Pascoli, ma che a onor del vero lo impegnava a formulare fantasie infantili, come l’attuale isolamento dal mondo. Oppure a fermarsi per strada ad accarezzare qualsiasi cagnolino incrociasse, offrire cibarie ai gatti randagi, o semplicemente fare una beffa e sghignazzare con altri bambini. Se Dio mai, ogni tanto, avesse voluto buttare un occhio sulla Terra, avrebbe senz’altro optato per vedere cosa diavolo mai stesse combinando quella sagoma di Zoran.

09 giugno 2020

Aggiornamento

La rivista di cultura pop sarda "Degheottennes" ha rilasciato un articolo sul libro! Leggilo al link:
https://degheottennes.com/2020/06/09/un-buco-in-testa-un-libro-del-mondo-dalla-sardegna/

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Una lettura originale e interessante. L’autore costruisce le vicende della storia attraverso contorti marchingegni narrativi, come un castello di carte che, soltanto nelle ultime pagine, crollerà con un colpo di scena per nulla scontato. Un romanzo dalle mille sfaccettature tutto da gustare, dove le luci si incupiscono e tornano accecanti a intermittenza, dando cinematograficità alla narrazione. Una denuncia cruda e genuina della società odierna. La trama in sé, è l’essenza dell’andare oltre le apparenze, dal momento che nel romanzo si scoprirà che “niente è come sembra”; del resto come nella realtà.
    Il lettore si ritroverà in viaggio per il mondo, ripercorrendo importanti date storiche: da Sarajevo all’Argentina, Amsterdam, Londra, per finire in una Sardegna inedita. Non è un libro per tutti ma che farebbe bene esser letto da tutti. Consigliato per chi è stufo di cliché e romanzetti medi. A me personalmente è piaciuto. Complimenti a Mezzettieri.

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Angelo Mezzettieri
nato a Sassari nel 1992, passa infanzia e adolescenza in provincia. Appassionato di letteratura, trova nei libri gli strumenti per calarsi nei meandri dell’animo umano. Ha vissuto e lavorato in Italia, Olanda e Regno Unito, dove ha svolto una dozzina di differenti mestieri e cambiato altrettanti posti di lavoro, confrontandosi così con l’umanità più disparata. Un buco in testa è il suo romanzo d’esordio.
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