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Un Covo di Libri

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Consegna prevista Agosto 2021

Se la lettura sta morendo, chi è il colpevole? Chi sta sferzando il colpo fatale? Verrebbe quasi da dire l’ostinato lettore. La verità è che questa domanda non ha una sola risposta, ma se vogliamo scendere nel cuore del problema, possiamo cominciare raccogliendo indizi e ascoltando la storia di una delle tante librerie che vivono nel cuore pulsante di una metropoli caotica e incostante come Milano.
Questa è la sua testimonianza e se vogliamo scoprire il vero colpevole che sta uccidendo la lettura, vale la pena iniziare da qui.

Perché ho scritto questo libro?

L’idea non sarebbe mai nata se, durante una chiacchierata con la redazione di bookabook, non ci fosse venuto in mente di raccontare una storia che fosse vera e viva, ma, anche, potesse gettare un punto di vista nuovo e diverso sul mondo delle librerie indipendenti.

ANTEPRIMA NON EDITATA

A caccia di indizi

La storia di ogni libreria potrebbe incominciare con un “c’era una volta”. C’era una volta una persona che amava così tanto i libri da decidere, un giorno, di aprire una libreria.

A questo punto, la strada che la nostra storia può prendere dipende da molti fattori diversi: la simpatia del libraio, il posto in cui la libreria ha aperto, la scelta dei libri a scaffale, la voglia di leggere e di raccontare ciò che si legge. Di fatto, ogni libreria è un racconto a sé e sarebbe praticamente impossibile riuscire a tracciare dei confini netti che parlino di successo, di business o di imprenditorialità e che possano andare bene per tutti. Tra le “imprese” possibili, quella del libraio sembra essere la più difficile da inquadrare e, quindi, per molti diventa impossibile.

Quello che dobbiamo chiederci, però, da lettori e da librai, è se davvero bastano i libri a definire un posto – pieno di libri – come una libreria. Se basta il profumo inconfondibile delle pagine stampate per darle vita. Se basta avere la novità editoriale del momento in bella vista per creare quell’atmosfera impalpabile, sottile, rarefatta, indescrivibile che si respira tra gli scaffali.

Continua a leggere

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La risposta è no. Non bastano scansie traboccanti per dare vita a un luogo simile. Non basta neppure un bravo libraio. L’elemento cardine di questa storia, quello attorno al quale tutto ruota, è il lettore. E allora, se dobbiamo parlare di “impresa” possibile, non dobbiamo dimenticarci che l’unica certezza è proprio lui: l’insaziabile, esigente,  folle lettore.

A questo punto, la storia dovrebbe suonare grosso modo così: “C’era una volta una persona che amava così tanto i libri da decidere, un giorno, di aprire una libreria. E c’era una volta un lettore che, insieme ad altri lettori, scelse quella libreria come casa perché tra quegli scaffali aveva trovato tutto ciò di cui aveva bisogno”.

Ora, dovremmo chiederci di cosa abbia bisogno un lettore per poter trasformare una libreria nella propria dimora. Le risposte sono tante e molti, prima di noi, hanno espresso teorie e ipotesi nel tentativo di normalizzare il comportamento e le necessità dei clienti. Una buona fetta della stessa editoria si basa su elaborati studi di marketing, indagini di settore, statistiche che cercano di fissare su carta questi comportamenti. E c’è un’altra buona fetta che ci racconta di come i lettori non esistano più, tracciando il contorno di un mercato così morente da non fare neppure più notizia.

Ed ecco spuntare una nuova domanda, più annosa della prima. Se la lettura sta morendo, chi è il colpevole? Chi sta sferzando il colpo fatale? Quasi verrebbe da dire, ancora una volta, l’ostinato lettore. La verità è che questa domanda non ha una sola risposta, ma se vogliamo scendere nel cuore del problema, possiamo cominciare raccogliendo indizi e ascoltando la testimonianza di una delle tante librerie che vivono nel cuore pulsante di una metropoli caotica e incostante come Milano.

Questa è la sua versione e se vogliamo scoprire il vero colpevole che sta uccidendo la lettura, vale la pena iniziare da qui.

Tra le pieghe di una città

A Milano le librerie non mancano. Ci sono luoghi storici, che da decenni mantengono salda la propria identità e la relazione con il quartiere in cui sono nati. Ci sono librerie usa e getta, alle volte così belle e ricche che trovare un libro, e qualcuno che te lo consigli, si trasforma in una impresa. Ci sono librerie del cuore, piccole e ben curate, dove i lettori vanno anche solo per il piacere di una bella chiacchierata. Ma ci sono anche interi quartieri dove di librerie non c’è neppure l’ombra. Dalla piccola e poco fornita alla grande e troppo assortita: nessuna delle vetrine scintillanti e luminose accoglie scaffali di libri. E questo, a ben pensarci, potrebbe anche essere un primo indizio: se alcuni quartieri di una metropoli come Milano non concepiscono neppure l’idea di una libreria, di cosa si nutrirà il lettore? A patto che la sua motivazione non sia grande e profonda, il povero malcapitato potrebbe anche morire di inedia e trasformarsi in un semplice umano. Per nutrire la sua sete di storie ci vogliono pagine stampate, racconti di altri lettori e sì, anche un libraio che sappia consigliargli proprio la trama di cui ha bisogno.

La nostra storia, e la caccia all’implacabile killer della lettura, inizia nel 2017, proprio in uno di quei quartieri che non hanno neppure l’ombra di una libreria. Si tratta di una zona un po’ periferica e dimenticata da tutti, che da sempre accoglie chi viene sputato fuori dal cuore ricco di una città multietnica e multiculturale. Almeno a parole. A sancire i suoi confini due strade, quasi dei viali, dai nomi evocativi: via Padova e viale Monza. Evocativi perché, si sa, per certe vie non c’è bisogno di immaginazione: basta ricordarsi dove portano, o da dove arrivano, per tagliare la testa al toro. Tra loro, sulla cartina di Milano, uno spicchio di quella città che si fa prima a dimenticare, perché risolverne i problemi costerebbe troppa fatica. Un quartiere, a nord di piazzale Loreto, ad alta densità abitativa, che vive di continua rigenerazione, ma anche di realtà che hanno fatto la storia della metropoli.

Sono mesi, però, che proprio in questo spicchio agli sguardi più attenti non è sfuggito uno strano movimento, un fermento che non sa ancora bene la direzione da prendere, una frenesia che sta, piano, cambiando la faccia del quartiere stesso. Quello che la città tende a dimenticare e chiudere in confini lontani dagli occhi, e ancora più lontano dal cuore, si sta organizzando in modo autonomo per migliorare la vita quotidiana di tutti i cittadini. Colazioni di quartiere, gruppi di lettura, gruppi di lavoro a maglia. Si sono anche dati un nome, NoLo, che sta per North of Loreto, e usano i social network per organizzare incontri ed eventi spontanei. Tecnicamente, gli specialisti chiamano i gruppi così organizzati “social district”, perché estendono le dinamiche del buon vicinato utilizzando i social network. A Milano, la prima social district è nata nel 2013 lungo l’asse di via Paolo Sarpi. Ad oggi, sembra un fenomeno in netta crescita e spesso diventa uno strumento di aiuto tra vicini non indifferente. I detrattori dicono si tratti di speculazione. Gli adulatori e gli psicologi della domenica guardano al fenomeno come se fossero davanti a una gigantesca gabbia in stile Universo25. Il resto della città che se ne accorge osserva e dimentica il giorno dopo. Nel frattempo, però, NoLo sta aprendo spazi prima chiusi: di dialogo, di interessi, di condivisioni, di visioni. C’è chi, addirittura, pensa di trasformare una delle piazze centrali del quartiere e aprire locali, gelaterie, ciclo officine, per valorizzare al meglio lo spazio urbano e riempirlo di senso, non solo commerciale.

Se, in questi giorni, vi capitasse di girare tra le vie del quartiere o di leggere i post più recenti della social district, potreste avvistarla: una lettrice assetata e affamata di storie. Girovaga tra le strade, organizza incontri con i più attivi della community, cerca studi di fattibilità e improvvisa business plan. Ma, soprattutto, è anche lei sulle tracce del temibile serial killer della lettura. E per scovarlo, parte dai libri: studia, si informa, legge i dati di settore, le interviste ai librai, quello che accade negli altri paesi. Raccoglie indizi e formula ipotesi e pensa, come lo pensiamo noi ora, che il colpevole della morte della lettura sia la scomparsa dei libri dalle strade della città. Lei, che sognava di fare l’egittologa da bambina e che ora gestisce una delle tante anonime agenzie di comunicazione digitale di Milano, si è messa in testa che un quartiere senza una libreria è qualcosa di sbagliato. È alla ricerca del posto giusto, del momento perfetto e delle persone adatte.

In realtà, come lei, in questo periodo se ne vedono tanti per la vie di NoLo. Sono lettori e li si riconosce perché soffrono tutti della stessa malattia. Tra le pieghe di una città, nei vicoli più piccoli, nei cortili interni di palazzi d’epoca, tra i riflessi di vetrine luminose e colorate: loro vedono storie ovunque. Come se quelle lette nelle pagine dei libri avessero la forza di prendere vita, solo perché la loro immaginazione lo desidera.

Così l’anziana signora che sta attraversando la strada con una borsa a fiori e le scarpe di vernice nei piccoli piedi ossuti ha appena trascorso un adorabile pomeriggio insieme alla sua amica a parlare di veleni e avventati nipoti un po’ troppo avidi. La giovane donna, avvolta nel suo tubino nero e un paio di occhiali da sole in una giornata di pioggia, cammina svelta verso l’appuntamento segreto con il suo amore clandestino. Il gatto nero che sonnecchia sul muricciolo del parco, dietro la scuola, ha una medaglietta al collo con inciso il nome di Behemot e, se lo osservi bene, potrebbe anche mettersi a ballare sulle zampe posteriori. Quel bimbo con la sciarpa gialla che porta a spasso il suo cagnolino arancione è sicuramente arrivato in città da chissà quale pianeta e, a casa, ha una rosa bellissima e fragilissima che lo attende. Quella saracinesca tirata a metà su un negozio microscopico, dove nulla è in ordine e tutto è da rifare, diventa il luogo perfetto per custodire l’anima di ogni libro, “l’anima di chi lo ha scritto e di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie a esso”.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Mariana Marenghi
Mariana “Winch” Marenghi si è scoperta una ladra di storie dal novembre 2016.
Da allora la sua vita è cambiata radicalmente e da social media specialist, è tornata alle sue origini ed è fiera di dirsi Libraia.
Alle volte capisci chi sei veramente solo dopo un lungo viaggiare…
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