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Un gabbiano da lontano mi risponde

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Maria ha venticinque anni, va in terapia da tre e sta cercando di contrastare la tempesta di inadeguatezza che si porta dentro e che, spesso, allontana le persone intorno a lei.
Una sera, a un concerto, conosce Giuliano; lui ha il doppio dei suoi anni, ma sembra capirla più di molti coetanei. Passano la notte insieme e Giuliano, che ha un carico di dolore pronto a strabordare, decide di raccontarsi.

Maria, però, non si lascia scalfire dalle sofferenze altrui, ha imparato a lasciare che le scivolino addosso: una tattica di autodifesa che attua per paura di dover affrontare le proprie.
In una soleggiata Sassari, due anime ferite e sull’orlo del precipizio si scontrano per provare a contrastare il vuoto sottostante e tentare di spiccare il volo.

GIULIANO

La nipote di Nino mi stringe la mano, la guardo stupito. L’ho vista da bambina. L’ho vista? Ricordo di averla vista, forse. Ri-cordo una bambinetta silenziosa, non sono sicuro che fosse lei. E ora qui davanti, però, non ho una bambinetta. No, non lo è affatto. Le guardo le labbra carnose, cerco di trattenermi dall’indugiare sulle curve del suo corpo. Suo zio è qui accanto, la osservo più che posso, cercando di non farmi notare. No, non è una bambinetta silenziosa; e no, non riescono a sovrapporsi le due immagini nella mia mente. Ride, manda tutta la testa indietro. «È la figlia di tua sorella?» chiedo a Nino. «La più grande?» cerco di intavolare una conversazione, Nino non mi aiuta, lei neppure, ho idea che mi stia snobbando, ma non lo sta facendo in modo altezzoso. Sono solo l’amico di suo zio con trent’anni più di lei, nemmeno si ricordava di me.

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Non mi guarda, ma io la guardo, e non faccio niente per nasconderlo, non può non essersene accorta. Nino viene catturato da altre persone, io e lei rimaniamo vicini al chiosco della birra. «Posso offrirvi qualcosa?» chiedo rivolto a lei e a un tipo che mi sembra molto improbabile possa essere il suo ragazzo. Non lo è, infatti: lo chiama cugino. Lui rifiuta cordialmente, ha già la sua birra in mano e va a salutare delle persone; lei resta, vorrà salutare Nino, le ripropongo l’offerta e spero che accetti, voglio interagire con lei, voglio bere qualcosa con lei, voglio sentirla parlare.
Accetta e sorride, e i pantaloni si fanno improvvisamente più stretti. Dissimulo lo sguardo che sento emergere quando le metto gli occhi addosso, forse non dissimulo poi così bene, forse sono circa dieci minuti che non le tolgo gli occhi di dosso. Sorride ancora, abbassa lo sguardo.«Quindi…» comincio a dire, le porgo la birra.«… Maria» completa lei, a metà tra il gentile e il divertito. Ho idea che stia leggendo benissimo le sensazioni che suscita in me, credo che ci sia abituata in fondo. Ma che sto facendo? La nipote di Nino, completamente e totalmente fuori dalla mia portata. «Siete stati bravi, mi siete piaciuti» mi anticipa, dimostrando una capacità relazionale più affinata della mia in questo momento. La ringrazio. «Ti piace il genere? Hai i geni musicali di tuo zio?» stupida frase banale da vecchio. Ridacchia.«No, non direi, anzi sono piuttosto ignorante in materia, mi limito ad apprezzare quello che sento, se mi piace.» Sorrido di getto, non scollo gli occhi dai suoi, da quello sguardo sicuro e magnetico. «Non è così che si dovrebbe ascoltare la musica?» le dico, si accorge della lusinga, abbassa lo sguardo e sorride; a volte mi sembra che le scappi da ridere. «Sono sicura che il modo giusto sia più approfondito del mio, ma non si possono approfondire tutti gli ambiti.»
Guarda verso Nino, forse ha fretta di andare. Approfitto della distrazione per soffermarmi a guardarle le spalle, il seno, come le cade la gonna sui fianchi. I pantaloni si fanno ancora più stretti. «E quali sono gli ambiti che approfondisci tu?» le chiedo. Voglio sapere, voglio mantenere il contatto, non so dove sto andando a parare. Mi sembra di sentire lo sguardo di Nino sulla nuca, ma forse è solo senso di colpa. «Studio psicologia e faccio vari lavori che riguardano i bambini.» Ah, ho ben poco da dire sull’argomento, lei mi sorride ancora, mi guarda negli occhi.
«Tranquillo, possiamo anche sorvolare» ridacchia, mi prende in giro, il mio sguardo perde contegno a ogni sorso di birra, che mi accorgo essere ormai arrivata agli sgoccioli, così come la sua. «Un altro giro?» le chiedo. «Adesso offro io però» rilancia lei. Mi oppongo immediatamente, non se ne parla e lei ridacchia ancora, dice qualcosa a proposito del fatto che non siamo nel 1800, ma io mi sono perso a guardarle il sedere ora che si è appoggiata accanto a me con i gomiti sul bancone.Ma che faccio? Con Nino lì? Nino che conosco da una vita? La sua nipote ventenne? Il mio fascino decadente? «Mi sa che mio cugino mi ha mollata» esordisce guardandosi intorno. In effetti lo smilzo è scomparso.«Non mi sembri troppo stupita.» «È una cosa che fa spesso in realtà, peggio per lui, io sono in macchina.» Mi chiedo se forse non le stia guardando le labbra troppo sfacciatamente, ma la birra bevuta così velocemente, l’adrenalina del concerto e questo improvviso risveglio di ormoni abbassano un po’ le difese dell’uomo civilizzato. Mi becca in pieno mentre le guardo le tette. Ha un sopracciglio alzato, ma non sembra arrabbiata.«Io credo che andrò un po’ verso l’oscurità a farmi uno spinello» dice. Mi sta mollando? Sta cercando di sganciarsi dall’attempato bavoso, nonché amico di suo zio, che le sta ronzando intorno senza contegno e senza rimorso?«Posso accompagnarti? È meglio che non tu stia al buio così sola.» Ride sonoramente, mi fa sentire più imbecille di quanto non mi sia mai sentito.«Accetto la compagnia, ma dubito che potrei mai essere in pericolo infrascata lì dietro da sola.» «Io sono un gentiluomo» cerco di buttarla sul galante-scherzoso, sto arrivando alla frutta, tra poco mi ritirerò con la coda tra le gambe.

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Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Sullo sfondo di una Sassari avvolta da una cappa di caldo torrido, Maria e Giuliano si trovano, si annusano, si riconoscono e si addentrano l’uno nel mondo dell’altra. Sono pianeti solo apparentemente distanti ma circondati dalla stessa atmosfera fatta di dolore e di voglia di sentirsi liberi e vivi. Attraverso un viaggio tortuoso ed intimo, l’autrice ci conduce dentro una storia fatta di eccessi, amicizia, personaggi sempre credibili forti delle proprie insicurezze e con le cicatrici del passato troppo evidenti per non condividerle. Un racconto potente e intenso ricco di dialoghi efficaci e ruvidi che lascia il segno.

  2. (proprietario verificato)

    Una lettura che crea assuefazione!
    Entrare in questo racconto significa entrare nei pensieri più intimi dei personaggi, significa tenerli per mano e fare un viaggio con loro. Significa dialogare con loro ed empatizzare col loro essere e col loro vissuto. Maria, Giuliano, Roberta, la “lucertola”, la psico-terapeuta e gli altri sono veri, possiamo capirli, parlano, si muovono e agiscono come noi, nella nostra odierna “crisi sociale”, uno dei temi, questo, che prepontemente emerge dalle vicende della storia. Ma si parla anche di amicizia, di sesso, di vizi, di bagordi notturni, di traumi, di genitorialità imperfetta, di errori esistenziali, di musica, di sconfitte e di rinascita. La scrittura è fresca, divertente e mai scontata. Lo consiglio a tutti soprattutto ai genitori con figli adolescenti o post-adolescenti.

  3. Dovrebbe intitolarsi ‘Marì’ questo lungo racconto fitto di dialoghi, senza una vera trama, scritto con il tipico parlato giovanile che a Sassari si carica di una particolare cadenza scurrile. Maria-Marì, la protagonista psicologa che va dalla psicologa, cerca se stessa e cerca il suo lettore attraverso dipendenze, pseudocertezze, ex fidanzati, amiche liceali, compagni bigotti e uomini inaspettati. La memoria nasconde segreti fin quasi alla fine.

  4. I personaggi ti entrano subito dentro, provi simpatia, empatia per alcuni e fastidio e disprezzo per altri. La storia scorre veloce in un viaggio intimo nell’anima di Maria e della sua storia con Giuliano, uomo affascinante dall’animo travagliato. Il linguaggio dei personaggi è molto fresco e accattivante e ti trascina nella loro storia che è molto coinvolgente.
    Maria e Giuliano entrano nella tua vita e si capisce subito che alla fine della storia loro ti mancheranno e vorrai saperne di più di loro e delle loro vite.

  5. (proprietario verificato)

    Due giorni per leggere la bozza del libro, due giorni in cui ogni momento libero l’ho dedicato a questa storia. Come se Maria fosse così reale da sembrare davvero una mia amica con l’urgenza di raccontare una storia troppo intensa e complessa per tenersela per sé. Una storia coinvolgente, raccontata così, di pancia, con tutte le emozioni che sono lì, nero su bianco e arrivano dritte al cuore. E quando finisci l’ultima pagina non resta che la sensazione di vuoto, quel vuoto che lasciano le storie belle, le storie ancora da completare. Per questo attendo con ansia di avere il libro intero.

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Maddalena Maria Piana
nasce a Sassari nel 1992 in una casa stracolma di libri e inizia a scrivere racconti fin dall’adolescenza. Vince il concorso letterario organizzato dall’Istituto magistrale di Sassari, ottiene il quarto posto in un concorso letterario regionale e nel 2015 uno dei suoi racconti viene pubblicato in un’antologia in quanto finalista di un concorso letterario nazionale.
È laureata in Psicologia clinica e della riabilitazione e svolge la pro- fessione di Tecnico del comportamento nella città di Sassari.
Un gabbiano da lontano mi risponde è il suo primo romanzo.
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