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Un gabbiano da lontano mi risponde

Un gabbiano da lontano mi risponde
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Consegna prevista Settembre 2021
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Occhi che si guardano attraverso una nuvola di fumo, occhi che guardano e non riescono a vedere, occhi che tornano da luoghi e tempi che sembravano ormai dimenticati.
Corpi che si incontrano con un’urgenza inaspettata e che catapultano Giuliano e Maria indietro, giù, troppo in fondo, in scantinati dove nessuno dei due da troppo tempo entrava.
Gli ingranaggi di due vite che da troppo tempo scorrono sempre uguali perdono i loro incastri e si sparpagliano irreparabilmente.
E c’è la musica che ricomincia a suonare, il volume che si alza, la testa che non sta più calma, quella voce che non sta più zitta e odore di bruciato, di un incendio lontano che si avvicina, le fiamme che illuminano ciò che era nascosto nel buio, messo lì perché non si riusciva più a guardare.
Niente appare cambiato e niente può essere più lo stesso, tutto è improvvisamente in disordine.

Perché ho scritto questo libro?

Scrivere questo libro è stato per me un’urgenza.
La storia, i personaggi, le emozioni, sono cresciuti dentro di me come un bambino e sono venute fuori.
La sensazione è stata quella di affacciarmi dentro la vita di persone che non conoscevo e che mi hanno permesso di sbirciare per un po’ nella loro testa.
Quello che spero, attraverso questo libro, è di dare voce alla spazzatura che ognuno si porta dietro e dentro, di dare alla debolezza e alla sofferenza un colore diverso, un colore migliore.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Non ho un fottuto sonno, sono almeno tre giorni che non ne ho.

Fumo, fumo, fumo e solitamente funziona. Solitamente ad un certo punto stramazzo.

La mia cura per l’insonnia. Molto salutare.

Non so nemmeno più quanto fumo, non so nemmeno più se mi fa davvero effetto, se sono semplicemente sempre dentro una bolla.

Maledetto occhi a palla, maledetto vecchio.

Sono due giorni buoni, almeno due che vivo, vivo e mi chiedo cosa penserebbe lui se mi vedesse.

Che mi guardo allo specchio, mi guardo i difetti. E mi chiedo se lui li ha visti, mi chiedo se gli sono piaciuti lo stesso.

Giuliano.

Ma cosa vuoi, ma cosa vuoi nella mia testa.

Sarà almeno una settimana che non so manco se è vivo o se è morto.

Bugiarda.

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L’hai cercato su Facebook, l’hai stalkerato, sei andata a vedere che tipo è sui social.

Che schifo, odio tutta questa parte social, non la capisco, non capisco la gente che si mette in posa, penso a quanti scatti e tentativi ci sono voluti per ottenere proprio quella foto, penso a tutto quel tempo perso dietro una spontanea bugia.

Non condivido mai nulla io, forse qualche perla che penso possa essere utile all’umanità, ma tanto non la legge nessuno.

La gente vuole solo vedere le foto della gente, farsi un’idea distorta e sbagliata della sua vita, sentirsi insoddisfatta.

Lui non condivide nulla, eventi, stronzate di tanto in tanto.

Chissà, non ce l’ho amico.

Poche foto, non è uscito bene in nessuna.

Maledetto occhi a palla.

L’altro giorno. L’altro giorno, ad un certo punto, ammettilo, ti saresti appesa alla sua schiena, gli avresti succhiato via dalla bocca la vita, quell’elettricità.

Cazzo quell’elettricità.

È vecchio cazzo, non abbiamo nulla in comune.

È vecchio e sicuramente è tutto l’idillio del non conoscersi.

È così, si frantumerebbe in mille pezzi anche lui se conoscessi chi è davvero.

È lui che non conosce me. Lui si è esposto, si è esposto infinitamente, è coraggioso.

Maledetto occhi a palla.

Spengo questa fottuta, maledetta, inutile canna.

Se la gente sapesse, se i genitori dei miei bambini sapessero.

Mi alzo, preparo la caffettiera.

Mi viene l’istinto di chiedere a quel bastardo moralista se vuole un po’ di caffè, ma poi penso che è un bastardo moralista e cambio idea.

Metto un po’ di musica dal computer, abbasso il volume. Sono le tre.

Avevo sempre paura delle tre di notte da piccola. Avevo paura del diavolo.

Avevo paura dei leoni, avevo paura degli squali. Tutte cose che potevano sbranarmi. Farmi a pezzi, mangiarmi, strapparmi la polpa dalle ossa.

Non ho mai capito perché avessi paura di quelle cose. Il terrore di una minaccia incontrastabile contro la quale nulla avrei potuto.

Indaco dagli occhi del cielo… sale il caffè, lo ascolto gorgogliare.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Sullo sfondo di una Sassari avvolta da una cappa di caldo torrido, Maria e Giuliano si trovano, si annusano, si riconoscono e si addentrano l’uno nel mondo dell’altra. Sono pianeti solo apparentemente distanti ma circondati dalla stessa atmosfera fatta di dolore e di voglia di sentirsi liberi e vivi. Attraverso un viaggio tortuoso ed intimo, l’autrice ci conduce dentro una storia fatta di eccessi, amicizia, personaggi sempre credibili forti delle proprie insicurezze e con le cicatrici del passato troppo evidenti per non condividerle. Un racconto potente e intenso ricco di dialoghi efficaci e ruvidi che lascia il segno.

  2. (proprietario verificato)

    Una lettura che crea assuefazione!
    Entrare in questo racconto significa entrare nei pensieri più intimi dei personaggi, significa tenerli per mano e fare un viaggio con loro. Significa dialogare con loro ed empatizzare col loro essere e col loro vissuto. Maria, Giuliano, Roberta, la “lucertola”, la psico-terapeuta e gli altri sono veri, possiamo capirli, parlano, si muovono e agiscono come noi, nella nostra odierna “crisi sociale”, uno dei temi, questo, che prepontemente emerge dalle vicende della storia. Ma si parla anche di amicizia, di sesso, di vizi, di bagordi notturni, di traumi, di genitorialità imperfetta, di errori esistenziali, di musica, di sconfitte e di rinascita. La scrittura è fresca, divertente e mai scontata. Lo consiglio a tutti soprattutto ai genitori con figli adolescenti o post-adolescenti.

  3. Dovrebbe intitolarsi ‘Marì’ questo lungo racconto fitto di dialoghi, senza una vera trama, scritto con il tipico parlato giovanile che a Sassari si carica di una particolare cadenza scurrile. Maria-Marì, la protagonista psicologa che va dalla psicologa, cerca se stessa e cerca il suo lettore attraverso dipendenze, pseudocertezze, ex fidanzati, amiche liceali, compagni bigotti e uomini inaspettati. La memoria nasconde segreti fin quasi alla fine.

  4. I personaggi ti entrano subito dentro, provi simpatia, empatia per alcuni e fastidio e disprezzo per altri. La storia scorre veloce in un viaggio intimo nell’anima di Maria e della sua storia con Giuliano, uomo affascinante dall’animo travagliato. Il linguaggio dei personaggi è molto fresco e accattivante e ti trascina nella loro storia che è molto coinvolgente.
    Maria e Giuliano entrano nella tua vita e si capisce subito che alla fine della storia loro ti mancheranno e vorrai saperne di più di loro e delle loro vite.

  5. (proprietario verificato)

    Due giorni per leggere la bozza del libro, due giorni in cui ogni momento libero l’ho dedicato a questa storia. Come se Maria fosse così reale da sembrare davvero una mia amica con l’urgenza di raccontare una storia troppo intensa e complessa per tenersela per sé. Una storia coinvolgente, raccontata così, di pancia, con tutte le emozioni che sono lì, nero su bianco e arrivano dritte al cuore. E quando finisci l’ultima pagina non resta che la sensazione di vuoto, quel vuoto che lasciano le storie belle, le storie ancora da completare. Per questo attendo con ansia di avere il libro intero.

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Maddalena Maria Piana
Sono nata a Sassari il 31 Agosto del 1992 in una famiglia di lettori che mi ha trasmesso la passione per le parole scritte, per il profumo delle pagine stampate e per l'avventura di immergersi in mondi e vite nuovi.
Di pari passo è nato il bisogno di trasformare in parole ogni pensiero, di inventare mondi e luoghi e personaggi, per me scrivere è come potersi affacciare nella vita di sconosciuti e avere il privilegio di poterla narrare.
Amo andare a fondo, raccontare di tutto ciò che non si vede, di tutto ciò che non si può dire, di tutto quello che è così difficile condividere.
La cosa che più desidero è poter raggiungere altri che, come me, spesso non riescono a prestare attenzione a quello che succede là fuori perché immersi in quello che sta succedendo dentro di loro.
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