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Un gioco sporco - il fantasma imperfetto

Un gioco sporco - il fantasma imperfetto
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Consegna prevista Marzo 2022
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Ci sono individui come spettri che conducono una evanescente esistenza tra ripari improvvisati, anfratti, cortili.
E ci sono notti in cui accadono cose straordinarie e indimenticabili.
Mentre a Catania il cofano di un’automobile rigurgita il corpo seminudo di un uomo, a Barcellona un altro uomo sta per terminare il suo viaggio terreno.
Un gioco sporco, uno zainetto, un gioiello e donne che comandano: Isabella, Lidia, Maria, Giorgia.
Donne spregiudicate e complesse, protagoniste della loro vita nel bene e nel male, che tessono trame pericolose e intrecciano i loro destini a quelli di uomini vinti dalle proprie inadeguatezze.
Bogotà nicchia sardonica in lontananza, una Beretta 92 compact con silenziatore bisbiglia nel silenzio, cacciatori e prede si scambiano i ruoli.
Buoni e cattivi sono solo la proiezione di fantasmi umani imperfetti.

Perché ho scritto questo libro?

nella mia vita ho avuto molte esperienze dovute al mio continuo girare, Sicilia, Calabria, Lazio, Puglia, oltre a viaggi anche lunghi in paesi stupendi e maledetti, ho avuto anche una mia seconda vita in divisa marginale ma molto importante e ho conosciuto quello che alcuni definiscono semplicemente il male, è qualcosa di materiale non di immateriale, da un collage di esperienze e da un gioco di fantasia è nato questo libro, che dedico ai veri fantasmi che ho incontrato nelle mie notti romane.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PROLOGO.

Cammino spesso per le strade di questa magica città, fino a notte fonda e senza fretta.

Mi piace godermela di giorno ma di notte è ancora più bella.

Spesso incrocio persone che aleggiano come “fantasmi”: sono individui che per mille, incomprensibili ragioni sono spariti dalla quotidianità della vita ordinaria e   conducono una evanescente esistenza tra   ripari improvvisati, anfratti, cortili.

Vivono di aiuti. Non elemosina, si badi bene, ma aiuti: quelle forme di magnanima   elargizione che fa tacere le coscienze di chi passa e guarda.

Quella notte forse era diversa dalle altre … non so perché ma avevo la sensazione che stesse per iniziare qualcosa di straordinario e indimenticabile.

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Guido era abituato a muoversi per le vie di Roma di notte, alloggiava solo negli alberghi che gli andavano a genio, quelli poco rumorosi, non lussuosi ma decorosi.

Preferiva quei due o tre che “davano un senso di calore” alla sua permanenza, quelli dove il portiere ormai gli dava del tu, anche quando gli diceva senza mezzi termini:

“Dottò, se te devi portà ‘na donna, registramola!”

Frase inutile per lui … ma apprezzava quella forma di cortesia da parte di quel portiere che lo trovava epidermicamente simpatico pur ignorando tutto di lui, a parte i dati anagrafici, ma che evidentemente era rimasto conquistato dai suoi modi.

Guido quella sera aveva preso la solita pinta di birra irlandese in un pub in via Nazionale, poi si era incamminato, non verso l’albergo ma in direzione opposta, in una traversa di via del Viminale, dove spesso a quell’ora trovava Costantino, uno dei fantasmi che aveva conosciuto a tarda notte, in primavera. Costantino era un uomo che dopo avergli chiesto una sigaretta e averla ottenuta, si era messo a raccontare uno spezzone della sua vita. Di origini lucane, aveva la stessa età di Guido, e la vita lo aveva portato a Roma, dove aveva vissuto bene per oltre venti anni. Poi un crollo vertiginoso: via il lavoro, via la famiglia e la casa, si era ritrovato costretto a vivere in mezzo alla strada con la sua palandrana nera, i capelli scuri lunghi fino alle spalle e la sua parlantina.

Dopo oltre mezz’ora di giri tra le strade che univano via Nazionale a via Cavour, intravide quella sagoma ormai familiare. Costantino era lì seduto con una sigaretta e una birra, sul muretto di protezione di una vetrata. Guido gli andò incontro:

Costantino, ci rivediamo. Come stai? “

Costantino lo guardò un attimo, erano mesi che non lo vedeva da quelle parti ma lo riconobbe quasi subito:

“Ciao Dottò. Tutto regolare… sigaretta, birra, me so anche lavato ieri … che vojo ancora … “

E rise di cuore.

Si misero a parlare per qualche minuto, il tempo di fumare insieme a Costantino una sigaretta. Gli mise in mano qualche moneta per pagarsi da mangiare.

Pur apprezzando la compagnia di Costantino,

si era fatto tardi e Guido sentiva il bisogno di rientrare in stanza e concedersi una notte di sonno.

Prima di vederlo allontanare, Costantino lo trattenne un ultimo istante e gli fece una raccomandazione:

“Dottò non passare da lì, da una settimana ci sta uno strano, fa il barbone ma non è un barbone vero, mangia e beve … si vede che i soldi ce li ha, ma sta nascosto nei portoni, ora compare e ora scompare e poi ha anche un cellulare. Non mi piace.” disse indicando a destra la strada che Guido aveva puntato alzandosi. Dopo si salutarono.

Guido andava via piano piano ma la curiosità lo aveva fatto girare più volte verso Costantino ma, allontana dosi, riusciva solo a distinguere il dito di Costantino che gli indicava di andare avanti.

Ma Guido vantava una bella testa dura. Si allontanò di un centinaio di metri, svoltò a sinistra e ancora a sinistra, ed eccolo nella direzione che Costantino gli aveva sconsigliato. Camminava lento e cauto, nel silenzio delle ombre, quando improvvisamente  da un portone socchiuso schizzò fuori  un uomo e a Guido scappò un:

“Minchia mi facisti moriri”, modo di dire squisitamente siculo.

L’effetto che ebbe quella frase fu del tutto inaspettato e sbalorditivo.

L’uomo, che non dimostrava più di trentacinque anni, asciutto, capelli corti e neri, sbucò fuori dal portone dandogli una spinta e facendolo cadere a terra.  Scappò via velocissimo e, aggrappato ad uno zainetto, mormorò con tono roco:

“Bastardi, mi avete solo trovato, ma non mi prenderete altrettanto facilmente”.

Guido si rialzò appena in tempo per vederlo sparire dietro il primo angolo, non pensò nemmeno per un attimo di seguirlo, si ricompose il giubbotto e velocemente si diresse verso il suo albergo. Era perplesso.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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guido sorrentino
Guido Sorrentino nasce il 24 luglio 1959 a Perugia ma presto si trasferisce a Padova, lavora prima a Roma e poi in Sicilia.
E’ un agronomo innamorato del profumo di zagare, i fiori dell’arancio e del limone, che in Sicilia ha una sua intensità primitiva e arcaica, penetrante e persuasiva e a cui non ci si può opporre.
Una scia odorosa che si sprigiona anche attraverso le pagine dell’opera di questo autore che descrive le passioni e le efferatezze di uomini e donne imperfetti, tra le campagne solitarie dell’hinterland catanese e cabine di regia del potere internazionali.
Lì, dove vivono fantasmi umani, troppo umani.
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