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Una crociera pericolosa

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Consegna prevista Giugno 2020

L’agente speciale Milo viene inviato in terra straniera per riportare in Italia un siciliano, divenuto contabile della malavita, che ha prove a sufficienza per far arrestare il boss più ricercato del Paese. Ma qualcosa va storto e mentre il contabile riesce a rientrare, Milo rimane vittima di un’incursione terroristica che lo allontana dalla zona. Riuscirà a tornare in Patria dopo mesi di prigionia. Durante la crociera per la convalescenza, Milo scoprirà che sulla stessa nave alcuni trafficanti d’armi tengono prigioniero un Console, ricattandolo perché nasconda nei suoi bagagli, protetti dall’immunità diplomatica, la loro valigetta contenente un materiale innovativo destinato alla produzione di armi invisibili ai metaldetector. Milo dovrà impedirne la distribuzione e, anche se questa volta potrebbe essere davvero difficile tornare a casa, accetta la missione che lo spingerà ad operare dalla polvere del deserto alle rive del Mediterraneo in un’avventura mozzafiato piena di colpi di scena.

Perché ho scritto questo libro?

Mi è sempre piaciuto scrivere storie, ho cominciato sui banchi di scuola, da adolescente. In quel periodo, e non solo, leggevo molto. Le mie letture preferite riguardavano storie di uomini avventurosi e gialli intricati. Una crociera pericolosa è il mio secondo romanzo del genere ed è un thriller pieno di colpi di scena e azioni eroiche. Ho inventato Milo, un Agente Speciale per far vivere le mille avventure che sognavo da ragazzina e che hanno formato, per tanti anni, il mio sogno nel cassetto .

Il fascio di luce che lo colpì, lo costrinse a chiudere gli occhi. Ormai era prigioniero in quella cella al buio da tempo, aveva perso la consapevolezza dei giorni. Milo alzò la mano a ripararsi gli occhi e cercare di vedere chi era alla porta.
I soliti uomini, lo afferrarono strattonandolo a malo modo, lo trascinarono nel cortile davanti ad un militare alto e dritto; sulle spalline gradi che, un po’ per il sole, un po’ per la confusione, non seppe riconoscere. L’ufficiale parlava a lui severo. L’agente non capiva, si rammaricò di non aver fatto un corso, per apprendere quella lingua, prima di partire. Captò solo due vocaboli conosciuti: “spia” e “morte” pronunciati in un inglese forzato e incomprensibile, tanto che, sulla traduzione dell’ultima parola, ebbe qualche dubbio. Perché non lo legavano al palo come sempre?
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Fu afferrato nuovamente e trascinato fuori dal cancello, gli occhi cominciavano ad abituarsi alla luce intensa: riconobbe il colore del deserto, le cinta murarie, tipiche delle fortezze africane. La fortezza di Smiol: era confuso, non l’avevano mai portato fuori dal grande cancello di legno, che stava succedendo?
I militari lo buttarono in ginocchio, sulla sabbia rossa del deserto, gli mostrarono una benda. La rifiutò! Gli fu imposta con forza. Stavano per fucilarlo: perché? Non avevano avuto risposte da lui in quei lunghi mesi e ora se ne volevano disfare?
L’avevano fatto prigioniero, non ricordava da quando, mesi forse, l’avevano sottoposto sistematicamente a interrogatori giornalieri, ne portava i segni: lividi e ferite ancora fresche. Non ricordava più cosa volevano da lui e soprattutto chi fossero. L’avevano giudicato colpevole, una spia, avevano detto e ora avrebbero eseguito la sua condanna a morte.
La sua vita finiva lì! Perché??
No! Doveva fare qualcosa, non poteva arrendersi così, aveva ancora tante cose da risolvere, non aveva vissuto abbastanza.. Era molto confuso, si sentiva innocente! E dentro di sé c’era un sentimento che lo attirava verso casa, una promessa per cui valeva la pena lottare.
Il plotone si stava formando davanti a lui: caricarono il colpo in canna, due fucili si incepparono. Mentre i militari cercavano di sistemare le armi, si alzò un vento anomalo. In lontananza si sentì lo scalpiccio frenetico e distinto di un branco di animali spaventati in arrivo da oltre la duna: un gregge di pecore, sporche della sabbia rossa del deserto, precedevano di poco un elicottero che si materializzò dietro di loro nella nuvola rossa, spingendole verso le mura, sul plotone, contro il prigioniero.

L’elicottero passò rasente sulla fortezza, assordando i presenti col suo rumore, i soldati spaventati si sparpagliarono cercando riparo. Il copilota si imbragò e scese lungo il cavo, verso terra. Si mise a testa in giù, tra le mani una imbragatura da soccorso e quando l’elicottero passò abbastanza vicino a Milo, che sentendo il rumore dell’elicottero si era alzato, lo agganciò in vita, chiuse il moschettone e prendendolo anche per un braccio lo tirò a sé. Le nuvole di sabbia rossa lo nascosero ai militari il gregge impazzito ostacolava l’azione offensiva dei soldati. Solo due di questi spararono contro l’elicottero che si alzava con il loro prigioniero. Mentre il pilota portava su il muso del suo veicolo, l’agente sospeso agganciò alla sua cintura il collega e azionato l’argano salirono a bordo. Un proiettile colpì la lamiera dell’aeromobile poco sopra la testa dell’agente rapito e il terzo passeggero rispose con una raffica di mitra nella direzione del militare a terra senza colpirlo mentre prendevano quota velocemente.
Quando furono in zona sicura, i due agenti riuscirono a tirare a bordo l’uomo e a liberarlo.
-Grazie infinte. Il vostro intervento è stato essenziale.-
Disse l’agente stringendo le mani ai suoi salvatori. Il copilota e l’altro passeggero, gli fecero un cenno con la testa, gli porsero una maschera per il volo ma nessuno parlò. Milo si appoggiò allo schienale del seggiolino, la nebbia nei suoi pensieri si andava diradando,
-Questa volta me la sono vista brutta.- Disse prima di infilare la maschera
-Avevano già il colpo in canna. Posso sapere chi devo ringraziare?- Chiese guardando con insistenza l’agente accanto a sé,
-BB21- disse la donna fissando i suoi occhi verdi in quelli neri di lui, lo vide corrugare la fronte, spaesato.
Milo ebbe un attimo di smarrimento: amici, pensò. Si rilassò. Quella voce! Anche se confusa dal rumore del motore, la riconobbe. Fissò la donna negli occhi in assoluto silenzio, riconoscendo, nello sguardo, quel verde intenso che amava e per il quale valeva tornare a casa.
Fecero scalo al porto di appoggio anche per il ritorno. Avevano avvisato via radio del loro arrivo e della loro necessità di carburante, in modo che appena toccarono l’eliporto amico, i serbatoi furono collegati ai tubi di rifornimento. Il pilota scese a firmare la consegna. Sapeva che quell’azione sarebbe stata segnalata alla sua base che avrebbe così scoperto la loro insubordinazione, ma contava sul risultato di quel loro intervento non autorizzato, un ottimo risultato che avrebbe smorzato la gravità dell’abuso.
Atterrarono in un grande piazzale segnato con un cerchio bianco. Spento il motore, i quattro passeggeri scesero dall’elicottero e si avviarono all’hangar dove li aspettava il Comandante nero in volto.
Milo si affiancò a BB21 sussurrando:
-Oddio Barbara sei tu? Stavo per ..: mi hai salvato la vita. Oh come facevi a sapere dove ero? –
Lei lo guardò incantata, era accanto a lui finalmente, gli sfiorò le dita della mano, gli avrebbe spiegato tutto, ma ora dovevano affrontare l’ira del Comandante.
-Ritenetevi consegnati piloti, perché dovreste sapere che non si può uscire in ricognizione in zone di alta tensione senza l’autorizzazione del Comando. Avete messo in pericolo non solo voi, ma gli agenti sotto copertura che si erano mossi per aiutarlo. Avevamo bisogno di un elicottero di appoggio per l’azione e non eravate reperibili. Senza contare l’incidente diplomatico che potevate scatenare. Questo vi costerà caro. Aspettatemi nel mio ufficio.- Disse loro il Comandante, poi rivolto alla coppia serio:
-Dottoressa Fiorelli potevo immaginare che imbastiva una cosa del genere, immagino che sia stata sua l’idea di usare gli elicotteri in quella zona pericolosissima, nonostante faccia parte della nostra squadra da quasi un anno, non riesce a fidarsi del nostro operato eh? Mi chiedo se sia il caso di sospendere il suo addestramento come agente e continuare il nostro rapporto limitandolo alle consulenze di chimica che le competono. Aspetto il suo rapporto e prenderò decisioni in merito dopo averlo letto.- Continuò:
-Milo, sono contento di vederti in piedi, il tuo ultimo messaggio e le notizie che giravano su di te, ci hanno fatto pensare al peggio. Abbiamo temuto di perderti questa volta. Avrai bisogno di riposo. Puoi andare. Avrò il tuo rapporto domani.- Concluse.
Salutò la coppia e si diresse al suo ufficio impettito e nervoso dietro ai piloti.
Barbara condusse il suo uomo al loro appartamento, apparecchiò la tavola con una bottiglia di acqua fresca, il vassoio col roastbeef che aveva preparato lei, pane croccante e tanta frutta di stagione, lui si servì generosamente, era tanto che non beveva acqua pulita e così buona, si mise a mangiare con appetito mentre lei raccontò di come aveva temuto per la sua vita da quando era atterrato il suo protetto e lui no. Da quel momento aveva atteso sue notizie con ansia e si era arrabbiata perché le era sembrato che i suoi superiori non lo cercassero come lei avrebbe voluto. Così aveva approfondito l’addestramento chiedendo di essere istruita sul riconoscimento delle mappe e quando il sergente le aveva chiesto di captare, descrivere e annotare i nascondigli sicuri per gli agenti in copertura lei, su quella mappa da esercitazione, aveva pensato bene di cercare di rintracciarlo, non sopportava più quel timbro “Disperso” sul suo fascicolo.
La recluta BB21 aveva eseguito l’esercitazione su una mappa vera della zona, controllando anche oltre i confini dove era arrivata la squadra di recupero. Si era spinta lontano, al confine con altri Paesi, là dove Salvatore aveva detto essere la sede dei criminali.
Aveva poi trovato un documento che le aveva “solleticato le antenne”, come usava dire lei. Così aveva pensato di approfondire la ricerca utilizzando la postazione del Comandante. Per non correre rischi aveva detto al superiore di essere stata consegnata per una piccola insubordinazione e di avere avuto come ordine la pulizia del suo ufficio. Si era armata di guanti di gomma e spolverino e si era presentata all’orario di pranzo alla porta del Comandante. Lui le aveva sorriso e le aveva lasciato il campo libero.
Milo, sbucciando l’ennesima arancia, ascoltava Barbara che raccontava, aggrottava le ciglia, la guardava e a volte l’abbracciava… se quella donna non fosse stata così irruenta ed intelligente, lui sarebbe diventato pasto per vermi. Continuò il suo racconto: sul tavolo del Comandante aveva trovato una cartella top-secret col suo codice M910, in quella aveva trovato la piantina del Paese col disegno della fortezza. Le informazioni dicevano che era stato fermato per accertamenti dalla Polizia locale, era stato poi rapito da un gruppo di ribelli, classificati “di media pericolosità” ed ultimo avevano perso le sue tracce: le voci raccolte parlavano di uno scambio di ostaggi con armi di nuova generazione. La squadra inviata in soccorso era rientrata senza notizie. Da quel momento la priorità del Corpo Speciale era diventata trovarlo e riportarlo in Patria.
Lei aveva agito nella notte. Ora conosceva il posto dove lo tenevano prigioniero, una fortezza militare di antica costruzione, le sue mura erano spesse e la zona priva di antenne, ecco perché non riuscivano a localizzarlo. Aveva poi trovato le coordinate, aveva steso il piano di volo e si era rivolta ai due piloti di turno. Barbara aveva mostrato loro il piano preparato da lei, le coordinate geografiche e aveva insistito sulla necessità di un passaggio sulla zona entro la nottata, fino a che i due piloti avevano accettato di farle fare un giro di perlustrazione ad alta quota per non essere intercettati. La zona era lontana, le dissero i piloti partendo, sarebbero arrivati in vista della fortezza alle prime luci dell’alba e avrebbero dovuto fare scalo in un aeroporto amico per il rifornimento.
Era stato il pilota a farle notare poi, sorvolando quella fortezza, alcuni particolari inquietanti che stavano avvenendo a terra; c’era un uomo trascinato da due militari, fuori dalle mura, il formarsi del plotone davanti all’uomo in ginocchio assistendo, dall’alto, ai preparativi che precedevano una fucilazione e, riconosciuta la sagoma del loro collega si erano trovati d’accordo sul piano arrangiato dal pilota, avevano optato per una azione di disturbo. Individuato poco lontano un gregge di pecore, l’avevano spinto spaventandole col rumore e il vento delle pale verso Milo e avevano improvvisato quel salvataggio al volo. Per fortuna lei aveva insistito per quel giro non autorizzato. Ora il Comandante era arrabbiato, ma lei, ne era sicura, se avesse spiegato bene come e perché aveva chiesto all’elicottero quel giro, l’avrebbe perdonata. Nessun altro intervento sarebbe arrivato in tempo, stavano per sparare!
Quella donna aveva il potere di far sembrare tutto a posto, tutto giusto, l’abbracciò ancora stretta stretta.. le doveva la vita davvero, questa volta si era visto perso davanti a quel plotone. Quando aveva capito che lo avevano condannato a morte e stavano per eseguire la sentenza, aveva pensato ai suoi profondi occhi verdi.
-Avevi fame! Ti vedo dimagrito, stanco, vuoi fare una doccia? Rilassati è tutto finito, ora siamo di nuovo a casa, insieme!-
Gli disse Barbara sparecchiando preoccupata per il suo aspetto emaciato.
Lui si alzò, l’aspettò per prenderla a braccetto e farsi coccolare debole e stanco, ma mentre si dirigevano al bagno trovò la forza per impostare la voce severa:
-Non voglio che ti metta mai più in una situazione del genere. Sei impazzita? Sei solo un consulente chimico del Corpo Speciale, come ha detto il Comandante non devi esporti oltre il tuo ufficio. Devi seguire l’addestramento base non ne approfittare non sei operativa non saresti in grado di difenderti se le cose andassero storte, Barbara se ti succedesse qualcosa?-
Lei sorrise, l’aiutò a togliersi le scarpe, buttò in un angolo i suoi vestiti sporchi e laceri e lo lasciò sotto la doccia rigenerante. Il volto di Milo tradiva il piacere che lo scroscio continuo gli provocava. Sospirò:
-Barbara mi sei mancata, non diventare operativa, resta quello che sei, ti amo lo sai!- disse in un soffio.
Lei sorrise, mise i vestiti freschi accanto alla doccia, fermò l’acqua e l’avvolse in un morbido asciugamano:
-Ho chiesto io di essere addestrata Milo….

05 novembre 2019

Aggiornamento

Non è la prima avventura che scrivo con questi protagonisti. La voglia di cimentarmi in un giallo complicato è arrivata dopo aver letto quasi tutti i gialli Mondadori. Dagli scrittori di quella serie, che si comprava mensilmente in edicola, mi hanno insegnato che risolvere più di un enigma era divertente, così ho fatto! L'idea di ambientare il giallo thriller su una nave da crociera mi è venuta durante una crociera che io e mio marito ci siamo regalati alla soglia del quarantesimo anniversario di matrimonio. Ricordo che mentre viaggiavo sulla stupenda nave, non facevo che immaginare scene di intrighi che si potevano svolgere sui ponti di servizio, negli angoli bui e nascosti della nave. Vedevo i miei protagonisti alle prese con enigmi rilevanti. Così poi tornata a casa... mi son messa al lavoro ed è nata la Crociera Pericolosa.
24 ottobre 2019

Aggiornamento

Dico sempre che ho iniziato a scrivere da adolescente ed è vero: non ricordo bene la necessità di scaricare lo stato d'animo alle pagine di un quaderno, nascondendole nelle parole di un'avventura irreale, ma c'è un'immagine nella mia mente che mi scombussola, mi agita: è il porto di Fano- dove abitavo- avvolto nella nebbia e laggiù alla fine del molo c'è una casetta un gabbiotto, dove un militare della Guardia di Finanza, a cui apparteneva mio padre, controlla che nessuno varchi la frontiera d'acqua senza autorizzazione. Il suono della sirena che avvisa i pescatori della visibilità ridotta arriva fino all'entroterra, fino al mio letto. Mi rannicchio sotto le coperte e cerco di sognare qualcosa col sole. Così deve essere scattata la voglia dell'avventura il desiderio di sconfiggere il malaffare e le sue minacce con una soluzione favorevole al bene, come il sole batteva la nebbia, così devo aver iniziato a scrivere le mie storie per non dimenticarle alla mattina quando col sole tornava a casa anche mio padre.

Commenti

  1. Io ho già avuto la possibilità di leggere questo libro, più precisamente il manoscritto, e devo dire che mi ha preso, non riuscivo a smettere di leggere perché volevo sapere cosa succedeva poi, colpi di scena fino alla fine, devo dire che mia sorella Milena ha una fantasia impressionante, in più si documenta sui vari argomenti che tratta, tanto che tutto diventa reale e sembra di essere lì con i protagonisti in quella crociera .

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Milena Beltrandi
Milena Beltrandi è nata a Fidenza (PR) nel 1954 e vive a Firenze da oltre 40 anni. È una scrittrice di romanzi gialli polizieschi, argomento diventatole familiare sia per il padre, App. della G.d.Finanza, che per le esperienze come segretaria di studi legali. L’avventura mozzafiato che vivono i suoi personaggi sono frutto della sua fantasia alimentata fin dall’adolescenza quando scrivere, era per lei una valvola di sfogo dall’atmosfera militare che il padre imponeva in casa. Riposto, poi, nel cassetto virtuale il sogno di continuare a scrivere per dedicarsi alla famiglia, ha deciso di rispolverare le sue avventure oggi, offrendo i suoi manoscritti all’editoria. Ha pubblicato nel 2016 “Milo e la formula del sole”- Ed. Vertigo, “Storia di musica & amicizia” – Ed. Elison e ha partecipato con un racconto breve all’antologia “Toscani per sempre” - Ed. Racconti della Sera, di Paolo Mugnai.
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