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Una storia per arrivare a te

Una storia per arrivare a te
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Consegna prevista Novembre 2021

Una storia per arrivare a te è un romanzo fuori dal tempo: un’avventura in un mondo perfetto ed immutabile, creato con i colori più vivi ed intensi dell’animo umano. L’autore ci porta a ripercorrere le sfumature dell’adolescenza, tra le paure, i sogni e i desideri tipici di quell’età. Per farlo ci condurrà in un’altra dimensione, tra luoghi affascinanti e misteriosi, dove, tra infinite vallate e inarrivabili cime, nei panni del giovane Nathan Murray, conosceremo nuovi amici, personaggi buoni o malvagi, ma sempre capaci di farci appassionare e innamorare. Una lotta fra il bene e il male, d’amore e saggezza, cavalcando terre selvagge per raggiungere chi si ama: anche ai limiti del mondo!
Misurando i passi tra fantasia e sentimenti, Una storia per arrivare a te è in realtà un messaggio rivolto agli adulti: “quando il buio cala nei nostri cuori, solo il bambino che è in noi può illuminarci la strada con la fiamma dell’innocenza!”

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro per coloro che alle volte si sentono inadeguati cercando di seguire i dogmi della società odierna, per i sognatori della prima ora e per chi cerca un mondo diverso ogni giorno. In UNA STORIA PER ARRIVARE A TE incontrerai personaggi capaci di farti emozionare e riflettere sul tema dei sentimenti, dove nulla è scontato e dove ogni istante è prezioso!

ANTEPRIMA NON EDITATA

TRA FIUMI, LAGHI E MONTAGNE

Oltre lo smog della città e prima dell’immutabile inverno delle montagne, adagiato tra fiumi, laghi e verdi colline, si trova una piccola ed accogliente Contea chiamata Blue Lake.

Intorno ad essa, come a volerla proteggere, c’è una lunga colonna di monti, prima dolci e miti simili a colline, che poi, mano a mano, si innalzano fino a diventare cime solenni. La neve vi rimane lattea e splendente fino al mese di Aprile, e la sua brezza, trasportata dal vento, giunge fino alla contea sotto forma di venticello frizzante.

Le case, vissute e spioventi, si mescolano senza dispiacersi a quelle più recenti, creando così un’esplosione di colori tra passato e modernità. Dall’alto dei loro terrazzi sempre vivi e colorati, osservano da secoli le modeste e strette stradine che brulicano sotto di essa, incastonate come mosaici.

Qui e là, ci sono verdi campi che la civiltà ha plasmato sempre con rispetto. Essi, con solerzia, vengono cullati e coltivati seguendo i ritmi dettati dalla natura e dal tempo.

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Quello che però gli abitanti della contea amano di più è proprio davanti ai loro occhi, ogni giorno, da quando sono nati: Il lago azzurro.

Non è piccolo, ma neppure così grande da essere ricordato come attrazione turistica; eppure, se passaste da quelle parti, non potreste fare a meno di perdervi nella sua incantevole squisitezza. A nutrirlo ci pensano sempre i numerosi fiumi e torrenti che giungono dalle montagne innevate e austere, che gelose, danno l’impressione di volercisi bagnare i piedi. Le sue sponde sono talmente azzurre da poter creare l’illusione che il lago sia in realtà un pezzo di cielo caduto dal tetto del mondo.

La nebbia però, ingorda e perpetua, lo copre completamente da Ottobre fino a Marzo come una una solida coperta grigia; si dice che lo faccia per ricordare alle persone che mai nulla è scontato, neppure ciò che sembra fisso e imperturbabile. Nella stagione della bruma, campanili e tetti sbucano timidamente come teste di talpe dalla terra gelida, decisi a non perdere di vista quelle acque a loro così care.

In primavera svariate specie di uccelli vi arrivano da ogni dove, aprendo così la strada all’estate: la stagione dei turisti e delle feste! L’autunno, beh, l’autunno è forse la stagione più bella. La strada che taglia il paese si tinge del giallo delle foglie che cadono dai faggi adagiati in riva al lago, mentre il resto del paesaggio prende un magico rosso porpora.

Questo panorama permette di sognare anche a chi se ne avvede, perché ogni dubbio sull’eternità cede come un velo sferzato dal vento.

Tutto è immutato e perfetto a Blue Lake; ma la vita sul lago, rustica e abitudinaria, dovette subire anch’essa un drastico cambiamento. Successe in un anno di patimenti, che non coinvolse solo i suoi timidi confini, ma quelli di tutto il mondo. Nel mese di Aprile, mentre la maggior parte delle case chiudevano porte ed imposte ad un misterioso virus, delle strane sparizioni presero piede proprio tra le strade della contea. Se ne contarono in gran numero, e presto, anche i paesi vicini ne subirono la stessa sorte. Fu così che quella piccola cartolina Inglese, saltò agli onori delle cronache, prendendo svariati soprannomi. Sui cartoni del latte e su ogni canale possibile, i ‘ricercati’ erano persone comuni, all’apparenza senza problemi di qual si voglia natura. Questo era il fatto che rendeva ancora più intrigante quelle scomparse.

Quel mese di Aprile, in una giornata più calda del solito, un ragazzo di dodici anni di nome Nathan Murray guardava come sempre la televisione insieme ad Adele, sua nonna materna. Non gli sembrava vero che il paese dov’era nato era diventato famoso a livello internazionale.

“I casi di sparizione salgono addirittura a dodici nell’ultima settimana” disse l’inviato del telegiornale che parlava proprio davanti alla sua scuola “per questo motivo, oltre ad essere stata incrementata la presenza di polizia ed esercito, verranno dati più poteri alla task-force governativa guidata dall’ispettore Bruce Davies”

“L’ho sempre detto a tua madre che questo posto non era adatto per mettere su famiglia. Non mi è mai piaciuto!” disse Adele servendo la sua famosa shepherd’s pie al nipote. Il ragazzo non rispose. Guardando la sua scuola alle spalle dell’inviato del telegiornale fu preso dalla malinconia. Non era certo amante dello studio, anche se era tra i primi della classe, ma restare tra le mura domestiche insieme a sua nonna era ormai insostenibile.

“L’ultima scomparsa risale alla notte appena passata: Eva Taylor, madre di due bambine di sei e otto anni, non è stata più trovata nel suo letto. Il marito, Jacob Taylor, asserisce che nulla può far pensare ad una fuga. L’uomo è anche convinto che la moglie non abbia mai sofferto di nessun disturbo, e inoltre, sembra essere scappata senza portare nulla con sé”.

“Io la conosco!” disse Nathan a sua nonna indicando il televisore “fa parte del coro della chiesa!”.

Si chiedeva, come tutti nella contea, come facessero a sparire così tante persone proprio durante quella quarantena imposta per contrastare il virus. Difficilmente ci si poteva muovere liberamente per le strade, ma probabilmente, se Nathan ne avesse avuta l’occasione sarebbe scappato anche lui.

Tuttavia, fu proprio grazie alla clausura forzata di quell’anno, che il nostro Nathan Murrey visse il viaggio più incredibile della sua vita.

Era un ragazzo estremamente sensibile e con un carattere incline alla solitudine. Questa sua natura schiva e silenziosa non sembrava però essere tollerata dai suoi genitori Darren e Beth.

Loro figlio ‘doveva’ avere amici ed essere bravo a scuola. Quindi eccolo il nostro eroe appena dodicenne, diviso tra scuola, karate e calcio.

Gli unici giorni che lo facevano sentire veramente felice erano quelli che passava con suo nonno paterno Davin. Solo lui sapeva come interagire con la personalità del nipote, senza però mai forzarlo in nulla: che volesse parlare o semplicemente stare in disparte, era sempre libero di esprimersi senza sentirsi giudicato. C’era una solenne intesa tra loro due, proprio come pane e burro.

Quando non si vedevano passavano anche ore al telefono senza parlare di nulla in particolare; oppure erano capaci di fare gite in autobus solo per guardare il mondo dall’alto. Nathan per qualche motivo, diventava più loquace quando il mondo scorreva fuori dai finestrini del pulman.

Tra tutto quel parlare che solo loro due riuscivano a fare, fu un discorso a essere particolarmente ricordato dal giovane Murray per il resto della sua vita.

Un giorno, quando aveva solo sei anni, si mise a guardare nonno Davin in modo diverso, triste, mentre era intento a sistemare il giardino nel retro di casa sua. Era ora di cena e il sole prendeva a tramontare dietro quelle montagne che dominano la contea.

“Cosa può rattristare lo sguardo di un bambino di sei anni?” chiese il nonno sedendosi di fianco a lui.

“Ho paura” disse il piccolo attaccandosi al suo braccio.

“Paura di cosa?”

“Ho paura che tu un giorno non ci sarai più!” rispose il bambino stringendosi a lui.

Davin sapeva che quel discorso sarebbe venuto fuori prima o poi. Sono domande che gli esseri umani si portano dall’inizio dei tempi, ma che solo i bambini sanno esporre con tanta tenerezza.

“Non è una cosa del quale avere paura piccolo mio. Si chiama ‘ciclo della vita’.” disse il nonno, lasciandosi tradire dalla sua solita commozione. Non era più giovane, e addirittura troppo vecchio per continuare a godersi a lungo il suo nipotino, e questo forse Nathan lo cominciava a intuire.

“Ma dove sarai?” chiese il bambino, sembrando però più curioso che triste.

“Guarda le montagne, Nat, e osserva come il tramonto si cala dolcemente su di loro. Le vedi?” disse indicando la colonna di monti che troneggiavano davanti casa.

“Si, certo”

“Bene, ti piace? Che sensazione ti dà?” chiese Darren sorridente.

“Mi piace.. Mi fa stare bene perché è tutto calmo e colorato!”.

“Esatto. Quando un giorno mi cercherai, volgi lo sguardo verso di loro. Ogni volta che il sole sorgerà o tramonterà, sappi che nonno ti sta svegliando o dando la buonanotte”

“E’ che cosa farai?”

“Beh, non sarò solo… Ritroverò la nonna, e con lei tantissime persone che sono andate via tanto tempo fa”

Il bambino, al posto di essere meravigliato o sorpreso, sei mostrava invece infastidito: “se è un posto così bello tu ti dimenticherai di me!”

“No, piccolo mio” disse ridendo il nonno “io ti aspetterò. E quando mi mancherai, e io ti mancherò, troveremo comunque il modo di sentirci!”

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Alessandro Roma
Nato il primo settembre del 1988 a Erba (Co), l'autore ha da sempre una forte passione per ogni forma d'arte. Scrive UNA STORIA PER ARRIVARE A TE durante il periodo di quarantena, ispirandosi al paesaggio a lui più caro: Pusiano (Lc). L'amore verso il suo lago traspare dalla minuziosa descrizione dei luoghi che scorrono intorno al protagonista del libro, strizzando l'occhio al Manzoni, rendendo così omaggio anche ai laghi briantei e alle cime lecchesi. L'idea di collocare i suoi romanzi in Inghilterra è una scelta stilistica dettata anche dal suo particolare attaccamento al Regno Unito.
La sigla J.J vuole evocare il suo pittore preferito, J.J Grandville, mentre il nome Dollins è quello di suo nonno paterno.
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