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Un'unica lunga notte

Un'unica lunga notte
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Consegna prevista Agosto 2021
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Una lunga e fredda notte irlandese di fine ‘800, le strade di Dublino che costeggiano il fiume Liffey, un aspirante suicida sull’ O’Connell Bridge ed un salvatore sconosciuto, sono gli ingredienti principali di “Un’unica lunga notte”, un romanzo psicologico che si svolge nelle poche ore che precedono l’alba del giorno di San Patrizio, e durante le quali i due protagonisti si conosceranno e discuteranno di vari argomenti passeggiando tra le strade di una Dublino che da poco ha iniziato a riprendersi dalla grave carestia, cercando, tra aneddoti delle vite di entrambi e riflessioni sull’esistenza, di trovare una spiegazione al profondo pessimismo al quale le avversità trascorse li hanno abituati, aprendosi a un profondo confronto che li renderà amici, e che li porterà a cercare di capire, tra discorsi dettati in parte dall’alcool, se, tutto sommato, ci sia un senso dietro a tutto ciò che ci circonda.

Perché ho scritto questo libro?

Adoro i libri e la scrittura, e un po’ di anni fa decisi di mettermi alla prova con un romanzo, unendo pensieri e frasi sparse qua e là, ma senza un filo conduttore vero e proprio.
Poi, una notte, guidando verso casa, i primi versi di una canzone che adoro mi diedero l’idea, e così nacque “Un’unica lunga notte”.
Ho scritto questo libro perché scrivere è la miglior psicanalisi, poiché nessun orecchio è più attento di un foglio bianco, e per capire “se veramente, dopotutto, ne è valsa la pena!”

ANTEPRIMA NON EDITATA

1

” Non lʾho mai dimenticata… non ho mai smesso di pensare a lei… lʾho sempre amata e lʾamerò per sempre… ancora adesso sento il suo respiro sul mio collo, il calore di un suo abbraccio, la tenerezza di un suo bacio, ed ancora adesso verso lacrime per lei, ed ogni goccia che solca il mio viso segna una solenne promessa di amore eterno. Mi amava… un sogno… la malattia… un incubo… morì; è come se fosse crollato il cielo! Sentivo la terra scivolarmi sotto i piedi e risucchiarmi in un vortice dal quale ancora fatico a uscire. È stato terribile, niente mi dava sicurezza, ho visto la sconcertante futilità e volubilità di ogni sensazione, la vanità di ogni sacrificio e di ogni sforzo, cancellato in un attimo qualsiasi progetto! Io sono morto quel giorno, e se ancora cammino tra gli uomini, bensì corpo senza vita, lo devo alla promessa fatta quel triste giorno a quellʾangelo che, fissandomi con tenerezza, mentre a tutti i costi cercava di trattenere le lacrime, mi fece giurare che avrei reagito, che avrei tirato avanti.

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Come si fa? Come posso superare intere giornate quando ogni misero singolo istante mi piomba addosso come un macigno?

Devo mantenere quel giuramento, ma confesso che sono schiacciato dalla gravità di questo fardello, avrei di gran lunga preferito lasciarmi morire piuttosto che rassegnarmi a dover vivere,… non volevo una vita senza di lei… perché non poteva vivere? Avrei dato la mia vita se fosse servito a prolungare la sua, ormai la mia esistenza è legata a quella promessa…attenderò impaziente il dolce momento in cui saprò che finalmente potrò riabbracciarla e consumare la mia anima a fianco della sua per lʾeternità!”.

Il vortice confuso di pensieri e ricordi, nei quali turbinava la sua mente, lo aveva rapito, quelle farneticazioni lo avevano proiettato in una sorta di universo parallelo nel quale era in atto un vero e proprio scontro tra ragione e sentimento, una vera e propria ossessione, erano anni ormai che si ripeteva sempre le stesse frasi, mesi che entrava sempre nello stesso bar, ore che stava seduto sempre sullo stesso sgabello, e nemmeno lui sapeva più da quanti minuti era fermo a fissare il fondo di quel bicchiere quasi vuoto che stringeva tra le mani a testa bassa sperando di trovare, nascosta tra quelle ultime lacrime attaccate al vetro, il modo per non versarne più di sue. La testa era pesante, le spalle ed il collo indolenziti, sollevò il capo piegandolo a destra e sinistra per alleviarne la tensione e ne approfittò per guardarsi intorno, nessun volto gli ricordava dove fosse, nessun indizio sulle facce degli astanti, nessuna foto appesa al muro logoro di quel posto aveva il sapore di casa.

“Sono così stanco di stare qui, non ho nessun ricordo piacevole, solo una nebbia che mi ottenebra la mente, e mi riporta, a tratti, su brevi immagini di serate tra bicchieri e mozziconi di sigarette… scorci di vita che sarebbe molto meglio dimenticare… scorci di vita che odorano di gin. Un ultimo bicchiere e poi me ne andrò per la mia strada… chi sa dove sarò domani… chi sa se ci sarò ancora domani… chi sa se ci sarà ancora un domani. Milioni di anni di cambiamenti rivivono in ogni attimo… non può fermarsi tutto in un istante… non può fermarsi tutto in un istante?

Bah… che buffo, sono anni che vengo in questo posto, anni che bevo il solito gin annacquato che sa di sigarette… eppure stasera ha un sapore diverso; sarà il sapore del cambiamento… la consapevolezza che è lʾultimo? Humpf… ridicolo!

In ogni caso, sono stanco di vedermi riflesso in un bicchiere vuoto, in mezzo a quelle ultime gocce attaccate al fondo! Devo uscire da questo posto, queste facce mi mettono i brividi! ”

Il tintinnio delle monete che lasciò cadere sul bancone affianco al bicchiere dal quale aveva appena finito di bere risvegliò lʾattenzione del barista, si alzò, si diresse verso la porta e la aprì. Rimase un attimo sullʾuscio, giusto il tempo per accendere una sigaretta e prendere una boccata di fumo mentre la porta si richiudeva alle sue spalle.

Lentamente la luna sparì dietro una fitta coltre di nubi, un ultimo riflesso illuminò il suo volto emaciato mentre lasciava alle sue spalle la porta del locale. Una lieve brezza gli accarezzò il viso scompigliando i suoi folti capelli castani, e lʾodore acre dellʾapprossimarsi della pioggia solleticò il suo olfatto; alzò gli occhi al cielo e, dilatando leggermente le nari, inspirò profondamente, mentre un lieve e pacato sorriso solcava le sue labbra sottili; quellʾodore pungente lo rallegrava: amava la pioggia, imparziale e liberatoria livellatrice, gli piaceva pensare che in quel momento il mondo veniva, sebbene in parte, lavato delle sue macchie.

Il vento sussurrava flebili note alle sue orecchie, mentre la debole penombra garantita dai lampioni intrecciava trame confuse tra giochi dʾombre e fiochi barlumi; ogni vicolo sembrava un mondo a se, le ombre complottavano ai suoi danni in modo da non farlo mai sentire a proprio agio, la paura del buio e delle insidie che nascondeva non era cessata, neanche con lʾavvento dellʾilluminazione pubblica stradale, anzi… ora il buio sembrava ancora più buio.

Nascose il mento leggermente appuntito nel colletto della giacca e si incamminò lungo quella che, anni addietro, era stata Sackville Street e che solo da poco era stata nominata OʾConnell Street, verso il vecchio Carlisle Bridge, ora anchʾesso OʾConnell Bridge, in onore del “Liberatore” che lottò per i diritti della popolazione cattolica irlandese. Amava le lunghe passeggiate notturne costeggiando il Liffey, con le mani in tasca, mentre cercava di allontanare i pensieri che lo tormentavano: non cʾera motivo di preoccuparsi… no che non cʾera… tutto si sarebbe sistemato… tutto si sistema prima o poi… basta volerlo. Lui, però, ultimamente, non era poi così sicuro che fosse davvero quella la sua volontà, era come se stesse remando nella direzione sbagliata, gli sembrava quasi di andare a procurarsi volutamente i problemi e di gioire di quei grovigli di grattacapi al punto da sentirsi vuoto nel momento in cui non aveva nulla a cui pensare, nessuna gatta da pelare:

“niente esiste di più semplice della vita, nascere, crescere, nutrirsi, procreare e morire, ma ancor più semplice è il cercare di complicarsela in tutti i modi; problemi e soluzioni nascono ogni giorno, sono il motore del mondo ed il pane quotidiano della vita, cambia solo il nostro atteggiamento nei loro confronti!”, continuava a ripetersi continuamente, quasi come se stesse cercando di auto convincersi, mentre osservava lʾimmobile tumultuosa tranquillità delle scure acque del fiume; quella quiete rendeva i suoi pensieri ancora più cupi e gli trasmetteva un senso di turbamento, quante volte aveva attraversato quella strada, quante volte aveva osservato in silenzio quelle acque. Sapeva di appartenere a quel luogo ma, allo stesso tempo, si sentiva un estraneo, come se tutto intorno a lui gli sussurrasse: “Vai via, non fai parte di tutto questo!”. Quante volte aveva già assaporato quelle stesse sensazioni, da quasi un anno ci conviveva, quei pensieri lo tormentavano, ogni volta che attraversava quel punto, ogni singola volta, un brivido percorreva la sua schiena per intero, e quella claustrofobica sensazione di inadeguatezza lo pervadeva, instillando nella sua anima una confusa e sconcertante incertezza… e si sentiva smarrito.

Eppure era una serata strana, diversa, qualcosa non andava. Non sapeva bene cosa fosse, ma cʾera, lo avvertiva, ed un senso di ansia ed agitazione lo pervase; si sentiva in pericolo e percepiva la propria incapacità nellʾevitarlo.

Dʾun tratto un refolo di vento gli accarezzo il viso sottile, scompigliandogli i capelli, scosse la testa per scostarsi le ciocche da davanti agli occhi e di sfuggita, in lontananza, su uno dei parapetti del Carlisle Bridge scorse due ombre. Si avvicinò per vedere meglio, la luce quella sera gli aveva già giocato brutti scherzi! La luna fece capolino dalle nubi dietro le quali si era da poco nascosta, e un timido bagliore illuminò la strada davanti a lui: era un uomo… in piedi sulla balaustra… una bottiglia in mano e un masso legato intorno alla vita.

2

« Eccomi qui che cerco di spremere da una bottiglia vuota le ultime dolci gocce di una vita amara. “Dalle stelle alle stalle” come si suol dire! Che idiozia… come se lo si potesse impedire, come se si potesse evitare lʾinesorabile incalzare di un fato funesto!

Come ti invidio bottiglia, svuotata del tuo contenuto, liberata dal tuo peso interiore, potessi io svuotarmi dei miei affanni e riversare, nelle acque di questo fiume che scorrono placide, i miei ricordi e le mie pene, e non solo amare insignificanti lacrime, così da ritornare un candido recipiente vuoto nel quale filtrare solo ciò che di buono cʾè nel mondo. Non era questa la mia vita, non doveva finire così, solo, unico compagno il mio delirio, quello e le luci dei lampioni riflesse come in turbinii di piccole stelle sul vetro opaco della mia bottiglia; non sono nato per questo… non credo… nessuno dovrebbe nascere per questo… non dovrebbe!

Dannato mondo, non tanto crudele quanto beffardo il destino, non avrei mai pensato di ritrovarmi così, io che fui acclamato dalla gente, adesso, dalla stessa gente, vengo schernito ed evitato, allontanato, per timore che possa mendicare qualche misero spicciolo per il mio oblioso ottenebrante nettare… IPOCRITI, VILI!

Come se avessi bisogno di loro, come se ne avessi mai avuto bisogno!

Invidio te, grande macigno, ignaro di tutto, solo un mezzo, un tramite, irremovibile dopo il grande ultimo salto, impediscimi di tornare sui miei passi e trasportami nellʾoblio delle acque, quando, stretto ai miei fianchi, mi trascinerai sul fondo del fiume: così come ora sei saldamente legato alla mia vita, tra poco sarai per sempre legato al mio destino. Ecco, è arrivato il mio momento… il momento di dire addio a tutto, di dire addio al mondo. Dicono che niente ti rende più lucido della consapevolezza dellʾapprossimarsi della fine, indipendentemente da quanto tu abbia bevuto, ed io non vedo lʾora di assaporare quei dolci terribili attimi di lucidità, durante i quali mi accorgerò che la mia ultima ora è scoccata. Affido questo mio ultimo farneticare al vento in un sussurro… ed è come se lo avessi gridato al mondo. Non ho altro da aggiungere, quindi… addi…!»,

« È bello il fiume di notte vero? Così calmo, così silenzioso, quasi etereo, una massa dʾacqua immensa, un continuo immenso cambiamento costantemente sotto gli occhi di tutti e che tuttavia passa continuamente inosservato, così discreto eppure sempre presente, sembra quasi danzare sotto le note delle nostre storie!»,

si era avvicinato a quellʾuomo che stava in piedi sul muro e gli parlava tenendo le mani in tasca, guardando nel vuoto oltre il parapetto davanti a se, con lo sguardo fisso sulle acque del fiume, il tono della sua voce non lasciava trasparire alcun segno di tensione, tentando di celare la propria inquietudine, mascherando il suo disagio. Lʾuomo sul parapetto si voltò verso di lui spaesato, ed inavvertitamente urtò col piede destro la bottiglia poggiata sul cordolo, facendola finire a terra in frantumi:

«Uh!?…cos…?»;

il passante osservò distrattamente la bottiglia cadere e infrangersi in mille pezzi vicino ai suoi piedi, centinaia di granelli di vetro esplosero in una piccola nube brillante, mentre i pezzi più grandi riproponevano, da molteplici punti di vista, la scena che si stava svolgendo; non si scompose, rialzò lo sguardo verso il fiume mentre continuava a cercare un contatto con quellʾindividuo accanto a lui:

«Non cʾè nulla di più comunicativo dellʾacqua, è come se riuscisse a comprendere i tuoi pensieri e condividesse con te le tue pene, chissà se anche lʾacqua ha unʾanima ed un suo linguaggio, magari è per questo che la gente si sente triste quando piove o serena e rilassata osservando un tramonto in riva al mare!»;

«Che cosa vuoi?… Chi sei tu?», esordì lʾaspirante suicida, la voce tremolante i gesti rallentati dallʾalcool, segni inconfondibili del suo stato di ebbrezza;

«Ah, nessuno… sono solo di passaggio!», lo rassicurò, «E tu? Tu chi sei?», gli chiese mentre, lasciato cadere il mozzicone della sigaretta ormai consumata, lo spegneva con la punta del piede;

«Io “ero” un tempo, e tra poco anche io sarò nessuno…!», e detto ciò si abbassò per sollevare il pesante macigno al quale aveva assicurato la propria vita.

«Bene, allora… », disse il passante mentre poggiava le mani sul muretto e con un salto vi saliva sopra posizionandosi proprio al fianco di quel tipo dallʾaria disperata, lʾodore dellʾalcool gli fece storcere il naso, passò rapidamente il proprio piede sinistro intorno alla parte della corda che poggiava sul parapetto e che pendeva tra il masso e la vita del suicida, mise le mani in tasca e ne tirò fuori un pacchetto di sigarette ed un accendino, estrasse una sigaretta e la accese, e conservato il pacchetto, proseguì:

«Allora verrò con te!».

Eccola di nuovo, quella sensazione… lʾavvertiva ancora. Allora era questo quel senso di paura che lo pervadeva, quel brivido lungo la schiena, era per questo… ma rimase impassibile, il viso disteso, sereno, mentre prendeva unʾaltra boccata di fumo.

«Che cosa fai? Togli quel piede… cosa vuoi?», gridò quello rivolgendosi al passante, ma questo si voltò soltanto un attimo a guardare il suo strano compagno dʾavventura, poi tornò a fumare la propria sigaretta fissando il vuoto davanti a se:

«Vedi amico,» esclamó tranquillamente tra una boccata e lʾaltra, «sarebbe una vera seccatura buttarsi in queste acque gelide per tentare di venire in tuo soccorso dopo che ti sarai buttato, probabilmente annegherei anche io nel vano tentativo di salvare te, oppure morirei di ipotermia per la bassa temperatura dellʾacqua; il problema è che dovrei stare in acqua a lungo prima di trovarti ed è chiaro che la mia coscienza non mi permette di voltarmi dallʾaltra parte e andare via lasciandoti buttare via la tua vita. Ora… quel masso sembra pesante, se mi lascio trascinare anche io sul fondo con te, seguendo la corda ti ritroverei subito e dopo aver liberato il mio piede, sempre che io ci riesca, potrei tentare di liberare te e riportarti a galla. Certo, dopo sarebbe un problema uscire dallʾacqua, ma a quel punto il più sarebbe fatto; può anche darsi che moriamo entrambi di ipotermia, ma visto che non cʾè altro modo, devo rischiare, se non altro moriremo insieme, ma non ti lascerò morire senza far nulla. Certo, però… se tu volessi evitarmi questa… seccatura… te ne sarei grato!», parlava con calma, solo delle brevi boccate di fumo smascheravano di tanto in tanto la lieve incertezza nascosta dietro le sue parole.

2020-11-16

Aggiornamento

Si parte, finalmente ha inizio questa avventura, da questa sera partono le prevendite del mio primo romanzo dal titolo "Un'unica lunga notte!". Come funziona: bisogna registrarsi gratuitamente sul sito per preordinare una copia che sia cartacea o ebook, al momento dell'ordine riceverete via email le bozze complete del libro (così potrete leggerlo nell'attesa di ricevere il vostro ordine), mentre la copia ordinata, in qualunque formato, verrà spedita a fine campagna al raggiungimento del goal di 200 prevendite in 100 giorni. Buona lettura a tutti e grazie mille per il sostegno!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un romanzo veramente bello, che consiglio da leggere.
    La narrazione intensa delle vicissitudini dei protagonisti coinvolge profondamente.

  2. (proprietario verificato)

    Un racconto appassionante, che ti trasporta al suo interno, con una descrizione così profonda e precisa dei luoghi e degli eventi da dare quasi l’impressione di viverli in prima persona. Veramente bello, lo consiglio.

  3. (proprietario verificato)

    Preordine effettuato 😍 Iniziato subito a leggerlo, davvero molto molto bello.. Lo consiglio, è un libro che va letto! I miei complimenti a Pasquale Posteraro ed un in bocca a lupo💖

  4. (proprietario verificato)

    Libro bellissimo, descrizione dei paesaggi e dei personaggi a dir poco entusiasmante….Favoloso… L’immaginazione vola alta durante e ti teletrasporta nel suo fantastico mondo!! Grazie Pasquale Posteraro….

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Pasquale Posteraro
Mi chiamo Posteraro Pasquale e sono nato a Castrovillari (CS) il 29 Novembre 1985. Dopo il diploma di maturità scientifica e tre anni di ingegneria all'università della Calabria, ho deciso di abbandonare un percorso di studi che non mi entusiasmava per dedicarmi al mondo del lavoro e alle arti marziali, con discreti risultati anche a livello internazionale come membro della Nazionale Italiana di Taekwon-do ITF, disciplina che adesso insegno a chiunque abbia voglia di apprendere quel poco che ho imparato. Una delle mie passioni più grandi è sempre stata la lettura e amo scrivere, e negli ultimi dieci anni mi sono dedicato a vari progetti ancora in corso d’opera. Nel tempo libero mi dedico alla musica, alla pittura ed alla scultura, e adoro gli animali e la natura.
Questo è il mio primo libro.
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Fino a domenica 29 novembre i libri in campagna di crowdfunding hanno il 20% di sconto: codice BLACKFRIDAY
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