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Verbum - La fine del Regno dei mille anni

Verbum - La fine del Regno dei mille anni
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Consegna prevista Luglio 2022
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Gli attacchi terroristici che hanno sconvolto Neo Babylon hanno spinto parte della città sull’orlo della rivolta. Di questa drammatica situazione vengono accusati i Custos che sempre più comprendono come ci sia un’unica mente dietro gli attentati e la persecuzione dell’Ordine. Mentre la Metera Sybilla e Samuel cercano di carpire i segreti dietro l’Ordine stesso, Orfeo, il cui contatto con l’enigmatica Persefone si fa sempre più forte, Cassandra ed Euridice sono braccati per le vie della città stretta ancor più nella morsa della legge marziale.
Sia nuovi alleati, i cui destini finiranno per intrecciarsi con quello di Orfeo, sia nuovi nemici, orchestrati dallo sconosciuto cryptoCustos, tutti, senza distinzione, si ritroveranno all’interno di un fluire più ampio, in un futuro ancora in bilico, conteso tra due visioni.
Con La fine del Regno dei mille anni, si conclude il primo ciclo narrativo di Verbum, gettando al contempo le basi per uno scenario ancora più vasto e misterioso…

Perché ho scritto questo libro?

Il “desiderio” di raccontare è da sempre presente. Ho migliaia di pagine in attesa di trovare compimento nell’universo a cui sto lavorando ormai da un ventennio. Non è quindi un vero desiderio, o meglio lo è di riflesso; è prima di tutto un qualcosa che sento come un dovere: assecondare la mia natura e poter essere “utile” trasmettendo qualcosa di cui sono solo interprete. L’idea di Verbum, nello specifico, ha circa cinque anni ma l’universo sul quale tuttavia si fonda è ben più vecchio.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologus

Gli occhi rimasero fissi su di lei, in attesa della inevitabile prossima domanda.

«Chi sono… loro? Puoi parlarcene?» chiese Euridice sporgendosi verso di lui congiungendo le mani in un chiaro gesto di attesa fremente.

«Tutto a suo tempo» le labbra di Orfeo si mossero di nuovo sul monitor.

«Ma tu lo sai vero?» insistette la giovane donna.

«Sì, ora lo so» annuì lentamente una sola volta.

«Perché non puoi parlarne ora?» un altro fremito di impazienza tradito dalle sue palpebre. Il corpo teso, il battito leggermente accelerato, le pupille dilatate.

«Non decido io il momento giusto»

«E chi allora?»

«Voi»

«Eppure io voglio saperlo»

«Il volere è relativo. Tutti vogliono qualcosa, ma quasi nessuno fa lo sforzo di comprendere se ciò che si desidera sia giusto o no, se si è pronti per ciò a cui si anela»

«E io… noi, non siamo pronti?»

«No, non ancora. Un desiderio esaudito prima che si sia in grado di comprenderne le implicazioni, le conseguenze, finisce sempre e inevitabilmente a condurre ad una porta chiusa, a volte per sempre»

«Cosa significa?»

«Significa che se non si è pronti per accogliere qualcosa, il semplice riceverlo condurrà sempre all’illusione della comprensione. E dall’illusione nascerà una reale incapacità di evolvere. Un appagamento incompleto e fittizio, capace solo di precludere la Verità»

«Dunque ancora segreti? Eppure tu non sei qui per liberarci dall’ottenebramento dei segreti? Su di voi, su tutti noi?» tornò repentinamente ad appoggiarsi allo schienale della poltrona.

«No, io sono qui per creare una via, ma tale via non può semplicemente essere illustrata. Non posso semplicemente narrarla. Mostrare qualcosa incurante di chi osserva è imporre la propria realtà, imprigionare. Di nuovo»

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«Quindi non siamo ancora in grado di comprendere?»

«Mostrare qualcosa a chi ha gli occhi chiusi, a cosa condurrebbe?»

«Ma io…»

«Rispondi» la interruppe con un esplicito ordine, sottolineato dai suoi occhi cangianti fissi su di lei. Solo per lei.

«A farsene una idea»

«Un’immaginazione, una opinione» la corresse.

«E questo è un male vero?»

«Sarai poi mai più disposta a cambiare quella idea

«Beh ci proverei…»

«Magari convinta dal confronto con altre idee in merito, giusto?» le labbra di Orfeo si incresparono in una curva di ironia.

«Sì credo di sì, è così che si…»

«E quale sarebbe poi l’idea più giusta? Chi o cosa lo determinerebbe? Il caso? L’umore? La particolare congiunzione emotivo-intellettiva determinata da infinite variabili interiori momentanee? Le altre idee? La più o meno condivisione di una idea rispetto ad un’altra? L’autorità dei loro autori? La mutevolezza delle circostanze tempo-spaziali? Chi o cosa?» domandò in un crescendo quasi rabbioso ruotante su di un centro di calma assoluta che trapelava dai suoi occhi così in contrasto con l’increspatura delle labbra.

«Credo di aver capito» annuì la ragazza travolta da quel turbine, la sua rigidità frantumata in un istante.

«O si comprende intuitivamente, modificando quindi il proprio essere, o non esiste vera conoscenza possibile, tutto il resto è…»

«Illusione»

«Esatto»

«Ma tu puoi vederli vero?» riprese Euridice dopo alcuni secondi di silenzio.

«Se lo desiderassi, anche in questo momento» rispose dietro lo sguardo divenuto per un istante assente.

«E cosa ti mostrano?»

«Solo ciò che devono mostrarmi, solo ciò che io devo svelare»

Euridice comprese di aver battuto ogni sentiero possibile e nonostante la sua bruciante curiosità si sforzò di cambiare argomento.

«Quando eravamo nello Ieron, è stato lì che hai intuito la necessità di questa intervista vero?»

«Sì è stato lì» Orfeo escluse dalla propria mente ogni accesso alla memoria. Il passato, per come veniva percepito dalla limitatezza umana non esiste già più, ora e sempre è il tempo del presente.

«E cosa ti ha aiutato ad intuirlo?»

«Come sempre è la necessità a disvelarsi nell’intuizione»

«Ma in concreto?»

«Ho avuto la chiara intuizione di chi io sia, il mio ruolo, e il mio compito» sorrise appena, un sorriso amaro.

«Quando hai parlato con…» Euridice deglutì a fatica «con quel ragazzo…Samuel?» 

«Tuo fratello»

«Mio fratello» ripeté Euridice in un tono sognante, dolce e malinconico al tempo stesso. Della durata di un attimo appena. 

«Proprio così, è stato in quel momento. Vedo che la tua percezione si è acuita»

Euridice ancora immersa nei tristi ricordi di quei drammatici eventi si sforzò di sorridere.

«È merito della prolungata vicinanza ai Custos, sembrerebbe»

«Forse questa è solo la causa materiale, ma la causa finale è da trovarsi nel fatto che tutto sta cambiando, anche tu stai cambiando. E non sono mai gli eventi a cambiarci, ma la nostra consapevolezza di essi. Non sono le idee e le opinioni, certe o meno certe, razionali o meno razionali, logiche o meno logiche, emotive o scientifiche a cambiare il mondo, bensì l’intuizione della Verità che abbraccia la nostra natura e la espande. Come ti ho già detto, non esiste nulla all’infuori di ciò. Il resto sono solo parole, maschere, sembianti riflessi creati per tenerci insieme, per dire io sono io e non il ben più vero io sono colui che è. La più grande idea riflessa che ha plagiato le sbarre della nostra prigione è il cogito ergo sum».

«Ciò significa che diventeremo tutti dei Custos?»

«Oh no. Alla fine che cos’è un Custos? Un custode» sottolineò la parola con un riverbero di sarcasmo «della Verità. Custodita per chi? Da cosa? A che scopo? Noi la custodiamo affinché rimanga libera per poter liberare, la custodiamo dalle parole e dalle idee che vorrebbero imprigionarla per poter dire io. Con l’immediatezza sconfiggiamo la manipolazione, con il servizio sconfiggiamo l’appropriazione, con il dovere sconfiggiamo il diritto titanico di ergersi a padroni, con l’intuizione sconfiggiamo l’illusione. Non c’è necessità di custodi quando la natura umana diviene capace di svelarsi parte della Verità, quando ognuno può riconoscersi un frammento di Verità e non più uno scopritore, un ricercatore, detentore, propagandista, salvatore …custode della Verità. 

«…qualcosa di altro dalla Verità» disse Euridice.

«Precisamente»

«Ma voi avete già questa consapevolezza»

«Questo è vero, ma come avrai intuito, un frammento di noi fa comunque parte di questo sistema»

«Vuoi dire che anche voi siete parte delle sbarre della prigione?» chiese Euridice.

Perfetto, continua a sbocciare nel giardino dell’universo, piccolo germoglio.

«Come ne fa parte la porta della cella»

«E la chiave? Chi è la chiave?»

«Voi stessi, sempre e solo voi»

«Ma noi non siamo i prigionieri?»

«Sì, ma allo stesso tempo siamo anche i nostri carcerieri La nostra prigione è volontaria»

«Prigione inconsueta…»

«Non esiste migliore prigione, non credi?»

Euridice annuì.

«E come è possibile liberarsi?» chiese.

«Innanzi tutto intuendo tutto ciò, costi quel che costi, sia fuori che dentro di noi. E il costo è sempre enorme, necessario»

«Deve necessariamente essere così?» lo sguardo di Euridice si velò di tristezza. Il suo pensiero risalì il torrente furioso del tempo scandito nei giorni appena trascorsi. Gli eventi del Tempio, le tragiche morti di cui era stata spettatrice, il caos avvampante che sembrava poter divorare con le sue fiamme tutto ciò che rimaneva del mondo. Si sentiva come in piedi sull’orlo di un abisso. Pronta a cadere o a librarsi in volo. Eppure tutto ciò era terribile e magnifico al tempo stesso. Per la prima volta in vita sua, si sentiva davvero viva. Percepiva se stessa nello scorrere del tempo. E intuiva che non sarebbe ancora finita.

«La necessità, come la Verità da cui promana, è l’unica cosa neutrale. Siamo noi che abbiamo fornito la materia a tale necessità. Abbiamo alimentato una via, un percorso, un orizzonte entro il quale la dirompente libertà della necessità si agita per cercare di espandersi. E la sua marcia verso lo scopo ultimo non può arrestarsi. Più si stringeranno attorno a noi le pareti della prigione e più avremo modo di infrangerle. La necessità della Verità diverrà l’unica realtà possibile» c’era qualcosa di trasognante nel tono e nelle parole di Orfeo. Euridice lo percepì come un qualcosa di tangibile.

«Ma come rendersene conto? Come intuire? Più tutto ciò che ci circonda diviene drammatico e ineluttabile, soverchiante, e più sono la paura, l’angoscia, la… tristezza, a prendere il sopravvento» terminò con un filo di voce strozzato Euridice, il volto nascosto dietro le proprie mani. Non stava semplicemente descrivendo quel doloroso percorso, lo stava vivendo.

Orfeo rimase in silenzio alcuni istanti.

«Conosci l’antichissima storia di Dedalo e di Icaro?»

Euridice svelò il viso e annuì.

«Immagino che sia merito involontario di tuo padre il fatto che tu abbia avuto accesso così tante cose conoscenze»

Il male non è mai solo male…

«Egli non fu sempre l’uomo che è diventato…»

«Lo so, ma scelse di divenire tale. Ora esiste quest’uomo» la interruppe duramente Orfeo.

…ma deve essere pronta al male.

«Sì» rispose alla domanda e alla constatazione.

«Dedalo era un costruttore di labirinti, e ne costruì uno talmente perfetto da essere invalicabile. Un labirinto talmente vasto da sembrare infinito, talmente esteso da poterci vivere dentro senza percepirne mai la fine, talmente ben congeniato da avere al suo interno ogni cosa per sopravvivere, per persistere. Un prigione. Ogni via era una possibilità, un’opinione, un’idea, una sensazione da seguire. Ogni via era una speranza, una decisione. Erano talmente tante da poterci riempire vite intere. Ma dentro vi era nascosto un mostro. Era lui ad esservi imprigionato. Una cieca furia ibrida senza uno scopo, senza un futuro. Fu Dedalo, il costruttore pentito, a fornire ad Arianna il suo filo, e questa lo diede all’eroe Teseo: il filo della Verità. E per punirlo il re fece imprigionare lui e suo figlio Icaro all’interno dello stesso labirinto. Nemmeno Dedalo avrebbe saputo uscirne, una volta dentro. Perché Dedalo era solo la causa materiale del labirinto. Però Dedalo non era un uomo qualsiasi, ed escogitò il piano per evadere, non tanto per salvare se stesso. Egli aveva accettato la punizione di aver utilizzato la Verità per qualcosa di così terribile. Quanto per liberare suo figlio. Icaro»

«Dedalo costruì delle ali per sé ed Icaro, e insieme spiccarono il volo al di sopra del labirinto»

«Non percorrendone le vie in cerca dell’uscita, bensì fu elevandosi al di sopra di esso che riuscirono a fuggire»

«Ma Icaro…»

«Icaro morì. Egli volle troppo. Non contento di aver acquistato la libertà e una vita nuova, non contento di poter contemplare la Verità nella sua purezza solare volle possederla. E cadde dal cielo, come eoni fa caddero altri prima di lui, compreso suo padre, per il medesimo motivo. Il solito medesimo motivo» gli occhi di Orfeo si velarono della trance intuitiva finché la sua voce si spense e le labbra tornarono a serrarsi.

«Cos’è un segreto?» chiese poi Orfeo d’improvviso.

«Un segreto?»

«Hai usato tu questo termine»

«È un sapere tenuto nascosto»

«Parzialmente vero. Ma è il perché la domanda essenziale»

«Perché?» chiese Euridice senza perdere tempo.

«Un segreto può essere volontariamente tenuto nascosto, è vero. Ma un segreto può essere un frammento di Verità, come essere un’ulteriore opinione, un’ulteriore immaginazione. Oramai sei in grado di comprendere la differenza, per cui è inutile soffermarcisi. La differenza non è ora nella qualità del segreto, le immaginazioni non sono degne di essere ora considerate, ma il perché un frammento di Verità può e deve divenire un segreto»

«Forse perché non è stato ancora scoperto?» azzardò una risposta.

Orfeo rimase in silenzio. Concentrati, devi spingerti oltre, molto oltre.

«O perché deve essere svelato al momento giusto» continuò Euridice. Ci siamo quasi.

Orfeo si soffermò sui suoi occhi azzurri, i lineamenti accentuati dagli alti zigomi e dalle labbra sottili che sembrano condurre lo sguardo verso quella loro purezza cristallina ora ancora più intensa sotto lo sforzo della concentrazione.

«Il momento giusto per svelarsi» disse infine.

«Perfetto» Orfeo non trattenne un sorriso.

«Quindi anche chi costudisce il segreto…»

«Fa parte di quel segreto, lo serve a suo modo» annuì «il segreto non è il contrario della Verità, di contro a ciò che si pensa. Bensì l’opinione, le idee di qualsiasi tipo lo sono. Il segreto è solo la Verità in attesa del momento giusto per manifestarsi alla coscienza di chi la cerca. Perché la Verità non è mai solo un sapere. I Custos non custodiscono segreti perché occultano, ma perché sono i suoi strumenti» si fermò un attimo.

«E noi viviamo sotto la luce trattenuta di un immenso segreto di cui persino io ignoro del tutto la portata» aggiunse Orfeo.

«Ma allora se neppure tu puoi, come possiamo comprenderlo noi?»

«Oh lo farete. Verrà colui al quale tale segreto si disvelerà, e allora cambieranno molte cose, tutti cambieranno, fino alle radici del loro stesso essere, della loro natura. Solo allora vi sarà una vera evoluzione. Un’ascensione»

«E nel frattempo?»

«Nel frattempo sarà tutto solo un gioco»

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Niccolò Raoul Vinicio Toderi
Nato nel 1985, dopo la maturità classica si laurea in Filosofia estetica a Trento nel 2011. Insegnante ed educatore, La fine del Regno dei mille anni è il secondo libro di Verbum, la sua saga distopica/scifi/mythfantasy contesa tra misticismo e tecnologia, mito e scienza, filosofia e azione.
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