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Vero è Falso

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Consegna prevista Luglio 2020

Giulia sta letteralmente annegando nella sua vita e neanche le importa un granché. Il suo unico obiettivo è quello di limitare i motivi di infelicità. Ma poi succedono tre cose. La prima: a Genova vengono messi i sigilli su tre dipinti di Modigliani. La seconda: la sua coinquilina organizza una cena. La terza: il panettiere stacca un assegno. Gli effetti di questi fatti trasformano la frustrazione di Giulia in rabbia e, si sa, la Rabbia non lascia scampo. Devi fare qualcosa e qualsiasi cosa va bene. Si inventa un’alternativa alla Giulia che è diventata e scopre un mondo clandestino fatto di persone e luoghi che non esistono o che il mondo reale preferisce ignorare. Falsificare quadri diventa il mezzo per capire la Vita, la Felicità, l’Amore, la Perdita e il Tempo. I personaggi entrano e escono dalla vita di Giulia e grazie alla finzione emerge Verità. Se la vita non ti da quello che ti serve ti toccherà falsificare quello di qualcun altro. Così ha fatto Giulia. Così ha fatto Chiara.

Perché ho scritto questo libro?

Ci sono libri che raccontano di noi e ci stupiamo che una persona che neanche conosciamo sappia quello che pensiamo. Mi è successo di non trovare un libro che mi desse abbastanza ragione. Quel libro doveva esistere e se nessuno lo aveva scritto per me, lo avrei fatto io stessa. Sono partita certa di conoscere la fine del viaggio e mi sono ritrovata a vivere ogni pagina come se tutto stesse succedendo veramente. Mai titolo fu più profetico. Vero è falso e quindi è vero anche il contrario.

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO I

Quando due persone si parlano, lo fanno dall’interno di una bolla dalla quale la voce e, soprattutto, quello che viene detto, escono distorti da quello che l’altra parte vuole sentire. Quindi chi parla vuole dire una cosa e chi ascolta ne vuole sentire un’altra. Le bolle permettono di far sentire entrambi soddisfatti. Un’immagine che spieghi questo fenomeno potrebbe essere questa: un’impiegata ad una scrivania di finta betulla su una sedia grigiotopo rotellemunita, davanti a un pc, di fianco a un telefono e, solo soletto su un mobiletto nella solita finta betulla, uno scanner. La fiera dell’Est dell’arredamento d’ufficio. Dall’altra parte della scrivania marroncina, un uomo. Cinquant’anni forse, portati male. Cinquant’anni subìti, come bene spiega l’espressione offesa che gli si è appiccicata sulla faccia negli anni andando a ricoprire qualsiasi altro sentimento o emozione abbia mai provato nella sua vita. È così offeso che al posto di ridere ringhia. Fortunatamente non è un ringhiatore abituale. Queste due persone possono sembrare divise solo dalla famosa scrivania, ma a uno sguardo più attento, si vedono le bolle che li contengono. Ognuno di loro titolare del diritto di abitazione della bolla; ci possono stare dentro fino a quando saranno in vita, poi dovranno lasciare la bolla a qualche altro infelice. La bolla potrebbe essere immaginata da una ristretta fantasia proprio come una bolla di sapone: profumata, lucida e leggera. A ogni movimento dell’ospite oscilla un po’. Sembra che stia per scoppiare, ma non scoppia mai veramente. Resta intatta per permettere a chi parla di godere del suono della propria voce e impedire a chi dovrebbe ascoltare di capire.Continua a leggere
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“Mi sono informato, sa? Voi mi fate pagare un sacco di soldi per nulla. Le altre banche fanno tutto gratis. Siete dei ladri legalizzati. Proprio come le assicurazioni.”
E lei: “Suvvia. Nessuno lavora gratis. E darmi della ladra, poi? Non le sembra di esagerare?”
E lui: “Sa che non ce l’ho con lei. Si fa per dire”
E lei: “ Si fa per dire stocazzo”.
No, l’ultima frase non l’ha detta davvero.
E intanto le bolle si muovono morbide come le chiappe di un ippopotamo. Si appannano un po’ quando l’occupante si arrabbia e strilla. Ondeggiano e ogni tanto si toccano, ma chi è al loro interno rimane al riparo dalle emozioni altrui, senza dire nulla che possa essere capito per come è stato detto, senza niente che possa essere interpretato secondo le intenzioni dell’artefice.
E vai con il tango delle lamentele. Lui che guida, lei che indietreggia, rosa tra i denti e sguardo fiero nel vuoto, giravolta e casquet. Da qualche parte Giulia ha letto che il cervello si danneggia quando continua ad essere subissato di lamentele. È molto dispiaciuta per questo inconveniente perché poteva essere molto utile avere un cervello in buono stato, ma anche imparare a ballare il tango ha i suoi indiscussi vantaggi.
La scena va avanti così per altri dieci minuti. Lui si agita, lei annuisce. Lei sorride, lui quasi la intuba con una Bic. Poi l’impiegata e il cinquantenne si alzano, si tendono la mano e si sorridono. Il cinquantenne ringhia affabile. Si salutano senza rancore, senza stima, senza amicizia, senza odio. Solo un leggero senso di repulsione l’uno verso l’altra che aiuta a rinfrancare il reflusso gastrico. Gli oggetti assistono inermi al loro incontro nell’universo, mediato dalle famose bolle, stando ben coperti nel loro tenero strato di polvere.
“Grazie signorina. E si ricordi di non fregare troppo i clienti. Buona giornata.”
“Prego coglione. E si ricordi di chiudere bene la porta, perché io so dove abita.”
No, l’ultima frase non l’ha detta davvero.

CAPITOLO II

Serve un passo indietro. A questa mattina.
Alle ore otto e sette minuti di questa mattina è successa una cosa.
Come tutte le mattine alle otto, alla radio c’è una cosa fichissima che si chiama Il Botto alle otto. Dovrebbe essere alle otto, ma non è mai alle otto precise. Così uno si sintonizza sulla radio alle otto per paura di perderlo e si spara diversi minuti di pubblicità e ansia. Questa mattina Il Botto alle otto l’hanno fatto alle otto e sette. Funziona così. Viene estratta una data. Ogni giorno una diversa. Se tu sei nato in quella data e sei il primo a chiamare, vinci mille euro. Davvero. Mille euro così, senza che ti facciano nessuna domanda. Devi solo essere nato in quella data e essere il primo a prendere la linea.
Questa mattina hanno estratto il diciassette agosto. E lui era già pronto con il dito sulla cornetta verde del telefono, con il numero già digitato, ancora prima del gingle. La macchina ferma sul bordo della statale con le quattro frecce e i vetri un pochino appannati. Aveva chiuso il ricircolo dell’aria quando si era immesso sulla Statale perché il traffico non lascia scampo. Quando hanno detto “dic” lui aveva già schiacciato la cornetta e così ha preso la linea prima di tutti. E mentre c’era l’informativa sulla privacy il cuore gli rimbalzava nella pancia impazzito perché già sapeva cosa avrebbe fatto con quei fottutissimi mille euro. Lo aveva immaginato mille volte. Aveva immaginato mille volte di andare in banca come un qualsiasi cliente ad aprire il conto corrente e fare il versamento. Addirittura di mille euro come le persone perbene, quelle che lavorano e ce li hanno sì mille euro da versare. Soprattutto mille euro dichiarati belli belli. La ragazza della banca lo avrebbe guardato con quel suo sopracciglio alzato, tutta dritta sulla sedia, come pronta a scappare. “E sì”, le avrebbe detto lui con l’aria da bauscia, “avrei già un piccolo versamento da fare, sono mille euro, posso offrirle un caffè, un cappuccio, un pranzo, la mia vita?”
Marcolino ha sempre avuto il vizio di correre un po’ troppo. Un po’ come Renzo nei Promessi Sposi: sempre in movimento, ma che non conclude mai nulla. All’inizio il romanzo, si doveva chiamare Fermo e Lucia, proprio per fare capire alle giovani generazioni che l’affannarsi per un obiettivo, non porti mai nulla di buono e solo affidandosi alla Provvidenza si ottiene ciò che si vuole. Sì certo, amico. A chi la vuoi dare a bere? È vero che la botta di culo capitata al nostro eroe forse si chiama Provvidenza, ma ti voglio vedere a cercare un lavoro. Devi tirarti su le maniche e sgomitare per qualsiasi cosa a questo mondo. Anche per un parcheggio sotto casa. Altro che Provvidenza d’Egitto. Chiedilo ad Ahmed se in Egitto la Provvidenza lo aveva mai tirato fuori dai casini. Ahmed è partito come Renzo e ora è qui con la sua Bella Cairo a sfamare gran parte dei saltamartinesi specialmente la domenica sera che fa tutte le pizze a 5 euro.
Comunque, passo indietro o no, questo è quello che è successo questa mattina. Se la Burocrazia non ci avesse messo lo zampino questo singolo fatto avrebbe potuto cambiare tutta la storia. Questa piccola botta di culo è destinata a rimanere una goccia nel mare che c’è, ma non si vede.

CAPITOLO III

All’interno della scarpa Giulia cerca di allargare le dita dei piedi. Ad un corso di vendita l’anno scorso le avevano detto che muovere le dita dei piedi riattiva la circolazione e una buona circolazione sanguigna favorisce l’attenzione, specialmente verso i bisogni inespressi del cliente che non sa che vuole comprare proprio quello che gli vuoi vendere tu. Uno muove le dita dei piedi e l’altro gli compra due materassi in lattice, come se nulla fosse. “Miracoli del corpo umano” pensa Giulia che non vende materassi, ma il principio è lo stesso.
È fine aprile. Metà mattina. Finalmente un po’ di sole. In banca stamattina hanno tutti l’aria di essere cammelli che passano attraverso la cruna dell'ago. Si sentono buoni e tolleranti con il mondo ostile che li circonda. Idillio che dura fino a che qualche inesperto impiegato, che non ha ancora scoperto il trucco della circolazione del sangue e pensa che interessarsi alla salute del clienti giovi al processo di vendita, rivolge la domanda che spalanca il passaggio per l’inferno: tutto bene? E qui l’animale gobboluto di prima si trasforma nel più perfido e cattivo degli animali fantastici che riesce a sbrandellare, sbranare, divorare qualsiasi essere vivente gli capiti a tiro, vomitando insulti e giudizi su qualsiasi cosa gli venga in mente sentendosi allo stesso tempo il giusto, l’eletto, il buono e il bello.
Un cliente in fila si è tolto la giacca e se la tiene sul braccio tra documenti e soldi. Ha l’aria di essere in vacanza e chiacchiera leggero con il compagno di fila, anche se è pronto a prendere a ombrellate chiunque cerchi di passargli davanti. L’uomo è fatto così: un mostro dall’aria perbene.

Il pane dell’Ale oggi profuma Saltamartino sull'Adda e attraversa i condotti dell’aria per farsi largo nel regno dei soldi. Le risate e i porconi che provengono dal bar di fronte filtrano attraverso le vetrate antiproiettile. Oggi è venerdì e c’è il sole. Ed è pure giorno di stipendio. E può bastare. Oggi si può sopportare anche il cliente che sta aspettando il suo turno da quaranta minuti, là in piedi di fianco alle poltroncine, non seduto, per fare capire che non ha tempo da perdere. Chissà come sarà carico di rabbia a questo punto. “Un altro cinquantenne. Dev’essere giornata. Stasera me lo gioco al Lotto il cinquanta. Faccio terno, me lo sento. Se vengono in banca altri due con un’età tra zero e novanta sono a posto. E poi me ne scappo in Brasile e affanculo tutti quanti.”
“Prego, si accomodi.” Asciutta. Seria. Perentoria. Non si ricorda di averlo mai visto. Per sicurezza gli appoggia davanti un biglietto da visita, ma senza presentarsi in modo sfacciato. Cerca di capire dall’espressione se si sono già incontrati. Lei non si ricorda proprio, ma non vuole fare la figura di merda di quelli che non si ricordano le persone. Il cliente prende il biglietto e lo arrotola, prima da una parte e poi dall'altra. Lei lo prende come un presagio e vede la sua carriera accartocciata tra le dita cicciotte dell’uomo. Si immagina finalmente libera e felice che corre nuda nei prati mentre butta al vento documenti importanti che il direttore le avevo affidato. Un Sanbernardo le corre intorno scodinzolando ed acciuffando al volo i preziosi fogli per farli in mille pezzi. Sfuma la fantasia bucolica su quella voce monotona e Giulia annuisce comprensiva a quella faccia da cazzo che da quando è entrato non fa altro che insultarla. Ma cosa vuole esattamente? Investire soldi? Sfogarsi? Passare il tempo?
Un leggero scazzo sfiora le sue dita che corrono sulla tastiera. “Mentre questo parla magari leggo qualche mail, tanto è sempre la solita solfa.”

Gentilissima Dottoressa Tali
Faccio riferimento al nostro incontro del 10 aprile u.s. per chiedere la Sua disponibilità a un appuntamento presso la Vostra filiale di Saltamartino Sull’Adda il giorno 4 maggio alle ore 10.00.
In attesa di un Suo gentile cenno di riscontro, porgo cordiali saluti.
Firmato: M. Arrigoni.

“Non me lo ricordo proprio, questo. Arrigoni?, Mah. Sarà la giornata così. Non mi ricordo nessuno. E poi di cosa vuole parlare? Non dice nulla.
Vabbè. Vediamo di incontrarlo. Magari è la volta buona che faccio il botto in ufficio. Si, certo. E scrive a me?” Giulia si fa domande e si risponde da sola, il cinquantenne continua a parlare e ha strappato il biglietto da visita di Giulia in tanti piccoli pezzettini. Sembra che voglia tirarli in aria come coriandoli e farseli ricadere tristemente sulla pelata.
Lui parla, lei è ancora sulla mail. Tanto il cicciottello vuole solo sfogare la sua rabbia su qualcuno oggi. Questo è appurato, ormai.
“Egregio Dott. Arrigoni” risponde Giulia “La ringrazio per avermi contattata. Confermo l’appuntamento per il giorno 4 maggio. Le chiedo la cortesia, se possibile, di posticiparlo alle ore 11 a causa di un impegno precedentemente preso. Alle 10.30 ho il cafferino al bar. Se lei mi arriva in ritardo sballa tutta la tabella di marcia e stiamo freschi.” La specifica della pausa caffè non l’ha scritta veramente. Continua: “In attesa di una Sua gentile conferma, cordialmente saluto.
Firmato: Giulia Tali”

13 novembre 2019

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Per un pubblico in pelliccia
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Verderio Panificio Panzeri Domenica 17 novembre, in occasione dei Mercatini di Natale, presso panificio Panzeri di Verderio alle 14.30, presentazione di Vero è falso e laboratorio di biscotti.
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Bellissimo pomeriggio alla biblioteca di Albavilla. Grazie a tutti.
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Anche da Shanti by Diego Verderio potete trovare qualche anteprima di Vero è falso.
Shampoo, taglio, piega e libro.
C'è proprio tutto per la testa da Diego!!!
22 ottobre 2019

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Da oggi si possono trovare alcune copie dall'anteprima di Vero è falso alla cabina/libreria di Verderio
20 ottobre 2019

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Volevo ringraziare chi mi ha sostenuto fino ad oggi, perché è grazie a chi ha deciso di fare questo viaggio con me che il mio libro esisterà!
19 ottobre 2019

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Questo è il crowdfunding spiegato dai vecchietti del BarBino. Semplice, ma efficace.
17 ottobre 2019

Aggiornamento

Da qualche giorno, sul mio profilo Facebook, si vedono dei simpatici signori che parlano del libro. Ma chi sono? Cosa c'entrano con Vero è Falso? Perché si spacciano per testimonial? Semplicemente perché sono i vecchietti del BarBino. La Denny li ha buttati fuori per invitare gli ignari potenziali lettori ad entrare nel link e scoprire di più. Tutti hanno voglia di uscire allo scoperto e ogni mezzo è lecito.
Stasera ci sono andata pesante. Quel signore che vedete con la sigaretta in mano è mio papà che è arrivato direttamente da un posto che non è più su questa terra apposta per dire la sua a proposito di questa storia.
Buona lettura?

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Giulia sente il bisogno di dare una svolta ad una vita diventata prevedibile e convenzionale che la sta soffocando e deludendo ogni giorno di piu’.
    Non le bastano qualche avventura o qualche amore senza mutande, lei vuole vivere davvero con tutto quello che comporta. Vuole abbandonare una vita che sente falsa per una nuova e vera. Mica facile a una certa eta’!
    Sara’ quest’urgenza e una serie di avvenimenti a darle lo spunto per escogitare un piano diabolico e tentare di abbandonare per sempre l’”amata”, ricca, triste e pessimista brianza.
    Ci riuscira?
    Brava Elena bella idea.
    p.s. 1/11 “ai morti…cazzuola”

  2. (proprietario verificato)

    Ve lo confesso io amo le panchine. Quelle panchine sul lungomare di Cesenatico dove ci si ferma a guardare l’umanita’ che scorre e a inventare infinite storie sui personaggi che il fato ti pone innanzi. Ecco questo libro mi ha dato la leggerezza di quei momenti con in piu’ la curiosita’ morbosa di “cazzo vediamo come va a finire!”. Se hai bisogno di una panchina pret a porter nella tua compressa vita non puoi non leggerlo!

  3. (proprietario verificato)

    Leggere Vero e Falso ti garantisce un punto di vista fresco, impertinente e dolce. Tutto insieme. I personaggi entrano in contatto con chi legge come realmente avviene ogni giorno, per caso. E invece no, qualcuno aveva già previsto tutto. Nei minimi dettagli… Da leggere assolutamente!!!!!!!!!!!!!!!!

  4. (proprietario verificato)

    Ammetto che il mio commento su Vero è Falso è dichiaratamente di parte, ma cercherò di essere più imparziale possibile. Ho avuto l’onore e la fortuna di leggere tutto il romanzo e sono certa che non ne resterete delusi. Ironia, passione, sogni che sembrano infrangersi ma solo per trasformarsi in qualcosa di nuovo, progetti di vita che sembrano svanire ma che magicamente si convogliano in un sorprendente finale… la narrazione è scorrevole, profonda e simpaticamente sboccata, tante storie in una storia, personaggi che tutti noi abbiamo incontrato almeno una volta nella vita e che Elena sa dipingere come solo una pittrice può fare. Non perdiamo questa meravigliosa occasione.

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Elena Parolini
Questo potrebbe essere il mio romanzo d’esordio, quindi ad oggi non esisto ancora come scrittrice. Esisto comunque in altri sensi dal 1973. Sono nata e ancora vivo in Brianza come la mia protagonista. Non nego che in certi passaggi ho approfittato del suo essere così scorbutica per togliermi qualche sassolino dalle scarpe. Sono una pittrice. Questo sì. Voi vi chiederete: che cosa c’entra? La verità è che c’entra sempre. Essere pittrice non significa fare quadri, essere pittrice è un tratto somatico come possono essere gli occhi castani o i capelli rossi. Dipingere e scrivere sono due gesti della stessa emozione e se sono qui, ora, a cercare di scrivere la mia improbabile biografia di scrittrice è perché sono nata pittrice.
Se in un futuro, spero non troppo lontano, avrò una biografia dipenderà anche da voi che mi state leggendo e che coraggiosamente siete arrivati fino a qui.
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