Accedi

Viola di notte

Overgoal! Un ufficio stampa curerà la visibilità sulla stampa tradizionale e su quella online. Un promotore professionale proporrà il libro ai librai, una strategia dedicata di marketing online consiglierà il libro a nuovi potenziali lettori.
Goal! Il manoscritto passerà alla fase di editing, revisione, progetto grafico e stampa. Una volta pronto, il libro verrà pubblicato in formato cartaceo e ebook, e reso disponibile all'interno del circuito di Messaggerie Libri e nei più importanti store online.
127% Completato
253 Copie vendute
Svuota
Quantità
Consegna prevista dicembre 2019
Bozze disponibilii
Se pre-ordini il libro, potrai cominciare a leggere subito le bozze del manoscritto

Due ragazzi. Un Luna Park. Un diario. Un amore capace di nascere solo con l’immaginazione.
Viola si sente diversa, i suoi occhi sono malati, la possibile perdita della vista la rende attenta a tutto quello che la circonda. È una solitudine vera la sua, così profonda da spingerla a scrivere i suoi pensieri dentro un diario per poi lasciarli in balia del destino sulla ruota panoramica di un Luna Park l’ultimo giorno d’estate.
Mattia ha una vita perfetta ma la morte improvvisa di Matteo, suo fratello gemello, apre una voragine nella sua ostentata calma, nel suo maniacale controllo.
È in una notte tra tante che salendo sulla ruota panoramica di un Luna Park trova un diario. “Viola di notte” c’è scritto sulla prima pagina. Leggendolo Mattia inizierà il suo primo viaggio dentro se stesso. Un viaggio intenso, sincero, tanto profondo da fargli scoprire che le cose importanti non vanno cercate lontano perché spesso sono proprio lì, a portata di mano.
Viola di notte è un percorso dentro le più intime riflessioni, dentro le debolezze e le paure che almeno una volta nella vita ognuno di noi deve aver vissuto. È un viaggio dentro un amore diverso dagli altri, un amore che non si dimentica, un amore in cui essere quello che si è diventa l’unica regola da seguire per non sbagliare mai.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro per tutte le volte in cui ho dimenticato che è facile abituarsi alla bellezza che ci circonda, per tutte quelle volte in cui ho cercato le emozioni lontano senza accorgermi di averle vicino, l’ho scritto per quei momenti in cui non sono riuscita a raccontare la verità delle mie paure.
Ho scritto questo libro per tutte le volte in cui mi sono sentita un’estranea di fronte a me stessa, e per quelle in cui mi sono resa conto che per ritrovarsi bisogna prima perdersi.

ANTEPRIMA NON EDITATA

30 agosto 2015
Viola guarda la fila davanti alla giostra, alza gli occhi nella notte, le lampadine rosse che disegnano la ruota panoramica le illuminano lo sguardo.
Stringe il suo diario sul petto.
«Una corsa» dice con un sorriso all’uomo seduto dietro al vetro della biglietteria.
Sale le scale metalliche, si accomoda sulla seduta colorata e osserva.
Guarda il ragazzino che stringe la mano del padre davanti al banco delle caramelle.
Si sofferma sulla coppia abbracciata proprio lì sotto, a due passi da lei.
Ascolta i suoni, la musica in sottofondo.
Respira profondamente, chiude gli occhi, ripercorre a mente i momenti appena vissuti.
La morbida consistenza dello zucchero filato che le rende ancora dolci le labbra, la donna vestita da chiromante che le ha letto la mano. Il fumo bianco sulla pista degli autoscontri che le ha fatto perdere l’orientamento per un istante.
Stringe di nuovo il diario sul petto.
Continua a leggere

Lo sa che è una follia affidare al caso i suoi pensieri, lo sa che tutte quelle pagine scritte con tanto sentimento potrebbero restare in balia del vento, della pioggia.
Lo sa che potrebbe leggerle la persona meno adatta ma alla fine che rischio sarebbe se potesse scegliere a chi lasciare i suoi più intimi pensieri.
La ruota si muove lentamente, non riesce più a vedere l’orizzonte come un tempo Viola, i giorni l’hanno resa una linea lontana, percepibile appena.
Prende la penna nella borsa, apre il diario, non è sicura di poter scrivere le sue ultime parole seguendo le righe stampate sulla carta però ci prova lo stesso.
Trattiene il respiro, sente l’aria muoverle i capelli mentre l’inchiostro disegna lentamente parole.

«Dopo questa pagina non troverai più niente.
Al posto di un foglio bianco, immagina il buio.
Perché così forse sarà per me tra un po’ di tempo.
Buio.
Niente più notti in giro ad imparare, a ripetere a mente, a memorizzare tutto quello che sino ad ora ho potuto vivere con gli occhi.
Chiunque tu sia, se passerai di qui, troverai il mio diario.
È l’ultimo giorno d’estate, il Luna Park domani chiude i battenti, ho scelto di stare in silenzio per un po’ proprio come lui, voglio spegnermi con le sue luci.
Lasciare su questa ruota panoramica tutte le cose che non ho mai avuto il coraggio di dire, quelle che non ho mai ammesso persino a me stessa credo sia la cosa più assurda abbia mai fatto in vita mia.
Ci hai mai pensato a cosa significhi non poter più rivolgere lo sguardo su niente?
Ci hai mai pensato a che vita sarebbe senza poter più associare agli odori, alle sensazioni le immagini?
Io sì.
Vorrei solo poter ricordare ogni cosa proprio come l’ho vissuta, svegliarmi ogni giorno con l’alba negli occhi. Camminare nelle stesse strade e sapere in quale angolo svoltare per arrivare a casa.
Non so se sarò per te una buona compagnia, spero ogni mia parola possa farti riflettere.
Spero ti possa aiutare a non dimenticare quanto è bello poter vedere il mondo per quello che è, con i suoi disastri, con le sue bellezze, con le sue notti immense.
Con quella luce che da tempo io non posso più amare»

Viola aspetta che la giostra si fermi, alza la seduta con una leggera pressione, spinge il diario nella fessura stretta.
Scende di nuovo le scale metalliche senza voltarsi, poi si getta tra la gente sicura di non poterlo fare in quello stesso modo ancora a lungo.

Mattia Adorni

30 agosto 2015
Mattia Adorni guarda la fila davanti a lui.
Ha sempre amato il nero.
La sua maglietta preferita è nera, nere sono le lenzuola del suo letto, nero è lo zaino che porta con sé spesso. Nero è il colore che vede quando chiude gli occhi prima di addormentarsi ogni sera, nera è l’auto che sua madre e suo padre gli hanno regalato per i suoi diciotto anni.
Sente una goccia di sudore scendere piano sulla fronte, guarda di nuovo la fila davanti a lui.
Ci sono solo abiti neri.
Scarpe nere.
Occhi neri.
Visi neri.
Anche suo fratello l’hanno vestito di nero in quel suo ultimo viaggio.
Per un momento lo sente ovunque quel nero intenso che ha sempre creduto di poter amare.
Lo capisce così che è il colore del dolore, il colore del buio quando sai che gli occhi non puoi aprirli più. Eppure se lo stampa in faccia il suo solito contegno, una parvenza di normalità dentro gli occhi lucidi.
Sbatte le ciglia folte con calma, il collo della camicia chiuso sino all’ultimo bottone anche con il caldo che gli inumidisce la schiena.
Vive il suo primo vero giorno nero come fosse uno tra tanti.
Respira profondamente, tiene le spalle dritte, le mani congiunte appena sotto la cintura dei pantaloni, sostiene sua madre che come lui sa mantenere il controllo.
Non una lacrima deve scendere dagli occhi, lo ha imparato dai suoi genitori che le emozioni sanno di debolezza e intimità, lo ha imparato dallo sguardo scuro di suo padre che sono il segreto più grande di un uomo.
Lui non lo sa ancora che ogni perfezione ha la sua falla da qualche parte.
Dicono che i cimiteri sono luoghi di pace ma lui sente solo un’irrequietezza improvvisa uscirgli dal cuore e quando vede la prima manciata di terra cadere sul legno lucido che nasconde l’ultimo ricordo di suo fratello, inciampa. Quando vede la seconda, si morde il labbro.
È alla terza che fa un passo indietro.
Poi un altro e un altro ancora.
Guarda ancora la fila davanti a lui e tutto in un momento si tinge di nero.
Sono un fiume in piena che fa franare tutte le sue sicurezze le domande di fronte a quell’addio che non si sarebbe mai aspettato.
Si volta lentamente.
«Contegno. Calma. Controllo» ripete a mente.
Ma la gola si chiude mentre affretta il passo, sente una sensazione mai provata spaccargli le ossa, affondare le unghie nella pelle.
Deve essere paura, incertezza.
Le scarpe nere sbattono sull’asfalto mentre corre sul marciapiede.
Auto in corsa gli sfrecciano accanto nel traffico di una città che si spegne piano con la sera.
È un orizzonte caldo quello davanti a lui.
Si sfila la giacca, la lascia cadere a terra senza voltarsi, le luci del Luna Park si accendono piano nel tramonto, i capelli ricadono disordinati sul capo ad ogni passo.
«Contegno. Calma. Controllo» ripete di nuovo a mente con un fremito anche nei pensieri.
Senza preavviso gli scende sulla guancia la sua prima lacrima da adulto.
Bagna gli occhi, le labbra, il cuore.
Corre e non riesce a fermarsi nel suo ultimo giorno d’estate.
Nessuno può dirgli quanta bellezza c’è nella tristezza di quello che sente, nessuno può dirgli che è perfetto anche chi le emozioni riesce a mostrarle a senza avere paura.

Era successo qualcosa quel giorno

Sette mesi dopo

Gli sarebbe rimasto addosso a lungo quel 30 agosto 2015 a Mattia Adorni, quella lacrima dritta sul viso era stata come la prima pioggia dopo un’estate piena di sole.
Si erano spenti i colori, si erano aperte le zone d’ombra di una vita che sino a quel momento aveva visto solo luce.
Se ne stava dentro l’acqua a portare a termine l’ultima bracciata senza fatica.
Cinquantanove secondi e quindici.
I suoi occhi si erano fermati sul cronometro appena le mani avevano toccato il bordo.
Con un respiro profondo si era sfilato la cuffia.
L’asciugamano attorno al collo.
Lo sguardo un po’ assente sulla piscina ormai deserta.
Cinquantanove secondi e quindici, un tempo che avrebbe battuto con tre anni di meno.
A Mattia era sempre piaciuto sfidare ogni limite, era un suo talento sentirsi all’altezza di tutto.
Stupire suo padre, gli insegnanti a scuola, gli amici nel tempo libero, le ragazze nelle notti calde.
Obiettivi da raggiungere senza fiato, con il sorriso sulle labbra e un trofeo diverso tra le mani ogni volta.
Ma era successo qualcosa quel 30 agosto.
Camminava sulla strada con una giornata quasi finita negli occhi, l’inverno spento ormai in un tramonto, la prima sera di una primavera non molto lontana attorno a lui.
Lo zaino sulle spalle, i capelli sulla fronte.
A casa lo aspettava la tavola apparecchiata con il solito posto vuoto in mezzo agli altri.
Una cena quasi formale in cui parlare solo dei suoi successi, senza più nessuna discussione sull’unico componente in famiglia in grado di uscire dagli schemi.
Il letto accanto al suo intatto e la maglietta di suo fratello ancora piegata sulla sedia.
Nera.
Come tutto dal giorno in cui non era tornato più.
Gli rimbombava nella testa quel silenzio arrivato all’improvviso così simile ad una frase lasciata a metà, ad un discorso incompiuto che vorresti solo avesse una fine diversa.
Matteo si chiamava, solo due lettere a dividerlo da lui, nati nel solito momento, alla stessa ora, con lo stesso sguardo, le stesse forme.
Uguali per aspetto, diversi per personalità.
Era stato semplice per Mattia sentirsi primo in tutto, dei due quello più grande già al primo grido.
Dicono che nei gemelli uno è sempre più forte dell’altro e così Mattia aveva sempre creduto di essere quello in grado di gestire ogni cosa, anche gli umori di suo fratello, la sua testa calda, il suo forte senso di ribellione verso il mondo intero.
Ma era successo qualcosa, era successo qualcosa quel 30 agosto dentro di lui.
Forse aveva improvvisamente capito di non essere quello credeva, forse si era aperta una falla nascosta dentro la sua studiata perfezione.
Gli era sembrato non bastasse più niente.
Nessuna vittoria era stata più la stessa, nessun sorriso era stato più vero.
Neanche i baci dati di nascosto nei corridoi della scuola gli avevano più dato lo stesso brivido sulla pelle.
Lo aveva spaventato la morte, con lei il buio.
Si era accorto di non aver mai visto niente davvero, di aver vissuto solo per essere riconosciuto.
Di aver lottato non per sé stesso ma per la compiacenza degli altri.
Era suo fratello che copiava durante i compiti in classe.
Era suo fratello che aveva un solo amico, che non aveva ragazze attorno ad ogni passo.
Era suo fratello che ascoltava musica strana, che disegnava sui muri della loro stanza.
Non se lo era mai chiesto Mattia come si sarebbe sentito lui in una vita diversa da quella che gli era capitata.
Una volta in camera aveva aperto il cassetto della scrivania stringendo tra le dita proprio quella lettera ancora chiusa trovata sotto il cuscino in quegli ultimi giorni d’estate.
Non l’aveva mai letta, sdraiato sul letto alla fine si era deciso ad aprirla.

«Non te la prenderai per il silenzio che scelgo da ora in poi, in fondo non ci sono mai state tante parole tra noi.
Nessuna predica prima di salutarti, nessun sarcastico commento sulla tua ormai definitiva decisione di diventare quello che non sei.
Ti dico soltanto di smetterla di credere di guardare davvero quello che hai attorno.
Tu non sai vedere, vivi un’illusione, l’apparenza, la riconoscenza degli altri come fosse l’unica via.
Cambia le regole. Apri gli occhi. Cerca le emozioni dove puoi trovarle davvero, trova la tua strada, tu neanche lo immagini cosa significhi vivere nel buio.
È un vuoto che ti inghiotte piano e quando te ne accorgi è già tardi.
M.»

Il foglio gli era caduto dalle mani, forse era stato solo il gesto istintivo di qualcuno che vuole difendersi. Vederle lì nero su bianco quelle parole senza sentirle uscire dalle sue labbra gli era sembrata la cosa peggiore gli fosse capitata sino a quel momento.
Avrebbe voluto poter chiedere a Matteo come fosse stato possibile, quando era arrivato quel giorno in cui tutto gli era sembrato perduto. E avrebbe voluto anche piangere, andare lontano, in un posto dove poter credere niente fosse mai successo, in un posto in cui smettere di sentire quella nuova debolezza pronta renderlo più vero di quello che era stato sino a quel momento.
Guardando la tenda chiusa davanti a lui si era sfilato la felpa e aveva indossato proprio quella maglietta di suo fratello ancora piegata sulla sedia.
Senza fare rumore aveva dato un giro di chiave alla porta e sporgendosi sul davanzale della finestra era saltato sull’erba. Poi, senza neanche sapere come, si era ritrovato a correre Mattia.
Con il fiato corto, il sudore sulla fronte.
Con il cuore a pezzi, gli occhi spenti.
Era suo fratello quello che usciva di nascosto di notte.

Luci Spente

Sentiva il battito nel petto, la tristezza dappertutto. Era come un grido che voleva uscire da un silenzio in cui era rimasta rinchiusa a lungo ed era strano ci fosse ancora qualcosa in lui in grado di fermarlo.
Gli sembrava insostenibile il peso delle sue stesse parole mancate, quelle mai pronunciate negli ultimi mesi.
Tutto era rimasto lo stesso.
Le lezioni al mattino, le stupide battute con gli amici ogni giorno, le tre ore di allenamenti in piscina per migliorare il suo tempo nei cento metri, i messaggi sul telefono a una ragazza tra tante con la promessa di un amore impossibile.
Niente di diverso ma neanche niente di veramente uguale.
A guardarlo da fuori nulla pareva essere cambiato se non fosse stato che da appena sette mesi una persona che amava era mancata.
Che fosse difficile mostrarsi spaventati di fronte a chi di te conosce tutt’altro lui ancora non lo sapeva ma c’era lo stesso qualcosa che lo spingeva a correre ancora, doveva essere quel bisogno di riuscire a provare emozioni vere almeno una volta nella vita, doveva essere quell’insoddisfazione che viveva da tempo senza poterla confessare a nessuno.
Per almeno una notte sentiva di dover essere diverso dal ragazzo perfetto di ogni giorno.
Si era piegato su sé stesso per riprendere fiato e i suoi occhi si erano alzati al cigolio di una catena arrugginita. Non sapeva come ci era arrivato al Luna Park ormai chiuso in fondo alla città, un teatro a luci spente in balia delle stelle proprio lì davanti al suo sguardo, inquietante e spaventoso quanto quella strana emozione che nasceva lentamente dentro.
Si era guardato attorno.
Le mani nelle tasche, l’inquietudine tra un respiro ed un altro.
La ruota panoramica sembrava potergli cadere addosso da un momento all’altro, la sua vernice gialla era appena visibile nel buio attorno a lui.
Una cosa che non aveva mai fatto Mattia Adorni era sfidare l’altezza.
C’era sempre stata la paura di poter perdere l’equilibrio all’improvviso per poi cadere senza appigli tra lui e l’innaturale condizione del vuoto sotto i piedi.
I suoi occhi bruni si erano stretti appena, un riflesso incondizionato verso il dolore pronto a nascere dal fondo del cuore.
Aveva scelto la terrazza di un palazzo di quella stessa periferia suo fratello per buttarsi e lui si chiedeva se le avesse viste le luci delle giostre in movimento da lassù, si chiedeva a chissà cosa avesse pensato in quel volo senza ritorno, a chissà se si fosse convinto di poter cambiare idea a metà strada, se avesse creduto di poter tornare indietro.
Avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di sapere come si era sentito fermo lì, in alto, con le braccia aperte e la punta dei piedi in bilico tra quello che avrebbe potuto essere e quello che non sarebbe stato più.
Credo fosse stata la rabbia in quel momento a fargli raggiungere la ruota panoramica e credo anche fosse stato il grande senso di impotenza a fargli afferrare il primo trave di ferro con le dita.
Si era arrampicato piano, con le vertigini e tutto il resto.
Sentiva il vento sbattere tra i capelli, entrare dalle maniche larghe della maglietta e scivolargli sulla pelle.
Non si era spinto poi tanto in alto, forse solo a metà strada perché tanto lo sentiva quel grido soffocato in gola che si era fermato sulla prima seduta. Le stelle blu sulla fiancata di vernice bianca avevano brillato nel dondolio quando era salito.
Mattia aveva pensato che alla fine suo fratello doveva essersi sentito proprio come lui in quel momento, in bilico tra ciò che era sempre stato e ciò che avrebbe voluto essere.
Le luci uscivano dalle finestre dei palazzi sull’orizzonte, si vedevano le auto in coda sulla tangenziale e sembrava un silenzio di quelli che precede un terremoto quello che aveva sentito attorno a lui.
Non gli importava chiedersi chi mai si sarebbe messo a gridare lì, all’improvviso, su una ruota panoramica in un Luna Park senza vita.
Non gli importava provare ad essere per la prima diverso.
Non gli importava di quella paura di poter essere impazzito d’un tratto.
E così aveva urlato.
Lo aveva fatto stringendo le mani in pugni.
Senza riprendere respiro.
Lo aveva fatto con tutto quel senso di impotenza che non aveva mai creduto di poter provare.
Poi era tornato il silenzio e con un nuovo senso di pace dentro al cuore Mattia si era lasciato cadere esausto sul sedile metallico.
Era stato un tonfo sordo quello che aveva sentito subito dopo.
Il suono ovattato di qualcosa che era caduto ai suoi piedi.
Con le mani protese nel buio aveva afferrato quel diario ammaccato lasciato lì qualche tempo prima.
«Viola di notte» aveva letto aprendo la prima pagina prima di richiuderlo subito dopo.
Era scivolato dalle sue mani sbattendo sul sedile in un altro tonfo sordo mentre piegandosi su sé stesso aveva gridato ancora.
Era il suono di un dolore nascosto quello che era uscito dalla sua bocca.
E in quel momento gli era sembrato assurdo essere uscito di casa senza avvisare suo padre e sua madre. Gli era sembrato assurdo essere arrivato così lontano. Di essere salito così in alto. Gli era sembrato assurdo aver perso il controllo.
Il diario chiuso sul sedile si era aperto proprio sulla stessa prima pagina ad una nuova folata di vento.
«Viola di notte» era riuscito a leggere di nuovo Mattia prima di afferrarlo per portarlo con sé.

Giorni uguali

Ma poi, diciamocelo, per quanto si può fingere di essere quello che non si è?
Forse solo sino al momento in cui le emozioni non esplodono dentro.
Solo che quando succede la paura ha il sopravvento e allora ci si difende.
Certe cose vogliono restare quelle che sono in certi casi.
Mattia non aveva mai guardato la sua vita in modo diverso sino a quel momento.
Gli era sempre sembrata giusta così.
Gli sembrava un rigurgito con cui fare i conti la notte passata, si sentiva ridicolo pensando a sin dove si era spinto e si era anche detto che quell’irresponsabile comportamento era dovuto al trauma per la morte improvvisa di Matteo.
Voleva cucirci sopra una toppa convincendosi che prima o poi avrebbe dovuto solo ammettere a sé stesso che suo fratello aveva qualcosa che non andava.
Certo lui avrebbe dovuto rendersene conto prima per poterlo aiutare.
Ma non tutto alla fine si può prevedere, chi avrebbe potuto immaginare una cosa del genere?
Come ogni giorno si era alzato dal letto alle sette in punto, aveva indossato i suoi soliti Jeans, la solita camicia bianca chiusa sino all’ultimo bottone.
Le maniche girate sino agli avambracci.
I capelli pettinati indietro senza ciuffi ribelli sulla fronte.
Si era anche guardato allo specchio soddisfatto.
La lettera di suo fratello era ancora lì, a terra, ai piedi della scrivania.
E Mattia l’aveva raccolta rinnegando ogni emozione.
«Io non ho bisogno di cercare le emozioni dove posso trovarle davvero.
La mia vita è piena di emozioni» si era detto senza voce prima di chiuderla di nuovo dentro il cassetto.
E ci aveva provato a sentirsi soddisfatto, pieno di sé stesso.
Ci aveva provato a chiudere una volta per tutte quel buco nero che si era aperto dentro i suoi pensieri.
Voleva dimenticarlo.
Seppellirlo da qualche parte proprio con lo stesso rancore con cui aveva seppellito suo fratello.
Un bacio sulla guancia a sua madre era stato la ripetizione di inizio giornata come tanti altri.
Come l’arrivo a scuola con la sua auto nuova dalla vernice nera perfetta.
Lo aveva aspettato a lungo l’ultimo anno di superiori Mattia, con lui la maggiore età.
Una strada fatta senza errori, cedimenti, senza macchie.
Solo sorrisi pieni di compiacimento al suo arrivo nei corridoi a scuola.
L’aveva sempre vista come una vittoria l’ammirazione negli sguardi degli altri, eppure non riusciva a fare a meno di pensare come mai nessuno gli avesse ancora chiesto come si sentisse dopo quello che gli era successo.
Poi erano arrivate due mani sottili a stringergli i fianchi, debole la forza con cui lo avevano accompagnato nel bagno dei ragazzi senza dargli neanche il tempo di obiettare.
«Ho aspettato la tua chiamata tutta la sera» Giulia si era appiattita su di lui spingendolo contro il muro.
Neanche gli aveva risposto Mattia.
C’erano solo le sue labbra un po’ aperte nell’aria in attesa di un bacio.
E il cuore non aveva dato alcun segno di emozione al primo morbido contatto.
Era tornata come un chiodo pronto a conficcarsi nel muro quella sensazione di apatica indifferenza verso ogni cosa.
Non sentiva niente, non sentiva quello che avrebbe dovuto, quello che avrebbe voluto, come lo sapesse già che una volta uscito da lì nessuna aggiunta emotiva avrebbe a sconvolto la sua vita.
Si era passato le dita sulla bocca per rimuovere il lucida labbra alla fragola rimasto sulle sue labbra quando Giulia era uscita di nuovo nel corridoio con la promessa di aspettarlo fuori a fine lezioni.
Poi c’era stato il nove di filosofia che non lo aveva reso orgoglioso abbastanza.
C’era stato Marco Torri che lo aveva invitato alla festa a casa sua nel weekend.
C’era stata la professoressa di matematica che gli aveva lanciato occhiate compiacenti durante la sua ora, come riuscisse ad intravvedere l’uomo che sarebbe diventato da lì a breve.
Poi la riunione con i capi d’istituto, la piscina nel pomeriggio e quel bisogno di nuotare senza respiro per toccare il bordo dei cento metri in cinquantadue secondi e dieci.
C’era stato suo padre che lo aveva aspettato a casa per rivolgergli quello sguardo di chi crede di aver ancora tra le braccia il figlio giusto.
Eppure a fine giornata lo aveva sentito sempre lì sotto i suoi piedi il vuoto.
Eppure, tutte le volte che chiudeva gli occhi vedeva la seduta sospesa della ruota panoramica al Luna Park con l’eco di quel grido che aveva lasciato nell’aria.
In cuor suo Mattia sperava che qualcuno potesse averlo sentito.
Lo zaino era caduto a terra in un tonfo sordo appena dentro la sua stanza e i suoi occhi si erano fermati sulla tenda chiusa davanti alla finestra.
«E se avessi ragione tu per una sola volta?» quella domanda gli era uscita dai pensieri di getto mentre ripercorreva a mente le ultime parole che gli aveva scritto suo fratello.
Era stato in quel momento che sfilandosi la camicia aveva indossato di nuovo la maglietta di suo fratello.
Era stato in quel momento che dopo aver dato un giro di chiave alla porta.
Ed era stato nell’attimo prima di buttarsi sul ramo proteso verso la finestra che lo aveva visto.
Il diario trovato la notte prima sulla ruota panoramica lasciava spuntare il suo angolo nero un po’ ammaccato da sotto il letto.
Era stato in quel momento che Mattia lo aveva afferrato lasciandolo cadere nello zaino, ed era stato poco dopo che si era ritrovato sulla strada pronto a correre di nuovo.
Secondo voi per quanto tempo si può fingere di essere quel che non si è?

Incontri immaginari

Arrivare al Luna Park gli era sembrato meno faticoso.
Anche salire sulla ruota panoramica.
Le ultime parole lasciate su quel foglio da suo fratello non volevano abbandonarlo.
Sembrava essersi rovesciato un’altra volta il mondo dal risveglio di quello stesso mattino.
Difendersi.
Doveva difendersi da tutto quello che provava a stravolgere i suoi piani, da tutto quello che all’improvviso si stava illuminando di una luce diversa.
Ma come ci sarebbe riuscito non lo sapeva, non sapeva come avrebbe fermato quel primo cambiamento che aveva trovato spazio dentro di lui.
Appena arrivato proprio sulla solita seduta si era chiesto a chissà dove le avesse passate le sue notti Matteo.
Tornava indietro con i pensieri, negli anni, per ricordarsi il momento in cui si erano allontanati, guardati come degli estranei.
Eppure erano cresciuti insieme, nella stessa casa, nella stessa famiglia.
Con lo stesso padre autoritario.
Con la stessa madre un po’ debole.
Era inquietante rendersi conto di quanto fossero tanto uguali fuori quanto diversi dentro.

«Tu non sai vedere.
Vivi un’illusione.
Vivi l’apparenza.
La riconoscenza degli altri come fosse l’unica via.
Cambia le regole.
Apri gli occhi»

Apri gli occhi gli aveva detto Matteo.
Come fosse semplice.
Era come chiedere ad un cieco di guardare il mondo per la prima volta.
Dove doveva cercarle le emozioni?
Cos’è che doveva fare di tanto diverso da quello che aveva sempre fatto?
Se era vero che tra i due lui era il più forte, era anche verso che Matteo era quello più sensibile.
Era bravo a nascondersi dietro ai suoi Jeans strappati, nel groviglio dei suoi capelli spettinati ma quando si era preso una cotta per la sua compagna di classe alle medie gli aveva persino lasciato una poesia sotto il banco. Ci aveva anche messo del tempo per dimenticarla, anche se tra loro non c’era mai stato niente.
Era uno, insomma, che dava un certo peso alle cose a cui teneva, a quello che sentiva.
Cosa aveva sempre avuto peso per lui invece?
I tempi in piscina?
I voti a scuola?
L’ammirazione di suo padre?
Tutto il resto invece? Dov’era tutto il resto?
Gli amici veri su cui contare, l’amore che ti tiene sveglio di notte, gli errori, le cadute, le scelte prese su due piedi senza pensare, dov’era la sua età, quella che esiste anche per commettere errori ogni tanto?
Forse gli erano sembrate così tante le domande in quel momento, forse si era sentito schiacciato da tutti quei pensieri, fatto sta che si era trovato ad aprire lo zaino e a stringere tra le dita quel diario trovato per caso. Se si fosse deciso ad aprirlo forse avrebbe capito che certe risposte, spesso, sono a portata di mano.
Visibili e invisibili nello stesso momento.
Si era chiesto come potesse essere sopravvissuto alla pioggia dell’inverno.
Alla neve che a gennaio era caduta senza preavviso.
Si era chiesto come potesse essere finito proprio lì, su una giostra e che nessuno se ne fosse accorto per tutto quel tempo.
Con un soffio aveva allontanato il ciuffo di capelli fermo sugli occhi poi, mettendosi comodo, con le gambe distese e lo sguardo fermo sul cielo sopra di lui si era deciso ad aprirlo.

«Se stai leggendo queste pagine, allora vuol dire che alla fine mi hai trovato.
Non so se per te è settembre, dicembre, giugno.
Non so quanti anni hai.
Come ti chiami.
Da dove vieni.
Non so neanche cosa ci fai sulla ruota panoramica di questo Luna Park.
Ma posso dirti cosa ci faccio io.
Sono Viola.
Vengo qui di notte.
A volte aspetto che le luci si spengano, che la gente scompaia.
Ci hai mai pensato che la confusione può nascondere le cose più belle?»

Mattia aveva smesso di leggere all’improvviso.
Con le dita aperte su quelle parole aveva fissato il vuoto davanti a lui e anche quello che si era aperto da qualche parte nel suo cuore.
No.
Non ci aveva mai pensato che la confusione può nascondere le cose più belle.
Forse perché lui di cose belle non ne aveva mai viste molte. Avrebbe voluto rispondere a quella domanda come si fa in un primo incontro con qualcuno che non si conosce.
Chissà perché si era messo a cercare una penna e chissà perché stringendola tra le dita aveva cominciato a scrivere su una pagina bianca in fondo.

«Sì, ti ho trovato.
E non è settembre, non è dicembre e neanche giugno.
È un fine febbraio che è iniziato da schifo.
Ho quasi 19 anni. Mi chiamo Mattia.
Mattia Adorni.
Vengo dal posto da cui tutti vengono, la vita. E sono su questa ruota panoramica perché sto perdendo il controllo.
Cerco un po’ di pace e questo mi fa paura, non mi ero mai reso conto sino ad ora quanto fossi solo. Se tu potessi osservare la mia vita da lontano vedresti solo grandi sorrisi sulle labbra, capelli ordinati, abiti lavati, stirati, senza pieghe. Se tu potessi osservare la mia vita da lontano diresti che è perfetta così come è. L’ho sempre pensato anche io ma ora, all’improvviso, non credo di essere mai stato felice davvero.
Io non ho bisogno di aspettare, le luci sono già spente, la gente già scomparsa.
Mi dici dove le trovo le cose più belle in mezzo a questo silenzio?»

Se fosse stato calmo, presente, lucido non avrebbe mai fatto una cosa del genere.
Se fosse stato il Mattia di sempre non se sarebbe stato sospeso nell’aria ad intraprendere un’immaginaria conversazione con una certa Viola di notte che doveva avere più problemi di lui.
E poi non sapeva neanche chi fosse.
Si era sentito ridicolo, folle, sbagliato. Cose così erano da suo fratello. Non da lui.

Sola

Mica lo aveva riletto quello che aveva scritto.
Pensava di essere più stupido di quanto si fosse sentito in quegli ultimi giorni.
La verità era che in fin dei conti sentiva solo un gran bisogno di parlare con qualcuno, la verità era che sapeva di non avere nessuno con cui poterlo fare, non nel modo in cui gli sarebbe piaciuto.
Chiunque lo avrebbe creduto pazzo.
Chiunque avrebbe scambiato quella sua confusione esistenziale con una crisi post traumatica dovuta alla morte di suo fratello.
Mattia Adorni non sapeva come chiedere aiuto.
E quando mai ce n’era stato bisogno?
Si sentiva come uno specchio infranto pronto a riflettere il suo sguardo in mille forme diverse.
Vai a capirlo quale era il volto giusto.
Malgrado ci fosse qualcosa dentro di lui intenta a opporre resistenza aveva voltato pagina e si era rimesso a leggere con gli occhi fermi su quelle parole scritte una dietro l’altra.

«Senti.
Lo so che questa cosa ti sembra una follia, ma io non parlo molto di solito. Tendo a fare finta vada tutto bene, lo chiudo fuori dal mio mondo, il mondo di cui fai parte tu.
Ed ora, ora che sono vicina ad un cambiamento che potrebbe stravolgere ogni mio piano, devo parlarne con qualcuno.
Certe volte non sembra difficile andare incontro a quello che già ci si aspetta.
Ma poi quando il momento arriva ti spaventi e basta»

Pareva avesse tremato la mano nello scrivere l’ultima lettera.
Come avesse voluto lasciarlo lì, Viola di notte, sospeso in quello che si può solo immaginare, il suo sospiro lunghissimo.
In quel momento a Mattia sarebbe piaciuto sapere dove vivesse, come passasse le sue giornate, quale fosse il colore dei suoi capelli, dei suoi occhi.
Si era insinuata nei suoi pensieri quella paura che può spingere qualcuno ad aprirsi così, senza mezzi termini.

«Se vuoi sapere da dove vengo non te lo dico.
Se l’intenzione fosse quella di essere trovata, ci sarebbe il mio indirizzo seguito dalla promessa di una grossa ricompensa per chiunque riesca a riportare al mittente questo diario.
Il punto è che un conto è desiderare di essere ascoltata, un altro è metterci la faccia.
Le aspettative superano sempre di gran lunga la realtà.
Non fantasticare su grandi cose.
Sono una come tante altre che si nasconde un po’ ovunque.
Almeno credo.
La notte.
La notte caro amico/a, signore/a, bambino/a, seguo ogni giorno.
E forse non potrò permettermi una vita così ancora per molto»

Sembrava un dialogo aperto quella lettura incredibile.
Diverso dalla frase interrotta che invece aveva lasciato suo fratello compiendo quel gesto.
Un monologo che dava vita a domande e che quasi faceva sentire la voce di chi, chissà quando, si era messo a portare a termine alla perfezione un progetto senza senso, pareva troppo a Mattia da metabolizzare.
Si mescolavano ai suoi quei pensieri che la logica volevano mettersela sotto i piedi e lui che ci aveva sempre creduto nella matematica si era messo a ripetere a mente tutte le formule studiate in quegli anni convinto potessero riportarlo all’assidua calma con cui aveva risolto ogni cosa.
Numeri, parentesi, frazioni che messi assieme uno vicino all’altro davano come risultato quell’equazione che aveva sempre applicato ad ogni cosa: tutto quello che visibile non è, non esiste.
Quel diario non era qualcosa di certo, così come non lo era chi lo aveva scritto.
Era certo invece che lui non sapeva come gestire la mancanza di Matteo, non sapeva come affrontare il senso di colpa di averlo creduto anche sbagliato qualche volta.
Era certo che tutto dentro di lui si era spento, i suoi occhi si erano aperti all’improvviso e attorno a lui sembrava non esserci più niente.
Tutto quello che visibile non è, non esiste aveva ripetuto a mente.
Non riusciva a spiegarsi però, come mai i suoi occhi non riuscissero a spostarsi di mezza virgola da quelle parole, che messe insieme gli mostravano il volto di una ragazza che si sentiva sola proprio come lui.

Spazi vuoti

Se ne stava seduto sul sedile metallico a sfogliare le pagine a venire Mattia, a chiedersi chissà quante penne dovevano essere state usate per uno sfogo di quella portata.
C’erano pause che sembravano percorrere giorni interi.
Frasi lasciate lì a metà.
A volte parole solitarie.
Righe bianche.
Spazi vuoti.
Buchi neri.
Gli sembrava quasi di esserci finito anche lui dentro uno di quei muti momenti che Viola aveva inserito nel suo racconto probabilmente senza volerlo.
Sentiva il bisogno di riempirli, di trovare il loro senso nascosto allo sguardo.
Era una luna grande quella nel cielo.
E le due di notte dovevano essere già passate da un pezzo.
A malincuore aveva deciso di rientrare, con il diario chiuso nello zaino in spalla neanche si era accorto di essersi dimenticato di avere paura del vuoto attorno a lui scendendo dalla ruota panoramica.
Si erano mossi tutti insieme i suoi pensieri e tutti in un’unica direzione.
Viola e la sua notte.
La fessura pronta a spaccare il suo cuore a metà sembrava aprirsi un po’ di più lungo il tragitto verso casa.
Appena nella sua stanza, sdraiato sul letto, con gli occhi al soffitto non era riuscito ad addormentarsi.
Sentiva le gocce d’acqua che scendevano dal rubinetto in cucina scandire il tempo.
In un giorno passato a quell’ora l’unico segno di vita dentro quelle quattro mura sarebbe stata la luce accesa sul comodino di Matteo intento a portare a termine un altro disegno sul muro accanto al letto.
Solo che lo sapeva che quello non era un giorno come un altro, quello era IL giorno.
L’attimo che arriva e cambia tutti i piani.
Non era un caso che proprio non riuscisse a dormire.
Non era un caso che si fosse ritrovato all’improvviso con quel diario tra le mani.
Non era un caso che tutto quello che sapeva di dover fare era solo continuare a leggere.

«Nuvole

Bianche.
Di un grigio scuro a volte.
Morbide.
Rarefatte.
Non hanno odore.
Neanche sapore, credo.
Sono lontane.
Quando vuoi far credere di poterle vedere alza gli occhi.
Stanno in alto le nuvole.
Cambiano forma.
Se senti il sole sulla pelle non ce ne sono molte.
Se piove, coprono il cielo.
Sai qual è il problema?
Che le nuvole non le vedi di notte.
Devi fare attenzione per scorgerle.
Se manca un pezzo di cielo stellato quasi sicuramente sono loro che si divertono a nasconderlo.
Vorrei potermi sdraiare sul tetto del palazzo in cui abito quando la luce si appoggia ovunque e guardarle, le nuvole.
Dargli il nome di qualcosa.
Non so, c’è gente che le ha viste disegnare cose assurde.
Volti.
Nomi.
Case.
Alberi.
Biciclette.
Strade.
Sedie.
Tavoli.
Montagne.
Barche.
Cuori.
Mani.
Occhiali.
Labbra.
Matite.
Auto.
Gelati.
Sogni.
Cani, gatti, elefanti e tutti gli animali strani.
Anche forchette, cucchiai, bottiglie.
Ho sentito dire che qualcuno ci ha visto anche il vento dentro le nuvole, il mare, le stelle.
Robe di ogni tipo insomma.
Secondo me a volte si tende a proiettare nelle forme quello a cui si sta pensando in quel momento.
Io sono quasi certa che ci vedrei degli occhi.
Tu ci hai mai visto qualcosa nelle nuvole?»

Mattia era rimasto immobile, la bocca un poco aperta, il cuore si era tradito per un momento.
Sembrava ci fosse un battito in più pronto a muoverlo nel petto.
Un respiro in meno sulle labbra.
Lui forse ci avrebbe visto solo numeri nelle forme delle nuvole.
Era vero che tutto quello che non si poteva vedere non poteva esistere, lui ne era sicuro, eppure sentiva una sensazione strana nascere lentamente da qualche parte dentro di lui.
Esisteva.
Non si vedeva, ma esisteva.
Il diario era caduto sul cuscino quando si era alzato dal letto.
Fermo davanti alla finestra aveva guardato in alto, c’era un pezzo di cielo stellato che mancava.
C’era una nuvola proprio lì, sopra i suoi occhi, che si divertiva a nasconderlo.

03 maggio 2019

Aggiornamento

Recensione di Viola di notte su Amore per i libri.
Copie del romanzo disponibili da giugno  
26 marzo 2019

Aggiornamento

Domani sarà disponibile la recensione di Viola di notte sul blog Esmeralda viaggi e libri.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho avuto la fortuna di leggere il libro in anteprima ( recensione completa al seguente link http://www.esmeraldaviaggielibri.it/viola-di-notte-di-ilaria-bianchi/?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=facebook&utm_source=socialnetwork&fbclid=IwAR23Ok-Aylvdyl0TnQ1XLjm76OjEFAH8j3-E_MXh7WCK2mQdWgF7nSf8z5o )

    Il romanzo “Viola di notte” è in grado di trasmettere delle emozioni bellissime e di spronare a prendersi del tempo per sè e riflettere. È un inno alla bellezza del mondo, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, ci mostra come a volte ci si abitui alle cose, cercando le emozioni sempre un po’ più in là, quando invece tutto ciò di cui abbiamo bisogno è proprio accanto a noi, ci basta solo imparare a guardare. Ci sprona ad essere noi stessi, a vivere la vita che vogliamo e non quella che gli altri vorrebbero che noi vivessimo, evitando così di finire in una spirale di insoddisfazione.
    Il libro è scritto in terza persona, e si sviluppa dal punto di vista di Mattia. Lo stile è fresco, semplice, informale e profondo allo stesso tempo, come se si trattasse di una chiacchierata e il tutto rende la lettura più leggera e più facile da interiorizzare.

    In bocca al lupo Ilaria. Sono certa raggiungerai il tuo obiettivo.

  2. (proprietario verificato)

    Viola di notte è un libro insolito, raro, semplice ma complesso al tempo stesso. È pieno di intime riflessioni. È un viaggio introspettivo e che qualcuno potrebbe indugiare ad intraprendere. Questo libro è tutte le speranze di Viola, le sue paure. È lo scoprirsi, il ricredersi e l’imparare a guardare di Mattia. È la storia di un amore nato senza guardarsi negli occhi. È quella bellezza che ogni cosa, anche la più vicina, può nascondere.
    Qui su bookabook c’è scritto che Ilaria Bianchi sogna di riuscire a trovare un giorno le parole giuste per descrivere la vera profondità delle emozioni, ma a parer mio, come ogni volta c’è riuscita inconsapevolmente alla perfezione.

  3. Desideria

    Leggendo questa piccola anteprima ho già voglia di sapere come finirà il libro. È una storia d’amore molto intesa. I due personaggi dovranno viaggiare attraverso i loro sentimenti per trovare la loro meta.

  4. Ho letto l anteprima e che dire mi è piaciuta molto mi ha emozionato . Un libro da acquistare da leggere con la stessa passione con cui è stato scritto, libro super consigliato

  5. Viviana Re Fraschini

    (proprietario verificato)

    Ho letto l’anteprima e mi ha emozionata tanto. Mi è piaciuto molto anche lo stile di scrittura, l’ho trovato avvincente. Ciò che fino ad ora ho letto mi ha trasmesso molto sentimento e mi ha fatto entrare nella mente del personaggio… Ho acquistato il libro e ora non vedo l’ora di leggerlo!

  6. (proprietario verificato)

    Ho acquistato ora il libro ..non vedo l’ora di leggerlo 😍

  7. (proprietario verificato)

    Intimo,poetico,vestito di passione e ragione.

  8. (proprietario verificato)

    Viola e Mattia sono due ragazzi adolescenti ma quello che passa per i loro cuori, le emozioni che provano, le paure, le gioie, le domande che si fanno, le inquietudini o i dubbi che li assillano sono di tutti noi indipendentemente dall’età. A chi non è mai successo di dover affrontare una verità o un momento difficile, o di trovarsi davanti a un bivio o ancora di vedere messe in crisi tutte le proprie certezze e sentirsi insicuro o incerto nel dover affrontare un cambiamento.
    Ilaria Bianchi sa raccontare una storia dolce e intima che è un po’ di tutti noi riuscendo a far riflettere, ma con una narrazione scorrevole e poetica. Un libro dolce, intimo e intenso da non lasciarsi sfuggire.

  9. (proprietario verificato)

    Viola di notte racconta la bellezza di una vita assaporata nei dettagli, quelle piccole eccezioni su cui raramente ci si sofferma. È una storia di sogni rinchiusi tra le pagine di un diario, segreti confessati al chiaro di luna sopra una ruota panoramica con le stelle a fare da sfondo a un firmamento dalle tonalità scure quanto il dolore di Mattia. È un racconto dove le emozioni si susseguono per regalarti un giro sulle montagne russe; delusioni, rimpianti, speranze e amore si scontrano nel tuo stomaco e tu non puoi fare a meno di divorare le parole per la voglia di sapere. Viola di notte è una botta di vita, un percorso da vivere a pieno.

  10. hanna87

    (proprietario verificato)

    Ho deciso di sostenere questa campagna perché Ilaria Bianchi con le sue parole ti porta dentro emozioni vere, vissute intensamente e che hanno la capacità di avvolgerti come un abbraccio pieno di calore. Non si riesce a non immergersi nel mondo che ti racconta ogni volta.

  11. (proprietario verificato)

    Non potete perdervi questo libro capace di entrarti dentro, darti emozioni, farti sentire parte della vita dei personaggi. Una storia che è capace di toglierti il fiato perché ti fa comprendere quanto a volte non vedi le cose belle che hai daVanti finché non sei costretto a sbatterci la faccia e a fare i conti con un destino che non è ciò che speravi. È semplicemente straordinario!

  12. (proprietario verificato)

    La storia di Viola mi ha catturata fin dalle prime righe, non è semplicemente una storia ma un viaggio che si intraprende con i personaggi, dentro i personaggi e perché no anche dentro se stessi. Il modo di scrivere di questa bravissima autrice è particolarissimo
    e personalmente lo definirei… magico.

  13. giacomettikatia

    (proprietario verificato)

    Un modo di scrivere diverso e riconoscibile.
    Un saper raccontare l’emozioni tale da renderle vive. Una storia che affascina dai primi capitoli. Viola ti conquista, come il modo di scrive della sua autrice.

  14. littleliar46

    (proprietario verificato)

    “Viola di notte” è una storia che ti entra dentro, scava nelle tue emozioni e ti sconquassa.
    Vuoi per lo stile particolare (poetico se mi è concesso), vuoi per la trama coinvolgente che sa toglierti il fiato o per la profonda caratterizzazione dei personaggi ma una volta iniziata la lettura non si riesce a mollare la presa fin quando non si arriva all’ultima pagina.
    Non perdetevi libro perché è davvero una perla.

  15. gabymadonia82

    Consiglio questo romanzo a tutti, giovani donne ma anche a quelle più mature come me. C’è tanto da scoprire in Viola, si va oltre la storia raccontata, parlano le emozioni, si scava dentro se stessi. Ci sono così tante sfumature da cogliere, l’autrice ha il dono di far vivere tutto sulla propria pelle. Immensa Ilaria Bianchi arriva al cuore ❤

  16. Iolanda

    (proprietario verificato)

    Ho avuto il piacere di leggere questa bellissima storia in anteprima. Mi sono subito innamorata dei protagonisti e del mondo che li circonda. L’autrice ha uno stile narrativo molto bello e particolare, in alcuni punti arriva ad essere quasi poesia. È una storia di crescita, di amicizia, d’amore, di perdita e di rapporti familiari tutto raccontato in modo delicato ed intimo che fa nascere, mentre leggi, mille emozioni. L’ho comprato perché ritengo che sia uno di quei libri che ogni tanto è bello riprendere tra le mani e lasciarsi di nuovo trasportare dalla storia. E non ultimo ritengo che bisogna assolutamente aiutare e promuovere emergenti così bravi.

  17. (proprietario verificato)

    Io non sono brava a scrivere ma leggo tanto e quello che posso dire è che consiglio di ordinare questo libro perché sarete avvolti dalle emozioni. Ilaria ha uno stile unico che riesce a fare arrivare i sentimenti dritti al cuore

  18. (proprietario verificato)

    Viola di notte è una storia d’amore dove un diario fà da cupido. L’autrice mette in risalto che per amare non serve tanto vedere ,ma guardare oltre , quello che c’è dentro in ognuno di noi.

  19. lisa102010

    (proprietario verificato)

    Trovo che Viola di Notte non sia un semplice romanzo. È un viaggio interiore di quelli che ti portano a riflettere su ciò che realmente è importante, sulla bellezza della cose più semplici, quelle che troppo spesso diamo per scontate, cercando sempre altro che sembra possa renderci felici. E invece non ci si accorge che spesso rincorriamo i sogni degli altri. Si cerca lontano, ciò che magari è vicino.
    Attraverso le parole di Viola, scopriamo invece quanto ci sia di bello e prezioso tutto intorno a noi. Apre gli occhi a chi ha vissuto credendo di vedere e invece vedeva solo con gli occhi degli altri.
    Bellissimo, un bellissimo viaggio dentro noi stessi che porta a riflettere su ciò che davvero siamo e vogliamo.
    Il tutto vivendo le emozioni di questo amore tra Mattia e Viola, che nasce nei pensieri ancora prima che si incrocino gli occhi.
    Un amore fatto di bisogno, senza limiti dati da preconcetti. Un amore libero, vero, che riesce ad emozionare nella delicatezza di sguardi, gesti, silenzi.
    Bellissimo davvero!!!

  20. faith_sharingan

    (proprietario verificato)

    Viola di Notte è una storia diversa da tutte quelle che mi ritrovo a leggere solitamente. Ha uno stile narrativo che si distacca da ciò che sono abituata a leggere ma non per questo non ne sono stata attratta sin dalla prima pagina, anzi! Sono rimasta piacevolmente conquistata dalla scrittura di questa autrice che si accinge a farsi conoscere nel panorama editoriale e devo dire che sento di non averne mai abbastanza delle sue parole. Il modo in cui ti fa entrare nella testa dei suoi personaggi, e come inevitabilmente ti ritrovi a crescere con loro e a porti domande sull’essenza del nostro essere, è tutto dire! Ti approcci alle sue parole e ne rimani incatenata dall’inizio alla fine! Perciò non posso fare altro che consigliare vivamente l’acquisto e la lettura di questo suo romanzo che saprà sicuramente conquistarvi come ha conquistato me!
    “Viola di Notte” è una storia che merita di essere letta!

  21. (proprietario verificato)

    Consiglio fortemente questo libro per il trasporto che porta. Per il linguaggio che mi ha saputo far incontrare un genere di lettura che ricerco come l’acqua nel deserto. La trama è coinvolgente dentro le emozioni che riesce a far nascere. Non è un semplice incontro, ma è molto di più. È il cambiamento che Mattia intraprende come lo stesso lettore d’altronde, un cammino parallelo a che si incontra comunque. Ci sono moltissimi punti di riflessione che mi hanno fatto apprezzare ancor di più questo romanzo. La poesia che accompagna questo libro è quella che poi ti rimane sulla pelle come un tatuaggio. Bravissima questa scrittrice che ha saputo trovare una sua identità ben definita in mezzo a tanti altri.

Aggiungere un Commento

Ilaria Bianchi
Vive in una casa con una finestra che guarda il mare, ha studiato scenografia teatrale all’Accademia di Belle Arti, ama la musica, la scrittura e il disegno.
Colleziona occhiali, biglietti di concerti a cui ha partecipato e diari.
Ha un quaderno in cui scrive tutti i film che ha visto e un baule dentro cui sono chiusi tutti i momenti importanti della sua vita. Le piace bere Coca Cola e sogna di riuscire a trovare un giorno le parole giuste per descrivere la vera profondità delle emozioni.
Viola di notte è uno dei suoi romanzi.
Ilaria Bianchi on sabinstagramIlaria Bianchi on sabfacebook

Questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione quando lo visiti. Proseguendo nella navigazione nel nostro sito web, acconsenti all’utilizzo dei cookie. Se vuoi saperne di più, leggi la nostra informativa sui cookie