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Warlord - World War III - Volume 1

Warlord - World War III - Volume 1
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Consegna prevista Luglio 2022
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Ispirato ai fatti reali avvenuti negli ultimi venti anni, questo manoscritto narra le vicende di una squadra di soldati che verranno chiamati a salvare l’occidente ed il mondo intero dalla crescita continua delle nazioni d’oriente e la loro voglia di conquista globale.
La NATO dovrà confrontarsi contro Russia e Cina.
Una serie di catastrofici eventi globali, voluti da un gruppo di complottisti d’oriente, al fine di indebolire l’occidente, porteranno l’umanità sull’orlo della terza guerra mondiale, dove i due blocchi si sfideranno per la sopravvivenza.
La squadra di soldati si troverà nel mezzo e tenterà in tutti i modi di fare ciò per cui sono stati chiamati, dovendo lottare con le angosce e le paure che ogni uomo vive in battaglia e nella propria vita quotidiana.
Si girerà il mondo intero.
Iraq, Afghanistan, Nigeria, Cina, Russia, Libia e Stati Uniti sono soltanto alcuni dei paesi dove la verità verrà a galla poco per volta, portando il lettore a conoscere una nuova verità!

Perché ho scritto questo libro?

Nato per gioco in una chat di gruppo, l’idea di questa storia fantasy, che prende spunto da fatti reali, mi è iniziata a rimbombare in testa e prendere sempre più largo nei pensieri finché, in un giorno qualunque d’inizio della pandemia, decisi di provare a scrivere seriamente e creare una storia epica e avvincente che sia appassionante e possa far appassionare quante più persone possibili, senza entrare nel volgare o nell’erotico, una storia adatta ai giovani e a chi ha qualche capello bianco.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

MAR NERO, ACQUE INTERNAZIONALI.

10 SETTEMBRE 2001.

Agli inizi del XXI secolo le nazioni d’oriente e d’occidente si affrontavano nella lunga guerra fredda, quella che molti pensavano fosse terminata con la caduta del muro di Berlino ma che, in realtà, continuava imperterrita la sua lunga fase di distruzione globale, camuffata sotto forma di guerre minori, da molti ritenute un conglomerato di missioni benevoli di pace, atte a portare la calma in paesi disastrati e sotto il controllo di dittatori egocentrici e malvagi.

Ma la risposta non si fece attendere e furono proprio questo egocentrismo, questa brama di potere, avidità, lussuria e voglia di annientare il nemico, che portarono all’ultima grande guerra!

Nell’anno Domini 2001, durante un giorno di fine estate, Iran, Cina e Russia firmarono in segreto il patto di alleanza, votato a favore della difesa dei paesi facenti parte dell’accordo, ma anche allo sterminio di chiunque minacciasse la supremazia di queste nazioni.

Dall’altro lato, la NATO, con tutti i paesi facenti parte del patto del nord Atlantico, tentava di limitare le capacità del medio oriente, appropriandosi delle risorse petrolifere del luogo, dove proprio l’Iran aveva il suo monopolio, così da accrescere l’economia occidentale e permettere di far guadagnare ulteriore denaro a chi già ne aveva in abbondanza.

Non bastò la guerra del golfo a far capire agli alleati dell’ovest che solo la diplomazia avrebbe potuto salvare il mondo, infatti, quella notte, successe ciò che non sarebbe mai dovuto succedere.

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Una spia americana venne catturata dall’intelligence Iraniana, aiutati anche dai servizi segreti russi, e gli Stati Uniti decisero quindi di inviare uno squadrone d’attacco e soccorso formato da soldati altamente addestrati e due cadetti prodigio, tutti sotto il comando diretto della CIA, così da portare in salvo il loro uomo.

Si trovavano a bordo di una portaerei statunitense che, almeno stando a fonti ufficiali, trasportava rifornimenti per l’Azerbaijan e non aveva navi di scorta con sé, così facendo ebbe il permesso dalla Turchia per attraversare lo stretto di Istanbul, ed al comando di essa c’era il colonnello Williams.

Ufficiosamente, però, la situazione era un’altra.

Williams: “Soldati, siete stati inviati qui per fronteggiare questa nuova crisi. Un nostro uomo è stato catturato dal nemico, era un infiltrato all’interno delle forze iraniane, e le informazioni in suo possesso sono vitali per il nostro futuro, altro non posso dirvi. Inoltre non dimenticate che siamo qui per “consegnare” scorte ai nostri amici di Baku e, se veniste catturati, il governo negherà ogni coinvolgimento in questa operazione.”

Dunque la vostra è una missione di recupero e il fallimento non è un’opzione.”

Capitano De Ville: “Colonnello, con tutto il rispetto ma, se non ci dice altro, mi rifiuto di portare questi miei uomini in missione. Dobbiamo capire contro chi combattiamo e per quale motivo, non rischierò la pelle dei miei soldati per una spia incapace, se prima non ci dice di più!”

Williams: “CAPITANO! QUESTA PUO’ ESSERE RITENUTA INSUBORDINAZIONE!”

Cap. De Ville: “Colonnello scelga lei, la vita di un uomo in cambio della verità.”

Williams, con un’aria al quanto irritata: “… d’accordo capitano, saprete la verità, o quella che è stata raccontata a me.

Durante la guerra del golfo, spie irachene ci hanno segnalato la creazione di armi nucleari da parte dell’Iran, così la CIA ha sguinzagliato i suoi uomini per verificare la veridicità di queste affermazioni.

Circa un mese fa, abbiamo constatato che quelle informazioni erano reali e che l’Iran stava tramando qualcosa con altri paesi, al momento ancora sconosciuti, per colpire il cuore dell’economia mondiale e dare così il via ad una crisi finanziaria che porterebbe ulteriore ricchezza a tutti i paesi del medio oriente, o almeno a quelli provvisti di greggio, a discapito dell’America intera.

Israele ci sta aiutando con basi e rifornimenti ma le informazioni che ha questa spia sono di vitale importanza per tutti noi, se dovessero cadere in mano nemica sarebbe la fine per gli Stati Uniti.”

Cap. De Ville: “Visto colonnello? Non ci voleva molto.” – e si voltò verso la sua squadra dicendo – “uomini, preparate l’attrezzatura! Ci muoveremo alle ore 01.00 della notte.”

Questi otto soldati coraggiosi, compreso il loro capitano, lasciarono i loro posti all’interno della sala briefing e si diressero verso l’armeria per armarsi fino ai denti, consapevoli che non sarebbe stato per nulla facile e che qualcuno di loro sarebbe potuto morire, o peggio, cadere in mano nemica.

Così cercarono di smorzare la tensione facendo battute su di loro e sulle loro abitudini, nel frattempo che il tempo passava.

La squadra era composta da:

Il capitano Frank De Ville, un uomo sulla quarantina che aveva vissuto tutta la guerra del golfo, arruolatosi per volontà di suo padre e suo nonno, a loro tempo combattenti della II guerra mondiale e del Vietnam, e che discendevano, a loro volta, da altri soldati della grande guerra e dei tempi passati.

Era un uomo di altezza media, molto robusto, dai capelli e occhi chiari, con una voce molto forte, forte come il suo senso dell’onore.

Seguiva il tenente Steve Jacob Antinius, da poco entrato nell’esercito dopo aver superato brillantemente l’accademia militare, un ragazzo di circa 20 anni, alto 1.90m circa, carnagione olivastra, sempre abbronzata perché lavorava molto sotto al sole, con i suoi capelli a spazzola neri e gli occhi castani, era dotato di una incredibile precisione nello sparare, ma ancora non era stato in missione, dunque aveva timore essendo la sua prima volta. Il suo carattere aperto, almeno nei momenti di calma, lo rendeva simpatico a molti, mentre il suo trasformarsi in persona seria e imprevedibile durante le ore più dure, gli consentiva di essere ammirato dai sottoposti e dalle alte sfere al comando.

Sotto ufficiale John White, uomo di poche parole, aveva già combattuto nella guerra del golfo, proprio insieme al suo capitano, De Ville, e ne era uscito con un grosso taglio al volto, una lunga cicatrice che gli partiva dalla tempia destra e arrivava al mento. Era rimasto ferito durante lo scoppio di una mina anticarro, mentre andava di pattuglia sul suo humvee. Lui era l’unico salvatosi di quella squadra, proprio per questo era sempre taciturno e molto meticoloso, un grande stratega, ed i suoi quasi 50 anni lo aiutavano molto, poiché tanta era la sua esperienza nel settore. Portava i capelli cortissimi, con qualche velatura di argento, segno del suo avanzare d’ età, aveva gli occhi smeraldo, la voce cupa e non era alto più di 1.80m, inoltre aveva una dote innata nel fiutare trappole.

Sotto ufficiale Mary Louise Taylor che, come il tenente Antinius, era giovanissima, circa 19 anni, arruolatasi a 17 e subito entrata nell’accademia dei sotto ufficiali di Quantico, era alta poco più delle ragazze della sua età, aveva un corpo snello ed atletico allo stesso tempo, durante il servizio osava spesso legare i suoi capelli castani, lunghi poco oltre le spalle, e possedeva grandi occhi color legno, dando risalto al suo bellissimo volto. Lei, una semplice ragazza di periferia che non usava né trucchi, né cosmetici di alcun tipo. Era abile nel calcolare rotte, guidare veicoli e imbarcazioni di ogni tipo, molto brava anche nel prevedere le mosse del nemico con anticipo, motivo per cui il cap. De Ville l’aveva voluta in squadra.

Inoltre aveva un’infatuazione per il tenente Antinius sin dai tempi dell’accademia, sentimento che sapeva non essere corrisposto da lui, per questo metteva sempre il lavoro al primo posto.

Specialista artificiere Julius Jones, di origini messicane, con i suoi 30 anni ed il suo fisico atletico, i capelli scuri, folti e lunghi fino alle orecchie, gli occhi neri, e il carattere irascibile, era l’esperto in esplosivi, molto più del sotto ufficiale White. Portava con sé almeno 5 granate di ogni tipo: a frammentazione, stordente e fumogena; perché, come diceva spesso: “Non si può mai sapere cosa succederà.”

Specialista tiratore scelto e fuciliere Jeremy Smith, di 32 anni, dalla pelle, capelli e occhi molto chiari, era il cecchino della squadra. Il suo colpo migliore lo aveva sparato contro un talebano iraniano alcuni anni prima, distante la bellezza di 1500 metri circa. Era l’occhio e la sentinella della squadra, sempre in avanscoperta per scovare nemici e pericoli di ogni genere, o per dare copertura alla squadra.

Caporal maggiore Anthony Miller, originario di Great Falls, nel Montana, poi trasferitosi vicino Mount Royal, dal carattere molto indisciplinato e dal gergo scurrile, era alto più di 2 metri e aveva un fisico molto robusto, la pelle nera e ogni altro tratto afroamericano. Era il mitragliere della squadra e portava con sé una Gatling leggera, ovvero la mitragliatrice a canne rotanti per eccellenza, calibro 7.62, dotazione straordinaria concessa da parte dell’esercito U.S.A.

La sua robustezza gli consentiva di trasportare carichi molto pesanti, senza molta fatica, infatti portava sulle spalle anche la radio a medio raggio, pesante ben 10 Kg, oltre che le munizioni di scorta.

Caporal maggiore Liam Zu Dong. I genitori erano originari del Giappone, ma lui aveva la cittadinanza statunitense poiché nato e cresciuto a Seattle, aveva la pelle giallastra e occhi a mandorla castani, era poco più basso degli altri ed era abbastanza snello. Le sue specialità erano le trasmissioni, sapeva anche usare tutti i tipi di computer ed era molto bravo nell’hackerare sistemi informatici nemici.

Miller disse a gran voce: “gente, questa è la volta buona che facciamo fuori qualche sceicco, ne sono certo.”

Zu Dong: “gli sceicchi non si trovano in Iran babbeo, sono tutti in Arabia.”

Miller: “se non sono sceicchi allora saranno sultani, fa lo stesso.”

Zu Dong: “basta, ci rinuncio.”

De Ville: “voi due! Piantatela! La situazione è seria e dobbiamo sbrigarci, è quasi ora.

Antinius, la situazione?”

Antinius: “capitano, abbiamo tutte le armi richieste, cariche e pronte a far fuoco, granate in quantità, esplosivi al plastico, visori notturni e silenziatori, inoltre abbiamo un RPG di fabbricazione russa, qualora dovessimo usarlo per forza, i nemici penseranno che siano stati i loro amici.”

De Ville: “geniale, è tua l’idea del lanciarazzi sovietico?”

Antinius: “no signore, l’idea è stata del sottufficiale Taylor.”

De Ville: “ottimo lavoro sottufficiale, non deludi le mie aspettative.”

Taylor: “grazie signore, farò del mio meglio.”

Poco distante da loro c’era anche il sottufficiale White, che borbottava come suo solito.

De Ville: “John cosa c’è adesso?”

White: “ho una brutta sensazione, non credo che sarà facile.”

Miller: “ecco che riparte con le sue sentenze, meglio toccar ferro!”

White: “smettila imbecille! Dobbiamo tenere tutti gli occhi aperti, siamo in territorio nemico e non sappiamo se ci stanno già aspettando o cosa.”

De Ville: “concordo col sottufficiale, dobbiamo restare tutti in campana perché non sappiamo ciò che troveremo. Uomini, è ora. Tutti agli elicotteri!”

Così ebbe inizio la lunga notte per lo squadrone “Phoenix”, inconsapevoli di ciò che li attendeva una volta giunti sul posto.

I 2 elicotteri che li accompagnavano, semplici mezzi da trasporto, volavano molto bassi per non farsi individuare da possibili radar nemici. Era buio fuori, ma la luna piena aiutava gli elicotteristi, anche perché erano muniti di visori notturni da pilota, così da poter sorvolare la zona senza troppi rischi.

Partiti dunque dalla portaerei “U.S.S. Truman”, situata nelle acque internazionali del Mar Nero, ed una volta giunti a poca distanza dalla destinazione, lo squadrone atterrò qualche chilometro fuori da Teheran, nella zona montuosa chiamata “Atashgah”, dove si sapeva fosse trattenuta la spia della C.I.A.

De Ville: “d’accordo soldati, ci muoviamo!

Smith avanti di 100 metri, farai da occhio per la squadra. Rileva ogni possibile nemico, usa il visore termico se necessario, dobbiamo essere sicuri che nessuno ci veda.”

Smith: “ricevuto, vado.”

De Ville: “Taylor, il piano lo abbiamo ripassato mille volte, sai già cosa fare.”

Taylor: “sì signore, una volta localizzato l’obiettivo, ci dividiamo in due squadre, così da accerchiare la struttura nemica. Zu Dong farà saltare la corrente della struttura, ed appena resteranno al buio noi potremo entrare. Una volta estratto l’obiettivo primario, torneremo in questa precisa posizione e chiameremo gli elicotteri per l’estrazione, avremo tempo fino alle ore 06.00 per tornare qui, o saremo costretti a tornare a piedi sino alla base nascosta in Azerbaijan.”

De Ville: “esattamente soldati, evitiamo di fare tardi all’appuntamento o dovremo fare una lunga passeggiata, e non sappiamo se il nostro uomo sarà cosciente oppure dovremo portarlo in barella, quindi…

MUOVERSI!”

Tutta la squadra prese posizione, Smith avanti a tutti, seguivano gli altri sette dispiegati in fila indiana a pochi metri di distanza tra loro.

Era un territorio collinare e accidentato, con molta sabbia del deserto depositata ovunque, in lontananza si potevano intravedere le luci della città capitale.

2021-10-21

Aggiornamento

Ciao a tutti, per chi fosse interessato, sulla pagina Facebook "Warlord Saga", o seguendo il link https://www.facebook.com/Warlordbooks , troverà disponibili alcuni brevi video trailer che raccontano alcuni istanti di vita antecedenti l'inizio dell'avventura, un modo come un altro per farsi un'idea del tipo di libro. Grazie a tutti
2021-10-11

Aggiornamento

Oggi abbiamo superato le 25 copie vendute in crowdfunding, ringrazio tutti coloro che hanno partecipato e dato un grande contributo alla crescita del libro. L'obiettivo è ancora lontano ma poco alla volta possiamo farcela!
2021-10-08

Aggiornamento

Inizia una nuova avventura! E' la prima volta che provo a pubblicare qualcosa, tengo le dita incrociate. Abbiamo 100 giorni per raggiungere il traguardo sperato. Ringrazio da ora tutti coloro che decideranno di supportarmi! BUONA LETTURA!!! :)

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Antonio Spinelli
Nato ad Ischia nel 1990, ho iniziato a lavorare all'età di 16 anni, continuando gli studi fino al diploma.
In vita mia ho avuto modo di cambiare molti lavori, passando da quelli più umili a quelli ritenuti "migliori", girando anche per l'Italia, ma alla fine ho deciso di tornare a casa, dove vivo serenamente e vivo alla giornata.
Fin da piccolo ha avuto una forte passione per tutto ciò che vive di fantasia, partendo dai film e arrivando ai libri, a cui ho unito una piccola dote nella scrittura, ed ecco che arriviamo ad oggi, dove quello che era un manoscritto nato per caso e per gioco su una semplice chat, sta per essere lanciato sul mercato.
Non so quale sarà l'esito, sicuramente mi piace pensare che può interessare ai più e per questo continuo a tenere le dita incrociate.
Per il futuro, chissà! Vedremo cosa capiterà.
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