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450 km

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Ottobre 2022
Bozze disponibili

Quanta strada faresti per andare a trovare un amico che non vedi da tempo? La risposta è nel titolo e nelle pagine di questo libro. Francesco, zaino in spalla, ci racconta come è nata l’idea di camminare a piedi da un piccolo paese in provincia di Napoli fino ad Assisi.
La narrazione parte dalla scintilla che ha innescato tutto e continua raccontando come è stata la preparazione a quello che il protagonista chiama il “Cammino”, gli incontri fatti e cosa hanno rappresentato per lui.
Lungo il percorso saranno tante le domande che verranno alla mente di chi legge. Alcune troveranno risposta nelle pagine, altre alimenteranno curiosità o semplicemente la voglia di sapere come va a finire. In ogni caso, tappa dopo tappa, verranno svelati momenti di riflessione spirituale accompagnati da occasioni raccontate con ironia e disincanto. Un cammino che a tutti gli effetti accompagna il lettore secondo diverse predisposizioni d’animo, differenti ad ogni passo.

Perché ho scritto questo libro?

Sono sempre stato convinto del fatto che se scrivi qualcosa è perché, prima o poi, tu voglia farla leggere a qualcuno. Lasciare una traccia è un modo per trasmettere, tramandare, qualcosa di sé agli altri. Quando ho scritto il resoconto delle tappa del mio Cammino su un piccolo taccuino nero, non sapevo che, più di 15 anni dopo, sarebbe diventato un libro. Ero certo, però, che avrei prima o poi fatto sfogliare quelle pagine a qualcuno. Ritrovare il taccuino in un cassetto, ha fatto il resto.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo

-Ma sei pazzo?

-Perché?

-Ma come ti è venuto in mente?

-Quando?

-Ma è successo qualcosa?

 Sono le domande che mi sono state fatte, quasi da tutti, nel momento in cui ho cominciato a dire ad amici e parenti che sarei andato ad Assisi. 

In sé, un viaggio ad Assisi non sembrerebbe avere nulla di eccezionale, se non fosse per la connotazione spiccatamente religiosa che può evocare: è la città che ha dato i natali a San Francesco e difficilmente la si ricorda solo per le  onnipresenti distese di ulivi.

Tuttavia, questo viaggio, o Cammino, come ho iniziato a chiamarlo, dalla sua ce l’ha avuta, invece, una particolarità: ho pensato di farlo  in un modo speciale.

A piedi, un passo alla volta.

Continua a leggere

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Sono partito da casa mia e, dopo un percorso lungo circa 450 kilometri,  sono arrivato nella città di Assisi.

 

Come mi sia venuto in mente, ancora oggi è per me un piccolo mistero.

Era sera e leggevo “Il Cammino di Santiago”, di Paulo Coelho. All’improvviso, sono stato folgorato dal pensiero che sarebbe stato bello arrivare ad Assisi a piedi. Inutile chiedersi il perché di quel pensiero.

Molto tempo dopo, ho provato a ricostruire quale fosse il mio bisogno in quel momento.  So solo che da quella sera l’idea non mi ha mai più abbandonato. Dovevo dare concretezza a quella scintilla, dovevo dare forma e sostanza a quanto avevo visto nella mia mente.

Così, pian piano, come il cadere incessante di una goccia d’acqua di un rubinetto che perde, tutto ha preso il suo spazio. È da quella sera, una domenica di novembre del 2003, che è iniziato il mio Cammino.

Avevo immaginato qualcosa di importante, di grande, di insolito e di avventuroso. 

La domanda, a questo punto, era quando fare il Cammino e come impostarlo. 

Dovevo trovare due settimane di tempo nel quale sostanzialmente “sparire”. 

La voglia di arrivare ad Assisi a piedi era, però, talmente forte, che dovevo trovare il tempo e il modo di farlo entro un anno.

Poi, come spesso accade, la vita ne sa sempre una in più.

Dopo circa 2 mesi da quella sera, quella in cui leggevo quel libro e il pensiero mi sfiorò per la prima volta, chiusi la relazione con la mia fidanzata storica, e, anche se  in nessun modo (questa è una  delle poche certezze che ho sempre avuto) i due eventi erano collegati, mi trovai, a Gennaio del 2004, ad avere, all’improvviso, un bel po’ di tempo per potere stare da solo.

 

Se davvero volevo fare 450 chilometri a piedi, però,  avrei dovuto prepararmi nel modo migliore sia dal punto di vista fisico che mentale.

Data la mia esperienza scout, non ero nuovo ad attività di questo tipo. Mi era già capitato di fare da solo percorsi a piedi, ma mai per così tanti kilometri e per così tanto tempo.

Dovevo prepararmi all’intensità di questa avventura e decisi di iscrivermi in palestra, per la prima volta nella mia vita: avevo bisogno di allenarmi, per avere la condizione fisica necessaria a sostenere uno sforzo, prolungato per più giorni.

Andare in palestra significava perdere peso e tonificare il mio corpo per abituarlo alla fatica.

Una volta iscritto, mi ritrovai a parlare con quello che sarebbe stato il mio personal trainer per i primi allenamenti. Dopo alcuni convenevoli mi chiese, per definire la mia scheda personale e scegliere i giusti esercizi, quale fosse il mio obiettivo. Era abituato a sentire risposte come 

-Voglio perdere peso – oppure

– Voglio tonificare i muscoli superiori- o cose simili.

La nostra conversazione invece andò diversamente.

-Ciao, sono venuto in palestra perché ho un obiettivo ben preciso.

-Bravo, è un ottimo modo per cominciare. Porsi degli obiettivi chiari e decisi… e quale sarebbe il tuo?

 -Devo essere pronto a fare 450 kilometri a piedi nel corso di questa estate, possibilmente in circa due settimane.

-Ma ti serve per qualche gara atletica particolare?

-No. Ho deciso di andare ad Assisi a piedi. Ho fatto i calcoli e da casa mia ad Assisi sono 450 Km circa.

Di fronte a me avevo un trentenne muscoloso che, ascoltando la mia ultima risposta, era rimasto senza parole.

 -MA SEI PAZZO???

Scoppiai in una risata, era ancora una delle prime persone a cui avevo raccontato di questa mia idea, ma reagivano tutti alla stessa maniera. 

In effetti non è proprio una cosa che ti viene in mente tutti i giorni. Ma che ci vuoi fare, è andata così.

-E con chi vai?

-Ah no, beh, vado da solo.

 Di nuovo silenzio. Stavo mettendo a dura prova le certezze di quell’uomo che avevo di fronte.

-Ma scusa, e dove dormi? Dove mangi?

-Dormirò ogni sera in un posto nuovo chiedendo ospitalità alle persone che incontrerò, in cambio di qualcosa da poter fare per sdebitarmi. Mangerò facendo normalmente una spesa minima ogni giorno e cercando di non esagerare. 

Il suo viso tradiva ancora tutti i dubbi e l’incredulità che quella notizia gli aveva dato. Poi, all’improvviso, sistemò i fogli e prese la penna. Stava cominciando a capire che facevo sul serio.

-Ripeto, o sei pazzo o sei troppo convinto. Se è vero quello che dici dobbiamo lavorare sulla resistenza e sulla tonificazione di spalle e schiena. 45 minuti di cardio e 15 di addominali e pesi. Per il momento dovrebbe bastare. Quando vuoi partire?

 -Voglio partire ad agosto.

 -A dir la verità non è molto tempo, per prepararti, ma dovremmo riuscire a fare qualcosa.

   

A questo punto, l’unico modo per scoprire come sono andate le cose, perché ho deciso di scrivere del Cammino verso Assisi e cosa mi ha donato questa esperienza, è compiere un gesto deciso e consapevole: bisogna voltare pagina e mettere uno zaino in spalla per partire e provare a fare un pezzo di Strada insieme.

Un passo alla volta.

 

Cominciate col fare il necessario

Verso Assisi 

  

27 gennaio 2004

Verso Assisi.

Due parole che mi danno il senso del viaggio, del Cammino

Saranno tre mesi buoni che ci penso.

Arrivare ad Assisi a piedi, partendo da casa.

Sono circa 380 kilometri  di autostrada.

Considerando che non posso certo andare a piedi in autostrada da un casello all’altro, molto probabilmente sarà un po’ di strada in più.

Non so dire perché ho iniziato a pensarci; non è un voto il mio, forse è solo il desiderio di compiere un’impresa.

Non penso si tratti di un modo diverso di vivere la chiamata, non vado lì per farmi frate, anche se, come si dice, le vie del Signore sono infinite.

Arrivare ad Assisi e raggiungere la Basilica Inferiore, andare alla tomba di San Francesco e poi tornare a casa.

Ecco, solo questo, niente di più, niente di meno, tutto qui.

Perché? Perché farlo? Perché far preoccupare la mia famiglia, gli amici, le persone che mi amano? Belle domande.

 C’è un però.

Appena un attimo dopo che il pensiero prende forma e si tramuta in realtà, nascono alcuni problemi di ordine pratico: come mangiare, come gestire i contatti con casa, come prepararmi a tutti i kilometri di strada da fare.

In realtà, ciò che mi preoccupa, forse più di tutto, è come organizzarmi per trovare dove dormire.

Non posso portare una tenda da campeggio.

Indubbiamente risolverebbe il problema di avere almeno un “tetto” sopra la testa. 

D’altro canto, una tenda ha un peso non indifferente e portarsi 2 chili aggiuntivi per più di 400 kilometri non è il massimo.

Inoltre, se la portassi con me, verrebbero meno due componenti fondamentali di questo Cammino: l’avventura e l’ospitalità.

L’idea di avventura mi spinge a rischiare. Quella di ospitalità mi fa credere che le persone accetteranno di darmi riparo per la notte in cambio di qualcosa da poter fare per loro.

Ho pensato anche di sfruttare i miei contatti da scout. 

Sicuramente attingere alle mie conoscenze è più semplice e meno rischioso che fare un salto nel buio, ma non so se voglio avere questa rete di sicurezza.

Ultima possibilità Internet. 

Potrei costruire un sito nel quale raccontare il mio progetto e sperare che qualcuno mi contatti.

A questo punto, però, potrei partire solo qualora trovassi disponibilità lungo tutto il percorso. 

Seguire questa strada, però, rende imprevedibile definire una data di partenza e trovare il percorso giusto.

Potrei trovare ospitalità in un paesino che mi costringa a deviare dal percorso originale aumentando sensibilmente i kilometri da percorrere. 

Ci sarebbero troppe ipotesi e quasi tutte indipendenti dalle mie scelte.

Ciò che dipende totalmente da me, invece, è il viaggio.

Il Cammino, la strada, l’idea di dover percorrere tra i 20 e i 25 km di media ogni giorno è qualcosa che mi affascina e mi spaventa allo stesso tempo. 

Ci sarà bisogno di allenamento.

Non posso immaginare di partire subito.

In un momento cioè, nel quale il mio fisico e la mia mente non sono preparati ad un’esperienza del genere. 

Mentre ci penso, non so ancora quando compirò questo progetto.

Mi sono chiesto cosa significasse tutto ciò, che esigenza ci fosse dietro l’idea. 

Ma per ora non ho la serenità e la lucidità per riuscire a scorgere qualcosa oltre la semplice organizzazione logistica.

Fare tutta quella strada, vuol dire percorrere il Cammino in 20 giorni al massimo; un tempo lungo, ma ancora gestibile.

Riesco ad immaginare anche più di due settimane della mia vita dedicato a questo, ma non di più.

Mi chiedo spesso se e in che maniera risentirò della nostalgia di casa, delle persone che amo e di quelle cui tengo di più.

Spero solo una cosa, spero di non rinunciare alla meta.

Spero di non rinunciare prima di partire o, ancora peggio, durante il viaggio, spero di poter trovare in me la forza necessaria.

Nel frattempo, oltre a pensare a come gestire l’animo, devo anche valutare di non trascurare il corpo, cioè come mangiare, durante il Cammino senza interrompere il ritmo e senza appesantirmi troppo. 

Ecco un’altra cosa sicuramente non facile da gestire.

Dovrei portare con me soldi a sufficienza per fare almeno un pasto al giorno, e posso aver bisogno di soldi per il viaggio di ritorno. 

Devo considerare anche le emergenze.

Potrei avere la necessità di dover tornare a casa nel minor tempo possibile nell’eventualità che ci sia bisogno di me. 

Spero, ovviamente, che ciò non accada, ma preferisco considerare anche questo fattore.

Come andrà?

Non ne ho idea.

Chi incontrerò? 

Non lo so.

Riuscirò a compiere il viaggio verso Assisi? 

02 febbraio 2004

Ieri sera ho parlato ad Angelo della mia idea di andare ad Assisi a piedi. Eravamo fuori casa mia, come al solito nella sua macchina, a chiacchierare dopo una riunione scout.

Ci ritagliamo sempre un po’ di tempo a fine giornata per parlare di ciò che ci piace; ci conosciamo da 15 anni ed è stato il mio primo Capo Squadriglia, nelle Aquile. 

In sintesi, potrei definirlo come un fratello e, spesso, lo è stato davvero.

Abbiamo condiviso moltissimo della nostra vita: abbiamo riso, pianto, camminato sotto la pioggia, e sotto il sole, insieme; abbiamo litigato, siamo stati complici, siamo stati d’accordo ed in disaccordo, ma sempre con intelligenza e rispetto reciproco. 

Doveva essere uno dei primi a sapere di questa mia pazzia: avevo bisogno di sapere come la vedesse, di avere un contraltare del mio pensiero. 

Se anche lui mi avesse detto che si poteva fare sarei potuto partire con una marcia in più.

Ho cercato di parlare nella maniera più calma e tranquilla possibile, spiegandogli la mia idea, non nascondendo i dubbi, ma dichiarando tutti gli aspetti che stavo prendendo in considerazione, quelli logistici e quelli emotivi.

Mi ha risposto che secondo lui era una bella cosa e di non scoraggiarmi perché ce la potevo fare.  Mi ha dato qualche suggerimento sul come e sul quando effettuare questo viaggio, ci siamo ripromessi di parlarne con più calma per discutere anche del percorso migliore da fare. 

In maniera non molto velata mi ha anche detto, forse per prendermi in giro, che poi si aspetta una mia telefonata da Assisi nella quale io mi presenti come Frate Francesco.

Non credo, non credo proprio, che sia questo ciò che mi spinge. 

Tuttavia non posso nascondere che il pensiero ogni tanto riemerga.

Sto sicuramente vivendo un momento di grossa difficoltà.

Sto decisamente male. 

Una fuga in questo momento rappresenterebbe l’occasione per allontanarmi al peso che mi porto dentro.

Meno di due settimane fa ho detto addio ad Arianna. La ragazza con cui ho condiviso gli ultimi 10 anni della mia vita. 

È stata una mia decisione e, proprio per questo, mi sento un vile.

Sento di non meritare la sua sofferenza e vorrei che mi odiasse il prima possibile, almeno la metà di quanto riesco ad odiare me stesso in questo momento.

Quel che ne è venuto da quell’istante non ha un solo aspetto positivo. 

Ho fatto terra bruciata attorno a me.

Ho deluso tante persone che volevano bene ad entrambi e che ci consideravano un punto di riferimento.

Ora devo fare silenzio anche verso questi legami.

Ilaria, la mia migliore amica, si ritiene colpita dal mio modo di fare ed è turbata perché mi vede cambiato, diverso.

Ho capito che devo mettere distanza anche tra me e lei. Inutile insistere se la mia presenza non é gradita.

È incredibile capire quanto dolore riesca a generare una sola persona fino a quando non capita, quanto dolore io stia provocando con le mie azioni e le mie scelte.

Non sono il solo a stare male, me ne rendo conto, come in una reazione a catena. Che ho scatenato io.

Non posso tirarmi indietro e devo assumermi le responsabilità delle mie azioni. Ciascuno è artefice del proprio destino, così come mi hanno insegnato i miei genitori.

Non sono vittima, se non di me stesso, e sono carnefice di molte delle persone che mi stanno vicino.

Prima fra tutte Arianna, che mi manca, ma in una maniera diversa rispetto a come merita. 

Non so se mi perdonerà mai per quanto le sto facendo ora. 

È più probabile che uno di questi giorni, semplicemente, sia lei a scegliere di non dover soffrire per me.

2022-03-24

Aggiornamento

Grazie a tutti! Grazie alla vostra adesione ed al tam tam che avete contribuito a generare, il libro ha raggiunto...e superato le 200 copie! Questo vuol dire che sarà realmente pubblicato e sarà possibile trovarlo in libreria da Ottobre 2022 (più avanti vi saprò dire la data precisa!). Quello che si può fare, a questo punto, è continuare a promuovere il libro e continuare ad ordinarlo per aumentare la visibilità e la diffusione. Soprattutto, continuate a darei i vostri suggerimenti e i vostri feedback per migliorare ancora il libro. "450km" non è solo un titolo, ma è anche il cammino che stiamo facendo tutti insieme per vederlo pubblicato. Un abbraccio a tutti voi. FrancescoP.
2022-02-15

ConfineLive

La testata locale di Lazio e Abruzzo, CONFINELIVE, parla del mio libro. Un accenno ai protagonisti di uno dei capitoli e il loro ricordo nelle mie pagine. https://www.confinelive.it/quel-viaggio-a-pietrasecca-in-450km-lo-scrittore-piccolo-racconta-don-fulvio-amici-e-sua-sorella-laura/
2022-02-05

Aggiornamento

Ciao a tutti da questo momento, anche su Spotify, il Podcast dove si parla di 450km. Buon ascolto. :-) 450KM - Il podcast https://open.spotify.com/show/38ufS6rR2gR4gAKOyslFrX?si=6e94bacbea654ecd
2022-01-24

Aggiornamento

Grazie! Grazie a tutti i primissimi lettori che hanno deciso di sostenere la campagna di crowdfunding per "450km". I parallelismi tra il percorso che racconto nel mio libro e quello di questo progetto si sprecherebbero e sarebbero troppo facili da fare. Quindi, se volete davvero sostenermi in questo nuova avventura, cominciate a leggere la bozza il prima possibile per due motivi: 1- sono interessato al vostro feedback 2- solo leggendo potete decidere se consigliare il libro ad una persona, cento...o nessuna dei vostri contatti. Siamo a metà strada. Troppo lontani per tornare indietro, ma non molto distanti per arrivare all'obiettivo! Ancora grazie! :-)

Commenti

  1. Linda Guida

    (proprietario verificato)

    Ho appena finito di leggere 450Km, mi ha commosso ed emozionato.
    Con tanta semplicità sei riuscito a trasmettere emozioni intense..
    Ricordavo vagamente che un giorno, incontrandoti a casa di Gennaro, mi aveva spiegato che eri appena tornato da Assisi e che vi eri andato a piedi.. e ricordo solo dei sorrisi…detto in quel modo non potevo capire l’intensità di quello che avevi vissuto: leggerlo è stato davvero costruttivo e alla fine mi ha dato la serenità e la sicurezza di potersi sempre affidare alla Provvidenza

  2. Stefania Papa

    (proprietario verificato)

    Il libro narra una bella storia che ha molto da dire al cuore di ognuno di noi.
    La scrittura usata è semplice e pulita e questo lo rende molto scorrevole e coinvolgente.
    Grande capacità di coinvolgimento dello scrittore attraverso una perfetta descrizione dei luoghi attraversati e delle persone incontrate sul cammino. Assolutamente da leggere!

  3. (proprietario verificato)

    Tra le numerose e diverse tipologie di cammino possibili, hai scelto quella più vicina alla originarietà del significato: essere peregrino, lasciare le certezze quotidiane e guardare avanti verso la meta, contando solo sulle proprie forze e su quello che il cammino offre, passo dopo passo.
    A partire , soprattutto, dalla ospitalità: non tappe prestabilite, con soste più o meno garantite, ma ogni giorno misurarsi con l’estenuante ricerca di un alloggio, il doversi confrontare con l’altro, spiegare, giustificare, far comprendere la sorprendente, e a volte spiazzante, esperienza. Credo che tu abbia lasciato lungo la strada molti doni agli altri, paria quelli che hai raccolto, perché c’è l’accoglienza di chi ti ha ospitato, ma c’è anche la tua accoglienza nel saperti aprire all’incerto.
    Il titolo di un libro di molti anni fa di un teologo, Arturo Paoli, “Camminando s’apre cammino”, mi sembra riassumere bene il senso e il risultato della tua conquista. C’è tanta spiritualità, nel tuo percorso e nelle tue parole, la spiritualità vera, alimentata da una profonda e generosa interiorità. Non è un caso se la meta del tuo itinerario è Francesco d’Assisi: nel suo “Cantico delle creature” ha espresso in modo esemplare non solo l’amore per il creatore e per la natura, ma anche la necessità di un diverso rapporto dell’uomo con la natura e l’ambiente (“fratello” sole, “sorella” luna) e con la stessa nostra vita e quella degli altri (“sora” nostra morte corporale).
    La tua narrazione è bella, semplice, ma profonda e diretta, piacevole da leggere e rileggere, anche quando c’è l’amarezza della solitudine. Alla fine, resta la consapevolezza non solo che tu abbia raggiunto un traguardo, ma che la vita abbia cominciato ad avere un diverso colore e che questo cammino soprattutto interiore sia la vera strada da percorrere per tutti.
    Gennaro Piccolo

  4. Francesco Piccolo

    Grazie per il commento, appena sarà possibile organizzeremo un incontro di presentazione dove sarà possibile confrontarsi su quanto ha emozionato di più del mio libro. A presto. Francesco.

  5. (proprietario verificato)

    È un libro veramente da leggere, perché trasmette tantissimi spunti di riflessione con tanti se e tanti ma e con la certezza che chi inizia con determinazione un cammino (anche se solo spirituale) può arrivare al traguardo di conoscere meglio se stessi e gli altri.
    Mimmo Castiello

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Francesco Piccolo
Francesco Piccolo nasce a Napoli nel 1979. Dopo il Liceo Scientifico, si laurea in Economia e Commercio alla Federico II con una tesi in Marketing sull’efficacia della comunicazione in Internet, unendo le sue due principali passioni: Comunicazione e Tecnologia. Nel 2008 lascia Napoli per inseguire il desiderio di lavorare in un grande network pubblicitario. Ricopre diversi ruoli in Arc Leo Burnett dove si occupa di Display Advertising e Comunicazione Digital a 360 gradi. Continua la sua esperienza professionale in Reply dove tuttora ha il ruolo di Manager seguendo progetti di Digital Trasformation. E’ stato in più occasioni Guest Speaker nell’ambito dei Master per SDA Bocconi. Nel 2019 rilegge il taccuino su cui ha annotato il suo percorso a piedi da Cercola (in provincia di Napoli) ad Assisi e decide di farne un libro. Francesco lavora a Torino dove vive con la moglie e due figli.
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