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Affanno d’amore

Affanno d'amore
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Consegna prevista Ottobre 2024

Samantha Riva è la segretaria di un mega centro fitness alle porte di Milano e Leonardo Gregori quel centro fitness lo dirige come amministratore delegato. Samantha ama Leonardo in segreto dal loro primo incontro. Leonardo la trova necessaria e indispensabile per il lavoro ma insignificante e banale come donna. Tutto resta invariato per sei anni fino a quando, complice un vestitino nero di paillette, tutto cambia. Leonardo ora vuole Samantha ma Samantha sa bene che avere Leonardo sarebbe un incubo travestito da sogno.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questa storia perché ho lavorato per anni come segretaria in una palestra e conoscendo le dinamiche che spingono i rapporti in questi ambienti ne ho voluto parlare. Samantha e Leonardo sono due soggetti che normalmente in un ambiente del genere vengono chiacchierati, discussi a volte additati come superbi ma alla fine sono persone ognuno con la propria debolezza che nascondono per dare un’immagine talvolta falsa e costruita ad hoc per divenire un esempio da ammirare e magari seguire.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

SAMANTHA

Capitolo 1

Il suono inconfondibile di una chiamata interna a cui sono costretta a rispondere fa storcere automaticamente la mia bocca. «I piani alti?» Annuisco appena pentendomi subito di essermi fatta notare. «Perché non lo mandi al diavolo?» Perché non posso! Forzo un sorriso all'istruttore di fitness che ho davanti passando il suo badge sul lettore. Joele P. Questo è il suo nick name, anche se in realtà si chiama Gabriele Prato. Quando gli ho preparato la prima busta paga non smettevo più di ridere. Occhi scuri, capelli castani rasati ai lati con folti riccioli sulla cresta, zigomi spigolosi, fisico asciutto ben proporzionato, un sorriso tremendamente sexy e un carisma tale da scatenare sospiri sognanti ad ogni uomo o donna nei paraggi, compresa la sottoscritta.

«E’ lavoro, devo rispondere.» Pronuncio fingendomi divertita.

«Sarà anche lavoro, ma il fatto che sia un arrogante stronzo a chiamarti, non cambia.» Su questo ha pienamente ragione ma detto da lui, è quasi divertente, perché almeno quello stronzo dei piani alti, mi paga, al contrario del qui presente che devo comunque tollerare senza nessun compenso.

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«Sono pagata da quell’arrogante e anche tu, profumatamente, ti ricordo». Preciso fingendo di scrivere qualcosa. «La tua lezione inizia tra meno di un minuto, io mi darei una mossa.» Aggiungo con il mio conclamato sorriso di circostanza che non comprenderà, infatti, si limita a rivolgermi un l'occhiolino sexy e con calma si dirige negli spogliatoi. Quando se ne va il mio viso  si riflette nella lunga vetrata di fronte a me dove ci sono una ventina di soci che si lamenteranno con la sottoscritta del cretino che inizierà la lezione in ritardo ma che terminerà puntuale come un orologio svizzero!

Il telefono continua a suonare e io con un sospiro, e contando mentalmente, al sesto squillo afferro il cordless, aspettandomi come sempre un miracolo di cortesia e gentilezza.

«Dimmi». Non c'è bisogno di aggiungere altro.

«I dati dell'ultimo trimestre, mi servono, subito». Miracolo che nemmeno oggi si avvererà.

«Non subito, non posso salire, sono sola».

«Sono le quattro passate, dov'è Valeria?» Ne resta anche sorpreso? La cosa non dovrebbe stupirmi affatto eppure accade sempre.

«Ha dato le dimissioni ieri. Te l'ho scritto nel memo che ho lasciato attaccato alla sua lettera di dimissioni, sulla tua scrivania.» Un attimo di silenzio perdura nella cornetta e mi giocherei quello che non ho su quello che sta facendo in questo momento, cercare.

«Ah, sì, eccole…» Appunto. Avrei vinto. Altro silenzio dove probabilmente le sta leggendo. «Quindi, sei qui dall'apertura». Non è una domanda.

«Esatto.»

«E Miriam?»

«Oggi aveva un impegno, la recita di Samuel, aveva chiesto un cambio e tu l'hai approvato.» Non dovrei ricordarglielo ma conoscendo il soggetto.

«L'ho approvato prima di sapere di Valeria…» Precisa, infatti, con la sensibilità di una iena che divora carcasse…dio che immagine orrenda! «Quindi resti tutta la giornata.» Un'altra non domanda.

«Esatto.» Rispondo salutando con un cenno del capo e un sorriso un altro socio che varca l'entrata.

«Segna le tue ore con un asterisco sul registro delle presenze.»

«Oh, lo farò, non preoccuparti.» Il mio tono avrebbe dovuto essere piatto come al solito, ma sono stanca morta ed esce con un sarcasmo non voluto.

«La scelta di non far lavorare Miriam è tua, non mia.» E lui se ne accorge. Dannazione! «Non ti darò lo straordinario dello straordinario come l'ultima volta».

«Non è stata propriamente una scelta, ma comunque, giusto per chiarire, non sono stata io a chiederti lo straordinario dello straordinario lo scorso mese.» Rimbecco seria. È stato lui ad aggiungerli in più sullo stipendio e da allora non fa che ricordarmelo. Lo sento appena, ma sono certa che sta sorridendo. È uno dei suoi passatempi preferiti mandarmi fuori dai gangheri.

«È arrivato il cretino?» Chiede cambiando completamente discorso.

«Si, sta sistemando lo stereo…» Non è ovviamente vero, visto che è appena entrato negli spogliatoi. Ecco un piccolo esempio del manicomio in cui lavoro. Sono passati sei anni da quando sono stata assunta e ho imparato durante questi intensi anni che il mio lavoro di segretaria non è rivolto solo alla contabilità, ai soci, e al personale ma anche e soprattutto nel tenere a bada il testosterone che veleggia a volte fuori controllo tra queste mura.

«Preparami quei documenti, scendo tra dieci minuti.» E come al solito senza nessuna aggiunta chiude. Spero che il cretino in questione arrivi prima che lui scenda altrimenti dovrò anche beccarmi una ramanzina per un deficiente che… ma oggi sembra che qualcuno ascolti le mie preghiere perché il cretino in questione con un'altra strizzatina d'occhio, entra in sala. Avrà un tic? Ma miseriaccia, anche lo avesse? Oggi indossa dei leggings a pinocchietto neri che gli fasciano alla perfezione le gambe muscolose mettendo in risalto un culo spettacolare e ovviamente, come se non bastasse quello a far venire la bava alla bocca, la parte sopra è anche meglio. Una canotta attillata è la ciliegina sulla torta per mettere in bella mostra i bicipiti sodi e le spalle toniche. Dopo aver dato spettacolo con il suo passaggio e salutato le elette in prima fila, la musica parte a bomba e inizia il caos. La musica tecno invade la sala e l'intero piano mischiandosi a tutto il resto mentre la mia testa diventa un pungiball sbattuto da ogni genere di musica. “Perché non vuoi mai venire in discoteca?” Mi chiedono spesso dandomi dell'asociale. La risposta sarebbe semplice. Provate a lavorare in una reception di una mega palestra a tre piani circondata da ogni genere di musica tecno, pop, new age e chi più ne ha più ne metta!

«Buonasera Samantha.» Per parlare, ora, bisogna urlare.

«Buonasera Franco.» Sorrido allegra nell'incontrare uno dei nostri abbonati più anziani. «Come stai? Alex mi ha detto che ieri ti ha mandato a casa dolorante…» Chiedo preoccupata ricordando la chiacchierata che avevo avuto con il fisioterapista questa mattina. Franco sospira passando il tornello e fermandosi davanti al banco della reception.

«Quel ragazzo ha delle mani d'oro…e la colpa non è certo la sua se ho cinque chiodi in una gamba ma vi ringrazio per l'interessamento, siete molto gentili.» Poverino era stato investito quattro anni prima. Me lo ricordo bene, lo avevano dato per spacciato ma lui al contrario delle previsioni si era ripreso alla grande e a settantaquattro anni ancora si manteneva benissimo.

«E il nostro lavoro essere gentili.» 

«No, non è vero…la gentilezza non è un dovere. Ti ritrovo all'uscita?» Annuisco muovendo la stretta crocchia che lega i lunghi capelli ramati che altrimenti sarebbero una coperta asfissiante. «Allora ti offro un caffè a fine sessione.» Aggiunge gentile mentre il telefono riprende a squillare.

«Volentieri, grazie.» Rispondo rinnovando il sorriso che merita. Franco mima un “a dopo” e mentre lui si dirige in fisioterapia io afferro il cordless. «Olympia Sporting. Sono Samantha, come posso aiutarla?»

«Sami, sono io.»

«Ciao Miriam, com'è andata la recita?» Sorrido nel ricordare la foto di Samuel che mi ha inviato un ora fa, con il costume da pirata.

«Benissimo! Mi sono commossa…»

«Oddio Miriam, non dirmi che hai pianto ad una recita di bambini di seconda elementare?»

«Uffa, non ti ci mettere anche tu. Marco non fa che prendermi in giro. Ma che posso farci? Vedere il mio bambino che cantava a memoria tutte quelle canzoncine romantiche…»

«Ma la recita non era su Peter Pan?» Ricordavo il cartone di Peter Pan più divertente!

«Sì ma che c'entra…vabbè, comunque ti ho chiamato per dirti che mi sono organizzata con Marco e posso tornare per fare almeno chiusura.» Lo sapevo che si sarebbe inventata qualcosa per permettermi di staccare prima!

«No, non se ne parla, non voglio il pianto di Samuel sulla coscienza». È una tragedia quando deve lasciare la madre e la sua disperazione ogni volta mi stringe il cuore.

«Ma quale coscienza? Tu non ce l'hai una coscienza, altrimenti accetteresti al volo!»

«Miriam, per favore, non ho altro da fare e poi tranquilla mancano appena sette ore alla chiusura, posso farcela.» Commento ironica facendola ridere.

«Ma almeno si è accorto che sei lì da stamattina?»

«Si, ma solo perché mi ha chiamato per il resoconto del trimestre.»

«Dio a volte vorrei proprio strozzarlo!» Impreca Miriam facendo ridere me questa volta.

«Si, non dispiacerebbe nemmeno a me.» Volto lo sguardo all'entrata e vedo una chioma bionda che riconosco al volo. «Restando in tema, capo, sta per arrivare l’ultima meteora. Come è la situazione? In o Out?» Miriam sa perfettamente a chi e a cosa mi riferisco. Lavoriamo insieme da anni, ci hanno assunto nello stesso anno e ormai abbiamo delle parole in codice per ogni cosa. Siamo continuamente sotto gli occhi di tutti. Soci, dipendenti, proprietari, il pettegolezzo è all’ordine del giorno e se qualcuno dovesse mai interpretarci sarebbe la fine!

«Non ne ho idea.» Risponde Miriam mentre la giovane ragazza appena entrata si ferma davanti al tornello aspettando che io la faccia accedere. «So solo che ieri si è fatto negare tre volte.» Aspetto qualche minuto, giusto per innervosirla. «Possibile che quella ragazza non abbia un minimo di amor proprio! Odio le donne che si fanno trattare come delle pezze da piedi!» Continua.

La ragazza in questione alza gli occhiali da sole firmati Valentino inforcandoli tra i capelli e fissandomi contrariata dal fatto che non le abbia ancora aperto concedendole il passaggio in quello che lei reputa il suo regno. Ha una minigonna vertiginosa di colore bianco abbinata a calze a rete, stivali al ginocchio e un toppino strizza tette, che non nasconde nulla all'immaginazione. Ogni maschio alfa nei dintorni sta facendo la bava…e lo ammetto è uno schianto, perfino Joele dalla sala sbaglia un passo guardandole il culo.

«Sono d'accordo. Ci sentiamo dopo, dai un bacio a Samuel.» Concludo ascoltando con il sorriso le raccomandazioni di Miriam per un altro secondo prima di chiudere. Premo il pulsante per sbloccare l'entrata e lei proprio come farebbe una diva dopo aver sorpassato il tornello con calma si appoggia con le braccia incrociate al banco.

«Dov'è?» Domanda senza nemmeno guardarmi. Mai un, buon pomeriggio Samantha. Come stai Samantha? Per favore potresti chiamarmi il mio ragazzo? Dio santissimo l'educazione dovrebbe essere una legge!

«Ciao Elèna, credo sia in sala pesi.» Mento. Lei senza rispondere al saluto, ovviamente, si allontana dal bancone e facendo ondulare troppo vistosamente i fianchi si dirige in sala. Afferro il telefono digitando l'interno che mi collega al piano superiore.

«Cosa c'è?» Risponde alterato già al primo squillo.

«C'è Elèna…» Dichiaro non riuscendo a nascondere il fastidio e una sorta di ansia per quello che presumo succederà. Leonardo Gregori, amministratore delegato della Olympia Sporting di Milano espira contrariato nella cornetta.

«Falla salire.» Dice secco. Oh, no, conosco quel tono…

«Potresti evitare di farla andare via in lacrime? Te lo chiedo come favore personale.» Il solo pensiero di dover calmare un'altra pazza isterica che si rende conto di essere stata solo usata, stava diventando un lavoro extra non retribuito e ne avevo le scatole piene! 

«Sei l'unica a cui faccio favori Samantha, ma questa volta non credo sia possibile. Ho provato ad essere gentile, ma voi donne scambiate sempre la gentilezza con qualcosa di completamente diverso.»

«Voi donne?» Lo apostrofo infastidita.

«Tu non fai parte di quelle donne.» Commenta annoiato come se avessi detto un'idiozia.

«Scusa, dovrebbe essere un complimento?» Concordo con Miriam, vorrei proprio strozzarlo con le mie mani. «Wow, sono fortunata allora!» Esclamo nascondendo con della spicciola ironia i nervi.

«Si, Samantha, lo sei…» E mi sembra di vederlo, mentre si passa una mano tra i capelli biondo scuri. «Senti, ci provo, ma non ti assicuro nulla e comunque, tanto per chiarire, non serve che tu intervenga.» Aggiunge secco. Lo so bene ma è più forte di me. Vederle piangere per un uomo maschilista, arrogante e presuntuoso anche se indubbiamente bellissimo mi dà sui nervi e a volte vorrei scuoterle fino a farle ragionare, ma non posso e in effetti ha ragione, non sono affari miei. 

«La chiamo e la faccio salire.»

«La chiami?» Domanda con un accenno di curiosità che non gli appartiene.

«Si, le sto facendo fare un giro in sala pesi.» Ammetto senza sentirmi in dovere di mentire. Leonardo ride riempiendo la cornetta. Una risata rara e contagiosa a cui sto per accodarmi quando vedo tornare indietro la chioma bionda infuriata. «Si, è proprio qui davanti a me, la faccio salire?» Leonardo ride di nuovo.

«E io sarei lo stronzo?» Caspita me la sta servendo su un piatto d'argento, e quando mi ricapita?

«Certamente capo». E con un sorriso innocente riattacco. Elèna stringe gli occhi sperando di intimorirmi, povera, forse dovrei ricordargli da quanto lavoro per il suo rag… ex?

«Ti sta aspettando in ufficio.»

«L'hai fatto apposta!» Sibila nervosa puntandomi un dito laccato di nero contro.

«Non so di cosa tu stia parlando…» Sorrido come farei con un qualsiasi socio maleducato mentre lei dopo un gesto stizzito della mano dove porta i lunghi capelli biondi tinti e pieni di boccoli dietro le spalle, finalmente sparisce dalla mia vista. Ripensandoci spero proprio di vederla in lacrime. Di tutte le ragazze che ha avuto da quando lo conosco, e in questi anni ne ho viste veramente tante, lei, è quella che fino ad ora vince il primato di arrogante stupida oca. 

Continuo il mio lavoro senza più pensare a lei, preparo i dati che mi aveva chiesto e dopo trenta minuti esatti, come da prassi, Elèna scende in lacrime e senza degnare nessuno di uno sguardo esce come una furia lasciando dietro di sé solo il rumore pesante dei suoi tacchi sul parquet.

Sospiro di sollievo nel vederla andare via. Oggi non ce l'avrei proprio fatta. Ieri con il turno pomeridiano ho chiuso a mezzanotte e stamattina di nuovo qui fino a chiusura…

«Li hai preparati?» Grazie a lui e al suo carattere impossibile da sopportare. Alzo lo sguardo incontrando i suoi occhi azzurri chiaramente infastiditi. Lo conosco talmente bene da sapere che in questo momento potrebbe essere letale come una mina innescata pronta ad esplodere per un non nulla e quindi mi limito ad essere professionale.

«Si certo.» Gli porgo i fogli che per fortuna ho appena finito di stampare e lui al contrario del solito, dove prende i fogli e sparisce si ferma al lato del bancone e inizia a studiarli aggrottando la fronte. Ha visto qualcosa che io non ho visto?

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Barbara Cellitti
Barbara Cellitti, nasce a Marino in provincia di Roma il 04/11/1973, vive ad Albano Laziale una delle ridenti cittadine dei famosi castelli romani. Inizia a scrivere fin da bambina e anche se la vita l'ha portata e spinta verso altre direzioni, la scrittura è sempre stata una costante che oggi resta tale.
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