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All’Ombra del Fuoco – Il Grande Grigio

All'ombra del Fuoco - Il Grande Grigio
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Consegna prevista Aprile 2024
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Ciò che accade a Città del Grigio rimane a Città del Grigio, non potrebbe essere altrimenti. Da troppo tempo, infatti, una fredda cupola metallica separa una piccola comunità dal resto del mondo. Ciò che è stato, è andato dimenticato. Ciò che sarà, nessuno se lo domanda per timore di una violenta repressione. Il Governo veglia sulla città dall’alto dell’imponente grattacielo posto esattamente al centro della stessa. In un luogo senza colori né natura, tuttavia possono esistere persone che non si rassegnano ad un’esistenza senza luce. È il caso di Milo, il Grande Grigio, formalmente il reggente della città, in pratica una marionetta nelle mani di uomini senza scrupoli e di Marco, un curioso bambino di dieci anni ritrovatosi in un universo troppo stretto per il suo buon cuore. I due personaggi sono accomunati dalla stessa voglia di riscatto, dall’amore per la vita e da una personale ricerca di giustizia che potrebbe condurre le loro strade a incrociarsi.

 

Perché ho scritto questo libro?

All’Ombra del Fuoco può essere vista come una grande metafora. Credo che per molti l’approccio alla scrittura nasca dalla necessità di tramandare qualcosa. La scrittura apre opportunità d’espressione che altrimenti sarebbero inaccessibili a chi, come me, fatica ad esternare i propri sentimenti nella quotidianità. Nelle pagine di “All’Ombra del Fuoco” vi sono nascosti sia la gioia che la frustrazione provata negli anni della sua stesura. Per rispondere alla domanda, scrivo per trovare le parole.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 0

Prologo

Che cosa si poteva dire di Città del Grigio? Era l’emblema della decadenza. Sorgeva su una dolce collina, una di quelle dalla pendenza leggermente pronunciata che non affaticava troppo il passo in salita. Per molto tempo rappresentò il gioiello di Madre Natura che non solo ne fece la propria dimora, la rese una terra rigogliosa e splendida. L’errore fu di condividerla con gli esseri umani, che dapprima si mostrarono colmi di gratitudine, poi a poco a poco cominciarono a dimenticare di essere ospiti. Un paradiso, che divenne stepposo e arido dopo essere stato racchiuso all’interno di una spessa cupola metallica. Non era propriamente corretto definire città quel disastrato agglomerato di edifici in rovina, ma per gli abitanti del luogo non vi era alcuna possibilità di un paragone con l’esterno e così… A quell’appellativo si decise di aggiungere anche un complemento di specificazione che la descrivesse meglio. Cosa poteva esistere di più azzeccato?
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Il suo nome diceva tutto. Nell’immensa struttura che la sovrastava non vi erano spiragli che permettessero al sole o al vento di attraversarla, fatta eccezione per una fessura posta esattamente sulla cima. A mezzogiorno l’unico fascio di luce concesso dalla cupola scendeva a cilindro fino alla sommità del Grattacielo, la sede del Governo, un cupo edificio alto ben ventitré piani ricoperto da spessi vetri oscurati, al cui cospetto lo spazio circostante pareva insignificante.

È risaputo che in fondo al baratro gli occhi faticano a cogliere la luce e per i superstiti non rimasero altro che oscurità e desolazione. Divenne sempre più arduo comprendere cosa fosse realtà in un mondo che stava smarrendo la propria. Tragicamente ci si dimenticò degli anni in cui la città ebbe rappresentato un luogo di cultura e di bellezza, troppo remoti perfino per essere raccontati. Trovatasi in balia dell’ambizione di uomini senza scrupoli, venne sfigurata senza alcun riguardo e condannata ad un inevitabile declino. Come sempre accade, fu la guerra a stravolgere le cose. All’infuori di quella cupola era possibile che esistesse qualcosa di migliore ma, se mai qualcuno si fosse adoperato per scoprirlo, nessuno era mai tornato per raccontarlo: era un pensiero scoraggiante per chiunque si fosse ormai sistemato e che giustificava la rassegnazione dei più; qualcuno si poteva dire perfino lieto di vivere con un tetto sopra la testa, quale senso poteva avere mettere a repentaglio la propria vita per accogliere l’ignoto? E che dire delle poche storie che circolavano ancora su Madre Natura? Bugie, frutto dell’immaginazione di chi ancora si ostinava a cercare un passato glorioso nella melma, un disperato tentativo di rendere più sopportabile un’esistenza in mezzo alle macerie. Tuttavia, per quanto ci si sforzi, non si potrà mai evitare che il seme della curiosità germogli, essendo troppo radicato nell’animo umano. Esisterà sempre chi eleverà il senso della propria vita sulla paura e quando capiterà, perché non vi è alcun dubbio che accadrà, qualcuno dovrà essere pronto ad occuparsene.

 

2023-06-27

Aggiornamento

È iniziata da poco la campagna di preordini e in molti mi hanno mostrato affetto ed entusiasmo per questo mio progetto. È un libro a cui tengo molto, ho iniziato nel 2015 , quando ancora non sapevo se avrei avuto il coraggio di fare questo passo. Spero vivamente di farcela, anche per condividere con tutti questa gioia.

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Federico Leone
Federico Leone nasce a Lodi, l’8 febbraio 1994. Fin da piccolo vive un rapporto complicato con la creatività, è curioso e ama sperimentare, anche a costo di causare qualche guaio per casa. Dopo il diploma di liceo tecnologico sceglie Ingegneria di Materiali, credendo di poter coltivare la sua inventiva. I primi anni sono duri, le materie sono per lo più teoriche. Gli studi così rallentano, ma gli interessi crescono: musica, sport e soprattutto la scrittura lo accompagnano nel tempo libero. Il suo libro nasce per caso, da un sogno ricorrente che decide di annotare e sviluppare. All’Ombra del Fuoco diviene il suo mondo, uno sfogo personale e intimo. Nel frattempo, Federico riesce a conseguire la laurea magistrale e trova impiego nel campo dei semiconduttori, ricerca e sviluppo. Il lavoro è stimolante e gli consente di viaggiare, sarà la spinta finale per terminare la stesura del romanzo.
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